Capitolo 1: Esperienza vissuta e narrazione
La narrazione orale
Le narrazioni non hanno tutte uguale lunghezza. Vi sono:
- Narrazioni brevi come l’aneddoto (che venivano inseriti nei libri in quanto offrivano modelli di comportamento e illustravano concezioni del mondo. Per questo, soprattutto nel Medioevo, gli autori attingevano a raccolte di exempla tratti dalla storia, dalle vite dei santi e dalle cronache per illustrare i loro argomenti), l’exemplum e la novella (il passaggio dall’exemplum alla novella si è avuto nel momento in cui si è passati dalla letteratura a scopo educativo ad una letteratura nata per il piacere della storia in sé).
- Narrazioni lunghe come i poemi epici e i romanzi. A questa sezione appartiene il più grande poema epico latino, l’Eneide scritta da Virgilio (che si rifà alla prima parte dell’Odissea raccontando i viaggi di Enea nel Mediterraneo, mentre la seconda parte si rifà all’Iliade raccontando la guerra per la conquista del Lazio) e il Don Chisciotte di Cervantes che appare come una voluta parodia dei romanzi cavallereschi.
A queste si aggiungono narrazioni che cercano di dare una visione totalizzante del mondo, come fa la Divina Commedia. Nel mondo moderno sono più diffusi romanzi frammentati e complessi perché rispecchiano la nostra epoca, come l’Orlando Furioso che può sembrare un racconto unitario ma al suo interno è pieno di fratture, insicurezze, visioni pessimistiche della vita.
Il racconto di Demodoco
Dopo la fine della guerra di Troia, uno degli eroi greci, Odisseo (Ulisse per i Latini), si mette in viaggio per ritornare sull’isola di Itaca, sua patria. Il lungo viaggio lo porta ad affrontare diverse avventure. Un giorno approda sull’isola dei Feaci, e viene accolto nella reggia di Alcinoo. Durante un banchetto viene invitato un cantore, Demodoco, il quale inizia a narrare una storia, quella di Odisseo, il quale affascinato dalle doti del cantore, lo invita a proseguire il racconto.
A questo punto Omero introduce un artificio nella storia, mettendo a confronto due tipologie di narratore: il narratore professionale Demodoco e quello testimone degli eventi, Odisseo. Omero in questo brano rappresenta la figura del cantore, Demodoco. Omero utilizza questo espediente per confondere di più le acque, infatti la narrazione non avviene sempre nel modo ideale in cui si vedono due interlocutori comunicare. In questo caso, gli interlocutori possono farsi domande a vicenda per comprendere al meglio ciò di cui stanno parlando.
Metafora del naufrago
Si dice che la comunicazione letteraria è simile al modo con cui un naufrago tenta di comunicare con il mondo, attraverso un messaggio in una bottiglia. Il naufrago non può sapere se qualcuno leggerà mai il suo messaggio e soprattutto chi sarà a leggerlo, per cui cerca di fornire tutte le informazioni utili e possibili per essere salvato. Allo stesso modo, lo scrittore dovrà inserire nella sua narrazione tutte le istruzioni necessarie per leggere e comprendere il suo racconto, in quanto non potrà comunicare direttamente con i suoi lettori e questi ultimi non potranno fare delle domande all’autore, questo perché autore e lettore sono lontani nello spazio e nel tempo.
La questione omerica
Una delle più antiche testimonianze letterarie di una narrazione è rappresentata dall’Odissea, un testo che racconta in modo epico-tragico le imprese del coraggioso eroe Ulisse e in modo romanzesco racconta le sue avventure. L'Odissea e l’Iliade vengono attribuite alla creatività di un solo autore, Omero. Sulla sua esistenza hanno discusso molti studiosi, che si sono posti delle domande ancora irrisolte, che ad oggi prendono il nome di ‘questione omerica’. In sostanza, questa discussione riguarda due quesiti principali: i due poemi risalgono davvero allo stesso autore? I poemi possono essere stati scritti da un unico autore anche se è evidente che sono stati composti attraverso le modalità espressive della narrazione orale per via della struttura frammentaria e incoerente?
Omero e la tradizione orale
Attraverso la tradizione assumiamo che Omero è un poeta e cantore (o aedo), figura professionale esperta nella narrazione che girava di corte in corte ed esibiva le sue doti da bravo narratore. Attraverso le storie da lui narrate dava voce alla memoria culturale delle società, in quanto così si conservava il patrimonio culturale e si veicolavano le tradizioni di una cultura, fondamentali per essere accettati all’interno di quest’ultima. L’unico modo attraverso cui i valori di una cultura si tramandavano era la trasmissione orale di testi, per questo motivo queste società venivano definite ‘società a oralità primaria’. Il cantore, per ricordare testi molto lunghi, utilizzava tecniche di memorizzazione e recitazione particolari. Infatti, ciò che permetteva di memorizzare lunghe sequenze di testi era il ritmo e il metro poetico, che facilitavano la recitazione, così come oggi funziona per i testi delle canzoni, che riusciamo ad imparare molto velocemente rispetto ad un testo senza base musicale.
