EXCURSUS STORICO
Impresa:
- Manifestazione economica recente.
- Sviluppata a seguito della rivoluzione industriale di metà ‘700, con la meccanizzazione
dell’aGvità economica, che comportò aumento di cosJ fissi, aumento nell’intensità di
capitale, sviluppo dei mercaJ.
- Approccio scienJfico-manageriale arriva solo a inizio ‘900 (Taylor 1911)
L’evoluzione si caraSerizza in due traG:
- StraJficazione
= aggiunta di nuove realtà come l’impresa a quelle vecchie come arJgianato.
- Integrazione
= influenza e cambiamenJ generaJ dalle nuove conquiste tecnologiche
COS’È L’IMPRESA?
- È un isJtuto (inteso come società umana) economico e sociale. Si occupa della
trasformazione delle risorse (=input) in beni, cioè prodoG e servizi con valore sul mercato
superiore a quello delle risorse di partenza.
- Ha moJvo di esistere quando valore output > valore input.
PRECISAZIONI:
- Totale risorse = totale cosJ (/= componenJ negaJvi di reddito).
- ProfiSo /= ricchezza residuale
- AGvità imprenditoriale è un input parJcolare il cui valore è definito dal profiSo.
IL COMPITO DELL’IMPRENDITORE?
Realizzare buoni rapporJ con stakeholder (/= portatori di interesse, /= azionisJ, fornitori,
dipendenJ, ecc.).
TIPOLOGIE D’IMPRESA
- ArJgianali
- Medio-piccole
- Grandi
COME DISTINGUERE LE IMPRESE?
Esistono 4 variabili fondamentali:
- Capitale invesJto
Dipende dalla lavorazione dell’impresa che può essere capital intensive (= molJ processi
à
automaJzzaJ) o labour intensive. Nel primo caso le dimensioni possono essere
sovrasJmate.
Non si Jene conto dei beni in leasing (/= in locazione)
à Il capitale invesJto non indica la possibile appartenenza a gruppi d’impresa.
à
- Numero di addeG
Efficiente se uJlizzata in modo complementare al capitale invesJto in modo da
à
comprendere il livello di automazione.
- FaSurato
Indice meno correSo. Non Jene conto del grado di integrazione verJcale.
à
- Valore aggiunto
Indice più valido, ma non semplice da calcolare in via analiJca. Si può oSenere in via
à
sinteJca deducendo il valore dell’input da quello dell’output ma è una misura grossolana.
LA FILIERA PRODUTTIVA E L’INTEGRAZIONE VERTICALE
È l’insieme delle lavorazioni che portano un prodoSo al suo completamento partendo da alcuni
faSori primari. Lungo la filiera si genera il valore aggiunto.
Quando l’impresa assume una posizione all’interno della filiera, decidendo cioè quali fasi del
processo produGvo sviluppare, essa sta determinando il suo grado di integrazione verJcale.
AD OGNI IMPRESA IL SUO BILANCIO
- Grandi imprese bilancio ordinario
à
- Medio-piccole imprese bilancio abbreviato
à
- ArJgianali bilancio per le microimprese
à
GRUPPO D’IMPRESA
- Insieme di imprese giuridicamente separate ma legate da legami azionari che consentono il
controllo stabile di tuSe le aGvità garantendone il coordinamento. Ne esistono diversi Jpi:
gerarchico, associaJvo, conglomerale.
GRUPPO GERARCHICO
- Una capogruppo (/= holding) deJene i Jtoli necessari alle altre.
- La holding può essere finanziaria se non produce, operaJva se produce. TuSe le altre del
gruppo sono operaJve.
- Spesso si ha fusione di capitali ed unificazione dei processi decisionali.
- Si avrà bilancio consolidato.
GRUPPO ASSOCIATIVO
- Potere equivalente nelle imprese.
- Imprese legate da legami azionari reciproci. (ex: economia cinese).
GRUPPO CONGLOMERALE
- Solo legami finanziari a causa della diversità dei seSori.
QUASI GRUPPI
- Si formano per via di legami economici ma anche personali.
LE RISORSE
- Materiali (= materie prime, impianJ)
- Immateriali (=conoscenze)
- Umane (= dipendenJ, fornitori)
DIVERSI TIPI DI SOCIETÀ
In Italia abbiamo:
- Società di persone
Non hanno bisogno di capitale iniziale né di depositare il bilancio.
à I soci sono generalmente anche amministratori.
à La responsabilità è illimitata con il proprio patrimonio personale.
à Si dividono in SNC (= società a nome colleGvo), SAS (= società in accomandita semplice),
à
SS (= società semplice).
- Società di capitali
La responsabilità del socio è determinata dal capitale invesJto.
