Drammaturgia antica – Pace, modulo A
Lezione 1 - 04/10/2022
Il teatro occidentale nasce ad Atene nel V sec. a.C., quando gruppi di persone si riunivano in diverse occasioni (festa di un dio, nozze, funerali) ed erano previste esibizioni davanti a piccole comunità dove coloro che si esibiscono conoscono coloro che guardano. Si tratta di esibizioni non connesse alla restituzione di un testo, ma il corredo musicale performativo di una festa le cui modalità e contenuti sono adattati alle diverse situazioni. La dimensione era orale; la poesia è sempre cantata o recitata con accompagnamento musicale. Prima dell’arrivo del teatro, è un tipo di performance che funziona perché chi esibisce e chi assiste condivide una serie di fatti.
Quando la potenza di Roma si affaccia sul Mediterraneo, si appropria della sua cultura dominante (greca) come propria tradizione culturale. Augusto ne farà un programma politico culturale specifico; Eneide > Enea scappa da Troia quando cade per arrivare in Italia e fondare la civiltà romana, disegno per cui la potenza di Roma è associata a Troia e i romani sono eredi dei greci. L’adozione volontaria di una tradizione culturale altra, i generi espressione delle diverse occasioni (greche) con il tempo si fossilizzano nel momento in cui si impone la scrittura come mezzo di comunicazione letteraria.
I greci non hanno uno stato unitario, ma polis come unità politiche, sono accomunati dalla stessa lingua e dalla stessa religione; feste panelleniche (di tutti i greci) in cui si radunavano in centri religiosi (Tempio di Zeus ad Olimpia, Tempio di Apollo a Delfi) ogni quattro anni con gare atletiche come forma di omaggio alla divinità (agoni – gare). Quando Atene, sul finire del VI secolo, comincia a prendere importanza, iniziano feste sempre più suntuose; nella seconda metà del VI secolo Pisistrato (potere di tiranni) farà costruire monumenti importanti e riorganizzerà il culto del dio Dioniso: con le grandi Dionisie, svolte in primavera, Atene diventa una grande vetrina ricca di cerimonie e gare performative (ditirambo – canto corale in onore di Dioniso). La popolazione di Atene è organizzata in dieci tribù, ognuna di esse si esibisce con un coro di ragazzi e uno di adulti, mille sono solo le persone che si esibiscono per i canti corali e a cui partecipavano tre tragediografi con quattro opere ciascuno (Eschilo, Sofocle, Euripide).
- Atena come patrona e destinataria (statua crisoelefantina di Fidia) – Partenone. Atena ha donato alla città la pianta dell’ulivo.
- Demetra, dea dell’agricoltura (Cerere, mondo romano) che la dona agli uomini nel racconto mitico dell’evoluzione dell’umanità. Sovraintende feste importanti ad Atene, i Misteri Eleusini – città di Eleusi, che garantiva una sorte felice nell’aldilà.
- Dioniso, dio del vino e dell’ebrezza, festa e gioia. Dioniso è inoltre il dio del teatro, spesso rappresentato con una maschera, segno evidente del fatto che in quel momento l’attore da voce ad un personaggio. La maschera è ciò che permette all’attore di cambiare identità creando l’illusione e che segna l’inizio e la fine della finzione.
Atene si coalizzerà poi contro la minaccia dell’impero persiano, vincendo (490 – 480). Nel 472 a.C. Eschilo mette in scena una tragedia intitolata "I Persiani", che fa eccezione perché non prende l’evento dal mito ma dalla storia collegandola al fatto che gli dèi erano dalla parte dei greci e dall’arroganza di Serse (hublis – arroganza e onnipotenza).
Nella tragedia spesso appare il tema dell’uomo che presume di sé, l’eroe tragico non è malvagio ma sempre in una via di mezzo. La tragedia greca non è una tragedia morale, è educativa nella misura in cui ci fa vedere chi siamo (morte, violenza, vendetta). L’eroe greco spesso sbaglia, è in questo che ci si può immedesimare, e la tragedia indaga il nesso tra la responsabilità e il nostro destino. Le storie non sono inventate, ma fanno parte della tradizione e si collocano in uno passato non calcolabile, i fatti sono veri (anche se non storici) e fondativi rispetto alla realtà, essi spiegano come si è arrivati alla realtà contemporanea, tutta la storia confluisce nell’invenzione del primo tribunale. Il mito spiega le ragioni per cui oggi ci comportiamo in un certo modo (Orestea di Eschilo – costruisce una parabola che va dalla guerra di Troia alla contemporaneità).
