Che cos'è un testo letterario?
Per identificare un testo letterario si vanno a ricercare gli elementi intrinsechi e oggettivi. Questo era già un problema che si poneva Robert Jakobson, un linguista russo, nel 1921; che definisce letterarietà, cioè ciò che di una data opera fa un’opera letteraria. Questo concetto implica infatti qualcosa all’interno dei testi letterari che li renda tali, distinguendoli in questo modo da quelli della comunicazione ordinaria.
Formalismo russo
L’autore è uno dei protagonisti del Formalismo russo, ovvero un gruppo di autori che studiano e pongono al centro della loro attenzione l’analisi funzionale del testo letterario, quindi l’individuazione delle leggi e dei meccanismi strutturali che costruiscono e permettono il funzionamento del testo. Questo movimento si sviluppa a Mosca e a San Pietroburgo nei primi decenni del Novecento. A seguito, negli anni Trenta, anche nei paesi anglosassoni nasce un movimento chiamato New Criticism, che propone una lettura più ravvicinata che mette in risalto gli aspetti formali del testo, accantonando i caratteri storici.
Strutturalismo
L’attenzione al testo caratterizza anche lo Strutturalismo che si sviluppa principalmente in Francia ma poi avrà anche molta importanza in Italia, grazie alla pubblicazione della rivista “Strumenti Critici” fondata nel 1966, diretta da Cesare Segre, Maria Corti, D’Arco Silvio Avalle. Ciò che accumuna i tre movimenti è la centralità dell’opera e la collocazione in secondo piano dell’autore e del lettore, alla base si aveva l’idea che il senso dell’opera è integralmente contenuto nell’opera stessa.
New Historicism
Negli ultimi decenni vengono però messe in discussione queste certezze, e movimenti come New Historicism polemizzano contro un metodo tendenzialmente autoreferenziale di approccio al testo. Questi vogliono quindi andare ad indagare i rapporti fra il testo e altre pratiche discorsivo-comunicative e ricercano le complesse e spesso implicite espressioni della mentalità e dell’ideologia che con modalità varie operano e interagiscono nel testo. Il testo non ha più teorie fisse, si parla quindi di crisi.
Modelli comunicativi
Si possono distinguere due macromodelli di principali teorie sulla critica e la lettura del testo, che rispondono a due funzioni comunicative diverse:
- Modello A = Avviene quando il testo è visto come un elemento ad una sola direzione, unilaterale, quindi possiamo definirlo con lo schema TESTO > LETTORE. In questo modello il testo rimane invariato, e il lettore passivo, qui compie una serie di operazioni di comprensione e di interpretazione che vengono applicate ad un testo dato una volta per tutte, che è quindi un oggetto determinato. Questo non vuol dire che tutti interpretano il testo allo stesso modo, ma vuol dire che nel testo sono contenuti diversi significati possibili.
- Modello B = Si ha quando c’è dialogo quindi si rifà allo schema LETTORE > TESTO > LETTORE. In questo modello la comunicazione è bidirezionale, si instaura un dialogo tra lettore e testo, infatti quest’ultimo diventa qui una realtà dinamica. Questo macromodello sostituisce l’idea del testo come oggettivo, e subentra qui la libera espressione delle soggettività individuali. Anche Umberto Eco in Opera Aperta 1962 sosteneva che il lettore svolge un ruolo attivo e necessario alla costruzione del significato del testo letterario, quindi si ha la necessità di un intervento cooperativo del lettore, l’autore prende infatti anche le distanze dalle teorie che concepivano la lettura come libera decostruzione e ricostruzione del testo.
Molti studiosi invece collegano la caratteristica specifica che fa un testo letterario con i valori connotativi, ovvero quei valori che hanno un alone affettivo che accompagna la parola nella percezione dell’ascoltatore, questi riguardano anche la sfera soggettiva. L’idea che in letteratura prevalgono i valori connotativi su quelli denotativi assegna al linguaggio letterario una funzione evocativa, di suggestione. Questo concetto era sostenuto anche da Leopardi che riteneva che le parole da lui definite “vaghe” fossero quelle che risultassero maggiormente poetiche perché più ricche di risonanze emotive nel lettore.
