LATINO
Che cos’è la grammatica
La grammatica è la scienza che studia come funziona una lingua, l’insieme delle regole che permettono a una
lingua di funzionare e a una persona di comprenderla. È divisa in:
o Fonetica : studia i suoni, la loro origine, come si originano e come si pronunciano;
o Morfologia : studia le parti variabili delle parole che portano con sé delle funzioni grammaticali;
MAESTRO Morfema, parte variabile che ci indica
MAESTRA se il nome è maschile o femminile
Monema, parte della parola che non cambia
o Sintassi :studia la funzione della parola nella frase o i rapporti fra le proporzioni
l’ombrello
Maria prende
Soggetto- predicato- compl.
oggetto
Maria prende l’ombrello, perché piove
Prop. Principale – prop. Subordinata causale
É divisa in:
Sintassi dei casi;
Sintassi del verbo;
Sintassi del periodo;
La retorica studia le figure retoriche.
è l’insieme delle parole e viene studiato dalla
Il lessico semantica.
La fonetica latina ovvero l’unità minima distintiva di una lingua, sono quindi
Si basa sulla fonematica , che studia i fonemi,
vocali e consonanti che opponendosi tra di loro formano le parole. I fonemi sono espressi simbolicamente dai
, che sono i segni grafici che indicano i suoni di una lingua. L’alfabeto latino è formato da 23
grafemi
lettere: A B C D E F G H I K L M N O P Q R S T V Y Z Derivano dal greco,
vengono introdotte solo
a b c d e f g h i k l m n o p q r s t u y z nel I secolo a.C:
In latino, il suono della “v” non
esisteva, solo nel ‘500, per analogia
con l’italiano,gli umanisti hanno
introdotto nella pronuncia scolastica il
suono “v” Ă
Le vocali ( a, e, i, o, u, y ) sono tutte s o n o
r e
, m
a i s o
r d e
. H
a n
n o u n
a d
u r a t
a , s i c
o
n
t r a d
d i
s t i n g
u o n o i n b r e
v i ( )
Ā “ “ “ ”
e l
u n g h e
( )
. L
a l
e
t t e
r a i e l
a l
e
t t e
r a u p o
s s o n o e
s s e
r e
:
o V
o
c
a l i
c h e (mInor; latinUs)
o S e
m
i-cc
o n
s o n
a n
t i
c h e, in due casi:
In posizione iniziale prevocalica (Iudicium; Uenio)
All’interno di una parola fra due vocali (maIor; caUeo)
Dall’unione di più vocali si possono formare i d i
t t o n g h i, che sono insiemi di vocali pronunciate con la stessa
emissione di voce:
o Au o (aurum)
o Ae e (saepe)
o Oe e(poena)
o Eu u (heu, significa ahimè)
o Ei hei (ahi)
o Ui cui
Altri dittonghi sono: Ai, Ou, Oi, Yi.
Le consonanti si dividono in s o
r d e e s o
n o
r e, possono poi dividersi a seconda del luogo in cui vengono
pronunciate in l
a b i
a l
i, d e
n
t a l i, v e
l
a r i e l
a b i o v e
l
a r i e infine in m
u t e e c o n
t i n
u e (divise a loro volta in l i q
u i d e,
n
a s a l
i e s p i
r a n
t i).
Labiali Dentali Velari Labiovelari
Sorde Sonore Sorde Sonore Sorde Sonore Sorde Sonore
Mute P B T D C,K,Q G QU GU
Nasali M N
Spiranti F S
Liquide L/R
L’alfabeto latino contiene anche due consonanti doppie: la “x” formata dall’unione “c/g”+ “s” e la lettera “z”
formata dall’unione “d/t” + “s”.
La pronuncia latina che si utilizza è quella scolastica o ecclesiastica, detta così perché utilizzata dalla
Chiesa; è la pronuncia utilizzata dai romani alla fine dell’Impero romano ed è quella che più si avvicina alla
pronuncia italiana. Le regole della pronuncia scolastica sono:
I dittonghi “Ae” e “Oe” si pronunciano “e”, preceduti dalle lettere “c” e “g” hanno una pronuncia
o dolce (“ce, se accompagnati da dieresi non si pronunciano i dittonghi (“poëta” si legge poeta).
ge”),
La lettera “y" e il dittongo “yi” si leggono “i” (“tyrannus”)
o “Ph” si legge “f” (“philosophus”)
o “ti” + vocale si legge “zi” (“laetitia”), eccezione le parole con “i” lunga e accentata (“totìus”)
o fanno
e quelle in cui il gruppo “ti” viene preceduto dalle consonanti “s,t,x” (“Bestia, sextius, mettius”).
La vocale “u” viene sempre letta come “v”.
o
La quantità delle vocali
In latino la lunghezza (quantità) delle vocali è distintiva, in base alla quantità della vocale si può infatti
distinguere una vocale da un’altra:
MĀLUS melo
MĂLUS malvagio,cattivo
In base alla quantità della vocale si possono distinguere differenti funzioni grammaticali
VĔNIT presente di venire
VĒNIT perfetto (passato remoto) di venire
Esiste, inoltre la quantità della sillaba. Ămor
Lunga(vocale lunga)
A
p e
r t a: finisce per vocale Aurum
Corta: vocale corta Păter
Sillaba Māter
C h
i
u s a: finisce per consonante
(sempre lunga) Laurus
una vocale davanti un’altra vocale si abbrevia.
