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Economia aziendale - Business

Il business è un investimento economico reale o produttivo dove viene posto in rischio un capitale. Nel secondo caso, il capitale viene messo a rischio per produrre dei beni che possono soddisfare direttamente o indirettamente bisogni e aspirazioni. Dunque, i business possono essere classificati in:

Classificazione dei business

  • B2B: L'investimento economico produttivo ottiene beni che sono destinati ad essere utilizzati come fattori produttivi in un altro business (ad esempio, un'azienda che produce cartone per le scatole della pasta). Sono dunque destinati a soddisfare bisogni e aspirazioni in modo indiretto.
  • B2C: Business che producono beni destinati al consumo finale (ad esempio, l'azienda Barilla).

Può essere definito come un capital investment (sinonimo di esso). Nel capital investment c'è un aspetto economico e un aspetto finanziario. Un capital investment è l'unione di un investimento economico e di un investimento finanziario.

Ciclo di vita di un business

Il business nasce da una business idea; sono tra loro differenti a seconda della tipologia. Ogni business ha una durata economicamente utile, denominata vita economica del business. Il ciclo di vita di un business si articola in 4 fasi:

  • Fase di introduzione del prodotto (introduction)
  • Fase di espansione o di crescita del prodotto (growth)
  • Fase di maturità (maturity)
  • Fase di declino (decline)

Grafico: riporta i costi, ricavi e il profitto. Il grafico in alto somma i ricavi dei diversi anni, ma concentriamoci su quello in basso. All'inizio nella fase di introduzione i ricavi sono bassi perché il prodotto è poco conosciuto e il prezzo di introduzione sul mercato non può essere elevato. I costi non partono da zero, perché ci sono i costi dei fattori di struttura (macchinari), sono i costi fissi relativi alla capacità produttiva. Inizialmente il profitto annuo può anche essere negativo, probabilmente a causa dei costi di capacità che non siamo ancora in grado di coprire. Poi c’è la fase di crescita, il bene è sempre più conosciuto; dunque, i ricavi crescono (più Q vendute e il prezzo potrebbe aumentare essendo che aumenta il valore del bene – apprezzamento consumatore). Nella fase di maturità succede che il prodotto è conosciuto al massimo e non riesce a espandersi ulteriormente. Le vendite sono costanti e il RO è stabilizzato. In questa fase iniziano ad esserci dei concorrenti che vendono beni con funzioni diversificate e efficienti, magari più apprezzate, oppure subentrano beni con prezzi più bassi. Inizia la fase di declino...

La durata delle fasi dipende dal tipo di business (prodotto con contenuto tecnologico o prodotto legato alla moda), dipendono dai gusti dei consumatori e da come possono cambiare e infine dipendono dalle strategie di marketing (o operazioni di marketing).

L'economicità del business - La BEA

Uno dei modelli più utilizzati per controllare l'economicità di un business è il modello della break-even analysis (BEA); essa ci permette di attuare i calcoli economici circa un business. Studia le variazioni del risultato operativo di un business al variare della quantità prodotta o venduta. Dunque, non studia come cambia il RO nel tempo, ma è in funzione delle Q prodotte e vendute. Si parla di un modello semplificativo che si basa su 3 ipotesi fondamentali:

  • La funzione del RO può essere espressa con una funzione lineare (funzione dei ricavi e dei costi vengono rappresentate attraverso delle rette).
  • La Q prodotta non viene fatta variare da 0 a infinito, ma all'interno della capacità produttiva dei fattori di struttura.
  • Le Q prodotte e le Q vendute siano uguali. Non si tiene conto delle possibili rimanenze.

All'interno di un'azienda possono esserci più business. In questo caso si utilizza un modello di BEA più evoluto, ma noi consideriamo solo quello che si basa su una sola produzione.

RO= contrapposizione ricavi e costi.

La funzione di ricavo risulta: RP = pP * QP

La funzione di costo risulta: CP = costo degli impianti complessivo + quello delle materie + servizi + lavoro → CP = CI+CM+C+CL → (NI*pI)+cM*QP+cS*QP+cL*QP → (NI*pI) + [(cM+cS+cL)*QP].

La funzione del risultato operativo risulta: RO = (pP * QP) – (cM + cS + cL) * QP – (nI * pI).

Semplificazione della formula

(NI * pI) costi dei fattori di struttura sono costi fissi non dipendono dal volume di produzione → CoF (sommatoria di tutti i costi fissi sostenuti nel business)

(cM + cS + cL) * QP → costo variabile nel totale → CoV

(cM + cS + cL) → costo variabile unitario → cv (la somma dei costi variabili per un'unità di prodotto)

Otteniamo: RO(QP) = RP – CP = RP – CV – CF = (pP*QP) – [cv*QP] – CoF

Semplifichiamo ancora:

RO(QP) = [(pP-cv)*QP] – CoF

Infine:

RO(QP) = [mc*QP] – CoF Mc → margine unitario di contribuzione (tolti tutti i costi variabili ottengo il margine di contribuzione per coprire i costi fissi).