Hegel e Fusillo: confronto tra epico e romanzesco
Secondo Hegel, il racconto epico si contrappone al romanzo, in quanto l’uno è espressione del mondo antico e l’altro invece del mondo moderno (a cominciare più o meno dal 700). Infatti, il racconto epico consiste in una narrazione oggettiva, impersonale, di stile sublime, dominata dal tema di guerra ed eroismo e impregnata di valori maschili, mentre il romanzo consiste in una narrazione molteplice, soggettiva, frammentaria, di stile quotidiano e rivolto perlopiù ad un pubblico femminile.
Fusillo ha contrapposto alla definizione di Hegel, quella del critico russo Bachtin, il quale al contrario afferma che la narrazione epica appare statica e chiusa in un passato mentre la narrazione romanzesca è una narrazione dialogica, dinamica e trasgressiva. Fusillo afferma che già nei due poemi omerici, l’Iliade e l’Odissea, si possono cogliere delle differenze, e per questo teorizza che se fossero state scritte dallo stesso autore, sicuramente appartengono a due periodi diversi della vita di quest’ultimo in quanto vi è un cambiamento di toni e di triture. Nell’Iliade difatti prevale l’impresa collettiva ed è dominante il tema della guerra, il tema dell’attrazione erotica e inoltre nonostante dovesse essere più rigida e chiusa nella sua struttura, in realtà appare molto più dispersiva, mentre nella seconda prevale l’impresa individuale, è dominante il tema del viaggio e dell’avventura, e nell’Odissea è ancora più marcato il tema dell’attrazione erotica, così come la narrazione è più lineare rispetto all'Iliade perché si concentra a narrare la storia di un solo eroe.
Paolo Jedlowski e Walter Ong sulla narrazione
Paolo Jedlowski, sociologo italiano, ha definito la narrazione come ‘una pratica sociale in cui due o più persone mettono in comune una storia’.
Walter Ong ha scritto un’opera fondamentale per comprendere cosa diversifica l’oralità dalla scrittura, in questo testo ha individuato le caratteristiche fondamentali di un testo in una cultura a oralità primaria. La narrazione è una pratica originariamente orale. Queste caratteristiche si possono individuare in ogni narrazione che sia nata da un contesto orale:
- Il discorso orale è caratterizzato da una struttura sintattica di tipo paratattico, ovvero le frasi vivono in un rapporto di coordinazione, mentre tipica del discorso scritto è l’ipotassi, ossia le frasi vivono in rapporto di subordinazione.
- Nei testi orali tendiamo a ricorrere all’uso di gruppi di elementi, mentre lo scritto essendo più analitico, evita la ridondanza del parlato.
- L’unica probabilità nell’orale di fissare meglio una parte del testo che l’uditore non ha compreso bene è la ridondanza, in quanto aumenta la possibilità di recepire le informazioni, che possono sfuggire se non si presta attenzione, essendo orali.
- La difficoltà principale della comunicazione orale consiste nella conservazione nel tempo. Le culture orali vivono in equilibrio omeostatico, ossia nonostante la loro tradizionalità, al contrario di quanto si possa pensare questi testi non sono statici, ma in continua evoluzione di pari passo con le esigenze del presente e possono quindi aggiornarsi con dei nuovi valori.
- Una caratteristica legata alla trasmissione orale è l’importanza della fisicità del narratore, infatti la recitazione è spesso accompagnata da movimenti ritmici del corpo, come l’ondeggiare o il gesticolare.
- Particolarità non meno importante, è il fatto che le storie tramandate oralmente non hanno un vero e proprio autore perché vengono tramandate di bocca in bocca per generazioni.
La comunicazione narrativa secondo Jakobson
Il linguista Jakobson ha individuato 6 fattori compresenti in ogni forma di comunicazione: emittente, destinatario, messaggio, canale attraverso cui si comunica, codice e referente (ciò di cui si parla). In base a questi fattori, Jakobson ha individuato 6 funzioni che sono realizzate in ogni messaggio, solitamente però una di queste è predominante e specifica la funzione del messaggio:
- Funzione emotiva, esprime le sensazioni dell’emittente (es. Che bella serata!).
- Funzione metalinguistica, specifica il codice utilizzato.
- Funzione referenziale, si riferisce al referente ed esprime informazioni sulla realtà esterna o più in generale il contesto.
- Funzione conativa, stimola quella che è l’azione del destinatario, richiamando e l’attenzione per ottenere da lui un certo comportamento (es. Chiudi la porta!).
- Funzione fatica, esprime quello che è il canale di comunicazione, il contatto fisico o psicologico tra i parlanti (es. Ehi? Pronto? Ci sei?).
- Funzione poetica, enfatizza le caratteristiche del messaggio (es. Nel mezzo del cammin di nostra vita..).
