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Sommario

Giustino

  • Prima Apologia
  • Adversus Eunomium
  • Seconda Apologia
  • Trattato sullo Spirito Santo
  • Dialogo con Trifone
  • Antologia [letture da testi vari]

Gregorio di Nissa

Vita di Macrina

Tiziano il Siro

  • Trattato sulla verginità
  • Discorso ai Greci

Tito Flavio Clemente Alessandrino

  • Discorso sui defunti (De mortuis)
  • Protreptico
  • Pedagogo

Gregorio di Nazianzo

Carmi, Stromati, Discorsi

Origene

Antologia

Caio Vettio Aquilino Giovenco

  • Poema dei Vangeli
  • [letture da testi vari]

Marco Minucio Felice

Octavius

Ilario di Poitiers

Antologia [letture da testi vari]

Quinto Settimio Fiorente Tertulliano

Apologeticum

Ambrogio di Milano

Antologia [letture da testi vari]

Tascio Cecilio Cipriano

  • De Catholicae Ecclesiae Unitate
  • Peristephanon
  • De Lapsis

Paolino di Nola

Antologia [letture da testi vari]

Arnobio

  • Antologia
  • Adversus Nationes

Sofronio Eusebio Girolamo

Antologia [letture da testi vari]

Lucio Celio Firmiano Lattanzio

  • Antologia
  • [letture da testi vari]

Aurelio Agostino

  • De Doctrina Christiana
  • Storia Ecclesiastica
  • Lettera alla comunità di Cesarea

Eusebio di Cesarea

  • De Doctrina Christiana
  • Vita di Costantino

Giustino: Prima Apologia

Introduzione: nella parte introduttiva l’Apologista Giustino rivela i destinatari dell’opera e lo scopo della stessa: rivolge una supplica all’imperatore Antonino Pio e i suoi due figli adottivi, Marco Aurelio e Lucio Commodo, nella quale denuncia gli orrori e i crimini subiti dai cristiani, ingiustamente odiati e perseguitati.

Vi chiediamo giustizia: l’Apologista espone le ragioni secondo cui i cristiani non debbano seguire la secolare tradizione pagana. I cristiani sostengono di avere a cuore soltanto la verità e di vivere secondo la ragione, pietà e giustizia, perciò si rifiutano di seguire le teorie degli antichi; la “retta ragione” li obbliga, anche a costo della vita, a scegliere il giusto. Dunque, Giustino prosegue in polemica accusando coloro che godono della fama di “filosofi e amanti della cultura” di essere irragionevoli e pronunciare la loro condanna senza alcuna prova che i cristiani abbiano mai commesso malvagità (accusati per il nomen non il crimen).

Se esamino le accuse si emetta la sentenza secondo pietà e sapienza: Giustino prosegue la polemica verso le mancate indagini sulle accuse infondate rivolte ai cristiani, seguendo così un processo non secondo giustizia, ma secondo “passione”. Appellandosi ai magistrati, chiede che i sudditi cristiani abbiano la possibilità di provare la rettitudine della loro vita e che i giudici emettano la sentenza non secondo violenza, ma seguendo pietà e sapienza; sottolinea l’universalità del concetto citando il filosofo pagano Platone.

Giustino “offre” la possibilità ai pagani di conoscere la loro vita e la loro dottrina, poiché essa viene ciecamente trascurata, dando così convinzione agli ignoranti di essere nel giusto.

Parte apologetica: È iniquo condannare un nome: l’appellativo attribuito ai cristiani non viene considerato da Giustino sufficiente per giudicare una buona o una cattiva azione, e in più è l’unica “accusa” considerata necessaria in tribunale per condannare un cristiano; inoltre, il solo rinnegare il nominativo (quindi la fede) è sufficiente per rilasciare un uomo dall’accusa, come se non avesse nulla per essere considerato colpevole, mentre se un cristiano ammette di esserlo viene punito per la sua sola confessione.

Noi adoriamo il Dio verissimo, Padre, Figlio e Spirito Santo: la “colpa” ritenuta essere dei cristiani è quella di ateismo. Giustino sostiene che i cristiani sono atei nei riguardi di tali considerati “dèi”, ma non rispetto al Dio “verissimo”, considerato padre della giustizia e immune a ogni male; la Trinità viene difatti adorata secondo ragione e verità.

