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1-2. IL BILANCIO
quale modello economico-finanziario della gestione d’impresa.
Il bilancio permette di capire le dinamiche e l’equilibrio nella gestione di una azienda, di rispondere cioè a
domande quali: l’azienda va bene o male? Ho una prospettiva professionale al suo interno? Posso fidarmi a
prestare soldi a questa azienda? Riuscirà a remunerare il mio prestito?
… in poche parole: la azienda è in equilibrio economico-finanziario?
Il bilancio è un documento unitario ma soddisfa diverse esigenze informative.
sistema di valori
È un che abbraccia tutti gli aspetti della azienda ma che al contempo astrae dalla sua
caratterizzazione e dalle sue peculiarità settoriali, è un modello astratto che riesce a catturare e
rappresentare le performance a prescindere dal tipo di impresa analizzata. La sua proprietà è proprio quella
di essere valevole per aziende molto diverse, nel bilancio non si vede cosa fa l'azienda, ma si trovano due
indicatori: reddito di esercizio e capitale di funzionamento, due grandezze fondamentali che permettono di
rispondere alle molteplici domande sull’azienda e connesse tra loro da una logica.
Il bilancio di esercizio è FORMALMENTE COSTITUITO da tre documenti, tra loro complementari e
rappresentanti ciascuno un profilo della gestione.
REDDITO DI ESERCIZIO (CONTO ECONOMICO): esprime il profilo economico (o reddituale) della
gestione, come differenza tra ricavi (competenti positivi di reddito) e costi (componenti negativi di reddito), il
risultato è il risultato economico o reddito di esercizio.
Un risultato positivo dipende dal fatto che la azienda abbia o meno la capacità di vendere i suoi prodotti/
servizi e da quali prezzi riesce a spuntare sul mercato (dimensione competitiva) ma anche da quanto è
efficiente nel comprimere i costi (massimizzare l’output a parità di input).
ATTENZIONE un’azienda con un profilo reddituale negativo (in perdita) non è automaticamente un'azienda
che non avrà successo. Potrebbe aver affrontato dei costi per sostenere e implementare flussi di reddito
futuri (formazione del personale, allestimento di nuove linee produttive, immissione in nuovi mercati…).
Il reddito di esercizio non va valutato in modo isolato ma nel complesso del sistema di valori dell’azienda,
andando a capire come si cono creati i valori racchiusi al suo interno, analizzando le scelte di gestione che
hanno portato a un particolare risultato economico. L’azienda potrebbe essere in perdita momentanea ma
per poter crescere maggiormente nel futuro.
CAPITALE DI FUNZIONAMENTO (STATO PATRIMONIALE): esprime il profilo patrimoniale della gestione,
ossia la composizione del patrimonio, delle risorse di cui l’azienda si avvale per portare avanti il proprio
business, che non sono solo risorse materiali/tangibili (materie prime, impianti) ma anche intangibili (ricette,
brevetti, marchi). Il capitale si compone di fonti (di finanziamento, capitale proprio o capitale di terzi) e di
impieghi (come l’azienda utilizza le fonti/risorse monetarie). Indica COME si compone, il profilo patrimoniale
non è solo quantitativo ma anche qualitativo, per esprimere un giudizio sull’equilibrio patrimoniale bisogna
capire se le fonti sono adeguate agli impieghi in termini qualitativi. Esprimere un giudizio patrimoniale vuol
dire verificare se la azienda è capace di far fronte agli impieghi con le proprie risorse disponibili o in corso di
formazione.
PROFILO MONETARIO O FINANZIARIO (RENDICONTO FINANZIARIO DELLA GESTIONE): esprime le
entrate e le uscite di cassa, ricordando che un ricavo/costo non sempre corrisponde nell’immediato a una
entrata/uscita di cassa.
Nota integrativa e Prospetto delle variazioni del patrimonio netto non rappresentano un profilo ma
vanno a integrare i tre profili precedenti.
NOTA INTEGRATIVA: documento descrittivo che illustra in termini narrativi il contenuto degli altri
documenti ma anche la loro logica di formazione. Esempio ricavi di vendita per 1 mln, nella nota integrativa
viene illustrato voce per voce come si sono formati quei ricavi in termini tecnici (come sono arrivato a
determinare quella cifra, se è stato applicato un processo di valutazione), spiega come sono stati
conseguiti, se sono stati talvolta applicati sconti. 2 di 98
PROSPETTO DELLE VARIAZIONI DEL PATRIMONIO NETTO: mostra in forma tabellare le variazioni che
sono intervenute in una voce specifica del capitale di funzionamento, il capitale netto (somma della attività e
somma delle passività, rappresentato nello SP), mostra come il patrimonio netto si modifica nel tempo.
