Gli anziani e le lingue straniere
Introduzione: La glottodidattica è una scienza dai confini flessibili e per questo è in continuo contatto con altre scienze ed ha un carattere pratico: fornisce metodi per apprendere le lingue all’interno delle varie realtà. Le società attuali sono sempre più complesse e le competenze linguistiche sono andate diversificandosi. All’interno dell’enorme classe di studenti di lingue si sono aggiunti gli anziani, che hanno sempre più spazio nella sempre più vecchia popolazione mondiale. È per questo motivo che sono urgenti e necessarie proposte di formazione adatte: mancano quasi totalmente studi glottodidattici nei confronti degli anziani e i motivi di questa mancanza sono che fino a pochi anni fa non c’era domanda di formazione linguistica da parte degli anziani e che c’è sempre stato il pregiudizio per cui gli anziani vanno incontro a un declino mentale che non permette loro di avere buoni risultati nell’apprendimento.
Modello di glottogeragogia
- Si può imparare una lingua nella vecchiaia e ciò può portare a benefici cognitivi, psicologici e sociali;
- Sono stati fatti studi recentemente sulle caratteristiche neurologiche e cognitive degli anziani ed è su questa base che si possono trarre le conseguenze glottodidattiche;
- Il metodo non è un pacchetto di regole da seguire ma una serie di principi che vanno calibrati su ogni studente.
È un modello detto scaffolding cognitivo-emozionale: si mettono in primo piano le esperienze dell’anziano che, assieme alle capacità pregresse di riserva e ragionamento, sono la base per costruire una competenza comunicativa in lingua straniera.
Anziani, formazione e lingue straniere
Primo capitolo: Gli anziani e la formazione
È certo che la popolazione anziana mondiale è sempre più vecchia e che l’Italia è il primo paese per anzianità. Inoltre si prospetta un ulteriore aumento della popolazione anziana e si ipotizza che nel 2050 per la prima volta nella storia gli anziani supereranno in numero i bambini. La piramide che fino a poco tempo fa veniva usata per descrivere i numeri della popolazione non è più adatta: è ora una figura con base più stretta che va allargandosi nella parte alta.
L'Italia
È il paese con la più alta incidenza di anziani sulla popolazione totale ed è il secondo in Europa nel processo di invecchiamento della popolazione. Questo aumento degli anziani è dovuto sicuramente ai passi avanti nella medicina e al miglioramento degli stili di vita (l’anziano è oggi molto più in salute e attivo di un tempo) e all’abbassamento vertiginoso della natalità. Questa centralità degli anziani porta a nuove necessità:
- Particolare attenzione all’assistenza degli anziani;
- Necessità di garantire una dignitosa pensione per più tempo perché la fase di vecchiaia è molto più lunga rispetto a tempo fa;
- Più richiesta di un dialogo intra-generazionale;
- Offrire loro le stesse opportunità che i più giovani hanno.
Inoltre è bene ricordare che la popolazione anziana oggi è molto meno omogenea e ogni fascia di anziani ha un bagaglio di esperienze, conoscenze e credenze diverso.
Definizione di anziano
Dal punto di vista psicologico non c’è univocità sul momento nel quale inizia la vecchiaia; per la definizione di anzianità bisogna tenere in considerazione fattori biologici, psicologici e sociali:
- C’è un’età anagrafica, che sono gli anni effettivi;
- Un’età biologica: l’età che gli organi e il corpo dimostrano;
- Un’età psicologica: la considerazione che ognuno ha di sé stesso;
- Un’età sociale: età attribuita dagli altri.
L'invecchiamento è un cascata di processi che portano alla riduzione della riserva funzionale (differenza tra il lavoro massimo di cui un organo è capace e il lavoro che fornisce a riposo), che dipende da fattori genetici ed ambientali. Nell’invecchiamento ci sono più fasi. Per determinare il suo inizio si fa riferimento a:
- Età anagrafica;
- Condizioni fisiche e psichiche: il decadimento fisico è il vero e proprio inizio della vecchiaia propriamente detta;
- Ruolo sociale: di solito viene fissata una soglia, che spesso corrisponde con l’inizio della pensione;
- Ruolo familiare: nipoti, vedovanza, solitudine.
