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Cosa rende un testo un testo

letterario?

Cosa rende un testo un testo letterario?

➢ il testo è in versi (non è però un elemento sufficiente per definire un testo letterario);

con andamento ricorrente in questione di lunghezza;

➢ c’è cura , nella costruzione del testo: vengono utilizzate sillabe metriche

(corrispondono ad un'unica emissione di fiato) per allungare il verso e lo rende più

→ a differenza delle sillabe grammaticale, le quali staccando le parole ‘Dol

musicale)

| ce e chia | ra’

→ Ciò che però infondo rende un testo letterario è la sua intenzione, la sua finalità: non è

un testo di servizio ma è un testo che vuole fare letteratura

Autobiografismo, Autobiografia,

Reality…

Cosa rende un testo un testo letterario?

➢ il testo è in versi (non è però un elemento sufficiente per definire un testo letterario);

con andamento ricorrente in questione di lunghezza;

➢ c’è cura, nella costruzione del testo vengono utilizzate sillabe metriche

(corrispondono ad un'unica emissione di fiato) per allungare il verso e lo rende più

→ a differenza delle sillabe grammaticale, le quali staccando le parole ‘Dol

musicale)

| ce e chia | ra’

● Ciò che però infondo rende un testo letterario è la sua intenzione, la sua finalità: non

è un testo di servizio ma è un testo che vuole fare letteratura

Reality…

Si pensi alla docuserie ‘I la quale dovrebbe raccontare

Ferragnez’ senza filtri la vita di Chiara

un lavoro di scelta e montaggio dietro

e Fedez, ma che in realtà c’è O a BeReal, la prima

piattaforma imprevedibile e spontanea dove condividere con i tuoi amici la tua vita reale

in una foto una volta al giorno, che in realtà è il frutto di una costruzione, che è molto

rappresentativo del nostro attuale contesto socio culturale e anche economico.

➔ Queste cose di scelte, montaggi, costruzioni, le ritroviamo anche in ambito letterario

quando parliamo di Autobiografia (si pensi a: Benvenuto Cellini, Jean-Jacques

Rousseau, Vittorio Alfieri, Carlo Goldoni…)

Secondo Philippe Lejeune è un racconto retrospettivo in prosa che una persona reale

identificata fa della sua esistenza mette l’accento sulla sua vita individuale, in

Protagonista dell’autobiografia è

particolare sulla storia della sua personalità. Dove il

l’autore stesso. Nelle versioni «canoniche» garantisce sincerità. (Definizione non condivisa

da tutti, perchè restrittiva: per Lejeune l’autobiografia è un genere letterario ben codificato).

Memorialistica (si pensi a Pellico, Le mie prigioni (1832); C. Levi, Cristo si è fermato a Eboli

(1945); P. Levi, Se questo è un uomo (1947)...)

«L’insieme delle opere letterarie a carattere biografico, autobiografico, cronachistico e sim.,

considerate con riferimento a un paese, a un’epoca, a un momento storico» Nella

è sull’evento / sulla fase storica che l’autore ha vissuto. Ha carattere di

memorialistica il focus

una testimonianza (eventi realmente accaduti)

● nell’autobiografia il focus è sull’individuo (io ho fatto qualcosa di importante nella vita)

e di solito si parte dall’infanzia e viene poi racconta tutta la vita

● nella memorialistica la macchina da presa è rivolta alla fase storica e ci si pone come

di rilevante (chi scrive dice ‘io ho avuto l’occasione di vivere in

testimone di qualcosa

questa esperienza e vi racconto quello che ho vissuto, ciò che è importante è ciò di cui

sono stato testimone’) e di solito si ritaglia un range cronologico che ha un inizio e una

fine che coincide con il vissuto di cui si vuole lasciare una traccia

Romanzo (più o meno) autobiografico (del tutto o in parte) dell’autore

Nel romanzo autobiografico le vicende reali sono

mescolate alla storia inventata narrata nel romanzo (utilizzando per i personaggi nomi

differenti da quelli della realtà).

Es: Ippolito Nievo, Confessioni di un Italiano (1867); Sibilla Aleramo, Una donna (1906);

Giuseppe Berto, Il male oscuro (1964); Anna Maria Ortese, Il porto di Toledo (1975)…

Diaristica

Diario (nel ‘900 chiamato giornale) è un testo scritto in cui sono riportati gli eventi giorno per

giorno → Tratto distintivo è la scansione cronologica. Se pensato per la pubblicazione, parte

dal reale e lo riassesta. Ma come genere letterario, può essere integralmente una finzione.