Il bilancio di esercizio astrae dalla produzione specifica dell’impresa e sintetizza l’excursus logico (non
sempre temporale) della sua gestione. Ciascuna operazione e scelta gestionale viene iscritta nelle
rilevazioni contabili attraverso i documenti contabili, che la fanno transitare formalmente in queste
rilevazioni e nel bilancio di esercizio.
BILANCIO COME SISTEMA DI VALORI, non è un insieme di numeri a caso, ma legati da una logica che ne
fa un sistema … non è la raccolta delle fatture a basta. La rielaborazione che presuppone il bilancio sta
nella logica che tiene insieme i tre profili (reddituale, economico-finanziario e patrimoniale).
DUE stati patrimoniali per dire che il modello tiene insieme i valori a partire dall’inizio del periodo
(composizione qualitativa del capitale di funzionamento). Il risultato economico è il risultato della gestione
(frutto delle scelte di gestione) e spiega le variazioni nella composizione del capitale di funzionamento.
Comprando e vendendo il capitale di funzionamento non è più come in t , si modifica la sua composizione
0
(vendo rimanenze, acquisto nuove materie prime), in t la sua composizione risente della gestione.
1
Nell’esempio semplificato a costi e ricavi corrispondono uscite e entrate immediate, quindi la ∆cassa
corrisponde all’utile. Lo stato patrimoniale in t viene aumentato dalla ∆ di cassa e dall’utile (risultato netto
+
1
positivo). Il risultato economico spiega la variazione intervenuta nel patrimonio netto, sia in termini
quantitativi che qualitativi.
HP se ai costi e ricavi non corrispondessero pari uscite e entrate, se non si fosse movimentata la cassa
(dilazioni di pagamento ottenute dai fornitori e concesse ai clienti), il risultato economico non sarebbe
cambiato (costi e ricavi sono uguali), dal punto di vista finanziario non avrei entrate e uscite. Anziché
movimentare la cassa, la composizione qualitativa del capitale funzionamento vedrebbe debiti di
funzionamento che si aggiungono alle passività esistenti e crediti di funzionamento che si aggiungono alle
attività esistenti … non ci sarebbero ∆cassa ma attività e passività non in equilibrio, con un surplus tra le
attività a bilanciare il risultato netto positivo.
La scelta gestionale di concedere e ottenere dilazioni di pagamento, la scelta del metodo di regolare le
transazioni, incide sulla composizione del capitale di funzionamento 3 di 98
2. LE FUNZIONI DEL BILANCIO
1. Strumento di CONOSCENZA
Permette di avere informazioni sul funzionamento e sulla gestione dell’azienda e di esprimere un giudizio
sull’attitudine dell’impresa a permanere nel tempo.
Per i soggetti esterni, che non hanno informazioni proprietarie, private, non hanno accesso ai libri contabili,
il bilancio è lo strumento esclusivo (unico) attraverso cui conoscere l’azienda … non hanno altro di così
tecnico e specifico per acquisire conoscenze su questi tre profili.
Per i soggetti interni, che hanno accesso a informazioni che gli esterni non possono avere, il bilancio è uno
strumento complementare, si affianca alle altre informazioni che dipendenti, soci, manager possono
attingere altrove. Rimane importante nonostante ci siano altre informazioni di prima mano, perché sul
risultato di bilancio (non solo reddito netto ma anche grandezze intermedie) il management viene valutato
(vengono giudicate le scelte manageriali) e premiato (con bonus, premi, progressioni di carriera … il suo
stipendio si compone spesso di una quota fissa e di una che dipende dal risultato netto, ebitda, altri risultati
ricavi di vendita anche se non è il più efficace
intermedi, … piano di incentivazione del management). Il
bilancio è anche diretto a incentivare il management, è lo strumento con cui viene controllato l’operato del
manager, con cui viene monitorata e eventualmente premiata una buona gestione.
Strumento di conoscenza per vari soggetti esterni, tra cui anche lo Stato, che è interessato all’impresa
come fonte di gettito fiscale (bilancio storicamente vissuto solo come “strumento per pagare le imposte”), e
le associazioni sindacali, che possono contrattare per un salario più alto o per altre forme esterne al salario
… il bilancio fornisce informazioni di performance sulla azienda, se va bene la associazione sindacale può
alimentare aspettative di un trattamento anche salariale migliore (il lavoro è uno dei fattori produttivi e viene
remunerato come tale, è uno tra i costi di produzione).