A proposito di quest’ultimo punto è facile affermare come spesso l’anzianità è vista male perché legata a morte, malattie, perdita di autosufficienza, vedovanza e solitudine. La vecchiaia è un fenomeno molto complesso e articolato, diverso da com’era in passato e soprattutto diverso da persona a persona. Le scienze sociali distinguono:
- Incipienti (58-64 anni);
- Giovani-vecchi (65-74 anni);
- Anziani (sopra i 74 anni).
Mentre la geriatria distingue:
- Età di mezzo (45-65 anni);
- Senescenza graduale (65-75 anni);
- Senescenza conclamata (75-90 anni);
- Longevi (sopra i 90 anni): l’anziano ha evidenti modificazioni fisiopatologiche.
Abbiamo anche già detto che in queste tante fasi della vecchiaia, gli anziani sono notevolmente diversi tra loro, sono generazioni diverse che hanno vissuto periodi della storia diversi: cambiano le esperienze e i valori. (Nella popolazione anziana c’è anche un forte analfabetismo di ritorno: sono stati istruiti ma sono tornati analfabeti, dimenticando col tempo e l’assenza di esercizio le competenze cognitive) Gli anziani sono una fascia di popolazione non solo attiva e indipendente ma anche con una buona percezione di se stessa: neovitalismo.
È un modo nuovo di vivere l’anzianità, con sempre più coinvolgimento nel sociale: descrive il benessere psicologico e sociale degli anziani, che possono sfruttare il loro tempo per attività d’istruzione e di ricreazione. Alcune attività che gli anziani, secondo le statistiche, vogliono fare sono attività fisiche, costruire nuove relazioni con gli altri, dedicarsi a un hobby o ai viaggi o alla solidarietà e seguire attività di formazione.
Percezione anziani in società
Non c’è solo un’anzianità misurabile, ma anche una percepita e una attribuita. Ageismo: fenomeno di pregiudizio e svalorizzazione ai danni di un individuo in ragione della sua età, quindi, in particolare, verso gli anziani. Infatti agli anziani spesso sono attribuite rigidità mentale, orientamento al passato, mancanza di progettualità, chiusura mentale, ostinazione e molti altri difetti. Questo neologismo fu coniato in America ed è frutto della difficoltà di accettare il fatto che si invecchi e delle difficoltà economiche legate agli anziani: da una parte spesso hanno una pensione troppo bassa per avere un vita dignitosa e dall’altra le pensioni sono un carico pesantissimo per le economie dei paesi.
Bisogna ribaltare i pregiudizi valutando gli anziani come una risorsa: sono persone che hanno vissuto tante esperienze e hanno già fatto dei propri bilanci. Sono persone che possono ancora dare qualcosa alla società:
- Offrono la propria esperienza e memoria, una sensibilità diversa;
- Hanno maggiore umanità e attenzione;
- Ottimismo, fiducia nel futuro (soggettivo);
- Hanno maggiore concretezza, capacità di guardare alle cose veramente importanti;
- Razionalità, minore propensione alle reazioni impulsive;
- Vivono ritmi meno concitati, minore frenesia;
- Senso del limite;
- Sobrietà nei comportamenti e nei costumi.
Quindi la nostra società si trova ad affrontare più sfide:
- Favorire una cultura dell’invecchiamento → si può costruire una vecchiaia positiva e si possono eliminare gli stereotipi;
- Promuovere la solidarietà e la cooperazione intergenerazionale;
- Adattare la formazione continua all’invecchiamento → possono apprendere anche gli anziani, ma devono farlo a loro misura;
- Sensibilizzare sul valore dell’invecchiamento attivo.
Successful aging
Negli ultimi anni sono aumentati gli studi sull’invecchiamento e sono aumentate le branche del sapere come la psicologia dell’invecchiamento, che vede la vita come un continuo sviluppo che si ferma solo con la morte. Questa disciplina ha in sé il superamento della vecchiaia come sola decadenza. Gli aspetti positivi della vecchiaia confluiscono nel successful aging, uno dei tre tipi di invecchiamento proposti dalla medicina:
- Patologico: caratterizzato da malattia e disabilità;
- Fisiologico: caratterizzato da un declino funzionale;
- Di successo: con poca o nessuna perdita fisiologica e assenza di malattie.