à Si disJnguono in SPA (società per azioni), SRL (società a responsabilità limitata), SAPA
à
(società in accomandita per azioni)
- Società cooperaJve
Non hanno scopo lucraJvo, bensì mutualisJco (= forniscono direSamente ai soci beni,
à
servizi ed occasioni di lavoro a condizioni più vantaggiose di quelle presenJ sul mercato)
PRECISAZIONI:
- Negli ulJmi anni è nata anche la SRLS, cioè SRL semplificata che permeSe di cosJtuire una
SRLS con solo 1 euro di capitale anziché 10k. SPA e SAPA, ad esempio, sono cosJtuibili con
un minimo di 50k.
STAKEHOLDER E SHAREHOLDER
- Stakeholder = portatori di interesse = tuG gli aSori che portano avanJ l’impresa.
- Shareholder = azionisJ (/= imprenditori se possiedono grandi capitali)
In una visione semplificata si ha solo creazione di valore per gli azionisJ (e dunque per
l’imprenditore) ma in realtà esistono molJ aSori: banche, fornitori, dipendenJ; e tra quesJ
esistono complesse relazioni. Secondo una visione stakeholder, maggiore è il sistema di queste
relazioni, maggiore sarà il valore di output e dunque il profiSo dovrebbe essere condiviso.
Inizialmente si era direG verso la visione shareholder (à massimizzazione del profiSo con ogni
mezzo), ma oggi questo non è più tollerato e dunque si tende verso l’oGca stakeholder. La
transizione è avvenuta per 4 moJvi fondamentali:
- Globalizzazione
Progressiva apertura dei mercaJ
à Crescente integrazione economico-sociale-culturale
à Entrata della Cina del mercato internazionale
à Nascita delle opportunità di sfruSamento dei gap isJtuzionali sociali e culturali
à
- IpercompeJzione
Aumento concorrenza ed aggressività per via dello sviluppo tecnologico che rende labili i
à
confini seSoriali
Più compeJtors, più pressione per la ricerca di nuove fonJ di ricchezza
à
- QuesJone ambientale
Risorse scarse ma aSori in aumento
à Sistemi deboli e corroG hanno permesso la non-curanza dell’ambiente
à
- Fallimento sistemi corporate governance
Fragilità dei sistemi di controllo può causare comportamenJ negaJvi come lo
à
sfruSamento da parte dei dirigenJ (ricordiamo alcuni scandali come Parmalat o
Volkswagen)
La visione shareholder genera disuguaglianze, in quanto si avranno poche persone con grandi
ricchezze e molte con nessuna ricchezza (cioè gli operai). Tutelare ogni portatore di interesse è
divenuto caposaldo dell’oGca stakeholder.
LA RESPONSABILITÀ SOCIALE D’IMPRESA (RSI /= CSR)
- È la strategia aSraverso cui seguire un’interazione bilanciata fra valore azionisJ e interessi
degli stakeholder.
- Il mantenimento nel tempo di una buona aSenzione agli ambiJ economico, sociale ed
ambientale (triple boSom line) si definisce CS (corporate sustainability).
APPROCCIO STAKEHOLDER ALLA RSI
PoliJche di RS portano alla riduzione dei cosJ, infaG:
- Riducono i confliG, le proteste e gli scioperi.
- Aumentano il controllo dei rischi aziendali quali rapine, truffe e raggiri.
- Diminuiscono la necessità di monitoraggio dei dipendenJ.
- Diminuisce il rischio di free riding (= opportunismo).
- Fanno aumentare i ricavi per via della maggiore lealtà dei collaboratori, che si sentono più
coinvolJ, il che aumenta creaJvità ed innovazione.
- OggeGvamente parlando le imprese con una notevole CSR sono quotate di più in borsa.
APPROCCIO SHAREHOLDER ALLA RSI
- La RSI riguarda lo stato e non l’impresa.
- La RSI è dannosa per le aziende perché comporta l’aumento degli obieGvi, impedendo la
massimizzazione dei profiG ed aumentando i cosJ di produzione.
- La RSI causa indebolimento degli incenJvi manageriali e dei meccanismi di controllo, i
manager potrebbero nascondere una loro incapacità di gesJone con un finto interesse per
l’ambiente, uJlizzato come scusa per il basso profiSo.
DIFFERENTI TIPI DI STAKEHOLDER
Esistono:
- Stakeholder interni
- Stakeholder esterni
GLI STAKEHOLDER INTERNI
- Sono coloro con più relazioni con l’impresa, (vi è una relazione di contributo-ricompensa)
dunque: manager, dipendenJ, azionisJ.