Le storie hanno un valore paradigmatico, funzionano per specchiarsi e confrontarsi, la dimensione collettiva tipica del teatro antico è molto forte.
Lezione 2 - 05/10/2022
I romani inaugurano la storia della ricezione del teatro greco, viene data da ogni epoca una lettura che porta ad una diversa interpretazione (rielaborazioni, rimesse in scena).
Il genere comico e tragico
I greci tendono rigorosamente a dividere il genere tragico da quello comico.
Il genere comico e tragico sono legati a due contesti diversi, ma collegati dalle feste Dionisiache. La tragedia utilizza il mito, mentre la commedia può utilizzare personaggi del mito (nelle Rane il protagonista è il dio Dioniso) con caratteristiche costanti (Dioniso raffigurato in modo femminile e pauroso, Eracle forzuto) che vengono mescolate con la realtà, ovvero con persone chiamate con nome e cognome sulla scena, rappresentate e caricaturate. Il mito rappresentato in tragedia è incorniciato nell’ambito della realtà teatrale, la rappresentazione tragica pone tra sé e lo spettatore la quarta parete (non c’è interazione fra attori e pubblico), la vicenda rappresentata è completamente separata dalla realtà esterna alla vicenda. Nella commedia l’interruzione della finzione scenica è continua, spesso gli attori si rivolgono al pubblico, il personaggio può improvvisamente parlare come attore e creare oscillazione tra la realtà rappresentata e la messa in scena. Tragedia e commedia si differenziano anche per il tipo di rapporto tra chi fa teatro e chi assiste, il rapporto con la realtà è diverso.
Sappiamo che la più antica delle tragedie arrivate fino a noi è di un tragediografo di nome Frinico che aveva messo in scena la presa di Mileto, città greca sulle coste dell’Asia minore minacciata dalla potenza persiana – si tratta del racconto dei prodromi della guerra persiana, Mileto chiede aiuto alla madrepatria e alle città della Grecia, gli ateniesi aspettano troppo a mandare gli aiuti richiesti e Mileto viene distrutta – nella rappresentazione di questa vicenda Erodoto ci racconta che il teatro scoppiò in lacrime e, per questo motivo, l’uso di mettere in scena eventi storici fu bandito e messo da parte in favore del mito. Il mito diventa un modo per parlare dell’attualità attraverso un filtro aggiuntivo, nelle storie estreme degli eroi riconosciamo aspetti della nostra vita (malattia, morte, violenza) e il filtro del mito ci permette di guardarle con una certa serenità, in quanto le storie vengono proiettate su uno schermo lontano e surreale.
Le opere
- Eschilo, Orestea (Agamennone, Coefore, Eumenidi)
- Sofocle, Edipo Re
- Aristofane, Acarnesi > del 425 a.C. si tratta della più antica commedia arrivata fino a noi. La prima scena vede il protagonista di nome Diceopoli (dike - giustizia, polis - città), nome parlante che, secondo una modalità tipica della commedia, vuole dare un’idea della funzione del personaggio che in questo caso ha a che fare con il fatto di essere un cittadino giusto. Diceopoli all’inizio degli Acarnesi si trova sulla scena da solo, si trova in un luogo chiamato Pnice (luogo in cui si riuniva l’assemblea dei cittadini in cui venivano prese le decisioni) per discutere della guerra del Peloponneso - Atene nel 425 combatte contro Sparta, è a capo della lega delio-attica (il cui tesoro veniva mostrato nelle grandi Dionisie). Le due città si contendono il potere sulla Grecia, gli spartani erano forti come opliti (fanti, combattenti nello scontro diretto sul terreno) e Pericle aveva pensato di puntare tutto sulla potenza navale, cercando di incontrare gli spartani in un ambito a loro più sfavorevole, tutti i contadini dell’Attica sono costretti a lasciare le campagne (inurbati) > nella commedia gli acarnesi sono i contadini del demo di Acarne, zona intensamente coltivata, compongono il coro e sono i personaggi più convinti nella guerra contro Sparta, d’altra parte Diceopoli cerca di farli ragionare > la prima rappresentazione sulla scena comica è quella di una democrazia in crisi, la popolazione non si rende conto di essere imbrogliata e di fare qualcosa contro i loro stessi interessi (la guerra). Gli Acarnesi sono importanti perché ci parlano di guerra e perché si creano due schieramenti, si tratta di una commedia sulla difficoltà di comunicare durante la guerra e sulla difficoltà di un regime democratico di funzionare.