Ambiguità e opacità
Altri parlano di ambiguità e opacità come caratteri distintivi del linguaggio poetico. Questi in realtà mettono in evidenza una caratteristica fondamentale della comunicazione letteraria: la possibilità di rileggere all’infinito i testi. I testi si rivolgono infatti ad un pubblico virtualmente infinito e continuano a comunicare. Come “connotatori” possono essere intesi tutti quelli elementi fonici, metrici o retorici che “accompagnano” il discorso, aggiungendosi alla semplice somma dei significati delle singole parole e dei loro legami sintattici. A caratterizzare un testo letterario sarebbe dunque la prevalenza di questi elementi su altri.
Jakobson parla di funzione poetica. Definendo che anche se un testo è un atto comunicativo, come tale deve prevedere un emittente, un destinatario, un messaggio, un canale di comunicazione, un codice comune tra i due utenti e un contesto. A questi sei diversi fattori Jakobson assegna diverse funzioni; se il messaggio è concentrato sull’emittente si parla di funzione emotiva, se concentrato sul destinatario la funzione è conativa, la funzione è invece referenziale o informativa se concentrata sul contesto. L’autore parla di funzione poetica quando l’atto comunicativo è concentrato sul messaggio stesso.
Letterarietà
La letterarietà andrebbe cercata nelle complesse operazioni di elaborazione che il messaggio subisce. Inoltre, la catalogazione di un testo come letterario non può prescindere in realtà da ciò che in ogni epoca considera tale, per esempio, noi ora possiamo leggere testi come la Bibbia e definirli letterari, mentre prima non venivano considerati in questo modo.
Il concetto di codice
Codice: possiamo notare una differenza di codice se prendiamo per esempio in considerazione una terzina dantesca con la sua parafrasi. È definire il concetto di codice, ovvero quell’insieme di segni che consentono la comunicazione, ogni codice deriva inoltre da una convenzione sulla quale una comunità si accorda, la cosa più importante è che una volta stabilito il codice funzioni e che chiunque possa conoscerne le regole. Questi due esempi hanno in realtà lo stesso codice; l’italiano, ma presentano una diversità nell’organizzazione e nella struttura delle parole. Notiamo che nella parafrasi abbiamo una perdita di informazioni, un impoverimento del messaggio. Infatti, in letteratura le parole trasmettono informazioni anche attraverso un insieme complesso di altri fattori come, il suono, ritmo, disposizione particolare.. la parola in letteratura è per questo definita come ipersegno o segno iconico. Queste due definizioni scrivono la caratteristica della lingua letteraria come “segno” investito di significato in ogni suo aspetto o come segno che simula il proprio significato e in cui anche gli elementi non semantici sono semantizzati. Si parla appunto di segno iconico, cioè di un segno che è al tempo stesso immagine.
Ogni parola è inoltre costituita da un significato e un significante, e il significante non va inteso come un elemento accessorio o indifferente. L’attenzione ai procedimenti stilistico-formali del testo deriva da un atteggiamento particolare del lettore, che si accosta al testo facendo riferimento a quell’insieme di “attese” che abitualmente lo caratterizzano come lettore di testi letterari. La letteratura è vista come un’istituzione, come un sistema di istituti: regole più o meno rigide con le quali gli scrittori si sono sempre misurati, accettandole integralmente.
C’è invece chi ha parlato di letteratura come un sistema secondario, costituito da quello primario di comunicazione che sono le lingue naturali. Lotman dice che la letteratura ha una sua lingua, che non coincide con quella naturale, ma è costituita sopra di essa, e che questo significa che la letteratura ha un suo insieme di segni e regole. Ogni lingua è un sistema complesso, che offre ai parlanti una pluralità di opzioni possibili, chi scrive ha infatti ha disposizione una grande quantità di materiale linguistico, è questo il “sistema lingua” (lo scrittore avrà comunque particolari preferenze).
Ferdinand de Saussure
Ferdinand de Saussure, linguista, definì la lingua individuale fatta di preferenze come parole che sono un prodotto storicamente concluso, mentre definiva il sistema della lingua, quindi il materiale costituito delle infinite combinazioni possibili. Si giunge a definire che la comunicazione letteraria si regge su un insieme complesso di convenzioni. Nella letteratura possiamo indicare l’insieme dei sistemi convenzionali su cui si regge la comunicazione letteraria come il materiale a disposizione dello scrittore, la langue come le scelte operate dello scrittore stesso.
