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Riassunto per l'esame di letteratura per l'infanzia

Basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Acone, "La letteratura per l'infanzia" di Boero. Fra le tante ragioni di avversione a una storia della letteratura per l'infanzia vi è l'impossibilità di identificare qualsiasi sviluppo unitario che caratterizza l'Italia prima dell'Unità. La maggior parte dei testi nascevano in funzione educativa e il loro successo si misurava in base alla diffusione scolastica.

Sviluppi storici e autori significativi

A partire dal Decreto del 15 settembre 1860 contenente i programmi per la scuola elementare e le relative istruzioni ai maestri delle scuole primarie sul modo di svolgerle, i precursori della produzione destinata all'età evolutiva ebbero la cittadinanza in quelle regioni in cui meglio si organizzò l'istruzione. Famoso fu il Giannetto di Luigi Alessandro Parravicini (1800-1880), vero romanzo di un'ascesa sociale; importante è il contributo degli autori stranieri, vi sono due linee di tendenza:

  • La prima relativa alla traduzione di opere straniere tipicamente educative. Fa riferimento all'influenza che ebbe in Italia il maestro e scrittore francese Arnaud Berquin che nel 1782 iniziò a pubblicare il periodico "L'ami des enfants", cui segue "L'ami des adolescents"; la novità dei suoi testi riguarda i bambini padroni della scena narrativa.
  • L’altra riguardante testi aperti alla cosiddetta letteratura amena anche se nati con finalità pedagogiche. Tra cui Daniel Defoe con il suo romanzo Robbinson Crusoe (1719) e Jonathan Swift con il romanzo Viaggi di Gulliver (1726) considerati classici per l'infanzia.

Dall'Inghilterra arriva nell'Italia del Risorgimento l'opera di Walter Scott, chiamata "Ivanoe" il quale mescola il mondo leggendario con i valori come la dignità e l'amore; importanti sono anche le opere di Charles Dickens come Oliver Twist e David Copperfield, due romanzi letti come testimonianze della necessità di una letteratura della sofferenza da offrire all'infanzia per un'educazione completa.

Dall'America arriva l'opera di James Fenimore Cooper che con il suo romanzo "L'ultimo dei Moicani" contribuisce a costruire un prototipo di romanzo avventuroso basato sul contrasto fra natura selvaggia e progresso. Tra gli autori italiani ricordiamo Padre Francesco Soave con Novelle Morali; egli afferma che il suo impegno è quello di riflettere sull'adattabilità dei testi narrativi e sul racconto e la sua capacità è quella di utilizzare tematiche senza farsi coinvolgere.

Gian Pietro Vieusseux nel 1812 pubblica "L'antologia. Giornale di scienze, lettere e arti" soppressa dalla censura nel 1833. Egli si pone il problema della miseria e dell'ignoranza dei ceti subalterni e ribadisce l'importanza di un'istruzione morale, religiosa e popolare che delegata alla classe colta e benestante. Lambruschini fonda e dirige "La guida dell'educatore" e non ignorando il problema della lettura aggiunge un'appendice "Letture per fanciulli", ponendosi domande sulla mancanza in Italia di scrittori per l'infanzia. Il suo merito è di aver scoperto Pietro Thouar che rappresenta il tipico autore organico per l'infanzia; fra i suoi testi fondamentali troviamo il "libro di lettura giornaliera".

Linguistica e letteratura scolastica

Le informazioni sulla diffusione e sull'uso dell'italiano e dei dialetti nell'Italia degli anni dell'unificazione vengono fornite dall'inchiesta Matteucci del 1865. Le relazioni degli ispettori scolastici disegnano un’Italia in cui la lingua nazionale è del tutto sconosciuta e il dialetto è l’unico idioma della comunicazione quotidiana. Nel 1861, i dati del primo censimento della popolazione italiana dimostravano che la presenza degli analfabeti sul territorio nazionale superava il 78%. Al sistema scolastico nazionale viene affidato il compito di porre rimedio all’ analfabetismo. I primi programmi della scuola italiana sono emanati dal ministro Mamiani nel 1860 e pongono come obiettivo quello di educare le nuove generazioni ai valori della classe dominante. I pilastri dell'insegnamento sono costituiti dalla religione, dalla lingua italiana e dall'aritmetica.