Es. «Libri di ricordanze»; Guicciardini, Ricordi (1530 ca.); Anna Frank, Diario (1947); Curzio

Malaparte, Giornale di uno straniero a Parigi (1947

Autobiografismo

«La presenza generica del soggetto nella propria opera letteraria. In questo senso,

qualsivoglia genere letterario può essere pervaso di autobiografismo, perché l'autore può

parlare di se stesso perfino nei generi più impersonali e oggettivi.

➔ del vissuto dell’autore in un’opera che è e che si vuole un’opera di

Sono «tessere»

finzione.

Es. (anche se in realtà non sono proprio del tutto autobiografie) Dante nella Vita Nova;

Boccaccio nell’Elegia di Madonna Fiammetta; Foscolo nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis;

Anna Maria Ortese in Poveri e semplici, ecc

Dai trovatori ai siculo-toscani

Che cosa nel Medioevo fa parte della letteratura italiana

Latino: lingua << ufficiale >> che veniva usata nei trattati e nei documenti importanti

vs

Volgare: lingua << di intrattenimento >> , priva di una formula grammaticale precisa, che si

specializza nelle varie aree geografiche, che in quanto lingua del popolo non trova

immediatamente una formulazione scritta, ma rimane praticata a livello orale. Di quei tempi

rimangono solo tracce di scrittura in volgare (Indovinello veronese; Placiti campani, ecc) in

coda a documenti in latino. non c’era un solo volgare, ma ce n’erano

In particolare in Italia, politicamente frammentata,

tanti → un'unità linguistica comincerà ad avviarsi solo nel ‘500 (dal rinascimento).

rispetto al resto d’Europa

Una vera e propria letteratura in volgare in Italia si sviluppa tardi

(soprattutto rispetto alla letteratura francese, alla quale deve molto).

Una letteratura << di importazione >>

In Francia (nord); nel XI secolo si iniziano a diffondere le chansons de geste, poesia narrativa

lingua d’oil.

che aveva una diffusione principalmente in forma cantata, scritta in

→ Questa letteratura circolava anche in italia, ad aumentare il problema della frammentazione

che già vi era.

Si parla di due grandi cicli / filoni:

1) Il Ciclo Carolingio (Carlo Magno e i suoi paladini) che ha molto a che vedere con la

→ vicende di guerra, di eroi e paladini che vanno in

dimensione epica ed eroica

battaglia contro i saraceni (L’Orlando è il più famoso)

2) Il Ciclo Bretone nel quale era diffusa la dimensione amorosa, sentimentale (La storia

della roccia, re artù e la tavola rotonda)

Queste vicende venivano raccontate in piazza, erano una sorta di patrimonio collettivo che

aveva avuto grande diffusione a livello europeo, anche in Italia, nella quale però non trovano

subito una riformulazione in volgare della nostra aria, in quanto da noi arrivano prima le poesie

del Sud della Francia.

→ Trobar = ‘inventare tropi’ (figure poetiche)

Trovatori

Nel Sud della Francia (Provenza) alla fine XI sec. - inizio XIII sec. , iniziano a diffondersi i

Lingua d’oc

Trovatori, poeti che scrivevano in (parole che usiamo oggi provengono da qui).

→ Lessico che si sviluppa in un contesto di corti (poesia cortese), in un ambiente feudale

fortemente gerarchizzato. I trovatori parlano molto, ma non in modo esclusivo, di questioni

→ quando questo tipo di poesia viene importato in Italia, con i poeti

amorose (*amor cortese)

della scuola siciliana, la tradizione italiana opera una selezione e si trascina dietro solo quella

(da questo l’idea che la poesia seria e importante parli d’amore).

amorosa

Nel medioevo si parlava d’amore diverso da quello che intendiamo noi oggi: era affrontato nel

piano filosofico, teologico, e medico (d’amore si parlava nelle università, dove ci si chiedeva

come funzionava l’innamoramento).

Amore cortese , nel trattato scritto in latina ‘De 1189 → una specie

Teorizzato da Andrea Cappellano Amore’,

di manuale di comportamento del perfetto innamorato.

