DIRITTO PRIVATO
1° ANNO - PROF. MANFREDONIA
1 L’ORDINAMENTO GIURIDICO
1 Il diritto
Il suo scopo è quello di perseguire un ideale di giustizia, evitando la violenza e la vendetta. Questa
disciplina deve essere in grado di convogliare il bisogno individuale di giustizia verso un criterio non
oggettivo, ma condiviso socialmente.
Il diritto è un universo di regole, questo riconosce e attribuisce ad altri un potere o una libertà.
Possiamo già distinguere:
● Diritto oggettivo: indica un insieme di regole legali
● Diritto soggettivo: indica una possibilità, una libertà, una posizione di vantaggio garantita
da una regola legale
Il diritto privato regola i rapporti tra le persone ed è collegato al Codice Civile (C.C), esso entra in
azione quando si ha una situazione giuridicamente rilevante da essere organizzata e regolata
2 Cos'è una regola?
La regola consiste in un criterio di valutazione del comportamento umano e ha lo scopo di garantire
la libertà del singolo e degli altri; inoltre determina i diritti e doveri della singola persona.
Un esempio può essere quello riguardante la proprietà privata, come il non fare casino da dopo le 22,
in questo caso si deve seguire la regola; mentre il sopportare la vicina di appartamento sgarbata e
maleducata ricade nella sfera della convivenza. Altro esempio è quello del Codice della Strada (C.d.S.),
il quale ha lo scopo di tutelare la libertà di tutti gli individui che si trovano sulla strada; infatti, se tutti
seguissero perfettamente il Codice della Strada non ci sarebbero più incidenti.
La funzione di una regola è quella di prescrivere un comportamento, ovvero di qualificarlo come
obbligatorio o lecito. Possiamo distinguere diversi tipi di regola o preiscrizione:
● Individuale: riguarda il comportamento di individuo o più individui
● Concreta: la prescrizione vale in una o più situazioni concretamente determinate
● Generale: riguardo al comportamento di chiunque si trovi una determinata situazione
● Astratta: la prescrizione è valida in ogni situazione che sia uguale a quella prevista
Una regola di diritto è una regola che prescrive in modo generale ed astratto ciò che si può o si deve
fare in ogni situazione che corrisponda alle situazioni tipo previste dalle regole stesse. Hanno
caratteri generale ed astratto, salvo eccezioni, le regole contenute nei codici, nelle leggi o nei
decreti, nei regolamenti.
● Regola: rimanda a qualcosa di regolare
● Norma: rimanda a qualcosa di normale
● Sanzione: rimanda ad una conseguenza
3 Le fonti del diritto e gli ordinamenti giuridici
Le norme sono generali e astratte rivolte ad una pluralità di persone e in riferimento a situazioni
generali. Indicano un criterio di valutazione del comportamento umano. È importante individuare il
perché esiste quella regola e quale interesse vuole tutelare. Sono disposte in ordine gerarchico
affinché possa essere risolto un eventuale conflitto tra due regole entrambe applicabili
La fonte del diritto è un qualsiasi atto fatto idoneo a produrre norme giuridiche in un sistema dato.
Una distinzione tradizionale divide le fonti scritte dalle fonti non scritte. Inoltre nei sistemi
contemporanei sia la prevalenza di due tipi di fonti:
● Precedente giudiziario: consiste nella decisione già avvenuta di un caso, analogo a quello
che si tratta di decidere, della decisione si recavano a regola che può valere per ogni caso
simile
● Atto legislativo: è quel procedimento, con cui un'autorità che ha il potere di legiferare
produce un testo che contiene regole di diritto.
Chi stabilisce quali fonti sono idonee alla produzione normativa?
In ogni sistema, esistono regole che prevedono come si possono produrre le regole di quel sistema.
In molti casi, si tratta di espresse previsioni normative (ad esempio nel nostro sistema, l'art.1 delle
disposizioni preliminari al CC, elenca le fonti del diritto italiano, mettendo al primo posto le leggi;
l'art. 70 della Costituzione stabilisce poi che la funzione legislativa spetta alle camere, e le norme
seguenti ne dettano la disciplina). Le norme che disciplinano i modi di produzione delle norme in un
sistema giuridico si chiamano norme di produzione.
4 L’ordinamento giuridico
Le regole del diritto formano un insieme unitario e ordinato perché sono prodotte In conformità ad
un apparato di Fonti che ha dato vita all'organizzazione di un gruppo sociale.