Perciò il lettore che si accinge ad affrontare un testo narrativo è chiamato dallo scrittore ad accettare tacitamente un patto, il lettore si impegna quindi di prendere per vera la storia narrata, ma si tratta anche dell’accettazione di convenzionali forme del narrare. Una qualsiasi comunicazione richiede un incontro di due competenze, quella del mittente e quella del destinatario. La comunicazione riesce se esiste un codice condiviso, come detto, la lingua della letteratura è un codice complesso, in cui si incrociano fattori molteplici. L’autore costituisce il messaggio utilizzando tale codice, così il lettore è chiamato a possedere delle competenze che gli consentono di cogliere il valore comunicativo di quel codice complesso.
Il problema del genere letterario
Il fatto che l’opera letteraria si inserisca in un sistema complesso di convenzioni, lo si può notare nel problema del genere letterario. Il lettore trae un certo orientamento di lettura dall’indicazione di appartenenza dell’opera ad un genere o a un particolare sottogenere, in base a queste sono diverse le aspettative del lettore. A sua volta, per lo scrittore, la scelta di un genere letterario piuttosto che un altro, comporta una prima limitazione del campo delle possibili scelte, sia in ambito tematico che formale. Siamo davanti a diversi modelli interpretativi della realtà, che lo scrittore può scegliere o rifiutare, e la forza del suo messaggio acquista rilevanza proprio perché sconvolge delle regole, delle attese del lettore.
Temi, motivi, modalità di approccio alla realtà non esauriscono la tipologia del genere. Il genere può infatti essere definito come un codice basato sull’interazione tra determinati elementi del contenuto e determinati elementi formali, scelti tra varie possibili opzioni. Nel rapporto fra temi e caratteristiche formali è individuabile così un particolare modello di genere letterario, costituito di elementi necessari, non variabili e elementi variabili, nei quali si situa l’innovazione che la singola opera apporta al genere. È impossibile, inoltre, parlare di generi letterari senza considerarli in un'ottica storica. Il sistema dei generi non costituisce infatti qualcosa di immobile e assoluto, ma è soggetto all’evoluzione prodotta dall’apporto delle singole opere (per esempio, quando l’Ariosto scrive l’Orlando Furioso, si cimenta nel genere cavalleresco, ma al tempo stesso introduce caratteri nuovi).
Intertestualità
La funzionalità del genere si collega con un aspetto essenziale della comunicazione letteraria: l’intertestualità. Ogni periodo storico ha un proprio sistema di generi letterari, spesso gerarchicamente organizzato, ai giorni nostri possiamo definire che il maggiore è quello del romanzo, che si è imposto in maniera pressoché assoluta. Tuttavia, i diversi sottogeneri del romanzo continuano ad avere un forte valore di indirizzo nell’ambito della cosiddetta “paraletteratura”, cioè la letteratura di consumo e di intrattenimento. Il concetto di paraletteratura, risale soprattutto alle prime teorizzazioni sulla cultura di massa, e voleva designare una produzione letteraria seriale, di intrattenimento e consolatoria. Una produzione che consiste nell’interrogarsi sul mondo, proporre visioni non scontate ma problematiche della realtà.
Postmoderno
Già negli anni Cinquanta, MacDonald aveva indotto il concetto di Midcult, in riferimento ai prodotti culturali intermedi tra l’alta cultura e la cultura popolare, riferendosi ad opere di grande successo e diffusione capaci di rendere facili esperienze e prodotti artistico-letterari molto raffinati. Chi si accosta infatti alla letteratura della seconda metà del Novecento non può non tenere conto al concetto di postmoderno, con il quale si fa riferimento all’idea che a partire dalla metà del Novecento si sia sviluppata nella società e nella cultura del mondo occidentale una svolta radicale. Il postmoderno si contrappone così all’età moderna, che avrebbe elaborato grandi ideologie. Moderno coincide infatti con un pensiero sociale e politico retto su idee forti: fiducia nel progresso; una concezione solida e rigorosa di scienza; la convinzione di poter costruire società di vasto respiro e di grandi energie collettive. Mentre, l’età postmoderna sarebbe caratterizzata da una cultura pervasa da logiche produttive e commerciali (brand). La cultura diventa quindi puro consumo di oggetti, al cui produzione viene ad essere sottoposta alle stesse leggi e procedure che caratterizzano ogni alta produzione industriale, viene qui meno perciò il senso di stile individuale, si ha un mescolamento di tutti i linguaggi (esempi come Gadda, che gioca sull’effetto di elusione dell’attesa del lettore per proporre una particolare visione del mondo).
