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Introduzione alla letteratura cristiana antica

Definizione e sviluppo opinionistico

  • Letteratura: è l'insieme della produzione prosastica (in prosa) e poetica di una determinata civiltà specialmente con riferimento a valori estetici.
  • Cristiana: tutto ciò che è relativo a Gesù Cristo.
  • Antica: è un aggettivo generico che usiamo per riferirci a tempi remoti.

a) In passato, la letteratura cristiana era posizionata verso la fine dell'indice, per una sistemazione quasi grafica.
b) Adesso, gli scrittori cristiani sono messi in rilievo nelle letterature moderne e sono contemporanei a quelli pagani.

Espansione nelle università

In questa situazione, per comprendere questa disciplina è necessario fissare delle date e ricordare che la materia era insegnata esclusivamente nelle università teologiche che in passato formavano i sacerdoti, il sapere passava da sacerdote in sacerdote.

  • Nel 1924 per la prima volta la letteratura cristiana antica viene insegnata in un'università che non è teologica: l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano; la differenza consiste nel fatto che essa è frequentata da ragazzi che non intendono intraprendere la carriera ecclesiastica, è quindi rivolta a laici (credenti cattolici non appartenenti allo stato ecclesiastico). Questo primo insegnamento vede come professore Paolo Ubaldi che insegna al Salesiano (istituto religioso maschile), egli è un prete che insegna a studenti laici.
  • Da qui, iniziano a diffondersi questo tipo di università: segue (nel 1948) a Torino, con Michele Pellegrino, ancora un sacerdote.
  • Ulteriore salto sarà un laico ad insegnare questa disciplina, in particolare a Milano nel 1979: professore Luigi Pezzolato. Dopo di lui il fenomeno si espande e vi saranno numerosi docenti laici, tra cui Nazzaro, che riuscì a dare un'autonomia a questa letteratura.

Appurato che i limiti cronologici sono difficili da definire, bisogna dire che la disciplina nella sua interezza viene chiamata “Letteratura Cristiana Antica Latina e Greca”.

La lingua della Bibbia

a) L’Antico Testamento (AT) è stato scritto in aramaico e in ebraico.
b) Il Nuovo Testamento (NT) è stato scritto in greco.

La diffusione avviene in modo difficile: generalmente la diffusione di un’usanza avveniva con una militarizzazione, agli usi e oggetti nuovi corrispondono termini nuovi. Questo discorso si complica se si parla di filosofia o religione.

Poiché Cristo è ebreo, la prima lingua utilizzata è di conseguenza l'ebraico, ma quando i primi cristiani si spostarono dalla zona in cui è nato il cristianesimo, in zone in cui si parlava il greco, diventa indispensabile procurarsi una traduzione. Gli individui che vogliono diventare adepti della religione non comprendono la necessità di una traduzione, ossia un testo che nasce da un'esigenza.

Eventi che hanno segnato la storia del Cristianesimo

1. L’editto di Costantino

La tradizione: generalmente quando si parla di questa figura leghiamo ad essa il sogno di un uomo che ha combattuto per la croce. La realtà dei fatti è ben diversa poiché, in passato è stato un fanatico convinto adoratore del Dio Sole, quindi non solo un pagano, ma nella fattispecie lui era un sostenitore e seguace di questo Dio.

La tradizione (di dubbia veridicità, ma fatto sta che Costantino ha voluto che si diffondesse questa versione dei fatti) vede la vita di Costantino scritta da Eusebio di Cesarea: Eusebio scrive dell’episodio in cui Costantino avrebbe avuto un'apparizione miracolosa della croce (già simbolo cristiano) e lui, colpito da questa apparizione, decise di mettere il suo esercito e se stesso sotto questo simbolo cristiano.

Fatta questa scelta: vince la battaglia con Massenzio, la battaglia a Ponte Milvio ed entra a Roma. La visione della croce era accompagnata da una scritta: “IN HOC SIGNO VINCES” (“sotto questo segno vincerai”).

Secondo la storia di Eusebio, tra l'agiografia e il romanzo, Costantino diventa un seguace della religione di Cristo; quando dopo questo evento incontra l’imperatore Licinio Augusto, a Milano (nel 313), affronta questa questione religiosa.