Una grande importanza viene data anche all'insegnamento grammaticale il cui scopo è quello di contribuire all'unificazione linguistica e culturale dell'Italia. I programmi Mamiani, tuttavia, ebbero effetti insoddisfacenti nella lotta contro l'analfabetismo tanto che fu necessario intervenire con dei "ritocchi" (i ritocchi Coppino) anche a causa del dibattito sulla questione della lingua che vedeva contrapposti due schieramenti:

  • Quello di Ascoli, favorevole all'uso didattico del dialetto
  • Quello di Manzoni, promotore della diffusione del fiorentino in tutta Italia.

Per il dialetto si tollerò soltanto un uso strumentale, infatti, le parole della lingua materna erano unicamente subordinate all’acquisizione delle parole italiane.

L'inchiesta Matteucci del 1865 prende in esame anche la situazione dei libri di testo per valutarne l'efficacia. Si chiede agli ispettori scolastici di indicare quale profitto si ricavi dai libri di lettura e quali di questi siano più usati. Solo una parte di bambini veniva a contatto con i libri scolastici. Al nord e al centro della penisola, grande era il profitto che si ricava dai libri di lettura, ancor di più se questi venivano spiegati e commentati, mentre al sud si denunciano problemi come un mediocre profitto dai libri di lettura perché i maestri li leggevano senza spiegarli.

Il libro di testo scolastico

Nella scuola dei primi anni di Unità Nazionale, il libro di testo scolastico assunse un carattere enciclopedico, svolgendo diverse funzioni:

  • È strumento di alfabetizzazione delle nuove generazioni
  • Organizza l'insieme delle nozioni ritenute adatte per l’unità intellettuale e morale
  • È guida didattica per gli insegnanti

Prototipo del perfetto libro di testo è il GIANNETTO di Luigi Alessandro Parravicini pubblicato nel 1837. Il libro intreccia due percorsi: uno nozionistico e enciclopedico, l'altro narrativo e morale, ed è diviso in sei sezioni: l’uomo, i suoi bisogni e i suoi desideri; mestieri, arti e fanciulli; geografia; scienze naturali; racconti sui doveri dei fanciulli; racconti morali tratti dalla storia d’Italia. Questo racconto ha come sfondo la società industriale lombarda e come protagonista Giannetto, figlio di un onesto e povero commerciante; il quale con l’istruzione e la buona volontà, riesce prima a diventare un apprezzato artigiano, poi un ricco e stimato industriale. Giannetto, la cui ascesa sociale è mostrata come un modello, è una sorta di SELF-MADEMAN (persona il cui successo è dovuto alla sua forza di volontà) all'italiana. A Parravicini serve creare dei racconti come esempi; l'immagine dell'infante (Giannetto aiuta la madre, va bene a scuola) va in contrasto con la figura del bimbo e diventa oggetto di odio degli altri compagni perché era il tipico scolaro modello e perfetto.

La stagione dei libri educativi continua con le "letture graduate" del sacerdote Giulio Tarra. Quello che colpisce nella sua opera è la preoccupazione di far accettare la povertà e anche la diffidenza verso il mondo moderno; Tarra però non ignora che nel mondo popolare vi sia saggezza ma anche superstizione; ribadisce le ragioni per cui occorre prestar fede ai proverbi e dall’altro invita a non dar troppo peso alle credenze popolari, tutto ciò che sa di immaginario, quindi, può essere utilizzato solo se corretto dalla fede.

Ricordiamo anche Cesare Cantù che costituisce uno dei pilastri formativi dell'Italia di allora. Egli rappresenta il vecchio italiano diffidente verso tutte le novità e ritiene che ognuno debba rimanere al proprio povero posto, senza invidiare chi è ricco, perché è la proprietà il motore dell'attività dei ceti subalterni e l'operaio che tenta la ribellione con lo sciopero danneggerebbe solo e soprattutto se stesso; occorre, quindi, accontentarsi rispettando la volontà di Dio. Tra le sue opere ricordiamo "Il buon fanciullo", "portafoglio di un'operaio", "il galantuomo, ovvero i diritti e i doveri".

