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Dalle origini al XI secolo

Sparsi cenni sulla Spagna delle origini e la Hispania romana

Della Spagna preromana si sanno pochi eventi, ma è certo che la particolare collocazione geografica espose la penisola a successive invasioni: la penisola iberica è stata terra di incontro di numerosi popoli.

Grotta di Altamira

Un esempio di traccia antica (decine di migliaia di anni fa) è la cueva di Altamira con immagini di animali selvatici e mani d’uomo. Tra quei popoli c’erano i Celti e gli Iberi che si fusero formando la simbiosi celtiberica, lasciando tracce come la Dama de Elche e la Dama Oferente.

Il passaggio di questi popoli è anche nella lingua:

  • Tanti toponimi cartaginesi (Ibiza)
  • La parola Spagna: dal latino Ispania, dal fenicio Isepanim (isola di conigli)

A sgomitare le tribù primitive ci sono le legioni romane con al comando Gneo Scipione nel 218 a.C. che cacciarono Celti, Fenici, Greci, Cartaginesi ed altre popolazioni che avevano invaso la penisola. Nel 206 a.C. si formò la provincia romana. Ci fu, comunque, un popolo, quello dei Vasconi, che rimase ostile ai romani e fedele alla propria lingua.

La prima fase dell’impero è di rigogliosa fioritura culturale: lingua, cultura, religione, vita sociale, e urbanizzazione (si ha un ambizioso programma di costruzioni pubbliche come l’acquedotto di Segovia). Ottaviano Augusto divide la Penisola in tre province: Betica, Lusitania e Terraconensis, e Diocleziano aggiunge anche le due province Gallaecia e Carthaginensis. Il latino diventa la lingua ufficiale. In cambio, gli spagnoli diedero ai romani numerosi uomini di lettere e di stato, inclusi Seneca e Lucano. Inoltre, si ebbe anche il passaggio di termini e costumi da una cultura all’altra. Ad esempio, i romani imparano dai celti l’uso dei calzoni (bragas).

La crisi

L’insediamento romano in Spagna ebbe il suo declino, dovuto soprattutto alle scorrerie di popoli barbari e poi a un diffuso senso di insicurezza della popolazione. I segni della crisi economica si intensificano: tra il 258 e il 270 l'adesione alle province secessionistiche della Gallia porta al formale distacco da Roma, cui pone rimedio la stabilizzazione diocleziana, che porta burocratizzazione sul territorio.

In questo scenario si insedia la cristianizzazione, che là dove comincia a mancare il potere centrale funge da potere politico.

Il mito goto

I barbari penetrano attraverso i Pirenei nel 409. Tra loro c’erano i Vandali che si insediarono in Andalusia e da loro si deve il nome della regione: da vandalus → al andalus → Andalusia. Nel VI secolo, si stabiliscono i Visigoti, la presenza germanica più importante, chiamati dai romani per cacciare i Vandali: in due secoli occupano la penisola quasi per intero. Si ebbe il "mito goto", che esplicherà tutta la sua forza durante la reconquista, perché crearono un regno stabile e vennero considerati dei liberatori. I visigoti si convertirono al cristianesimo e nel 654 promulgarono la Lex Romana Visigothorum (compilazione giuridica in cui si amalgamarono usi germanici e usi romani). La lex venne tradotta in seguito in castigliano col titolo di Fuero Juzgo. (Esempi di prestiti dalla lingua germanica: falda, orgullo, espia)

L’impronta nella tradizione della penisola dei visigoti è minore di quanto si possa immaginare a causa della minima incidenza numerica. Comunque il periodo visigoto è di fondamentale importanza per l’ibero-romanzo perché segna il distacco delle terre ispaniche da un orizzonte sovraregionale. Il passaggio al volgare non fu improvviso, ma graduale. Ad un certo punto ci si rese conto che ciò che si parlava non era più latino ma un nuovo idioma.

L’adozione dell’idioma dei conquistatori si realizza attraverso assimilazione che presuppone una fase di bilinguismo, alla cui fine le lingue dei conquistatori possono sparire o no lasciando in ogni caso tracce significative. "I prestiti" aumentano il patrimonio lessicale della lingua che si impone, generalmente fonemi che modificano il modo di pronunciare il nuovo idioma, arricchiscono la lingua degli invasori e ne modificano la struttura. L’idioma del popolo sottomesso si chiama sostrato o substrato.