Focus sugli azionis':
- La proprietà dell’impresa può essere frazionata in quote di partecipazione, le azioni. In base
alla riparJzione del capitale la struSura proprietaria può essere di due Jpi: concentrata (=
pochi soggeG, quote elevate) o frammentata (tanJ soggeG, quote basse).
- Esistono imprese a proprietà pubblica con presenza di stakeholder interni pubblici (= dello
stato), esempi sono: Enel, Telecom, Eni. Queste si definiscono imprese municipalizzate.
- Esistono azionisJ di maggioranza o di minoranza (in base alla dimensione di
partecipazione), a proposito di ciò ricordiamo la poliJca one share one vote.
- Esistono azionisJ finanziari o industriali in base alla natura dell’interesse.
- Esistono azionisJ privaJ o pubblici, in relazione alla presenza dello stato.
Le principali classi di azionisJ sono:
- Piccoli risparmiatori
AzionisJ di minoranza finanziari
à
- Gruppi aziendali
AzionisJ di maggioranza industriali
à
- Venture capitalist
Sia di minoranza che di maggioranza e generalmente finanziari
à Si occupano di invesJmenJ ad alto rischio, fondamentalmente in start-up,
à
acquistandone il 50% o più
Come guadagnano gli azionisJ?
- Dividendo
= ProfiSo generato dai Jtoli posseduJ nel caso in cui l’impresa abbia dell’uJle distribuibile)
- Capital gain
= Guadagno determinato dall’aumento di valore di un determinato strumento finanziario)
Focus sui dipenden':
- La loro posizione dipende da: partecipazione ai processi decisionali e rappresentanza e
rilevanza dei sindacaJ.
- Nel modello di capitalismo tedesco una quota di membri degli organi decisionali è riservata
ai rappresentanJ dei lavoratori.
Focus sul management:
- La sua posizione dipende da:
1) Dimensioni aziendali (/= complessità)
2) ArJcolazione della struSura proprietaria
3) Meccanismi di incenJvo
4) Efficienza del mercato finanziario
STAKEHOLDER ESTERNI
Stakeholder esterni primari:
- Compongono il sistema compeJJvo: fornitori, clienJ, concorrenJ.
- Vengono anche definiJ stakeholder di filiera.
- Per l’analisi degli stakeholder esterni primari si uJlizza il modello delle 5 forze di Porter.
Spiegazione dello schema:
- In verJcale gli stakeholder avenJ rapporJ di natura consequenziale con l’impresa
- In orizzontale quelli con i quali ci si confronta simultaneamente sul mercato.
Le relazioni lungo la filiera sono fondamentali ed analizzabili aSraverso tre faSori:
1-Il mercato di fornitura e sbocco:
- Nel caso di un mercato molto concentrato, fornitori e clienJ avranno potere contraSuale
forte.
- Nel caso di un mercato frammentato i vantaggi li ha l’impresa che può rivendicare maggiori
quote di valore aggiunto.
2-Il valore dello scambio:
- È legato al conceSo di specificità di una risorsa, cioè quanto questa sia legata all’azienda
che la produce. La necessità di risorse specifiche crea una dipendenza da determinaJ
produSori.
3-Le caraSerisJche della relazione:
- Riguardano la trasparenza informaJva, la fiducia e la frequenza di scambi e transazioni.
Orizzontalmente, i concorrenJ hanno spesso aSeggiamenJ molto compeJJvi, la cui intensità
dipende da tre faSori:
- Tasso di concentrazione
- Differenziazione prodoG e concorrenJ
- Condizioni di costo
Concorrenza maggiore in mercaJ frammentaJ e con prodoG simili, sopraSuSo in seSori con
à
forJ economie di scala.
A proposito dei nuovi entranJ, esistono diverse forme di barriere all’entrata:
- Alto fabbisogno di capitale (ex: seSore del trasporto aereo)
- Presenza di forJ economie di scala
- Accesso privilegiato alle risorse
- Differenziazione (= presenza di marchi)
Stakeholder esterni secondari:
- Sono lo stato e i ciSadini, la comunità, gli organismi internazionali, il sistema finanziario.
- Sono tuG gli aSori avenJ un rapporto di sola influenza nelle dinamiche aziendali.
Vediamo i vari aSori:
- Sistema finanziario
Gli operatori finanziari offrono all’impresa capitali di debito
à Il loro ruolo dipende dal livello di indebitamento dell’impresa, dalle sue dimensioni e dal
à
presJgio della stessa, oltre che da alcune caraSerisJche generali dell’intero sistema
finanziario
- Società
Si torna a parlare di CS
à
- Sistema pubblico e macroambiente
Le imprese operano in un contesto regolamentato. Lo stato tutela la concorrenza,
à
determina i tassi di interesse, controlla l’efficienza dei servizi, controlla i mercaJ.