Parte espositiva: dottrine e riti dei cristiani

Uomini nuovi per la fede in Cristo: viene esposto il ribaltamento dei valori realizzato dall’uomo dopo la sua conversione al cristianesimo: la continenza (dopo aver abbandonato la dissolutezza), l’umiltà e la condivisione (sostituite alla brama di potere e ricchezza), la tolleranza e l’amore (che sostituiscono l’odio verso le stirpi differenti); i cristiani vivono seguendo le virtù e i precetti di Cristo sperando di ottenere la ricompensa eterna da parte di Dio.

I Profeti sono anteriori a tutti gli scrittori greci: la sapienza e le dottrine dei filosofi, riguardanti l’immortalità dell’anima e la contemplazione dell’aldilà, hanno fondamento dai principi dei Profeti e perciò possiedono dei “semi di verità” che, però, non sono stati intesi correttamente, poiché ogni dottrina filosofica contraddice la precedente.

Coloro che vissero secondo il Logos erano cristiani: Giustino considera cristiani coloro che vennero passati per atei a causa del loro filone di pensiero (Socrate, Eraclito etc.); coloro che, essendo nati prima, non vissero secondo il Logos (= improbi) vengono considerati nemici di Cristo, poiché uccisori di quanti vivevano secondo il Logos.

Il Battesimo: viene esposta la metodologia con la quale gli uomini si sono consacrati a Dio: a quanti credano alle verità esposte dai maestri cristiani viene insegnata la preghiera, il digiuno e la remissione dei peccati; in seguito essi vengono rigenerati tramite l’acqua battesimale: difatti, la nascita naturale viene considerata una procreazione di natura perversa e incline alla malvagità, perciò, per non rimanere succubi dell’incoscienza, i catecumeni si rigenerano e si convertono dai peccati. Il battesimo è descritto come “illuminazione” in quanto illumina la mente di coloro che hanno imparato a conoscere Dio.

La celebrazione eucaristica per i neobattezzati: dopo che i catecumeni hanno ricevuto il battesimo, essi si ritirano in preghiera (per essere giudicati degni di apprendere la verità e conseguire la salvezza eterna); dopodiché viene radunata un’assemblea (Agape) dal diacono nella quale viene distribuito del pane e una coppa di vino ai partecipanti, il tutto seguito dal rendimento delle grazie verso il Signore che ha concesso questi doni, al termine di ciò i presenti acclamano in coro “Amen” (“così sia”).

La Comunione del corpo e del sangue di Cristo: all’Eucarestia non è concesso partecipare a chi non ha ricevuto il bagno battesimale, poiché essa consiste in un pane comune e una bevanda comune, secondo la morale appresa da Gesù Cristo; l’alimento sul quale viene compiuta un’azione di grazia, per virtù della preghiera, è trasformato nel sangue e nel corpo di Cristo. Difatti, anche gli Apostoli tramandano il simbolico gesto compiuto da Cristo nello spezzare il pane e distribuire il vino, attribuendoli al suo stesso corpo e sangue.

L’assemblea eucaristica della domenica, giorno chiamato “del Sole”: nel giorno nominato “del Sole” sia i paesani che i campagnoli si radunano in un’assemblea ove vengono lette le cosiddette “Memorie degli Apostoli” e gli scritti dei Profeti; al termine della preghiera viene, come di consueto, distribuito pane e vino. In seguito vengono raccolte dal diacono le offerte in denaro, pensate per soccorrere gli orfani, le vedove e gli ammalati, prendendosi cura di chi si trova nel bisogno. I cristiani si radunano nel giorno del Sole poiché si tratta del giorno in cui il Padre creò il mondo e nello stesso giorno Cristo risuscitò dai morti: Cristo venne crocifisso prima del giorno “di Saturno” e apparve agli Apostoli il giorno seguente, ossia il giorno del Sole.

Seconda Apologia

Il seme del Logos innato in ogni uomo: Giustino rimanda all’uccisione dei seguaci delle dottrine degli Stoici per dimostrare come il seme del Logos sia presente in ogni stirpe degli uomini, riprendendo come esempio Eraclito e Musonio, e sostenendo come dall’alba dei tempi fossero odiati tutti coloro che cercarono di vivere secondo il Logos. Di conseguenza, i “demoni” si sforzano maggiormente nell’odiare coloro che vivono non secondo una parte del Logos seminale, ma secondo la conoscenza del Logos totale, ossia Cristo. Giustino termina il paragrafo minacciando gli “adoratori (degli dèi)” con la futura punizione del castigo di Dio e del fuoco eterno.

