Finanza aziendale
1 - Principi e Fondamenti 4
2 - Corporate governance 5
Azionisti e management 6
Azionisti e obbligazionisti 7
L’impresa e i mercati finanziari 7
L’impresa e la società 8
La governance dell’impresa e il rischio 8
3 - Nozione di rischio 9
Rischi d’impresa - classificazione per natura 9
La misurazione del rischio: indicatori generali sigma e beta 10
Il fattore sigma e le caratteristiche della distribuzione di
frequenza dei risultati d’impresa 10
Il fattore beta 11
Investitore marginale 11
4 - Misurazione del rischio d’impresa e costo del capitale 12
L’evoluzione dei modelli rischio-rendimento da Markowitz a Sharpe e
Lintner 12
Markowitz e Tobin 12
Capital asset pricing model 15
I parametri per lo sviluppo dei modelli rischio-rendimento per la
stima del costo azionario 16
Tasso privo di rischio 16
Premio per il rischio di mercato - market risk premium 16
Premi storici di mercato 17
Il beta e la stima dei parametri di rischio 17
Rischio associato all’indebitamento: rischio di insolvenza e costo
del debito 19
Rischio di insolvenza 19
Rischio di migrazione 20
Calcolo del costo del debito 20
Business risk, leverage risk e costo del capitale aziendale 21
Stima e utilizzo del costo del capitale 22
5 - La gestione integrata dei rischi e creazione di valore 23
Il risk management e le aree tipiche di intervento 23
TRM - Traditional Risk Management 23
PRM - Project Risk Management 23
FRM - Financial Risk Management 23
Principali standard per la costruzione del framework di ERM 23
Il processo di risk management 25
1 Identificazione degli obiettivi 25
Risk assessment 26
identificazione/descrizione 26
stima dei rischi 26
valutazione dei rischi - il modello economico valutativo 27
Risk treatment 28
Monitoraggio dei rischi sostenuti 29
Creare valore dal rischio 29
Creare valore con le strategie di hedging 29
Creare valore sfruttando l’upside risk: le strategie di risk
taking 30
6 - Misurare il rendimento di un investimento 31
Progetto di investimento 31
Soglie minime di rendimento per le imprese e per i progetti a
confronto 32
Utilizzo della soglia minima di rendimento dell’impresa per
singoli progetti 32
Costo del capitale netto dei progetti 32
Costo del debito nell’analisi dei progetti 32
Struttura finanziaria e costo del capitale di un progetto 33
Misurare il rendimento: le scelte di fondo 33
Misure contabili di rendimento e flussi di cassa a confronto 33
Dalle misure contabili di rendimento ai flussi di cassa 34
Flussi di cassa totali e flussi di cassa incrementali 34
Flussi di cassa attualizzati e flussi di cassa nominali 35
Criteri decisionali relativi agli investimenti 36
Criteri decisionali basati sul reddito contabile 36
Criteri decisionali basati sul flusso di cassa 36
PAYBACK PERIOD 36
VAN - VALORE ATTUALE NETTO 37
Proprietà del criterio del VAN 37
Tasso interno di rendimento TIR 38
Progetti alternativi e capital rationing 39
7 - Decisioni di finanziamento e rischi finanziari 41
Strumenti finanziari 41
Forme di equity 42
Capitale proprio: owner’s equity 42
Venture capital e private equity 42
Capitale autoprodotto - le fonti interne 43
Strumenti di equity 44
Azioni ordinarie - common stock 44
Warrant 44
Contingent Value Right - CVR 44
2 Forme e strumenti di debito 45
Debiti bancari 45
Finanziamenti bancari a breve termine 46
Apertura di credito in conto corrente 46
Apertura di credito ipotecario 46
Sconto di effetti 46
Riporto 46
Polizza di credito commerciale 46
Factoring 46
Anticipazioni su future riscossioni 47
Anticipazioni su fatture 47
Finanziamenti bancari a lungo termine 47
Obbligazioni (bond) e altri finanziamenti sul mercato finanziario
47 Leasing 48
Finanza strutturata e forme di debito innovative 48
Cartolarizzazione 48
Linee di credito finalizzate 48
Le fonti ibride 49
Debito convertibile 49
Obbligazioni con opzione - option-linked bond 49
Azioni privilegiate (preferred stock) e azioni di risparmio 49
Finanziamenti soci e debito mezzanino 50
Strumenti derivati 50
8 - Progettazione struttura finanziaria e ciclo di vita di un’impresa 51
Progettazione della struttura finanziaria 51
Scelte di finanziamento 52
Finanziamento interno ed esterno: confronto 52
Crescita, rischio e finanziamento 52
Il passaggio da private a public: processo di raccolta del capitale
53 Espansione di un’impresa non quotata: raccolta fondi tramite
private equity 53
Quotare un’impresa 54
Fasi di una IPO 55
Il costo della quotazione 56
Scelte per un’impresa quotata 57
Sottoscrizioni generiche 57
Collocamento privato 57
Emissioni riservate agli azionisti 57
3 e Fondamenti
1 - Principi
Attività = ASSET
● Asset in place: presente
● Growth asset - futuro
Passività = Finanziamento delle attività
● debt: capitale di terzi
● equity: capitale proprio
Principi della finanza aziendale:
1. Principio di investimento
a. investire in attività e progetti con un rendimento atteso superiore ad una
soglia minima di rendimento
2. Principio di finanziamento
a. scegliere una struttura finanziaria che massimizzi il valore degli investimenti
effettuati e sia in linea con il tipo di investimento da effettuare.