LE COMBINAZIONI ECONOMICHE GENERALI
- Sono l’insieme delle operazioni economiche svolte dalle persone in un isJtuto.
- Possono essere produGve o di consumo.
- Si arJcolano in coordinazioni economiche parziali (= insiemi di processi caraSerizzaJ da una
determinata funzione: finanza, ricerca, commerciale).
Le coordinazioni parziali si riconducono alle classi e soSoclassi di operazioni:
Configurazione asseSo isJtuzionale (= nascita, crescita, sviluppo dell’impresa)
à GesJone
à Organizzazione (= assegnare compiJ e responsabilità)
à Rilevazione (= raccolta informazioni per eseguire scelte correSe)
à
IL SISTEMA DEGLI ACCADIMENTI
- È l’insieme di azioni e fenomeni che si manifestano in un’impresa e le combinazioni
economiche ne sono un esempio.
- Una speciale categoria di accadimenJ è il sistema delle operazioni, cioè le aGvità svolte
dalle persone.
AREE D’AFFARI O DI BUISNESS (/= COMBINAZIONI ECONOMICHE PARZIALI)
- Un’impresa con una sola area d’affari è deSa monobusiness, con più aree d’affari è deSa
mulJbusiness (ex: StellanJs, Poste Italiane, Brembo)
- Sono il risultato di mosse di diversificazione.
- Ogni area d’affari è definita da una determinata gamma di prodoG desJnata ad un mercato
specifico.
IL CICLO DI GESTIONE
Si cosJtuisce di 4 parJ:
1) Finanziamento
Le risorse finanziarie necessarie per dare vita ad un’aGvità sono date dai soci azionisJ o
à
in alternaJva a presJto (con finanziamenJ a Jtoli di capitale proprio oppure finanziamenJ
di terzi)
2) InvesJmento
Si aSua in beni materiali come gli impianJ o le materie prime, ma anche in servizi di
à
lavoro dipendente o autonomo e in servizi quali utenze telefoniche e trasporJ
3) Trasformazione
È la combinazione dei faSori produGvi col fine di oSenere il prodoSo finito
à Avviene lungo la filiera di produzione
à
4) Vendita
Comprende vendita e controllo dell’incasso
à
AGGIUNTE:
- Un’impresa che non investe è desJnata ad uscire dal mercato.
- Esiste l’autofinanziamento per il quale una società produce uJli e li reinveste.
LE CONDIZIONI DI FUNZIONAMENTO DELL’IMPRESA
Sono quaSro:
1) Equilibrio reddituale
È l’equilibrio cosJ-ricavi
à Può nascondere inefficienza, esternalità negaJve, incongruità nelle remunerazioni e
à
molto altro
2) Efficienza
Rendimento fisico-tecnico dei processi produGvi
à
3) Flessibilità
Capacità di innovazione e adaSamento
à
4) Equilibrio monetario
Capacità di far fronte agli impegni di pagamento
à
L’ECONOMICITÀ
- È l’obieGvo di un’azienda.
- È la capacità di perdurare nel tempo, aSraendo risorse sufficienJ alla remunerazione di
ogni condizione produGva e di consumo.
- LegaJ all’economicità sono i conceG di autonomia (= perdurare senza intervenJ esterni) e
durabilità (= perdurare in ambiente mutevole)
- Per il principio di economicità si devono seguire determinaJ fini economici isJtuzionali che
per le imprese possono essere le remunerazioni, per le famiglie l’appagamento dei bisogni,
per lo stato il soddisfacimento dei ciSadini e le remunerazioni, per le ONP il
soddisfacimento dei fruitori e degli associaJ, così come la remunerazione dei dipendenJ.
PRECISAZIONI:
- Economicità non è massimizzazione del profiSo. È equilibrio economico di lungo periodo.
IL BILANCIO
Si cosJtuisce di tre tavole:
- Stato patrimoniale (balance sheet)
- Conto economico (income statement)
- Rendiconto finanziario (cash flow statement)
STATO PATRIMONIALE
- Si cosJtuisce ad una certa data
- A sinistra (/= dare /= aGvità) beni e diriG di Jtolarità dell’impresa
à
- A destra (/= avere /= passività e capitale proprio) diriG passivi verso terzi
à
- Valore totale aGvità = valore totale passività + capitale proprio
- UJle = diriG degli azionisJ sul totale aGvo, va in avere; indica che i beni/diriG di Jtolarità
dell’impresa sono aumentaJ nell’ulJmo anno aumentano cioè le condizioni di
à
produzione aGve
- Perdita = differenziale negaJvo di condizioni di produzione rispeSo ad inizio anno, gli
azionisJ si fanno carico della perdita, va in dare
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