I cristiani posseggono l’intera verità, che è Cristo: essendo che i cristiani sono illuminati dal Logos totale (= Cristo presente in corpo, ragione e anima), la loro dottrina si trova al di sopra di ogni altra, poiché in precedenza filosofi e legislatori ragionavano secondo il Logos parziale e poiché non indagarono sul Logos totale continuavano a contraddirsi. Coloro che vissero prima di Cristo tentando di comprendere le dottrine pagane secondo la ragione vennero processati nei tribunali come “cacciatori di novità”: così Socrate fu accusato di introdurre nuove divinità non riconosciute dagli dèi, esortando alla ricerca della ragione (il Dio ignoto) e testimoniando anche con la morte la sua dottrina.

L’atteggiamento eroico dei martiri: Giustino stesso, che in precedenza seguiva le dottrine di Platone, comprendeva che i cristiani erano oggetto di accusa, tuttavia, dopo averli osservati impavidi di fronte alla morte e alle torture, ritenne impossibile che costoro fossero malvagi e bramosi dei piaceri: nessun uomo ignobile e crudele potrebbe denunciare se stesso ed essere privato dei propri beni al fine di essere ucciso.

Tutto ciò che di buono è stato espresso da chiunque, appartiene ai cristiani: in questa sezione Giustino confessa di essere cristiano, ciò non perché le dottrine di Platone siano dissimili dalla dottrina cristologica, ma perché non sono interamente complete, esattamente come quelle degli stoici: essi, pur percependo ciò che è divino nel Logos seminale, enunciano tesi contraddittorie dimostrando di non avere una scienza elevata. Perciò tutto ciò che è giusto e inconfutabile appartiene ai cristiani: il Logos proviene infatti da Dio, ingenerato e ineffabile, che si fece uomo al fine di completare la sapienza del Logos.

Dialogo con Trifone

Giustino alla ricerca della verità: l’autore elogia la filosofia come un bene inestimabile, ma a molti è sfuggito il motivo per la quale la filosofia è stata inviata agli uomini, questa confusione spiegherebbe le differenti correnti di pensiero (platonici, stoici, peripatetici, teoretici, pitagorici etc.). Giustino stesso si affidò a varie filosofie:

  • Ad un filosofo stoico: dopo essersi reso conto dell’incompletezza della dottrina del suo maestro, che non considerava necessaria la conoscenza di Dio, lo abbandonò.
  • Si recò da un peripatetico, che tuttavia chiedeva dei compensi per i suoi insegnamenti, non ritenendolo un filosofo Giustino abbandonò anche lui.
  • Ancora desideroso di apprendere la filosofia, si recò da un pitagorico: questi si rifiutò di averlo come discepolo poiché Giustino non conosceva le arti della musica, astronomia e geometria, considerate necessarie per separare l’anima dalle cose sensibili e renderla capace delle cose spirituali.
  • Così Giustino si recò dai platonici: fu attratto dalla conoscenza della realtà incorporea e la contemplazione delle idee, ciò sperando di raggiungere alla contemplazione di Dio, scopo della filosofia di Platone.

In questa situazione, Giustino decise di isolarsi dal mondo e si recò in una località in prossimità del mare, tuttavia lì trovò un uomo anziano con la quale intreccia un dialogo ove vengono contestati alcuni punti della filosofia platonica:

  • La metempsicosi o trasmigrazione dell’anima in corpi successivi.
  • La connaturalità.
  • La visione diretta di Dio da parte dell’uomo.
  • L’ingenerabilità e l’immortalità “naturale” dell’anima.
  • La punizione e morte di certe anime.

La conversione alla “vera filosofia”, il cristianesimo: Giustino chiede all’anziano a chi appellarsi per trovare la verità se neppure i maestri (Platone, Pitagora) hanno potuto aiutarlo; l’anziano risponde sostenendo che prima dei maestri greci ci furono uomini antichi (Profeti) che parlavano mossi dallo Spirito divino predicando gli eventi futuri, questi rivelarono la verità agli uomini. Di questi uomini sono rimasti degli scritti e chi li legge ne ricava la loro conoscenza, al di sopra dei filosofi, poiché furono testimoni delle verità che professano: questi glorificano Dio e annunciano il Cristo, suo Figlio e da lui inviato.

Dopo aver terminato il suo discorso, l’anziano se ne andò, raccomandando Giustino di seguire le sue parole: Giustino, illuminato dall’amore per i Profeti, capì che quella era la filosofia sicura che da tempo stava cercando.