3. Principio dei dividendi
a. restituire il denaro ai proprietari dell’impresa ogni qualvolta non ci sia
un’opportunità di investimento in grado di generare un rendimento superiore
ad una soglia minima.
b.
L’obiettivo della finanza aziendale è quello di massimizzare il valore dell’impresa(asset o
patrimonio netto) al quale è associato l’obiettivo complementare di minimizzazione del
rischio d’impresa.
Per politiche di investimento si intende quel tipo di decisioni che permettono all’impresa di:
1. generare ricavi e profitti
2. minimizzare i costi
Il valore di un’impresa è il valore attuale dei flussi di cassa attesi, attualizzati ad un tasso
che rifletta la rischiosità degli investimenti e la struttura finanziaria utilizzata per finanziarli
L’obiettivo dell’impresa è la massimizzazione del valore che si traduce quindi nella
massimizzazione del prezzo azionario. Tale obiettivo viene misurato tramite variabili, quali
massimizzazione dell’utile o del tasso di crescita o la minimizzazione dei costi o tasso di
rischiosità.
Requisiti dell’obiettivo ideale:
● avere una definizione chiara di tale obiettivo
● poter essere misurato con chiarezza e tempestività
● non creare costi per altri gruppi o entità superiori ai benefici per l’impresa
● Massimizzazione del valore dell’impresa (senso ampio)
○ massimizzazione del valore
■ massimizzazione del valore del capitale netto
● massimizzazione del prezzo azionario (senso ristretto)
Ad una definizione più ristretta corrispondono maggiori costi collaterali potenziali.
4
Tipologia di obiettivo e potenziali costi collaterali
● massimizzazione del valore dell’impresa
○ può generare costi sociali talmente elevati da richiedere la modifica
dell’obiettivo
○ quando la proprietà e la gestione dell’impresa sono disgiunte, può nascere un
conflitto di interessi tra azionisti/proprietari e management
● Massimizzazione del valore del capitale
○ può far nascere un ulteriore conflitto di interessi tra azionisti e obbligazionisti
● massimizzazione del prezzo azionario
○ eventuali inefficienze dei mercati finanziari possono produrre un’errata
allocazione delle risorse e indurre a decisioni sbagliate.
L’obiettivo unico nel processo decisionale è la massimizzazione dei prezzi azionari. Ci sono
3 motivi alla base di questa scelta:
1. il prezzo azionario è un parametro immediatamente e costantemente osservabile per
giudicare l’operato di un’impresa quotata, in quanto i prezzi azionari sono
costantemente aggiornati
2. i prezzi azionari riflettono gli effetti di lungo termine delle politiche aziendali e le
prospettive future
3. scegliere la massimizzazione dei prezzi azionari come funzione obiettivo fornisce un
criterio chiaro con cui scegliere i progetti di investimento e le modalità di
finanziamento
Aziende quotate in borsa → massimizzazione prezzo azionario
Aziende non quotate → massimizzazione del valore dell’impresa
Scenario ideale per la massimizzazione del prezzo azionario
Esiste uno scenario ideale per massimizzare il prezzo azionario senza effetti collaterali e
senza conflitti di interessi, a patto che vengano rispettate le seguenti condizioni:
● il management agisce negli interessi degli azionisti
● esistono meccanismi che proteggono il capitale di terzi(banche e obbligazionisti)
dalla possibilità di espropriazione da parte degli azionisti
● i mercati finanziari sono efficienti e il management non cerca di ingannarli
circa le prospettive future dell’azienda
● non ci sono costi sociali
2 - Corporate governance
Con il termine corporate governance si intende il complesso dei meccanismi usati dai
portatori di capitale (creditori e azionisti) al fine di assicurare un adeguato rendimento dai
propri investimenti, sviluppando sistemi di gestione dei conflitti di interesse e di direzione e
controllo dell’impresa. E’ quindi definita come l’insieme di strutture e processi per la gestione
dell’impresa nei rapporti tra i vari stakeholders.