L’Editto (‘di Milano’ o ‘di tolleranza’)

Si capovolge tutta la situazione dopo l'editto di Costantino, con la quale i cristiani possono "uscire dalle catacombe" e praticare il loro culto. Il testo viene tramandato erroneamente come editto (l'editto è una legge promulgata) si tratta più propriamente di un mandatum (un testo che viene letto e fatto diffondere), Costantino fa un mandatum perché vuole che questo testo venga fatto girare a chiunque eserciti una legge sul popolo per poi applicarla.

Quindi, il testo è famoso per concedere la libertà di culto ai cristiani, anche se in realtà si dimostra essere qualcosa di più. Lattanzio lo tramanda sotto forma di lettera che Licinio manda al governatore dell’Abitinia chiedendogli informazioni: il governatore non sapeva come agire a causa della confusione della legge, la loro colpa era infatti la religione, quindi scrive a Traiano: “se non hanno commesso colpa come faccio a indagare? In base a quali motivazioni? La loro ‘colpa’ non corrisponde a quelle presenti nelle nostre lettere?”

Così, da Traiano, nasce la pratica della delazione: ossia la sola testimonianza di un altro individuo per condannare la persona. I pochi che sopportano le torture senza recedere dalla loro credenza diventano martiri (es. San Lorenzo sulla graticola, Santa Lucia etc.), le torture più famose sono quelle negli spectaculum del Colosseo. Il modo di affrontare la morte dei cristiani era molto coraggioso: non ve ne sottraevano perché nella loro credenza la morte è l’inizio della vera vita. Soprattutto era considerato nobile morire martiri come Cristo.

Il De mortibus persecutorum

Nel brano tratto da “de mortibus persecutorum” (“le morti dei persecutori”), di Lattanzio (cap 48) viene riportato questo mandatum, riportato anche da Eusebio. Il testo è molto analizzato e studiato, poiché conferisce ai cristiani la libertà di culto, dopo questo evento terminano le persecuzioni e non vi saranno più i martiri. In quest’opera racconta come sono atrocemente morti i persecutori dei cristiani, una sorta di elenco di queste conclusioni di vita.

2. La Constitutio di Tessalonica

Introduzione a Teodosio

◦ Nato in provincia spagnola;
◦ È l'ultimo imperatore d’Occidente e Oriente;
◦ Il suo impero va dal 379 al 395;
◦ Cacciò i Visigoti.

Rigorosamente cristiano, decide nel corso del suo regno di stroncare definitivamente chi non era cristiano; riesce nell’intento tramite la Constitutio di Tessalonica, del 380 (è un documento distante circa 77 anni dall'editto di tolleranza) promulgata dagli imperatori Graziano, Valentiniano e Teodosio Augusti alla città di Costantinopoli. Qui viene sancita la proibizione dell'esercizio di qualunque religione che non sia il cristianesimo, definita come pratica eretica.

Il testo della Constitutio cita: “è nostra volontà che i governi retti dalla nostra clemenza seguano il credo religioso trasmesso dall’apostolo Pietro ai romani e ad ora seguito dal pontefice Damaso”.

  • Ambrogio con il suo vescovato imprimerà un grande potere al vescovo, inoltre voleva affiancare l'autorità civile:
  • Per le questioni spirituali, doveva occuparsene il vescovo;
  • Per quelle politiche l'imperatore doveva essere affiancato dal vescovo.

La figura di Ambrogio sarà molto vicina a Teodosio, fino alla scomunica dell'imperatore: alla fine Teodosio cede la notte di Natale e chiede perdono al vescovo che revoca la scomunica, in questo momento viene ufficialmente affermata l'autorità del vescovo su quella dell'imperatore fino alla Lotta delle Investiture.

Nella politica di Teodosio è parte integrante la prevalenza del cristianesimo, che deve essere percepita da ogni cittadino come religione di Stato. I cristiani durante le persecuzioni erano in situazioni raccapriccianti. Mentre in questi anni la situazione si capovolge: chi non è cristiano è perseguibile dallo Stato. Nelle parole di Teodosio si denota non soltanto una condanna religiosa, ma si raggiunge una repressione assoluta: la religione cristiana viene utilizzata come arma, difatti da qui inizia l'Inquisizione spagnola. Questo documento è di conseguenza antietico rispetto all'editto di Costantino.

Con l’Editto e la Constitutio si va a definire un periodo cronologico nel quale si inseriscono autori di cui la fase iniziale vede prima la persecuzione e poi la conversione.