Parallelismo Eva-Maria: qui vengono presentate le modalità della nascita di Cristo: egli si è fatto uomo per mezzo della vergine, ciò affinché il peccato commesso da Eva (la disobbedienza causata dal serpente) fosse rimesso: Eva infatti, pur rimanendo vergine, per aver concepito la parola del serpente, portò alla disobbedienza; al contrario la vergine Maria concepì la fede in Cristo, quando l’arcangelo Gabriele annunciò che lo Spirito sarebbe disceso su di lei, dando corpo al Logos divino.

Il millenarismo: in ultimo Giustino fa un riferimento al giorno del giudizio, sostenendo che lui e quanti sono cristiani sono consapevoli che avverrà la risurrezione della carne e un millennio della Gerusalemme ricostruita come “regno dei giusti”; inserisce i Profeti che hanno predetto l’avvenimento escatologico (Ezechiele, Isaia).

Taziano il Siro: Discorso ai Greci

Parte I: superiorità del cristianesimo

I Greci hanno attinto le istituzioni dai barbari: Taziano, di indole più aggressiva rispetto a Giustino, considera la dottrina dei Greci talmente riluttante da sostenere che essi non abbiano motivo di combattere la fede cristiana. Taziano accusa i Greci di aver plasmato le loro istituzioni su modello dei barbari, es:

  • L’astrologia dai Cirii.
  • L’astronomia dai Babilonesi.
  • La magia dai Persiani.
  • La geometria dagli Egizi.
  • L’alfabeto dai Fenici.

Cessate di chiamare invenzione le imitazioni: con “imitazioni” Taziano si riferisce:

  • Alla poesia e al canto (arti portate da Orfeo).
  • All’arte plastica (dagli Etruschi).
  • La storia (dalle cronache degli Egizi).
  • L’arte del flauto (da Marsia e Olimpo, entrambi Frigi).
  • Le arti del bronzo (inventate dai Ciclopi).

Solo nel lodarvi andate d’accordo: prosegue l’accusa di Taziano, specificando la diversità di linguaggio e nel modo di discutere dei Greci: la lingua dei Dori è diversa da quella dell’Attica, degli Eoli e degli Ioni; inoltre, l’aver attinto a terminologie dei barbari, ha reso la lingua greca un completo miscuglio. Questo apparente disordine nella parlata dei Greci è il motivo per il quale Taziano afferma che i cristiani si sono allontanati dalla sapienza greca.

L’oratoria strumento di ingiustizia e di calunnia: i Greci avrebbero inventato l’oratoria influenzati dall’ingiustizia e dall’incoerenza, poiché essa tende a contraddirsi; così come la poesia fu inventata da loro per descrivere battaglie e amori degli dèi, corruttibili per l’anima.

I vostri filosofi erano ciarlatani: tra i filosofi accusati di ciarlataneria, si sofferma su:

  • Diogene che, con la sua ostentazione della sopravvivenza in una botte e il cibarsi di animali non cotti, morì di intossicazione alimentare.
  • Asirtippo, considerato lussurioso per il suo abbigliamento stravagante color porpora.
  • Platone, venduto schiavo da Dioniso per la sua gelosia (ossia fu venduto schiavo a Egina durante la guerra corinzia).
  • Aristotele, descritto come ignorante poiché poneva un limite alla provvidenza e circoscriveva la felicità intorno a ciò per cui provava piacere. Inoltre, Taziano disprezza il suo adulare Alessandro Magno che fece richiudere il suo amico, Callistene di Olinto, poiché lo considerò un cospiratore.
  • Eraclito, disapprovato perché autodidatta e superbo.
  • Zenone che affermava sconsideratamente che gli uomini, dopo il giudizio universale, debbano risorgere per ripetere gli stessi atti di nuovo (es. Anito e Meleto per accusare nuovamente Socrate / Busiride, re egiziano, per uccidere di nuovo gli stranieri che raggiungevano il suo paese / Ercole per ripetere di nuovo le fatiche).
  • Empedocle che, affermando di essere Dio, cadde nel vulcano Etna (Sicilia) durante la sua eruzione, ciò secondo la leggenda.

Il nostro Dio e il Verbo: elogiando la figura di Dio, Taziano afferma che il principio della sua potenza deriva dal Verbo (Logos): infatti, pur essendo la sostanza di tutto, prima della creazione il Signore era solo, così egli e il Verbo, che era in lui, stabilirono con potenza del Logos il mondo; con questo atto di volontà il Verbo è divenuto il principio del mondo, poiché il Verbo agisce solo per volontà del Padre (difatti “Logos” = “verbo mentale”).

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/06 Letteratura cristiana antica

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