Vocalis ante vocalem corriptur:
MONĒO MONĔO ē, siccome si trova davanti un’altra vocale
(la con cui non forma dittongo, si abbrevia
ĕ)
e diventa
Divisione in sillabe
o Due o più consonanti vicine: la prima si lega alla vocale antecedente, le altre si legano alla vocale
successiva:
Terra ter-ra
Astrum as-trum
Castus cas-tus
Non si applica con le lettere mute (p,b,t,d,c,g) e f + l/r
Patria pa-tria
Publicis pu-bli-cis
o Le consonanti doppie si legano con la vocale che segue:
Dixi di-xi
“i” e “u” semiconsonantiche si legano alle vocali che seguono:
o Uenio ue-nio
Iuno iu-no
Iudicium iu-di-ci-um
Maior ma-ior
o Se due vocali vicine formano dittongo, restano unite, altrimenti si dividono:
Aurum au-rum
Caveo ca-ve-o
Poëta po-e-ta
Le labiovelari (“qu” e “gu”) fanno sillaba con la vocale
o che segue:
Antiquos an-ti-quos
Sanguis san-guis
Quando una parola è composta, l’avverbio o la proposizione che precede la parola sta a sé:
o Ineo in-e-o
Peracitus per-a-ci-tus
Alcune preposizioni o avverbi latini che si possono trovare in una parola composta:
o
o Cum -
In- –
o o
Ad- De
–
– o
o E
Ob –
o o
Per - Ex
– –
o o
Post Prae
–
– o
o Pro
Trans
– –
o o
A Sub
– o
o Dis-
Ab – o
o Cis -
Ante
Collocazione dell’accento Intensivo: la sillaba accentata si pronuncia
con maggiore intensità
L’accento può essere: Melodico/Musicale: riguarda una parola
della frase che si pronuncia con maggiore
altezza della voce
Durante il periodo arcaico l’accento era più intensivo ed era proto sillabico, ovvero cadeva sempre sulla
prima sillaba, durante il periodo classico si aveva invece un accento musicale, durante il periodo tardo-antico
si ritorna ad un accento intensivo.
Per collocare l’accento nella lingua latina si seguono tre regole:
l’accento non va mai oltre la terzultima sillaba
o La legge del trisillabismo:
l’accento non può mai stare sull’ultima sillaba
o Legge della baritonese: per collocare l’accento bisogna guardare la penultima sillaba: se è breve
o Legge della penultima:
l’accento va sulla terzultima sillaba, se è lunga l’accento va sulla penultima.
Ci sono alcune eccezioni:
L’apocope: è la caduta della vocale finale, per cui l’accento va sull’ultima sillaba. Esempio: istìc,
o prima era istìce.
o Sincope: è la caduta di una sillaba nella parola. Esempio: arpinàs, prima era aripinàtis.
–
Le parti del discorso- i casi le declinazioni
Le parti del discorso sono gruppi o classi in cui vengono poste le parole in base alla loro funzione. Ne
esistono quattro variabili e quattro non variabili.
o o
Sostantivo Avverbio
o o
Aggettivo Congiunzione
o o
Pronome Interazione
o o
Verbo Preposizione
Nelle parti del discorso variabili, la parte fissa si chiama tema, mentre la parte variabile viene detta
desinenza; questa non sempre si unisce direttamente al tema, ma si unisce ad altri elementi che si uniscono al
tema, e prende il nome di terminazione. Si dice che le parti variabili del discorso siano soggette a flessione,
detta nominale per quanto riguarda sostantivi e aggettivi, pronominale per quanto riguarda il pronome e
verbale quando si tratta del verbo. Le flessioni nominali e pronominali vengono dette declinazione, mentre
per quella verbale si parla di coniugazione.
La parte variabile della parola dà informazioni circa il numero, il genere e il caso. In latino ci sono tre generi:
il maschile, il femminile e il neutro, utilizzato per gli esseri inanimati. Il vocabolario indica il genere del
sostantivo. In latino i nomi delle piante e degli alberi sono femminili, mentre quelli dei frutti sono neutri. Per
quanto riguarda il numero esistono nomi che hanno sia plurale che singolare, nomi che usano solo singolare
(singolaria tantum) e nomi che utilizzano soltanto il plurale (pluralia tantum). Il caso ci dà informazioni di
tipo logico-sintattiche. I casi sono sei:
o Nominativo: esprime il soggetto e tutto ciò che a lui si riferisce;
o Genitivo: esprime il complemento di specificazione, qualità e argomento (specifica e determina);
o Dativo: esprime il complemento di termine (destinazione);
o Accusativo: esprime il complemento oggetto e tutto ciò che a lui si riferisce, in generale indica
movimento nel tempo e nello spazio;
o Vocativo: indica il complemento di vocazione:
o Ablativo: vi confluiscono lo strumentale e il locativo, indica una grande quantità di complementi in
Insieme all’accusativo
base alle preposizioni che lo precedono e al contesto della frase. può essere
preceduto da preposizioni.
Declinare significa ripetere il sostantivo al singolare e al plurale per tutti i casi in ordine; le declinazioni
sono cinque, ma la maggior parte dei nomi appartengono alla prima. Si capisce a quale declinazione
il sostantivo guardando l’uscita del genitivo singolare. Sul vocabolario il sostantivo viene
appartiene
espresso esplicitando il nominativo e il genitivo singolare.
La prima declinazione
Alla prima declinazione appartengono sostantivi femminili e maschili, non ci troviamo sostantivi neutri.
Singolare Plurale
ă –
Nominativo Ros - Ros ae
– ārum
Gen
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