Servitù d’Amore:

Si parla di

→ il poeta è ‘schiavo d’Amore’, al servizio della donna amata

→ la donna è superiore al poeta (domina = padrona)

→ con il ‘servizio d’Amore’ il poeta si può perfezionare: deve compiere una serie

d’azioni per corteggiare la sua amata, dove la parte principale è scrivere poesie per

questa donna, che di solito non è la propria compagnia → si parla di →

desiderio

Amore adulterino > contrasto tra etica cortese e etica religiosa per la cui se desideri

la donna altrui finisci all’inferno → per questo motivo queste poesie erano considerate

uno svago nelle corti, nelle quali spesso si lasciava intravedere che la destinataria era

la dama della corte

Era una poesia molto codificata (e un po' stereotipata): scene tipo, personaggi tipo,

non sull’originalità.

situazione standard: la bravura si gioca sulle abilità tecnico-stilistiche,

Noi non abbiamo autobiografia di questi poeti, le notizie che abbiamo sono molto incerte.

Questi poeti iniziano a prendere coscienza di sè, iniziano ad essere riconosciuti e visti, iniziano

a cercare la vita dietro alla poesia Inizia ad esserci un interesse per il poeta

Cercare la vita dietro alla poesia

Uc de Saint Circ (XIII secolo), ospite nelle corti del Nord Italia (Treviso), raccoglie

(selezionando le poesie migliori) e diffonde la poesia trobadorica (NB: nel nord dell’italia molti

poeti italiani componevano in lingua d’oc), accompagnandola con poesie di vidas (brevi

biografie, prelevate dalla poesia: si voleva far coincidere la vita del poeta con quello che si

leggeva nelle poesie) e razo (brevi note di contestualizzazione, ad esempio il poeta è triste

<

perchè si è dovuto allontanare per ‘tale motivo’ ).

>

C’è però una separazione cronologica e geografica tra momento e luogo di produzione e

momento e luogo di approdo di questa poesia, infatti:

→ quando arriviamo al XIII secolo siamo già nella fase calante della poesia trobadorica (che

sta già diventando qualcos’altro)

→ le principali antologie che a noi portano la poesia trobadorica sono state scritte nelle zone

del Nord Italia, le poesie dei Trovatori sono state scritte invece nel Sud della Francia

Scuola Siciliana

L’avvio di questa esperienza poetica avviene durante il declino dei trovatori, intorno al 1230

circa, nel Sud dell’Italia.

Si tratta di Poeti della ‘Magna Curia’: Funzionari alla corte di Federico II di Svevia, i quali non

si inventano tematiche, ma riprendono e ‘importano’ la poesia trobadorica, selezionando i temi

(quasi esclusivamente tema amoroso → in forma poetica avanzano discussioni e riflessioni

dell’amore

sulla *fenomenologia ), senza però portarsi dietro la lingua: Federico II di Svevia

aveva capito che per consolidare l’impero era importante portare avanti anche una politica

culturale territoriale → utilizzano il siciliano illustre (volgare siciliano che conteneva all’interno

dei latinismi e dei provenzalismi)

Giacomo da Lentini

il più importante tra i poeti siciliani, nel suo canzoniere di circa quaranta componimenti

approfondisce la fenomenologia dell’amore. Egli descrive l' ‘abbondanza di gran piacimento”

come elemento costitutivo dell’amore, intendendolo anche come un’esperienza passionale

che coinvolge i sensi.

Presente è anche il tema del vagheggiamento, inteso come gioia contemplativa della bellezza

esteriore della donna. In alternativa il vagheggiamento è dichiarato come fatto esclusivamente

interiore, ove è sufficiente l’immagine interiore dell’amata, quasi atto di fede.

Giacomo da Lentini - Madonna dir vo voglio

→ questa canzone mostra il passaggio di consegne dai trovatori alla scuola siciliana, della

quale ne è considerata la canzone manifesto nei temi e modi ricorrenti

→ questa canzone è in realtà una cover, perché giacomo riprende e riadatta la canzone di

→ in questa canzone ‘l’io’ non è marcato e la donna non ha dei dettagli

Folchetto da Marsiglia

caratterizzanti (fisici e di provenienza) → si tratta di una poesia abbastanza codificata,

stereotipata, e non individuata.