Funzione economica fondamentale del business

RO(QP) = [mc*QP] – CoF → rappresenta la funzione economica fondamentale del business. Da essa deriva la legge generale del business: tutti i business richiedono sempre un processo produttivo strutturato con un mix di costi fissi e di costi variabili. Con questa formula possiamo calcolare l’equazione fondamentale della BEA per calcolare la quantità obiettivo Q che ci consente di coprire tutti i costi fissi e di raggiungere un certo RO.

Q = RO+CoF/pP-cv → RO + CoF / mc

Moltiplichiamo entrambi i membri per il margine unitario di contribuzione (mc). Il margine di contribuzione unitario*Q = margine di contribuzione totale

La Q che ho trovato è quella che mi genera un mc totale che è in grado di coprire i costi fissi per poter ottenere il RO che mi era posta come obiettivo. Oppure possiamo sapere qual è la Qe che l’azienda deve produrre per avere i ricavi=costi → RO=0

Qe = CoF / pP-cv→ CoF/mc

Moltiplichiamo entrambi i membri per il mc. Dunque, è quella Q che una volta coperti i costi variabili mi lascia un mc totale capace di coprire completamente i costi fissi. Se non coprisse completamente sarei in perdita e se fosse maggiore avrei un utile.

Qe → la Q minima da produrre per pareggiare i costi di produzione con i ricavi.

17/10/22, Lezione 10 di economia aziendale. Un capital investment è l’unione di un investimento economico e di un investimento finanziario, e i modelli della break-even ci permettono di tenere sotto controllo gli aspetti economici del business.

Mc → differenza tra prezzo e costo variabile unitario.

Q → quel volume di produzione che mi produce un margine di contribuzione totale in grado di coprire interamente i costi fissi. Con anche la possibilità di ottenere un margine di RO.

Qe → la Q che mi permette di ottenere un equilibrio tra ricavi e costi (RO=0). Quella quantità che produce un margine di contribuzione totale che copre tutti i costi fissi, ma senza generare RO. Quel volume grazie al quale io raggiungo il break-even-point. Da cosa dipende la velocità con cui lo raggiungo, ossia non ho bisogno di un volume di produzione grande per raggiungere la parità tra costi e ricavi? Dipende dai costi fissi, tanto più pesanti sono i costi fissi tante più unità di prodotto io avrò bisogno per creare il margine di contribuzione che li copre; dipende anche dal margine di contribuzione unitario, più è grande meno saranno le Q che io ho bisogno per creare quel mc totale che copre tutti i costi fissi.

Modello grafico della BEA: funzione di ricavo, costo e RO

Il RO è dato dalla contrapposizione dei ricavi delle vendite e dai costi sostenuti dall'azienda.

Funzione dei ricavi: RP = pP * QP → equazione di una retta (il termine noto è pari a zero, quindi parte all’origine degli assi cartesiani, anche perché se produco e vendo zero non ho ricavi. Essa cresce secondo una pendenza data dal prezzo (coefficiente angolare della retta data – più sarà alto il prezzo più sarà inclinata verso l'alto la retta, in caso contrario verso il basso). Dire che i ricavi sono rappresentati da questa retta significa dire che il prezzo è costante al variare della Q (ipotesi di semplificazione perché i prezzi variano nella realtà), possiamo accettare questa ipotesi perché noi facciamo variare la Q in un intervallo delimitato (capacità produttiva) per il quale è accettabile fare questa semplificazione.

Funzione di costo totale della produzione: CP = (cM + cS + cL) * QP – (nI * pI). Costi variabili totali di produzione + costi fissi totali di produzione. Rappresentiamo le due funzioni e la somma grafica.

Funzione dei costi variabili: CoV=cv*QP (costo variabile unitario per le quantità). Il termine noto è pari a 0, dunque parte dall’origine degli assi cartesiani e ha una pendenza che dipende da cv (coefficiente angolare della retta).

Funzione dei costi fissi: CoF (QP)=CoF=(nI*pI): Possiamo immaginarla scritta come → 0*Q + COF. Il termine noto è dato dall’ammontare dei costi fissi e la pendenza è uguale a 0, dunque è parallela a QP (asse delle ascisse). Il loro ammontare non dipende da quanto io produco, non dipende dal variare di Q. Tuttavia, Q può variare solo all’interno della capacità produttiva dei macchinari che hanno dato luogo a quei costi fissi. Se io vado oltre alla Q sopportata dalla capacità produttiva dei macchinari → sono obbligata ad acquistare altri impianti e macchinari, dunque, il costo dei costi fissi aumenta. (Il costo non varia all’infinito ma varia in funzione della capacità produttiva).

Riportiamo la funzione dei costi fissi (parallela alle ascisse); aggiungiamo la funzione dei costi variabili; dobbiamo da queste due derivare la funzione dei costi totali di produzione: costi fissi + costi variabili (sommo graficamente le rette). Che caratteristiche ha questa funzione? Il termine noto è pari ai costi fissi.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Denise1801 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pavia o del prof Moisello Annamaria.
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