Il sistema delle fonti funziona come un apparato di selezione: entrano a far parte dell'ordinamento
solo quelle regole che si possono ricondurre ai modi di produzione previsti.
Il sistema delle fonti può selezionare in modo più o meno rigido le regole che entrano a far parte
dell'ordinamento, può stabilire ad esempio che valgono come norme giuridiche solo quelle che sono
espressamente formulate tramite atti legislativi. In linea generale, gli ordinamenti che tendono a
separare il potere legislativo dal potere giudiziario si caratterizzano per un sistema di fonti chiuso,
nel quale non è dato al giudice di produrre una regola di decisione. Un sistema assolutamente
chiuso è però irrealizzabile: la regola dei diritto si formula in una proposizione prescrittiva, cioè in
un messaggio linguistico e qualsiasi messaggio può essere interpretato in modi diversi.
Gli ordinamenti sono atti, fatti e comportamenti idonei a costituire, modificare o estinguere una
sentenza di interpretazione costituzionale che devono seguire poi anche i giudici.
Nelle disposizioni preliminari al Codice Civile, nell’art.1 sono costruiti in chiave gerarchica, per
stabilire il valore di ognuna e risolvere eventuali conflitti tra norme il seguente elenco di norme:
1. La COSTITUZIONE e le LEGGI COSTITUZIONALI: emanata il 1° gennaio 1948, è la prima tra le
fonti del diritto. questa non si limita a disegnare la struttura dello Stato, le funzioni e i poteri
degli organi costituzionali Ma nella prima parte enuncia le norme fondamentali relative ai
diritti e ai doveri del cittadino
2. Le FONTI INTERNAZIONALI e le FONTI EUROPEE:
a. Regolamenti: direttamente applicabili, hanno un’efficacia verticale
b. Direttive: devono essere recepite nell’ordinamento interno, lo Stato deve
individuare un modo per perseguire l’obiettivo in un tempo limite (solitamente 2
anni), superato questo si ha una procedura d’infrazione.
In caso di direttiva dettagliata, questa viene immediatamente applicata anche se
non tradotta, così che il cittadino italiano non dovrà aspettare il recepimento e
venir così tutelato da possibili traduzioni sbagliate.
Solitamente prevalgono le leggi europee a meno che non siano più vantaggiose
quelle italiane. Qualora non lo fossero entro gli anni previsti e fossero
sufficientemente dettagliate verrebbero comunque applicate.
1. Le LEGGI ORDINARIE o PRIMARIE(decreto legge o legislativo, cod civile penale e stradale)
2. Le LEGGI SECONDARIE (ad esempio quelle regionali)
3. Le LEGGI PROVINCIALI e COMUNALI
4. GLI USI E CONSUETUDINI: sono comportamenti reiterati nel tempo da un gruppo di persone
che li considera conformi ad una regola giuridica
In caso di conflitto tra due o più norme, il giudice ricorre ai criteri:
● Gerarchico: prevede che la norma di rango superiore prevalga sulla norma di rango inferiore.
La costituzione prevale sempre.
● Cronologico: stabilisce che la norma più recente prevale su quella anteriore pk si presume
che abbia risolto i problemi della legge anteriore.
● Di specialità: perché obbligato a dare una risposta alla domanda di giustizia.
Quello di specialità stabilisce che fra il criterio generale e quello speciale prevalga quello speciale
(esempio: regolamento di condominio).
Qualora non trovasse alcuna norma da applicare alla controversia il giudice ricorrerà:
● all'ANALOGIA LEGIS che prevede l’applicazione di una norma che regola un caso simile (la
disciplina dei contratti a distanza applicata nei primi mesi di utilizzo della rete informatica)
● l’ANALOGIA JURIS ossia i principi generali dell’ordinamento che troviamo all’interno della
costituzione.
Per quanto riguarda la gerarchia italiana abbiamo:
Le leggi possono essere distinte:
● Legge in senso formale/ senso stretto: è uno specifico atto che viene prodotto secondo le
procedure previste negli articoli 70 e ss cost., quindi attraverso una normale approvazione
di legge.
● Atti legislativi: hanno la stessa forza della legge in senso stretto, distinguiamo:
○ decreto legislativo delegato= emanato dal governo in base alla legge-delega
○ decreto legge= emanato dal governo in casi straordinari di necessità e urgenza e
convertito dopo in legge dalle camere.