→ il poeta si rivolge alla madonna (che è la sua donna, non è una canzone religiosa), la quale

si mostra orgogliosa ed è sprezzante e sdegnosa nei confronti del poeta

→ declina il tema del morire e vivere: sto male talmente tanto che sarebbe meglio morire

per questo ‘bene ‘il mio cuore muore continuamente nel profondo, molto più

amare’, di quanto

non farebbe per una morte naturale’ (dolore dell’amore peggio della morte)

→l’idea dell’impossibilità di dire fino in fondo quello che si sta provando (tema

‘nessun

dell'ineffabilità): cuore può immaginare quello che sento e nessuna lingua può

esprimerlo’

→ richiama un incendio che divampa nel suo cuore che non si spegne mai, anzi è sempre più

vivace, e si chiede perché questo fuoco non lo consuma: richiama così in causa un animale,

la salamandra : si sta rifacendo alla tradizione dei bestiari del medioevo (repertori di animali

reali o immaginari dei quali si dava una sommaria descrizione e partendo da comportamenti

reali o attribuiti si facevano considerazioni che riguardavano comportamenti umani con una

finalità didattica e morale → secondo la bestiaria della salamandra essa sopravviveva in

mezzo alle fiamme e rappresentava l’innamorato nelle fiamme dell’amore)

→ il mio lavoro arriva a produrre la spiga ma poi non ingrana (è vuota, non produce) =

frustrazione per un lavoro che non è produttivo, che non raggiunge l’obiettivo

→ utilizza l’immagine di un uomo che prova un forte prurito e che non trova pace finché

non tocca la zona che gli fa prurito

→ immagine del pittore insoddisfatto: il poeta vive in una situazione di costante frustrazione

ed è incapace con i suoi versi di restituire in modo fedele la situazione, come qualcuno che

continua a pitturare ma poi la distrugge perché non è soddisfatto

→ l’essere innamorato non è una situazione piacevola, che da gioia, anzi il poeta, utilizzando

si rappresenta come qualcuno che si ritrova a naufragare: ‘come,

una metafora nautica, in

un mare in tempesta, i marinai gettano i carichi pesanti, io mando fuori i miei sospiri e i miei

pianti (mi sfogo) così il mio cuore si alleggerisce’

→ conclude esprimendo un desiderio: vorrei che il mio cuore uscisse dal mio petto e

prendesse una forma incarnata (personificazione del suo cuore) e si presentasse di fronte a

→ l’amore l’ha ridotto in tale stato che, una vipera

voi, donna così sdegnosa, senza dire niente

nel vederlo messo così perderebbe la sua natura e sarebbe pietosa (nel bestiario la era

l’animale più crudele → donna se non hai pietà di me sei più crudele di una vipera)

Nina Siciliana

Ipoteticamente una donna siciliana (le informazioni che abbiamo su di lei sono pochissime), è

la donna di cui Giacomo si era innamorato.

● si tratta di una dei primi e pochi esempi in cui una donna ha una voce propria, non è

se inizialmente l’ipotesi era quella che si trattasse di

solo destinataria dei versi, anche

un uomo che si fosse messo nelle sembianze di una donna, ma in realtà anche se non

sappiamo nulla di lei, nina ha avuto una sua realtà biografica

Nina Siciliana - Tapina ahimé..

→ si lamenta, è scontenta, perché amava uno sparviero (è un rapace, un uccello che in

ambito nobiliare veniva utilizzato per la caccia), il quale era docile al suo richiamo, non doveva

far troppa fatica per ‘averlo’

→ il suo amato risponde poi al richiamo di un’altra donna ‘poverina ‘io

sono tradita’, però ti

il quale è scappato in un momento in cui non doveva andare da nessuna parte

trattavo bene’,

perchè era fermo dal suo cacciare ‘eri fermo nel tuo uccellare’

➢ lui a questo sonetto risponde ovviamente negando → questo scambio poetico, che

avviene in rima, si chiama Tenzone poetica (un proponente lancia un tema e gli altri

devono rispondere con lo stesso schema di rime di chi ha lanciato la sfida)

Compiuta Donzella

→ anni 200-300. Sappiamo poco di questa donzella perché, come con Nina, si pensava non

fosse mai esistita ma che fosse un poeta che assumeva una voce femminile. In teoria però è

realmente esistita.

Compiuta Donzella è probabilmente uno pseudonimo: ‘Compiuta’ è un nome che si utilizzava

ai tempi a Firenze, significa ‘piena di virtù’, mentre ‘donzella’ sta per ‘signorina /donna non

ancora sposata’ (la questione del matrimonio è esplicitata nel sonetto) → è un nome parlante

voluto darsi a una vita religiosa (all’epoca le donne

perché lei è una donna che avrebbe

studiose/religiose venivano tratte in maniera migliore rispetto ad una donna domestica) e

invece il padre ha stabilito che si deve sposare, anche se lei non vuole

che…

Compiuta Donzella - A la stagion

→ parla della primavera ‘a la stagion che ‘l mondo foglia e fiora’ , dicendo che accresce la

gioia di tutti gli innamorati nobili/cortesi ‘i fin’amanti’ (rimanda all’amor cortese) .