Alla base del successful aging ci sono:
- Prevenzione di malattie e disabilità;
- Mantenimento delle capacità cognitive e dell’attività fisica;
- Svolgimento di attività produttive e/o sociali;
- Spiritualità positiva.
La chiave di un buon invecchiamento è la capacità di adattarsi al cambiamento e sfruttare le proprie potenzialità: è necessario che l’anziano abbia gli strumenti per adattarsi ai cambiamenti interni ed esterni. Un fattore indispensabile è il tempo ricreativo: gli anziani hanno tempo libero da tutti quelli che sono gli obblighi lavorativi e sociali. Possono perciò sfruttare le capacità cognitive ed intellettuali, per poi potenziarle ed utilizzarle per allungare la propria vita.
L’invecchiamento attivo è stato definito dall’oms come un processo di valorizzazione delle opportunità di salute, partecipazione e sicurezza atte a migliorare la vita degli anziani. I benefici di un invecchiamento attivo sono:
- Aumento dell’autostima e dell’indipendenza e quindi considerarsi importanti nella società: aiuto contro la depressione derivante da un sentimento di essere al margine della società;
- Miglioramento dello stato di salute;
- Allungamento della vita perché c’è miglioramento della vita dal punto di vista fisico e psicologico.
L’invecchiamento attivo comporta anche relazioni intragenerazionali, un contesto d’apprendimento stimolante e un continuo studio e allenamento cognitivo. C’è un indice di invecchiamento attivo, ovvero la possibilità di misurare questo invecchiamento nei termini della possibilità che essi hanno in diversi campi:
- Tasso di occupazione;
- Mantenimento di autonomia;
- Partecipazione politica;
- Volontariato;
- Esercizio fisico;
- Esperienze e svolgimento di attività di formazione;
- Uso di tecnologie: troppi anziani ancora si rifiutano di entrare nel mondo tecnologico o ancora non ne sono capaci;
- Accesso ai servizi sanitari;
- Sicurezza economica.
Pedagogia, andragogia, geragogia
Entra a far parte della nostra società l’educabilità, ovvero la capacità di apprendere per tutta la vita: l’età evolutiva non si limita ai primi anni di vita. La plasticità cerebrale è una possibilità che perdura per tutta la vita, le sinapsi si adattano ai cambiamenti che affrontiamo durante tutta la vita e le capacità cognitive non sono fissate in modo definitivo: l’apprendimento è quindi sempre possibile. Spesso l’apertura mentale è conseguenza di un contatto e di una sensibilità culturale, e ciò potrebbe essere meno presente in quelle generazioni che hanno vissuto in situazioni differenti e che risultano meno propense a nuove idee. Tuttavia, grazie all’educabilità, ciò non è e non deve essere necessariamente permanente.
L’età adulta non è finitezza bensì ulteriori occasioni di arricchirsi e migliorarsi. In questo contesto sono nate andragogia e geragogia:
- Andragogia: studio dell’educazione delle persone adulte;
- Geragogia: educazione delle persone anziane.
Le strategie e i contenuti didattici devono essere calibrati sul tipo di discente a cui vengono rivolte. L’approccio geragogico, in realtà, si interessa di tutti perché tutti invecchiamo: riguarda gli adulti perché devono preparare le condizioni per arrivare ad un invecchiamento di qualità e i giovani perché nello sviluppo possono preparare le condizioni culturali per una vecchiaia di qualità. La geragogia presentava, in origine, dei limiti:
- Studiava il discente anziano e le sue esigenze, ma considerava gli anziani come un gruppo omogeneo (mentre invece è fortemente variegato);
- Considerava la vecchiaia solo da un punto di vista deficitario (non venivano presi in considerazione i guadagni, ma solo le perdite);
- Riteneva che l’educazione degli anziani apportasse benefici solo alla vita degli anziani (non considerava i benefici apportati alla società).
