Capitolo 1 – il regime dell’informazione (pag. 3)
Chiamiamo regime dell’informazione quella forma di dominio nella quale l’informazione e la sua diffusione
determinano in maniera decisiva, attraverso algoritmi e intelligenza artificiale, i processi sociali, economici e
politici. Diversamente dal regime disciplinare, a essere sfruttati non sono corpi ed energie ma informazioni e
dati. Decisivo per la conquista del potere non è il possesso dei mezzi di produzione, bensì l’accesso a
informazioni che vengono utilizzate ai fini della sorveglianza psicopolitica, del controllo e della previsione
dei comportamenti.
Il regime disciplinare è la forma di dominio del capitalismo industriale e assume esso stesso una forma
meccanica. Ciascuno è un ingranaggio all’interno della macchina del potere disciplinare. I corpi docili, come
macchine della produzione, non sono portatori di dati e informazioni ma portatori di energie. Nel regime
disciplinare gli esseri umani sono addestrati a diventare bestie da lavoro.
L’isolamento non si applica al regime dell’informazione, che sfrutta appunto la comunicazione. In questo
regime, la sorveglianza avviene attraverso i dati.
Il moderno regime disciplinare non è una società dello spettacolo, bensì una società della sorveglianza. Nel
regime disciplinare misure spaziali quali l’imprigionamento e l’isolamento assicurano la visibilità dei
sottomessi, ai quali sono assegnati determinati luoghi spaziali, che non è loro consentito lasciare.
Nel regime dell’informazione gli esseri umani non si sentono sorvegliati ma liberi. Paradossalmente, è
proprio il senso di libertà a garantire il dominio. In ciò il regime dell’informazione si differenzia in modo
fondamentale dal regime disciplinare. Il dominio si compie nel momento in cui libertà e sorveglianza
coincidono.
La politica della visibilità, propria del regime dell’informazione, è detta trasparenza. La trasparenza è la
coercizione sistemica del regime dell’informazione. Il suo imperativo recito: tutto deve esistere come
informazione. La società dell’informazione è la società della trasparenza. Gli esseri umani sono prigionieri
delle informazioni. La prigione digitale è trasparente. Il cubo di vetro della APPLE suggerisce libertà e
comunicazione senza limiti, ma in verità incarna lo spietato dominio dell’informazione. Il dominio stesso
non è mai trasparente: non esiste un dominio trasparente. La trasparenza è la facciata di un processo che si
sottrae alla visibilità.
Il dominio del regime dell’informazione si occulta dietro la cortesia dei social media, dietro la comodità dei
motori di ricerca, dietro le voci cantilenanti degli assistenti vocali o la premurosa utilità delle app intelligenti.
La sorveglianza si insinua nella quotidianità sotto forma di convenienza. Guidano la nostra volontà a livello
inconscio, invece di piegarla con la violenza. Sospinge vale a dire induce con mezzi sottili al controllo del
comportamento. Nel regime dell’informazione neoliberale il dominio si presenta come libertà,
comunicazione e comunità.
Ci crediamo liberi, mentre la nostra vita è sottoposta a una protocollazione totale finalizzata al controllo
psicopolitico del comportamento. Nel regime dell’informazione neoliberale il funzionamento del potere è
garantito non dalla coscienza della sorveglianza permanente, bensì dalla libertà percepita.
Con il suo dataismo, il regime dell’informazione manifesta tratti totalitari. Esso aspira a un sapere totale.
Tuttavia, questo sapere totale basato sui dati non è raggiunto attraverso una narrazione ideologica ma per
mezzo dell’operazione algoritmica. Il regime dell’informazione sostituisce completamente l’elemento
narrativo con quello numerico. Il dataismo non si immagina alcuna realtà dietro a ciò che è dato, dietro ai
dati, perché è un totalitarismo senza ideologia. 1
Il regime dell’informazione, invece, isola gli esseri umani. Persino quando si riuniscono, essi non
costituiscono una massa, bensì sciami digitali che non seguono un capo, ma i loro influencer. Il regime
dell’informazione si impadronisce dei singoli, proprio in quanto ne crea profili comportamentali.
I big data e l’intelligenza artificiale rappresentano una lenta digitale che dischiude all’agente l’inconscio
nascosto dietro allo spazio d’azione cosciente. Possiamo chiamarlo, in analogia con l’inconscio ottico,
l’inconscio digitale. Big data e intelligenza artificiale consentono al regime dell’informazione di condizionare
il nostro comportamento a un livello posto al di sotto della soglia di coscienza. Il regime dell’informazione si
appropria di quegli strati preriflessivi, pulsionali, emotivi del comportamento, che precedono le azioni
coscienti.
Il dominio è assicurato non dalla propaganda massmediatica, bensì dalle informazioni. Di fronte alla
rivoluzione digitale SCHMITT dovrebbe riscrivere ancora una volta il suo principio della sovranità: è colui che
dispone delle informazioni in rete.
Capitolo 2 – infocrazia (pag. 15)
La digitalizzazione del mondo travolge anche l’ambito politico e porta a pesanti distorsioni e rotture
all’interno del processo democratico. La democrazia degenera in infocrazia. I mass media elettronici
distruggono il discorso razionale plasmato dalla cultura libraria e producono una mediocrazia. Essi hanno
un’architettura particolare: data la loro struttura anfiteatrale i destinatari sono condannati alla passività. Essi
avvincono il pubblico come ascoltatore e spettatore, privandolo allo stesso tempo della distanza della
maggiorità, della possibilità cioè di poter parlare e ribattere. Il mondo prodotto dai mass media è pubblico
solo in ap
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