→ nella prima quartina sembra esprime un contesto sereno, dove racconta una situazione di

innamoramento, in realtà poi si pone in antitesi di questo contesto, dicendo che, diversamente,

da quello che accade in generale lei si sente affranta/disperata ‘però (=perciò/dunque) non mi

ralegra fior né foglia’

→ alla fine in teoria si sposa davvero, perchè Guittone d’Arezzo si felicità con lei

Guittone D’Arezzo –

(1230-35 ca. 1294)

Abbiamo degli elementi della biografia di Guittone che emergono nella sua produzione

letteraria

→ Poeta toscano. Avendo abbracciato formalmente la religione diventando frate nel 1265,

(‘inventore’ della Lauda), ma fu screditato da Dante («

ha praticato una poesia religiosa Non

diede mai prova di un volgare degno della corte ») per aver praticato anche una poesia

Ahi lasso, or è stagion de doler tanto…)

morale, civile e politica (Canzone politica:

→ → si tratta di un modo di fare poesia complessa, chiusa, difficile

Trobar clus

→ 1265: nell’ordine dei frati gaudenti, da lì cambia il modo in cui concepisce il fare

si fa frate

poesia e il suo essere poeta. Noi abbiamo infatti una sorta di « Canzoniere* » di Guittone. Le

cose scritte prima della conversione sono assegnate a ‘Guittone mentre

cortese’, dopo la

conversione a ‘Frate nelle quali

Guittone’, rinnega tutta la poesia amorosa scritta in

precedenza. Decide così di spiegare al mondo che bisogna stare lontano dai piaceri carnali

sennò si finisce all’inferno.

*non abbiamo la certezza che abbia organizzato la sua raccolta, ma possiamo immaginare

che il modo in cui i componimenti siano arrivati a noi rifletta una volontà autoriale

Guittone D’arezzo Ora parrà s’eo saverò cantare

-

→ parte con un’aria di sfida: ‘ora’ ad inizio componimento è un forte marcatore, ‘adesso

= fare poesia, e ‘se confermerò il valore che ho già dimostrato’

capiremo se io saprò cantare’

→ ci spiega il legame tra l’amore e la bravura del poeta : di solito un ‘saggio’ (un uomo

considerato tale) dice che solo chi è innamorato può scrivere della bella poesia. Guittone

smentisce questa idea trobadorica, dicendo che ovunque regna amore regge la follia ‘il follore’

al posto del sapere (= il sapiente sta lontano da queste passioni carnali e terrene)

→ L’amore porta lontano da Dio ‘dal fattore d’ogne valore

- - dissembra’

→ ‘Ma’ pone anche qui un antitesi dialettica importante: ‘ti spiego io chi vuole essere poeta’

(contro il saggio) e per farlo utilizza una metafora nautica (metonimia: il legno sta ad indicare

una barca) : come il nocchiere guida con dritto con il timone, il poeta si fa guidare dalla

sapienza onorata ‘orrato , ponendo dio come sua stella e come destinazione la lode

saver’

veritiera ‘il che si ottiene solo con comportamenti onesti e saggi (tenendo lontano

ver lausor’

il peccato)

→ ‘unde’ quindi, colui che è saggio ‘sennato’ deve sempre far di tutto per migliorarsi dal punto

di vista morale, senza allontanare il lavoro/la fatica ‘no (dell’ultimo verso vi

schifando labore’

sono due possibili interpretazioni: la prima è una critica alla ricchezza ‘attenti che la ricchezza

non da tregua e riposo’, l’altra, che sembra più coerente, è che ‘qualcosa che ha valore non

e tranquilla ma con fatica ed impegno’)

si ottiene standosene buoni

Cecco Angiolieri (1260 1312?)

Di lui non abbiamo notizie biografiche certe: le ricostruiamo a partire dalla produzione poetica,

anche se non necessariamente il Cecco personaggio corrisponde al Cecco uomo >

costruzione letteraria.

→ è attivo a Siena (Toscana), è il più noto rappresentante di una poesia realistica, comico-

giocosa. è un contemporaneo di Dante, e al contrario di Guittone:

‘Tre cose solamente m’enno in grado

Le quali posso non ben ben fornire

(

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher oibbraga di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Zanardo Monica.
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