Il bilancio si propone di accontentare interessi diversi, ma è in grado di accontentarli tutti? Ci sono spinte
informative diverse ma le accontenta quasi tutte. C’è stata una evoluzione:
- Inizialmente era inteso come uno strumento a tutela solo dei soci e creditori (gli investitori di capitali di
rischio vogliono accertarsi che ci sia un risultato positivo e una remunerazione soddisfacente / i creditori
hanno l’esigenza di veder soddisfatte le loro attese, essere rimborsati di quanto prestato, venire pagati
per le dilazioni di pagamento concesse dai fornitori).
- Anche alcune scelte legislative erano orientate solo a questi soggetti, poi c’è stato un allargamento
complessivo delle tutele verso anche altri soggetti. Il bilancio è diventato uno strumento con cui vedere la
performance complessiva della azienda, aggiungendo altri criteri meno oggettivi e meno precisi, con una
evoluzione storica e culturale nel saper leggere il bilancio che lo estende anche a soggetti molteplici,
strumento di conoscenza comune a tutti quindi sono stati inseriti elementi che consentono di dare
informazioni più ampie.
2. Strumento di COMPORTAMENTO
Il bilancio è anche un mezzo di comunicazione economica. I redattori devono fare delle scelte e hanno dei
margini di discrezionalità tecnica all’interno dei quali farle, e questo comportamento non è fine a se stesso.
Il redattore compie le scelte volendo suscitare reazioni favorevoli da parte dei terzi nei confronti dell’impresa
(decisioni rilevanti di ciascuna classe di stakeholder). Se ho bisogno che la banca mi approvi un mutuo, è
ovvio che sono spinto a fare delle scelte che possono suscitare reazioni positive da parte della banca.
Cosa vuol dire? Posso scrivere quello che voglio nel bilancio? NO, la discrezionalità non è un margine di
scelta libero, tra alternative che si inventa il compilatore di bilancio, ma tra le scelte che gli vengono date,
previste dalla normativa e dai principi contabili (discrezionalità tecnica). Chi redige il bilancio deve quindi
conoscere quali sono le alternative tra cui può scegliere (margine di discrezionalità che gli viene attribuito).
Discrezionalità tecnica, fornita da:
- Normativa, corpus di norme che disciplinano la redazione del bilancio
- Principi contabili, linee guida che aiutano il redattore di bilancio, gli dando dettagli per capire come
mettere in pratica le disposizioni normative che sono, per definizione, generali
Questi due elementi (normativa e principi contabili che la declinano) circoscrivono il suo comportamento, e
determinano le politiche di bilancio (scelte che il redattore applica per ottimizzare l’immagine da veicolare ai
destinatari, per farli reagire in modo positivo).
Scelte lecite che avvengono entro i limiti dati dalla normativa ≠ politiche illecite, condannabili. Il confine
netto tra le due viene dato dalla normativa, ed è un grosso problema: qualora ci fossero problemi di false
comunicazioni sociali (o falso in bilancio), che sono reati, risponde chi ha firmato il bilancio ossia il consiglio
di amministrazione (CdA, gruppo di persone nominato dai soci, ossia investitori di capitale di rischio).
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La discrezionalità nella compilazione del bilancio viene esercitata nella scelta di soluzioni alternative dei:
- classificazione
Criteri di delle poste patrimoniali e reddituali
- valutazione
Criteri di delle operazioni in corso di svolgimento
- A cui si aggiunge, dove possibile, una ulteriore possibile discrezionalità nella scelta del sistema di
riferimento, normativa nazionale (codice civile) o principi contabili internazionali (IAS/IFRS)
Il grado di discrezionalità tecnica all’interno del quale si muove il compilatore di bilancio dipende da:
1. Rigore della normativa giuridica: più è rigorosa più è facile individuare il confine tra politiche lecite e
illecite
2. Natura specifica dell’attività d’impresa: alcuni tipi di attività prevedono bilanci specifici (banche,
assicurazioni) e ci sono attività che si prestano più o meno a alcune scelte
3. Possibilità di scelte alternative del sistema di riferimento (norme nazionali o principi contabili
internazionali), scelta di redigere il bilancio secondo il corpus normativo (normativa italiana) oppure
secondo i principi contabili internazionali IFRS, IAS (≠PCI italiani) … alcune aziende possono scegliere,
alcune sono obbligate a redigere il bilancio secondo i principi contabili internazionali, alcune sono
precluse da questa possibilità. Es se una azienda sceglie di redigere il bilancio secondo la normativa
nazionale deve seguire uno schema rigido (lista di voci di bilancio, prevista dal Codice Civile), mentre se
sceglie di redigerlo secondo gli IAS ha uno schema minimo non rigido, una traccia su cui costruire le
voci … ed è solo la differenza minima, poi ci sono le scelte di imputazione ecc.