- Aristofane, Rane > commedia che parla di tragedia, si tratta di uno sguardo contemporaneo sulla funzione e sulle caratteristiche della tragedia del V secolo con protagonisti Eschilo (tragedia di una volta) ed Euripide (tragedia più moderna). Dioniso vuole andare nell’Ade per recuperare Euripide, per farlo deve superare una serie di prove (si veste da Eracle, che per una delle sue 12 imprese si reca nell’Ade per recuperare il cane Cerbero), nel superarle Dioniso cambia e si rende conto di non dover cercare il miglior tragediografo, ma la tragedia utile che possa servire alla comunità (405 a.C., Atene è in guerra da 30 anni con Sparta). Il pericolo non viene individuato nella forza del nemico esterno, ma nella divisione interna, favoreggia quindi l’idea che si possa recuperare un poeta come Eschilo maestro di verità. Lo scopo di Aristofane è quello di far ridere il pubblico per acquisire attraverso la visione del ridicolo la consapevolezza dell’andare male delle cose, la commedia ha finalità educativa. Le stesse maschere che vengono rappresentate sulla scena sono la rappresentazione dell’inganno che subisce il pubblico, i travestimenti degli attori sulla scena spesso equivalgono agli inganni della classe politica.
Le Rane rappresentano la fine della parabola più gloriosa della storia di Atene (vigilia della sconfitta della guerra del Peloponneso), mentre gli Acarnesi (425 a.C.) è la più antica delle commedie che sono arrivate tra noi. Gli autori antichi erano autori, compositori e registi (non sono presenti le descrizioni delle scene).
- Tutti i gesti importanti vengono sottolineati e raddoppiati a parole.
- Interazione tra parola e scena: ogni volta che un personaggio entra in scena viene annunciato, dando un nome al personaggio e al luogo extra scenico da cui viene.
I linguaggi di costumi e colori sono già codificati nella rappresentazione.
Lezione 3 - 11/10/2022
Eschilo, Orestea > testo più antico arrivatoci, è necessario cercare di immedesimarsi negli spettatori del V secolo, unici soggetti a cui erano diretti questi testi. Il valore di questi testi è stato riconosciuto dai contemporanei e hanno passato una lunga serie di copiature e di analisi per arrivare fino a noi.
Sull’Acropoli di Atene, entrando dai Propilei, si arriva al Partenone, tempio che ospitava la statua crisoelefantina di Fidia. Ai piedi dell’acropoli in area meridionale è presente l’area del teatro di Dioniso e che dimostra ciò che rimane nella fase romana, quando il sito continua ad essere utilizzato e viene riadattato nei secoli: la caratteristica tipica del teatro del teatro romano è l’orchestra semicircolare (nel teatro romano non c’è più il coro, elemento primigenio del teatro greco che aveva bisogno di grandi spazi per la danza). Il termine orchestra deriva da orchomai, che per i greci è il luogo in cui si danza, questo nome arriverà al significato odierno “insieme dei musicisti” per una questione di spazio: nel teatro contemporaneo italiano l’orchestra si colloca tra la scena e gli spettatori (luogo chiamato nel teatro greco veniva chiamato come orchestra), per analogia i musicisti stanno nello spazio intermedio tra il pubblico e il palco, che nel teatro greco era denominato orchestra. L’orchestra è lo spazio ai piedi della cavea, luogo dove stanno gli spettatori.
La forma ideale del teatro greco è circolare, che in epoca romana prende il posto da una forma a mezza luna che dà più spazio alla scena (teatro romano di Tuscolo).
Perché ci focalizziamo su un unico centro urbano quando parliamo del teatro greco? Il teatro non è esclusiva assoluta di Atene, già dal V secolo a Siracusa era presente un’attività teatrale, ma quando parliamo del teatro greco si parla di quello ateniese in quanto siamo in possesso di un certo numero di testi composti e concepiti ad Atene per le feste dionisiache, la nostra visione è quindi condizionata da questo dato della tradizione. Atene assume presto un luogo di preminenza sociale, bellica e culturale (V secolo) riassunta da un discorso fatto da Pericle nel 431 a.C., stratega e uomo politico che nel regime democratico assume un ruolo di guida, accede a cariche elettive e mantiene per anni il potere in virtù della sua capacità di farsi interprete della volontà collettiva, l’epoca di splendore di Atene coincide con quella che viene chiamata l’età periclea. Tucidide a posteriori riporterà un testo che descrive le varie fasi della guerra del Peloponneso: nel primo anno di guerra contro Sparta, Pericle pronuncia un discorso per l’occasione della sepoltura dei primi caduti in guerra, dando una valenza politica alla circostanza religiosa – Tucidide, verosimilmente, riporta il discorso di Pericle che descrive il carattere dello spirito del personaggio e il senso di un’epoca, “Atene è la maestra della Grecia” la propaganda del discorso è rivolta ai cittadini ateniesi perché la guerra assuma un senso e la giustificazione di un ideale. Dal IV secolo in poi tutto il bacino del Mediterraneo si cosparge di edifici teatrali.