Nel corso del tempo, si ha una modifica e una ridefinizione continua del “sistema” di regole e istituzioni, abbiamo generi che sono scomparsi o marginali, mentre altri hanno acquisito centralità. Quindi, come detto, il romanzo è quello che oggi occupa una posizione importante, questo è diventato oggetto di studio da parte di molti teorici e filosofi, ed è definito come maggiore espressione dell’età moderna, ed è anche espressione della rivoluzione comportata nell’ambito del mondo occidentale in quanto a mentalità, visioni del mondo, sistemi riproduttivi e rapporti sociali. Già Hegel parlava di romanzo, come di grande epopea della borghesia. Il romanzo avrebbe dato voce all’individualismo moderno e a una vita concepita come ricerca razionale di senso e di valori. In filosofia, anche Lukàcs aveva attuato la contrapposizione fra epos e romanzo, non solo come un contrasto di generi letterari; aveva infatti definito l’epos come la poesia in un mondo chiuso nelle sue certezze, che vive armoniosamente il rapporto fra uomo e natura, mentre il romanzo come quello che esprime la problematicità, la disarmonia, la ricerca di verità che non possono che essere sentite parziali e mai definitive. L’epos è dunque la voce di un mondo arcaico, mentre il romanzo da voce alle incertezze e alle disarmonie dell’uomo moderno (privato delle certezze).
Origini del romanzo
Bachtin ha individuato l’origine del romanzo nelle antiche forme della satira e della parodia e nelle manifestazioni folkloriche del carnevale, quando ogni ordine viene sovvertito e la regole morali e le convenzioni sociali cedono il posto alla libera espressione del corpo e dei suoi desideri; queste sono infatti espressione di verità alternative e desublimano certezze consolidate. Il romanzo si configura così come genere moderno, perché aperto al dialogo, capace di far convivere e mettere a confronto una molteplicità di punti di vista e di concezioni del mondo.
Inoltre, nel romanzo, viene anche messo in rilievo il tentativo dell’uomo occidentale di dare senso razionale a un mondo soggetto a cambiamenti rapidi e traumatici senza precedenti. Perciò ai grandi sconvolgimenti che caratterizzarono gli anni tra Sette e Ottocento, al senso di smarrimento che ne derivò, l’uomo europeo rispose con la narrazione (novel), che produceva un ordine fatto di rapporti visibili tra causa ed effetto.
Il sistema dei generi letterari
Il sistema dei generi letterari si pone al centro di molteplici intersezioni, accanto al genere letterario va sempre considerato il ruolo dei cosiddetti “modi”. Frye, nel 1957, con Anatomia della Critica, propose una classificazione delle forme letterarie. Il modo indica un atteggiamento mentale e dell’immaginario molto generale ed astratto, che si lega a generi letterari determinati, ma che coincide con essi, che, comportano un preciso nesso tra temi e forme adottate. Un “modo” è per esempio, quello abesco, o del meraviglioso, o fantastico (esempio King), anche il tragico-epico, incentrato sulla figura di un eroe che incarna l’ideale di un’umanità superiore e ideale, o anche il pastorale, nutrito dall’aspirazione alla quiete e all’immobilità dei cicli naturali, ripreso non solo nella poesia pastorale, ma anche negli eroi romantici in fuga nella natura incontaminata.
L’opera letteraria si pone in confronto con altre opere, il confronto con queste costituisce un fattore della comunicazione letteraria, che trascende gli aspetti di codifica del genere. Infatti, l’opera letteraria non parla semplicemente delle cose del mondo, ma instaura un dialogo con altre opere. Un esempio lo è la parodia, un’opera che riprende, trasformandoli, aspetti letterari di un’altra opera letteraria.
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