La potestà legislativa è attribuita dalla Costituzione anche alle regioni. La competenza regionale è
per alcune materie esclusiva, per altre è concorrente. Quindi devono rispettare il conflitto tra le
leggi regionali e le leggi nazionali, in caso se il governo dovesse fare ricorso per un conflitto
legislativo decide la Corte Costituzionale.
Al livello gerarchico della legge si collocano le norme che derivano dalla ratifica di convenzioni
internazionali. Le convenzioni sono fonti di diritto internazionale, in quanto creano
nell'ordinamento internazionale obblighi per gli Stati firmatari.
Per quanto riguarda i regolamenti, ovvero una fonte subordinata gerarchicamente alla legge,
possono essere emanati dal governo, dalle regioni, dalle province, dai comuni.
I regolamenti emanati dai governi intervengono a disciplinare l'esecuzione delle leggi dettando
norme applicative.
Le norme corporative erano quelle regole che trovavano fonte nei contratti collettivi, aventi
efficacia normativa generale. La Costituzione prevede l'articolo 39 la stipulazione di contratti
collettivi aventi efficacia normativa generale. Questa norma però non è stata finora attuata.
Gli usi sono una fonte di diritto sussidiaria le cui regole fanno parte dell'ordinamento a queste
condizioni:
● in quanto richiamate da una fonte delle fonti precedenti
● in materie non regolate da altra fonte, che vale come diritto solo in presenza di due requisiti:
○ una generale e costante uniformità di comportamento
○ la convinzione di osservare un obbligo giuridico.
Nel nostro ordinamento abbiamo diversi giudici con funzioni differenti, ma vi sono 3 gradi di
giudizio:
1. grado: tribunale o giudici di pace, che dipende dal valore economico della controversia, dalla
materia e dal territorio.
2. grado: corte d’appello
3. grado: corte di cassazione, la cui sentenza passando in giudicato diventa definitiva.
La corte di cassazione svolge anche la funzione nomofilattica ossia l’interpretazione
autentica di una determinata norma che per quanto rilevante non è vincolante per gli altri
giudici. Si ricorre invece alle sezioni unite quando c’è un contrasto tra gli orientamenti.
La CORTE COSTITUZIONALE invece funge da filtro per tutelare la costituzione, può emettere:
● una sentenza di inammissibilità: se il giudice che ha chiesto il suo intervento non ha
specificato le conseguenze concrete dell’applicazione di quella norma.
● una sentenza di rigetto quando non ci sono pericoli per la costituzione
● una sentenza di accoglimento quando ritrova l’anticostituzionalità della regola che dal giorno
dopo smette di esistere.
La corte costituzionale può anche emettere sentenze interpretative che devono!!! essere tenute in
considerazione dagli altri giudici è la cosiddetta INTERPRETAZIONE COSTITUZIONALMENTE
ORIENTATA o CONFORME.
5 L’applicabilità e l’entrata in vigore delle norme
L'entrata in vigore è subordinata a due presupposti:
● La pubblicazione del testo normativo: consiste nella riproduzione del testo nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica. Il requisito della pubblicazione ha la funzione di garantire la
conoscibilità delle norme dell'ordinamento.
● Il decorso del periodo di vacatio legis: è un periodo di 15 giorni che trascorre tra la
pubblicazione e l’entrata in vigore dell'atto normativo. Trascorso il termine, la norma entra in
vigore ed è applicabile e vincolante senza riguardo alla conoscibilità di fatto da parte dei
destinatari. (ignorantia legis non excusat).
6 L'abrogazione delle norme e il principio di irretroattività
Quando una nuova norma è in conflitto con quelle emanate in precedenza, disciplinando la stessa
materia ma in modo diverso, questo conflitto può essere risolto dallo stesso legislatore, attraverso il
cancellamento della preesistente.
Può succedere che il contrasto tra norme successive nel tempo si è rilevato solo dall'interprete: ci
troviamo di fronte ad una antinomia, che deve essere superata per far sì che l'ordinamento
mantenga un carattere di coerenza e che disponga di una soluzione univoca del caso.
Il criterio per risolvere questo tipo di conflitto è quello cronologico, che fa prevalere la norma più
recente. Le norme prodotte da fonti omogenee si ordinano secondo la loro successione temporale,
quindi quella più recente si sostituisce a quelle precedenti.