La Chiesa primitiva

L’impronta del giudaismo

Originariamente, la Bibbia era scritta in una lingua diversa da quella greca (ebraico), ciò veniva proposto ai pagani come divinamente ispirato. La prima traduzione in lingua greca (dettata dai Settanta) a suo tempo è stata fatta in ambito del giudaismo alessandrino: l’operazione era rivolta quindi ai fruitori (i giudei della diaspora).

Tuttavia, quando all’interno del giudaismo la setta dei cristiani incontrò grande fortuna nel mondo greco-romano, il testo si diffuse anche tra chi aveva poco o niente a che fare con il giudaismo, gente per la quale non era evidente che la Bibbia giudaica avesse a che fare con Cristo salvatore e ne consegue un’abbondante attività esegetica di autori cristiani.

Nasce quindi la letteratura cristiana che si sviluppa in funzione delle esigenze comunitarie, di conseguenza l’intensa vita comunitaria determina una circolazione di idee più rispetto alla letteratura classica pagana. Le tematiche contenute (es. nei trattati di Origene o di Agostino) venivano diffuse ad un pubblico incolto mediante l’attività omiletica, da qui viene la popolarità dell’oralità nella cultura cristiana, che vede elevarsi ad un livello più formale pur stando ai canoni della letteratura classica. Quindi, la letteratura cristiana antica sorge dall’amalgama di culture diverse e da esigenze diverse, questa infatti da parola alle esigenze di ceti sociali che fino ad allora erano stati trascurati.

Le lettere attribuite a Paolo

La più antica attività letteraria praticata dalle prime comunità cristiane, era finalizzata all’attività missionaria/epistolare, infatti il missionario diffondeva il messaggio della fede in Cristo. Ciò a partire dalla Palestina (nel bacino orientale del Mediterraneo) e gradualmente anche in Occidente.

Per quanto riguarda la chiesa primitiva, il personaggio più importante della produzione epistolare è Paolo. Il fatto che si mantenga la forma di lettera, alcune anche sotto forma di trattati, è indice dell’importanza che i cristiani attribuivano al genere, il più antico usato dai cristiani poiché consentiva all’autore di comunicare in maniera diretta; della produzione di Paolo, alcune lettere sono andate perdute, ma tra le sue certamente autentiche vi sono:

  • Le lettere ai Tessalonicesi, il testo più antico della letteratura cristiana;
  • Le lettere ai Corinzi;
  • La lettera ai Galati;
  • La lettera ai Romani.

Tuttavia, essendo che molte lettere sono state inviate a suo nome, si diffuse la pseudoepigrafia (in cui l’autore non risulta essere quello dichiarato), questa diventa un fenomeno tipico: gli autori, ponendo uno scritto da loro composto sotto il nome di un apostolo, vogliono mantenere viva la memoria di quest’ultimo. Nelle lettere autentiche, Paolo interviene su problemi di vario genere delle comunità, ciò ci consente di capirne le dinamiche, in particolare di comprendere la questione dell’osservanza (obbedienza, adesione rigorosa ad una fede religiosa).

Il distacco dei cristiani dal giudaismo

Quindi la chiesa originaria nacque all’interno di un giudaismo largamente variegato, all’interno di questo contesto i cristiani si convinsero che proprio Gesù di Nazareth, messo sotto accusa dalle autorità giudaiche e condannato alla crocifissione da un procuratore romano, era il Messia che i giudei attendevano.

Questi primi seguaci di Gesù, che successivamente saranno i “cristiani”, accoglievano come proprie tutte le tradizioni e le osservanze (inteso come norme) nella Torah (“la Legge” ossia i cinque libri del Pentateuco). Il giudaismo, al contrario del cristianesimo, si interrogava su cosa rendesse l’uomo giusto agli occhi di Dio. Ad intervenire è Paolo, sostenendo che solo la fede in Gesù Cristo (= l’Unto cioè il Messia) poteva rispondere a questa domanda; questa presa di posizione ha avuto conseguenze anche nella missione ai pagani: difatti Paolo ritiene che si possa ottenere la salvezza solo attraverso la conversione e quindi tramite il battesimo.