Autori ed opere
Di Eschilo e di Sofocle sono rimasti sette drammi ciascuno.
- Eschilo > Persiani, Sette contro Tebe, Supplici, Prometeo, Agamennone, Coefore, Eumenidi (l’Orestea comprende tre drammi, si tratta dell’unico caso arrivatoci di trilogia per intero).
- Sofocle > Aiace, Antigone, Trachinie, Edipo Re, Elettra, Filottete, Edipo a Colono.
Cosa significa conservate completamente?
Siamo in grado di prendere in mano manoscritti medievali che presentano il testo completo delle tragedie, si tratta di manoscritti che riportano testi più antichi (testimone del testo antico). Il numero sette non è casuale, la forma normale del libro nell’antichità era il rotolo di papiro - il testo era avvolto attorno a due bastoncini e la striscia era occupata da due colonne su cui era articolato il testo, leggendolo una colonna dietro l’altra. Veniva inoltre usata la forma del taccuino, composto da uno o più fogli piegati e cuciti insieme veniva utilizzato diversamente rispetto all’opera vera e propria, come fogli per prendere appunti o per documenti, con l’influenza cristiana tra il II e IV secolo d.C. si passa dal rotolo al codice: tutte le opere vengono copiate e trapassate dalla forma del rotolo a quella del codice – composto da fogli di pergamena prodotta dalla pelle degli animali e che corrisponde alla prima forma di libro, la carta sarà una produzione molto tarda proveniente dall’Oriente. La pergamena aveva un vantaggio rispetto al papiro (che cresce e si produce principalmente in Egitto e in Sicilia) in quanto le pelli di animali, per quanto fosse complicato il processo, erano più facilmente reperibile. La forma medievale del manoscritto era in pergamena, poi sostituito dalla carta. Altro vantaggio della pergamena rispetto al papiro è che si poteva utilizzare da entrambi i lati, mentre il papiro veniva utilizzato solo al suo interno. I fogli di pergamena veniva rifilati e piegati più volte, dal numero delle piegature prendevano il nome a seconda di quanti fogli venivano fuori.
Normalmente nei manoscritti medievali la parte centrale era occupata dalle parole del testo, intorno venivano lasciati dei margini ampi dove trovavano posto i commentari, nell’antichità i commenti stavano in rotoli a parte, mentre nella pagina del manoscritto medievale il commento trovava spazio ed era vitale in quanto il testo era difficile da leggere ed era essenziale tramandare insieme al testo commenti che potevano aiutare a comprenderlo. I commenti spesso riportano notizie che servono per contestualizzare ciò che leggiamo, chiamate in termine tecnico gli scolii (sing. scolio), annotazioni marginali.
Il numero 7 è quindi frutto di una scelta, si tratta della selezione del meglio. Non potendo leggere/copiare tutte le opere di un determinato autore è stato necessario fare una selezione, verso la fine del mondo antico (II-IV secolo) si sente vivo il bisogno di tramandare la mole di opere nell’antichità e viene fatto un riassunto per rispondere ad un numero maggiore di persone alfabetizzate con una cultura media > cambiamento della domanda > rispondere alla curiosità intellettuale di una classe media non specializzata ma interessata a conoscere la trame delle tragedie. Vengono privilegiati Eschilo, Sofocle ed Euripide.
Nella storia della tradizione gioca in primo piano la selezione, questo processo comporta il fatto che qualcosa viene tramandato e ciò che non rientra nella selezione si perde (in quanto manca la quantità di lettori interessati alla traduzione di quei testi). Qualcuno decide che le 7 tragedie di Eschilo fossero quelle che potessero riassumere al meglio la produzione dell’autore, comportando nel corso del tempo la scomparsa dei drammi giudicati minori. Alcuni autori antichi vengono tramandati mediante fr
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