Cambiamenti e sviluppi nell'editoria educativa

Con i vari avvenimenti storici (presa di Roma del 1870, morte di Vittorio Emanuele II nel 1878) anche il campo della produzione dell'infanzia subisce cambiamenti: vi è un aumentata presenza di testate di letture educative. Il graduale sviluppo dell'editoria educativa risulta concentrato in poche aree regionali del nord mentre risultano scoperte altre aree regionali anche se non prive di qualche significativo contributo: è il caso di Napoli. La questione della lingua diventò un problema di natura sociale e nazionale. Nel 1867 il ministro della Pubblica Istruzione Emilio Broglio, allo scopo di elaborare un progetto di intervento, nomina una commissione presieduta da Alessandro Manzoni, il quale già da tempo sosteneva l'idea di una lingua comune che attinga all’uso vivo del parlato. A conclusione dei lavori, la commissione produce la relazione "Dell'unità della lingua e dei mezzi per diffonderla" nel 1868, proponendo l'adozione del fiorentino parlato colto come lingua comune per tutti gli italiani e suggerisce alcuni provvedimenti per diffonderlo in tutta la penisola come:

  • La compilazione di un vocabolario
  • La destinazione di insegnanti toscani nelle scuole di tutta Italia per insegnare ai maestri la buona lingua e la buona pronuncia
  • L'organizzazione di corsi per insegnanti

Un tale progetto comporta in pratica la sostituzione di un idioma (fiorentino colto) a tutti gli altri (le diverse parlate locali) e contiene l'idea di un'emarginazione dei dialetti ritenuti ostacolo alla diffusione dell'italiano. Tale proposta viene criticata e contestata dal linguista Ascoli affiancato da altri antimanzoniani come Carducci e De Sanctis, i quali pensavano che il fiorentino non poteva essere una norma linguistica. Secondo Ascoli poi, il processo di acquisizione dell'italiano è più efficace se si sviluppa in rapporto con i dialetti e le culture locali, attraverso un costante confronto tra i due sistemi. Nella scuola reale, però, sia il progetto manzoniano che ascoliano non vennero attuati e le cifre dell'analfabetismo rimasero ancora elevate.

La produzione di libri scolastico-educativi aumenta notevolmente e i contenuti dei libri per la scuola sono soggetti a un’estrema rigidità di struttura e di linguaggio poiché puntavano a formare l'uomo e il cittadino attraverso ideali modelli portatori di qualità morali e civili. Uno dei modelli più presenti e diffusi è il Giannetto di Parravicini del 1837. Altre opere sono tenute in maggior o minor conto dagli autori di libri scolastici e utilizzate come modello da replicare con più o meno fedeltà. Ai libri di Collodi, compreso il Giannettino, una commissione ministeriale istituita per esaminare i libri di testo e scegliere i più adatti all'adozione indicò quelli di Collodi sconsigliabili. Giannettino, il protagonista era capriccioso, bugiardo e prepotente ma allo stesso tempo buono; da questa opera Collodi produce una sorta di serial di libri didattici: il Minuzzolo, La geografia di Giannettino, poi La grammatica di Giannettino, Il viaggio di Giannettino in Italia suddiviso in tre volumi ecc.

Franco Frabboni analizzando il Giannettino come strumento scolastico riconosce al libro una serie di caratteri pedagogici come:

  • L'aderenza all'universo infantile
  • L'attenzione alle motivazioni spontanee del ragazzo
  • La presenza di «più linguaggi d'uso per trasmettere i contenuti»
  • L’idea di una pedagogia come sforzo e impegno intellettuali.