5
Azionisti e management
Gli azionisti hanno il potere di disciplinare e destituire i manager che non dimostrino di
lavorare nel loro interesse con due meccanismi:
● Assemblea Annuale
○ ogni detentore di azioni può esercitare il diritto di voto per delega, ma il
management in carica parte con un netto vantaggio. Nel caso in cui gli
azionisti non siano soddisfatti dell’operato dei manager, l’opzione più
semplice è quella di vendere le azioni
● Consiglio di Amministrazione
○ nelle imprese quotate, il CdA è l’organo supervisore della gestione
Il potere che hanno gli azionisti di influenzare le decisioni del management in modo diretto -
Assemblea Annuale - o i modo indiretto (attraverso il C.d.A.) può dipendere da come sono
ripartiti i diritti di voto fra gli azionisti e chi possiede le quote della società.
● Diritti di voto
● Fondatori/proprietari
● Investitori attivi o passivi
● Presenza di azionisti con interessi contrastanti
Corporate Governance forte: è presente in società che hanno una sola classe di azioni,
limitate partecipazioni incrociate e molti investitori attivi.
Corporate Governance debole: caratterizza società con diverse tipologie di azioni, molte
partecipazioni incrociate e molti investitori passivi
Quando l’impresa diventa il target di un tentativo di hostile takeover, per un management
inefficiente lasciare che l’acquisizione avvenga spesso implica il licenziamento. I meccanismi
(non richiedono l’approvazione degli azionisti) che il management può utilizzare per
proteggere i propri interessi da quelli degli azionisti sono:
● greenmail: si verifica quando il management rileva partecipazioni azionarie a prezzi
superiori a quelli di mercato con conseguenze negative sui prezzi azionari, al fine di
far perdere valore all’impresa rendendo l’acquisizione dell’impresa meno appetibile.
● golden parachute: istituzione di una clausola nei contratti dei manager che assicura
loro il pagamento di una somma elevata qualora essi perdano il loro lavoro a seguito
dell’acquisizione
● poison pill: emissione di titoli che si attivano in caso di offerte di acquisizione ostili e
danno agli azionisti il diritto di acquistare azioni a un prezzo che è ben superiore a
quello corrente alla data dell’emissione del diritto, ma che diviene spesso molto
inferiore ai prezzi di mercato
Meccanismi che invece richiedono l'approvazione degli azionisti sono:
● clausole anti-takeover
○ super-majority amendment: stabiliscono che per acquistare il controllo
dell’impresa il potenziale acquirente deve acquisire più del 51% normalmente
necessario
● operazioni straordinarie volte a bloccare l’acquisizione
Stock option come possibile soluzione al conflitto azionisti - management
6
Le stock option sono strumenti finanziari che danno al possessore il diritto di acquistare
azioni di una società o di società ad essa collegate ad un determinato prezzo, detto strike
price(prezzo d’esercizio). Tale diritto sarà esercitato quando lo strike price sarà inferiore al
valore di mercato dell’azione. Le stock option esistono solo per le società quotate e sono
conferite spesso ai dipendenti con il fine di aumentare la loro produttività. Tali opzioni però
possono creare arbitraggio sui prezzi delle azioni e un conseguente sfruttamento del capital
gain loro legato in fase di conferimento. Vengono quindi corredate da patti di lock in o lock
up che consentono la cessione trascorsi uno o due anni dal loro conferimento. Inoltre alle
stock option è legato il reato di insider trading che si verifica se il manager favorisce
temporanei rialzi dei prezzi per trarre profitto dall’esercizio delle opzioni e dalla successiva
vendita delle azioni ottenute.