Da qui possiamo capire il testo dell'articolo 15 che distingue tra ipotesi di abrogazione:
● “per dichiarazione espressa del legislatore” = abrogazione espressa
● “per incompatibilità tra le nuove disposizioni e le precedenti” = abrogazione tacita
● “la nuova legge regola l'intera materia già regolata dalla legge anteriore” =abrogazione tacita
Un altro modo conosciuto di abrogazione è il referendum popolare abrogativo, indetto su richiesta
di 500.000 elettori o di 5 Consigli regionali, che però non è ammesso per le leggi tributarie di
bilancio, gli amnistia ed indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.
L’abrogazione di una norma giuridica non significa che essa scompaia, ma solo che perde vigore a
partire dall'abrogazione. Infatti la norma mantiene la sua forza prescrittiva con riguardo i casi che si
siano verificati prima dell'abrogazione, invece la nuova disciplina regola solo i fatti successivi alla sua
entrata in vigore; questo si assume nel principio della irretroattività delle leggi.
Può verificarsi anche l'ipotesi del conflitto tra norme di Fonte diversa, diventa quindi decisive un
rapporto tra fonti, Ovvero la loro reciproca posizione in termini di grado o di competenza:
● Per le fonti non identiche di pari grado, il contrasto sarà risolto attraverso il criterio
cronologico.
● Se le fonti sono di grado diverso subentrerà il principio genetico: prevale non più la fonte
successiva nel tempo ma quella superiore per grado (quella di grado inferiore verrà
considerata illegittima.
Infine può accadere che esistono più fonti alla quale sono assegnati diversi ambiti di materia. Se i
limiti di competenza sono violati, la norma posta è illegittima, con conseguente possibilità di
procedere alla sua eliminazione.
7 L’illegittimità delle norme
Quando la norma viene definita illegittima significa rilevare un vizio nella sua formazione, che la
rende inidonea alla sua funzione regolatrice.
L'ordinamento giuridico prevede dei meccanismi per l'eliminazione delle norme illegittime ma
l'ordinamento tollera in via provvisoria l'antinomia: la norma illegittima continua quindi a svolgere
la sua funzione finché non viene cancellata.
● In caso di norma costituzionale inidonea il giudizio di costituzionalità verrà fatta dalla Corte
Costituzionale
● Nel caso di regolamenti, la valutazione di illegittimità può essere fatta da un qualunque
giudice
Il nostro ordinamento si regge sul principio per cui il giudice è “soggetto alla legge”, ciò significa che
la decisione della causa può avvenire soltanto seguendo le norme e i principi reperibili nel sistema
delle fonti anche nel caso che queste determinano una soluzione inadeguata o troppo dura (il
giudice non può far prevalere un criterio empirico e concreto di giustizia). In questo senso, si dice che
equità non è fonte del diritto. Tuttavia la stessa legge può disporre che il giudice risolva la causa
secondo equità, cioè secondo quel chea lui appare un criterio di giustizia. L’equità alloea non è una
fonte primaria del diritto, ma una fonte secondaria.
Secondo l'art.113 del Codice di procedura civile, il giudice di pace decide secondo equità e le cause
il cui valore non eccede il 1100€. Secondo l'art.114 del Codice di procedura civile le stesse parti
possono chiedere al giudice di decidere la loro lite secondo equità, quando la controversia dovesse
riguardare diritti di cui esse possano disporre, possono ricorrere anche le controversie con arbitri
8 La ricerca del diritto vigente
Un codice si forma attraverso una legge-delega, che affida al governo l'emanazione di un nuovo
codice. L’emanazione avviene per decreto legislativo.
In Italia abbiamo cinque fondamentali codici:
● Codice civile: è il fondamentale corpo normativo del diritto privato, riguarda i rapporti
personali e patrimoniali tra privati.
● Codice di procedura civile: contiene le regole sull'instaurazione e sullo svolgimento dei
processi civili.
● Codice penale: individua i comportamenti per i quali le pene devono essere applicate, cioè i
reati, e contiene le regole sull'applicazione delle pene.
● Codice di procedura penale: contiene le regole sull’avvio e sullo svolgimento dei processi
penali
Le sentenze
Le sentenze sono provvedimenti giudiziali con cui un giudice chiude una controversia. A differenza
delle leggi e degli atti normativi che hanno sempre una qualche forma di pubblicazione ufficiale, le
sentenze
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