Carlo Collodi e Ida Baccini

Carlo Lorenzini (1826-90), detto Carlo Collodi, dal nome del paese materno, inizia già da giovane ad avvicinarsi ai libri, presso la Libreria Piatti di Firenze con l'incarico di redigere notizie e recensioni per il catalogo della libreria che annunciava le novità. Sostenitore dell'Unità nazionale, nel 1848 allo scoppio della prima guerra d'indipendenza parte volontario, ottenendo al ritorno dalla sfortunata guerra un posto di segretario presso il Senato toscano, iniziando un'intensa attività giornalistica. Il primo testo è "un romanzo in vapore da Firenze a Livorno. Guida storico-umoristica" il quale nasce come un libretto-guida della nuova linea ferroviaria. Anche "I misteri di Firenze", furono commissionati a Collodi. Nel 1877 e ’78 nascono il Giannettino, che per la prima volta assume le sembianze di un bambino vero dispettoso, disobbediente ma con un grande cuore, e Minuzzolo, che ha come protagonista un bambino di nove anni, diviso fra gli impegni scolastici e il piacere del gioco. Negli anni Ottanta (1880) Collodi fa uscire sempre con i Paggi "Occhi e nasi", volume antologico diviso in due parti, la prima dedicata a figure, personaggi, ritratti della Firenze a lui contemporanea, la seconda dedicata alla Firenze di una volta recuperabile solo con la memoria; il libro ha il sapore moderno dell'indefinito. In "occhi e nasi" emergono elementi che si ritroveranno nelle avventure di un burattino come il tema della fame o l'ironia di fondo. Alle soglie degli anni 80 possiede tutto il bagaglio tematico e gli strumenti linguistici per iniziare una nuova avventura: Pinocchio.

Ida Baccini (1850- 1911) insegna nelle scuole elementari a Firenze, quando decide di dedicarsi interamente al giornalismo e all’attività di scrittrice. Nel 1881 inizia a collaborare al «Giornale per i Bambini» di Ferdinando Martini; tre anni dopo assume la direzione di «Cordelia», rivista per giovinette e creò il "giornale dei bambini" destinato a fondersi nel 1906 con il nuovo "giornalino della domenica". Nel 1900 ottiene ad honorem il diploma di abilitazione all'insegnamento della pedagogia. Scrisse le "Memorie di un pulcino", racconto autobiografico di un pulcino di campagna che viene regalato a un nuovo bambino e si trasferisce in città, il nostro protagonista, divenuto ormai grande ritorna dov’era nato, in campagna nel vecchio podere di Vespignano nel Mugello. Risulta comprensibile perché indica una tendenza ad «assumere punti di vista in cui si pretende di collocarsi al livello degli animali e dei bambini per osservare e per descrivere il mondo». Altri libri: "Il libro del mio bambino", "Come andò a finire il pulcino" (1898), da "L'abito nero e di rigore" (1896) a "Con l'oro o con l'amore" (1899), entrambi dedicati a un pubblico adolescente o adulto.

La sua produzione si muove all'interno di un sistema di poche idee:

  • La necessità di esorcizzare la morte e le deformità infantili
  • L'impegno della carità
  • La valorizzazione delle teorie del socialismo cristiano
  • L'importanza dell'ubbidienza

Solo su un punto la Baccini cambia opinione nel corso degli anni: nelle Memorie di un pulcino la campagna è vista come oasi serena.

Testi per un pubblico adulto

Fino a questo momento abbiamo parlato di prodotti per l'infanzia con un occhio rivolto alla dimensione e alla storia del bambino, d'ora in poi si parla di testi non esplicitamente rivolti all'infanzia, ma alla formazione di un pubblico adulto. È il caso di "Volere è potere" di Michele Lessona (Torino 1823-’94), libro guida per la borghesia uscita dal Rinascimento. Lo scrittore era un abile divulgatore e per questo fu chiamato dall'editore fiorentino Barbèra per compilare con esempi italiani un libro simile a quello dell'inglese Samuel Smiles con "Self-help" (1859), tradotto nel 1865 col titolo "Chi s'aiuta il ciel l’aiuta." Smiles valorizza l'intraprendenza individuale soprattutto di chi partendo da modeste condizioni ha saputo affermarsi nel campo della politica, dell'industria, della scienza. Lessona prosegue proprio da questa strada partendo dalla Sicilia e risalendo l'Italia.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/02 Storia della pedagogia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher a12795- di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura per l'infanzia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Salerno o del prof Acone Leonardo.
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