Influenze linguistiche

Il basco è l'unica delle lingue non indoeuropee sopravvissute alla romanizzazione. Le lingue indoeuropee vennero introdotte con le invasioni provenienti dal nord. Una prima ondata di popoli indoeuropei portò in Spagna una lingua paraceltica, mentre la seconda ondata, questa volta di celti, portò alla nascita della simbiosi celtiberica. La Cantabria, lungo la costa settentrionale, è il nucleo della futura Castiglia: all’epoca dell’invasione romana qui si parlavano dialetti celtici.

  • Influenza basca: evoluzione della F iniziale in H aspirata (farina→harina), assenza del fonema V
  • Influenza celtica: indebolimento consonanti sorde, evoluzione gruppo kt in it o ts

Alcuni fattori geomorfologici della penisola iberica contribuiscono a spiegare fenomeni storici che hanno avuto effetti sulla lingua:

  • Vicinanza Africa: favorì le grandi invasioni e l’espansione in nord Africa
  • Romanizzazione della penisola diversa territorio per territorio
  • La reconquista si è sviluppata in fasce verticali verso sud
  • Doppia esposizione marittima permise la ricezione di elementi mediterranei e nordici

La mezcla

La Penisola si conferma quello che è stata e continuerà ad essere nei secoli a venire: un crogiolo nel quale culture e popoli diversi tendono naturalmente all'ibridazione, alla mezcla. In politica vi era una grande instabilità in quanto molti sovrani furono assassinati a causa dell’assenza di leggi successorie. Anche la questione religiosa vede l’alternanza di fasi di pace con fasi di forte tensione.

Fino a poco tempo fa la Spagna era considerata dagli storici quasi come un’entità astratta. Consideravano la Spagna non come il risultato di millenni di miscelazioni di culture e popoli, bensì come un’essenza previa, un luogo dove gli spagnoli esistevano così come sono adesso sin dall’inizio. Forse l’ansia di esaltare le vere origini spagnole nasce dal desiderio di cancellare l’affronto subito dagli arabi: mai in 8 secoli di invasione divennero spagnoli. Eppure, come evidenzia Américo Castro, i veri spagnoli non furono popolazioni come gli iberi bensì proprio ebrei e musulmani perché hanno fortemente plagiato la civiltà spagnola.

  • Arabi ed ebrei contribuivano con tributi vassallatici
  • I cristiani presero dagli arabi l’idea di guerra santa
  • Ogni casta si specializza in un ambito sociale
  • Influssi arabi, ebrei, cristiani sono nelle tombe dei grandi, nelle opere scritte, nei monumenti dell’Islam e nell’arte cristiana mudejar

Dall’invasione araba del 711 alla prima Reconquista

La figlia del conte don Julan è sedotta dal re visigoto Rodrigo. Disonorata, se ne lamenta con il padre, il quale cerca vendetta aprendo le porte dello stretto agli invasori, i mori. Essi cominciano a farsi spazio nella penisola e gli indigeni del sud e del centro li accolgono come liberatori: ci sono conversioni di massa all’Islam e gli arabi avanzano senza incontrare resistenza.

Da qui in poi la storia della Spagna si sdoppia: al nord la resistenza cristiana, con nuclei che diventano regni (Leon, Castiglia, Navarra, Aragona, Asturie…), a sud gli arabi. L’invasione araba comincia nel 711 e la reconquista inizia nel 718: don Pelayo sconfigge gli arabi nella battaglia di Covadonga. La reconquista terminerà nel 1492: 8 secoli di lotta tra cristiani e arabi in cui i cristiani si muoveranno pian piano verso la vittoria.

Gli indigeni del sud e del centro e gli ebrei appoggiarono la conquista poiché non più costretti a pagare le pesanti esazioni fiscali, e nelle città si moltiplicano le conversioni all’Islam perché sembra, ed effettivamente è, una civiltà superiore. La rapida invasione araba della penisola non cancellò la civiltà ispanogota: i musulmani non imposero la loro religione e la loro lingua e non tolsero validità al fuero juzgo. Nonostante i contrasti tra ispano romani e arabi, la compenetrazione culturale fu grande sin dal principio. Ma l'eredità linguistica dell’arabo si riduce a pochi prestiti.

Una caratteristica degli arabismi dello spagnolo è che spesso presentano l’articolo al ridotto ad a fuso con il sostantivo (es: azucar). Lo spagnolo è il principale anello di congiunzione tra cultura araba ed occidente. Tra i campi semantici delle parole che arrivano dall’arabo ci sono giardinaggio e orticoltura, agricoltura, economia, colori, musica. È importante dal punto di vista linguistico il fatto che la riconquista avanza da nord a sud lungo fasce verticali.