All'inizio del 21 secolo è arrivata la gerontologia educativa critica (GEC), che considera invece l’anziano in grado di raggiungere un’ulteriore fase di sviluppo intellettivo e cognitivo: mira a un innalzamento della qualità di vita della persona anziana con un’educazione intenzionalmente liberatoria. Si sviluppò poi la geragogia critica, consapevole dell’eterogeneità della popolazione anziana e delle sue differenze, ed intenzionata a condurre gli anziani ad assumere ruoli attivi e partecipativi nella trasformazione della propria realtà.
Costruzione di una società age friendly: l’avanzare dell’età non è un limite ma una possibilità che le persone hanno di continuare ad apprendere e a formarsi per rimanere attivi all’interno della società.
Educazione permanente
È stata definita dalla commissione europea come qualsiasi attività di apprendimento intrapresa nelle varie fasi della vita al fine di migliorare le conoscenze, le capacità e le competenze in una prospettiva personale, civica, sociale e/o occupazionale e al fine di evitare l’emarginazione e di partecipare attivamente alla vita sociale, civile e culturale della società contemporanea. Per la definizione di educazione permanente si fa riferimento soprattutto al ‘memorandum sull’istruzione e la formazione permanente’ della commissione europea. Questa educazione deve puntare a:
- Nuove competenze per tutti (fondamentali sono le competenze di tipo tecnologico, linguistico e sociale);
- Maggiori investimenti nelle risorse umane (formare persone anziane che continuano a lavorare);
- Innovazione delle tecniche di insegnamento e apprendimento (di pari passo con l’avvento della tecnologia);
- Valutazione dei risultati dell’apprendimento (ricordiamo che la fase di verifica è condizione necessaria per riaccendere la catena dell’apprendimento grazie all’incentivo della motivazione);
- Ripensare l’orientamento (servizi di orientamento che devono essere dedicati agli anziani che hanno difficoltà di accesso alle varie fonti di informazioni, corsi, eventi etc.);
- Apprendimento alla portata di casa (apprendimento accessibile).
L’educazione permanente non solo allunga il tempo di formazione ed educazione ma allarga anche i luoghi e le occasioni di educazione e formazione. L’idea è quella di affiancare al concetto di lifelong learning quello di lifewide learning: la formazione deve dilatarsi su tutta la durata della vita e deve spaziare in ogni aspetto della vita. Distinzione tra:
- Apprendimento formale: è quello delle ‘seconde possibilità’, cioè la continuazione di studi dell’età giovane, quindi un titolo, istituti riconosciuti, scuole o università;
- Apprendimento non formale: università della terza età, enti locali non con il fine di dispensare attestati o diplomi, ma con il fine di accrescere l’impegno di queste persone, allenando le loro capacità e competenze cognitive;
- Apprendimento informale: avviene in modo inconsapevole e non necessariamente in maniera intenzionale, in situazioni ricreative quotidiane, come andare a cinema, a teatro, in viaggio etc.
Parole chiave dell’educazione degli anziani:
- Educabilità: non esiste un limite cronologico all’educabilità di una persona e capire questo può essere una forte motivazione;
- Gratuità: il carattere gratuito dell’educazione degli anziani ha potere motivante di tipo intrinseco e permette di liberare le caratteristiche più personali dell’individuo;
- Libertà: ogni anziano ha molto tempo libero, che può essere sentito come vuoto: deve essere riempito con attività educative e formative a portata di mano;
- Socialità e intergenerazionalità: spesso una caratteristica dell’anzianità è la solitudine, che può essere eliminata con appropriati metodi di educazione e apprendimento.
Le finalità dell’apprendimento in età avanzata
La formazione e l’istruzione sono i requisiti fondamentali per affrontare un mondo in evoluzione e per promuovere una cittadinanza attiva. L’apprendimento nell’anziano è utile a:
- Adattamento ai cambiamenti interni ed esterni (aspetto evolutivo) (ad esempio imparare ad usare le nuove tecnologie);
- Realizzazione di sé e crescita personale (aspetto psicologico);
- Realizzare la cittadinanza attiva.
Caratteristiche evolutive della terza età: Le capacità dell’uomo col tempo subiscono dei cambiamenti ma oltre al naturale declino si possono avere delle conseguenze positive. Ad esempio si possono evolvere le strategie di problem solving.
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