Una scelta o l’altra è un elemento di discrezionalità tecnica, ma è una scelta sostanziale.
NOTA : anche il destinatario di bilancio deve essere consapevole delle possibili scelte di politiche di
bilancio, per poterlo comprendere al meglio.
3. IL SISTEMA “DUALE” DI
BILANCIO IN ITALIA
= possibilità di scelta del sistema di bilancio secondo la normativa italiana o secondo gli IAS.
Coesistono due sistemi per redigere il bilancio, perché il legislatore lo ha consentito e anzi in certi casi
impone l’una o l’altra scelta in relazione alla tipologia di azienda.
SOCIETÀ NON QUOTATE, disciplinate dalla normativa nazionale in relazione alla tipologia di bilancio
individuale (bilancio di una entità giuridica = di una azienda) o consolidato (bilancio di un gruppo di aziende
facoltà
o entità giuridiche). Le società non quotate hanno la di redigere il bilancio individuale e/o consolidato
secondo entrambi i sitemi di bilancio.
SOCIETÀ QUOTATE, l’obbligo
dal 2005 hanno di redigere il bilancio consolidato secondo gli IAS e dal 2006
obbligo
hanno lo stesso anche per il bilancio individuale.
Regolamento 1725/03 ha omologato i desistevi di bilancio = il legislatore nazionale ha riconosciuto
giuridicamente i principi contabili di altri Stati.
Società non quotate scelgono e società quotate fanno il bilancio IAS
… MA non è così immediato, la disciplina è più complessa.
L’ambito di applicazione degli IAS/IFRS si divide in tre categorie, secondo il D.lgs. 38/2005:
1. OBBLIGO: per le società quotate sia per bilancio individuale che consolidato / per le società di
assicurazioni quotate che non hanno il bilancio consolidato, che redigono solo il bilancio individuale
2. FACOLTÀ: per le società non quotate sia per bilancio individuale che consolidato (bilancio individuale di
imprese consolidate da imprese quotate o non = imprese che rientrano nel bilancio consolidato redatto
dall’impresa capogruppo = società non quotate e controllate da un’altra società, quotata o non quotata)
… in questa categoria si esprime la discrezionalità del compilatore di bilancio
3. ESCLUSIONE: per imprese minori (imprese con parametri dimensionali tali per cui possono redigere il
bilancio in forma abbreviata) / per imprese di assicurazioni non obbligate a fare il bilancio IAS
facoltà, e non più obbligo,
La Legge di Bilancio 2019 n.145/2018 ha introdotto la per le imprese bancarie,
assicurative, ecc. non quotate che prima erano obbligate a redigere il bilancio secondo gli IAS/IFRS, a
decorrere dall’esercizio precedente all’entrata in vigore della legge di bilancio 2019, cioè il 2018. 5 di 98
4. IL SISTEMA DI BILANCIO
SECONDO LA NORMATIVA ITALIANA
DL 127/91 (e ss. mod.) ha dettato le basi della materia, è nato da un impulso europeo, è stato emanato in
attuazione delle Direttive Cee n. IV e VII in materia societaria, fatte con l’obiettivo di armonizzare le
discipline di bilancio in Europa (hanno fallito miseramente, lungo tentativo non riuscito).
DL 139/2015 riforma più importante, ha riguardato anche gli schemi (una delle novità più dirompenti è la
modifica delle componenti del bilancio, ha aggiunto il rendiconto finanziario, che prima era eventualmente
fatta in successione, come analisi di bilancio). Ha inciso notevolmente non solo sui documenti di bilancio
(ha aggiunto il rendiconto finanziario), ma anche sugli schemi (ha modificato alcune voci).
Entrambi i provvedimenti hanno modificato il testo del Codice Civile. Sono due input fondamentali nella
normativa italiana per la disciplina di bilancio di esercizio e consolidato, ma ci sono una serie di altri attori
che influiscono sulla disciplina di bilancio, attraverso canali diversi, perché hanno scopi diversi.
In ordine di importanza troviamo:
- Fonti legislative (che derivano dalla Direttiva EU)
- Corretti principi contabili, con funzione interpretativa e
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