Nel nono secolo la Castiglia era una regione marginale del regno leonese e doveva il suo nome ai piccoli accampamenti militari (castella). Il regno castigliano andò ad allargarsi al sud ma anche verso est ed ovest, ingrandendosi a spese di al-andalus, Asturie-Leon e Navarra-Aragona: l’idioma a poco a poco assorbì il mozarabe e ridusse leonese e aragonese a dialetti.

La caduta del califfato e le taifas

Nell’813 d.C., un eremita riferisce al suo vescovo di aver visto una stella su di una radura in un sepolcro diroccato. Qui fu costruita una chiesa e nacque il “cammino di Compostela”, che ebbe un ruolo importante nella reconquista: nella basilica di Santiago gli arabi pregavano Maometto, i cristiani pregavano Santiago e Cristo. Intanto, il regno arabo fiorì rigoglioso diventando il periodo di massimo splendore dell’Islam in Spagna.

La permanenza degli arabi in terra spagnola è divisa in 4 fasi:

  • Emirato indipendente
  • Califfato omeyade, periodo di splendore, con capitale a Cordova
  • Califfato diviso in taifas, piccoli regni contesi da bande e fazioni
  • 1435-1492 regno di Granada, ultimo baluardo arabo e città che si impone in Europa, ricca e popolosa: periodo più splendido della Spagna araba

I rapporti tra arabi e cristiani erano regolati anche dalla riscossione delle tasse, che garantivano supporto economico ai regni, ma l’avanzare della reconquista prosciuga i fondi economici.

Dagli Almoravidi a Las Navas de Tolosa

Nel 1085 Alfonso VI entra a Toledo, una taifa strategica per dimensioni e collocazione. L’anno dopo Alfonso conosce la sconfitta con gli Almoravidi ma i cristiani non esitano a usare intransigenza e bellicismo (usati già dagli arabi) e viene assunto un atteggiamento di crociata. Intanto si ha la grande stagione degli ordini militari (il primo è l’ordine di Calatrava), sulla stessa lunghezza d’onda dei templari: gruppi di cavalieri cristiani che hanno ingenti concessioni di terre conquistate in cambio dell’impegno militare. La reconquista divenne una vera e propria crociata contro l’Islam.

La cultura dalle origini al XIII secolo

Istituzioni e cultura dei goti

I goti vollero fortemente l’unità nella penisola: nel diritto, nella religione, nello Stato. La Lex Visigothorum, prima promulgata nel 645 d.C. e si chiamava volgarizzata nel Fuero Juzgo. Per quanto riguarda la religione, essa si intreccia con la questione di Stato con la svolta di Recaredo e del III concilio di Toledo: le gerarchie ecclesiastiche sono chiamate a limitare il potere dei nobili e latifondisti ispano romani e iniziano ad avere un ruolo sempre più decisivo nel formare una cultura nazionale.

Per quanto riguarda lo Stato, all’Officium Palatium e all’Aula Regia vengono attribuiti i ruoli di camere rappresentative degli interessi dell’aristocrazia e delle realtà cittadine e locali.

La cultura delle origini

La penisola viene usata come ponte gettato tra Europa e Africa. Da ciò la cultura spagnola ricava i suoi tratti più caratteristici: cultura della mezcla. Dalla trincea di un latino preservato come nesso di continuità con il passato, si passa piano piano a una lingua sempre più polarizzata e contaminata.

Si ha anche una lontananza tra lingua scritta e orale, misurata da glosse in volgare che corredano testi latini di largo uso ma di ardua comprensione: ad esempio le emilianenses, che arricchiscono una raccolta di omelie. I primi testimoni scritti di ibero romanzo appaiono tra X e XI secolo con le glosas emilianenses, trovate nel monastero di San Millan, e le glosas silenses, trovate nel monastero di Santo Domingo de Silos: spiegazioni in romanzo di parole latine poco comprensibili.

Nel processo di mescolamento tra popoli c’è l’influsso del gallo-romanzo; il cammino di Santiago: dialogo tra cultura gallo romanza e cultura spagnola e nascita della lirica galaico-portuguesa che risente molto del provenzale.

Riforma cluniacense: attuata da Oddone di Cluny nel X secolo e servì a rinsavire il monachesimo e la regola benedettina. Comportò la sostituzione del rituale mozarabo con quello romano, dell’arte mozaraba con quella romanica e della scrittura visigotica con quella post-carolingia.

Legami dinastici: Alfonso VI, re del cid, sposò una francese. Il popolo franco influenzò con parole di campi semantici come il mondo ecclesiastico, il mondo feudale e cavalleresco, il commercio.