Azionisti e obbligazionisti
La radice del conflitto sta nella diversa natura dei diritti sui flussi di cassa che spettano ai
due gruppi. Gli obbligazionisti in genere hanno priorità di pagamento rispetto agli azionisti,
ma ricevono somme fisse. Gli azionisti invece hanno diritto al pagamento dei flussi di cassa
residuali, ma hanno l’opportunità di dichiarare fallimento nel caso in cui l’azienda non abbia i
fondi necessari per adempiere ai suoi obblighi finanziari.
1. investimenti rischiosi: quando un’impresa si trova a dover decidere se investire o
meno in un progetto rischioso, gli azionisti possono essere favorevoli in ragione del
potenziale profitto mentre gli obbligazionisti più diffidenti, dal momento che sono
esposti al rischio di perdite - downside risk - mentre non potranno godere dell’upside
risk.
2. ulteriore indebitamento: gli obbligazionisti non vorrebbero che il livello di
indebitamento aumentasse, in quanto l’impresa potrebbe non essere in grado di
onorare il debito
3. ulteriori dividendi/riacquisti di azioni proprie: gli aumenti dei dividendi sono
seguiti da un rialzo del prezzo dell’azione,viceversa per le riduzioni dei dividendi. I
prezzi delle obbligazioni invece reagiscono negativamente agli aumenti dei dividendi
e positivamente ai tagli
L’impresa e i mercati finanziari
Una funzione obiettivo incentrata sui prezzi di mercato è più efficiente dalle altre sotto il
punto di vista della misurazione, in quanto il risultato delle politiche aziendali è rivelato
dall'andamento dei prezzi azionari ed è quindi un dato chiaro e misurabile. Il problema dei
prezzi di mercato è che, essendo stabiliti dai mercati finanziari, rifletteranno un valore reale
soltanto in presenza di mercati finanziari efficienti. In tali mercati, sia le imprese che gli
investitori accetteranno il prezzo azionario come corretta misura del successo delle decisioni
aziendali, facendo nascere però due problemi: il problema dell’informazione e il problema
del mercato.
Problema dell’informazione: i prezzi di mercato si basano sull’informazione sia pubblica,
fornita dall’impresa, sia privata, fornita da analisti. La diffusione delle informazioni può venire
però ritardata o soppressa dalle aziende, soprattutto quando essa contiene notizie negative.
Un altro problema riguarda alcune aziende, le quali preoccupandosi di far salire il prezzo
7
delle azioni, trasmettono ai mercati finanziari informazioni volutamente fuorvianti circa la loro
situazione attuale e le loro prospettive future. Tali informazioni generano una discrepanza tra
valore e prezzo dell’azione,
Problema del mercato: anche se l’informazione viene trasmessa ai mercati finanziari in
modo completo e senza distorsioni, non c’è nessuna garanzia che il prezzo azionario
risultante rappresenti una stima oggettiva del valore.
● Non sempre i mercati finanziari valutano in modo ragionevole e razionali gli effetti di
nuove informazioni sul prezzo di un’azione.
● Talvolta i mercati finanziari reagiscono in modo eccessivo
● In alcuni casi gli insider riescono a muovere i mercati a loro favore e spesso a danno
degli altri azionisti.
Molti sostengono che la massimizzazione del prezzo azionario induca il management ad
avere un orientamento di breve periodo. Secondo questa tesi, i prezzi azionari sono
determinati da trader, investitori a breve termine, e analisti, cioè soggetti che detengono le
azioni in portafoglio solo per brevi periodi o interessati soltanto a prevedere correttamente gli
utili del prossimo trimestre. Un management orientato alla creazione di valore nel lungo
termine, sarebbe perciò penalizzato dai mercati, ma l’evidenza empirica disponibile
suggerisce che i mercati valutano le implicazioni di lungo termine maggiormente.
L’impresa e la società
Alcuni studiosi ritengono che l’obiettivo di massimizzazione del valore per gli azionisti -
stockholder - vada sostituito con un obiettivo di più ampia portata, cioè la massimizzazione
del valore per tutti gli stakeholder. E’ però poco praticabile per le seguenti ragioni:
● quando ci sono molti stakeholder, con obiettivi tra loro diversi, ci saranno situazioni in
cui si deve scegliere fra questi obiettivi
● un ulteriore problema è quello di quantificare costi e benefici per certi portatori di
interesse.
● il problema maggiore è che rendendo il management responsabile nei confronti dei
diversi portatori di interessi, si rischia di non renderlo di fatto responsabile nei
co
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