Le lettere di Paolo ci consentono di individuare la contrapposizione di due diverse interpretazioni dell’identità cristiana:

a) Da una parte c’era chi come Giacomo (parente di Gesù e leader della comunità di Gerusalemme) intendeva mantenere l’attività dei seguaci di Cristo entro l’osservanza della Legge e accettava nella comunità i pagani che accettavano queste condizioni.
b) Dall’altra parte c’era chi, come Paolo, sosteneva che la salvezza veniva solo con la fede in Cristo crocifisso e risorto, quindi rifiutava la tradizione dell’osservanza giudaica, difatti equiparava giudei e pagani, consentendo di entrare nella comunità solo a chi dimostrava col battesimo la sua fede.

L’esortazione di Paolo era di non volersi privare della libertà di Cristo per cedere alla schiavitù imposta dalla Legge. I doni della libertà di cui Paolo parlava erano segni di un superamento rispetto alla morale comune dell’epoca.

Altri esempi di pseudoepigrafia

Se le lettere di Paolo permettono di conoscere il punto di vista dell’osservanza paolina, quasi nulla è conservato che documenti l’atteggiamento degli altri cristiani nei confronti dell’osservanza giudaica.

Infatti, le due lettere giunte sotto il nome di Pietro sono pseudoepigrafe, da parte di chi si avvale di Pietro per esortare i cristiani a mantenersi fermi nella fede anche nei momenti di difficoltà, quindi gli attacchi di fedeli di diverso orientamento.

I Vangeli Sinottici

Alla polemica dei cristiani contro le altre componenti, si costituirono per tempo raccolte di detti e fatti, prima tramandate oralmente, finché, con il venir meno dei testimoni “oculari” si avverte la necessità di fissare tutta queste documentazioni per iscritto. Queste confluirono largamente nei Vangeli (“evanghelion” in greco indica “buona novella”), alcuni di essi destinati a diventare canonici, altri esclusi dal canone.

In generale i Vangeli sono testimonianze di fede. I Vangeli più antichi (Matteo, Marco e Luca) sono detti “sinottici” (affini, paralleli), in quanto ponendoli su colonne parallele è possibile intravedere corrispondenze letterali fra loro. Questo studio è frutto dello studio della filologia tedesca e la loro teoria “delle due fonti”.

Il Vangelo di Marco

Il più antico e più breve dei tre scritti, il Vangelo di Marco, è anche il più semplice e “chiaro” poiché intende narrare di Gesù come un uomo di Dio che annuncia l’avvento del suo regno con strepitosi miracoli. Il libro ha come fine dimostrare la rivelazione di Gesù come il Messia, infatti ai discepoli viene ordinato di tenere lo scritto celato fino alla resurrezione (“segreto messianico”) poiché vi era la convinzione che solo l’evento della resurrezione poteva fornire la chiave per interpretare le opere di Gesù.

Il Vangelo di Matteo

Tale convinzione è condivisa anche dall’autore del Vangelo di Matteo che fornisce un quadro narrativo più ampio rispetto al precedente con l’intenzione di dimostrare che tutti gli avvenimenti inerenti a Cristo erano stati predetti dai profeti dell’Antico Testamento. Infatti, l’autore del Vangelo era giudeo-cristiano che intende inserire le vicende di Gesù nell’osservanza giudaica, ma, il rifiuto dei giudei di accettare l’invito di Cristo, ha conseguito la sostituzione della chiesa alla sinagoga.

Il Vangelo di Luca e gli Atti degli apostoli

Questo si differenzia dal Vangelo di Matteo per il contenuto, difatti l’autore è etno-cristiano (ossia proviene dal paganesimo) e condivide con Paolo il distacco dalla tradizione giudaica. Tuttavia la concezione teologica di Luca si può ricavare in modo più specifico in un altro suo scritto: gli Atti degli apostoli: molti cristiani attendevano da un momento all’altro il ritorno di Cristo e il giudizio

a) Definitivo del mondo (= destino escatologico imminente).
b) Luca, invece, era convinto che questo momento era lontano nel tempo.

In questa prospettiva gli Atti, che raccontano la storia della prima generazione cristiana, intendono dimostrare che, anche dopo la resurrezione e l’ascesa al cielo, Cristo continua a essere presente nella chiesa col suo spirito.

Il corpus giovanneo

Sotto il nome dell’apostolo Giovanni, ci è giunto un corpus di scritti comprendenti anche il cosiddetto “IV Vangelo”, tre lettere e l’Apocalissi (“rivelazione”): l’Apocalissi appartiene sicuramente ad un altro. [Testo troncato qui per la continuità rispetto al testo originale.]

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/06 Letteratura cristiana antica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cassatore di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura cristiana antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Santorelli Paola.
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