Impronta araba

La reconquista non ebbe solo aspetti negativi: gli arabi portarono benefici alla penisola e ancora oggi ci sono numerose tracce linguistiche come amapola, azucar. Con gli arabi: la penisola iberica torna protagonista del commercio mediterraneo; rifiorisce l’agricoltura e molti terreni riacquistano vitalità; aumenta l’importazione dalle altre terre; aumenta lo sfruttamento minerario e viene introdotta l’oreficeria; c’è progresso nella medicina.

Cordova divenne un importante centro culturale, attraendo numerosi scienziati per analizzare il sapere islamico: pullulano i cenacoli degli intellettuali, attratti dal fascino della cultura araba.

Con gli arabi nella penisola nascono tre categorie sociali:

  • Mozarabes: cristiani che continuarono a vivere in terre arabe
  • Mudejares: arabi che rimanevano in terre riconquistate
  • Muladies: cristiani convertiti all’Islam

Molti scrissero opere composte in lingua romanza ma scritte con alfabeto arabo: letteratura aljamiada. I mozarabes avevano una propria produzione letteraria:

  • Jarchas: composizioni a tema amoroso in versi: in scena il lamento sconsolato che una fanciulla di città indirizza alla madre per piangere la lontananza dell'amato.
  • Moaxajas: composizioni di genere medico. La prima fu scritta nel 900 e le successive furono specchio della mezcla, essendo ispirate anche dai poeti ispano ebraici.

Grazie alle jarchas si può avere un’idea della loro maniera di parlare: era una lingua più vicina al latino del castigliano.

Le tre caste

Le tre religioni, musulmana, ebraica e cristiana, dovevano convivere: vennero create tre caste:

  • Cristiani: casta militare, impegnata in ambito bellico
  • Ebrei: casta intellettuale e impegnata in ambito finanziario
  • Arabi e Moriscos: casta delle arti meccaniche e artigianali

Ci furono ovviamente fusioni, come l’arte mudejar, cioè una produzione artistica musulmana con elementi cristiani, e ogni casta beneficiava delle altre.

Aspetto letterario della mezcla

  • Letteratura dei mozarabes
  • Lirica galaico portuguesa
  • Cantar de jesta: opere in verso tramandate oralmente dai giullari che raccontano le gesta di un eroe

Cantar de mio Cid

Primo cantare de jesta: Cantar de mio Cid (dall’arabo signore) scritto tra il 1110 e circa il 1207, ma pubblicato solo nel 1779 da Tomas Antonio Sanchez. (L’epica spagnola coincide sostanzialmente con il cid) Racconta le gesta del Cid Campeador, Rodrigo Díaz de Vivar. Nasce nel 1043 a Burgos ed è un nobile castigliano al servizio della corte di Alfonso VI. A causa di accuse nei suoi confronti viene condannato all’esilio e lascia la patria in compagnia di 300 uomini: conquista Valencia. Muore poi nel 1099.

Il poema ha una struttura divisa in 3 sezioni/cantares:

  • Cantar del Destierro (Esilio): Il cid è uno stimato cavaliere alla corte di Alfonso VI e dopo delle false accuse dei nemici incorre nell’ira regia e viene condannato all’esilio. Lascia la patria con un esercito di 300 uomini e va incontro a campagne militari che gli permettono di accumulare fama e successi.
  • Cantar de Las Bodas (Nozze): Il cid conquista Valencia e ottiene il perdono regio quindi torna a corte e recupera l’onore. Le figlie sposano gli infanti di Carillon.
  • Cantar de La Afrenta de Corpes: I mariti delle fanciulle danno dimostrazione di codardia e ciò scatena l’odio di tutta la corte: le figlie del cid vengono maltrattate e abbandonate e quindi egli si ritrova a dover recuperare l’onore. Il cid vince poi gli infanti durante un afrenta e recupera l’onore per sé e per le figlie, le quali sposano gli infanti di Navarra e Aragona.

Il poema ha, quindi, una struttura a W: onore (cavaliere alla corte di Alfonso), caduta (esilio), onore (perdono regio), caduta (afrenta), onore (vittoria finale). Quindi, in generale, è un percorso in ascesa.

Il protagonista non è un eroe completo ma un insieme di lealtà e sensi di appartenenza diversi, infatti egli non è privo di vizi e debolezze ed è capace di astuzie. Persistono gli ideali ma mai divisi dall’avidità di guadagno e dal desiderio della scalata sociale. Si tratta di passioni conflittuali e divisive.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/05 Letteratura spagnola

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sara.armenise di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cultura spagnola e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Fischetto Rita.
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