Nel racconto di Demodoco, la funzione emotiva è rappresentata dall’enfasi del narratore di proporre una narrazione come se fosse qualcosa che lo abbia coinvolto personalmente, Odisseo infatti è stato testimone di quegli eventi. La funzione conativa è rappresentata dall’elogio di Odisseo al cantore. La funzione poetica invece consiste nell’uso di figure retoriche e costruzioni sintattiche particolari. La funzione metalinguistica viene sottolineata nel codice (inteso come mezzo espressivo) usato da Demodoco, ossia la forma poetica e il canto. La funzione referenziale consiste nel fatto che nel brano vengano fatti riferimenti agli eventi riportati dal cantore.
Umberto Eco e il lettore modello
Umberto Eco ha definito un testo narrativo ‘una macchina pigra’, in quanto al suo interno possiede tutti i meccanismi necessari affinché si metta in moto, ma non lo può fare da solo, avrà bisogno di un lettore paziente che collabori con il testo e sia disposto ad attivare i meccanismi, seguendo gli indizi forniti dall’autore per ‘accendere la macchina’ in senso metaforico (in senso letterale per ricostruire il percorso di senso del suo racconto).
Un lettore modello
Riprendendo ‘Se una notte d’inverno un viaggiatore’ di Calvino, ci possiamo soffermare sull’incipit del romanzo, in cui l’autore si rivolge direttamente al proprio lettore, dandogli le istruzioni necessarie per affrontare la lettura del suo nuovo romanzo. Queste però si presentano non come delle vere e proprie istruzioni, ma più come una strategia narrativa adottata dall’autore per indirizzare il lettore in una precisa direzione, è proprio colui che indica un preciso percorso alla lettura ad identificarsi con l’autore modello.
A questo proposito si distinguono due figure ‘cartacee’, puramente testuali, che non sono fatte di carne ed ossa:
- Autore modello, citazione utilizzata per identificare tutti i meccanismi che vengono inseriti nel testo (come strategie narrative e retoriche) messe in atto all’autore del testo. Come afferma Umberto Eco ‘l’autore modello è una voce che parla affettuosamente con noi, che ci vuole al proprio fianco e si manifesta come strategia narrativa, ossia insieme di istruzioni che ci vengono impastate quando decidiamo di comportarci come lettore modello’. L’autore modello non fa altro che proporre dei percorsi al lettore, e si manifesta nel testo secondo diversi aspetti:
- Attraverso uno stile espressivo del testo (ad esempio tratto caratterizzante della scrittura di Calvino è lo stile asciutto e razionale).
- Attraverso quelli che sono i ruoli, espressi dall’uso di nomi o pronomi.
- Attraverso occorrenze illocutive, cioè attraverso la presenza di qualcuno che agisce o giudica gli avvenimenti descritti (es. ‘Prometto che..’ qualcuno compie l’azione di promettere).
- Lettore modello, citazione utilizzata per identificare tutti i dispositivi necessari alla comprensione dei diversi percorsi di interpretazione del testo.
Forme di scrittura narrativa
Molti studiosi concordano nell’affermare che la narrazione risponde ad un bisogno essenziale dell’uomo. Bruner, grande pedagogista, afferma che il racconto in tutte le sue forme, è la maniera più naturale con cui l’uomo organizza le sue conoscenze, per cui gli esseri umani danno un significato al mondo, raccontando storie su di esso. E inoltre aggiunge che lo scopo principale dell’educazione è quello di insegnare a nuotare nel mare delle narrazioni e saperle usare ai fini dell’esperienza.
Tra le forme di scrittura narrativa che sono a contatto diretto con l’esperienza vissuta sono:
- Il diario inteso come un atto di comunicazione del soggetto con se stesso, la registrazione degli avvenimenti non segue un preciso disegno d’insieme (sono famosi i diari di Cristoforo Colombo durante il viaggio in metrica, di Franz Kafka e Anna Frank).
- La lettera (intesa come atto di comunicazione almeno fra due soggetti, spesso motivata da un preciso scopo pratico: comunicazione di una notizia, richiesta di un consiglio, dichiarazioni d’amore, confessione intima..).
- Il ricordo o memorie racconto a distanza di tempo che rievoca grazia alla memoria momenti di vita vissuta.
- Il racconto autobiografico, esperienze autobiografiche che vengono riportate in un vero e proprio racconto, in cui il protagonista può conservare alcuni tratti dell’autore ma può cambiare nome e riportare fatti non realmente accaduti, ma plausibili. A volte accade che non si riesce a distinguere il materiale autobiografico da quello inventato, che vengono rielaborati dall’amore con assoluta libertà (es. La coscienza di Zeno).
- L’autobiografia, si presenta come la narrazione della propria vita scritta dall'autore in prima persona, che giunto all’età matura, cerca di dare un’interpretazione complessiva della sua vita. Spesso ciò che motiva l’autore a scrivere l’autobiografia, è il bisogno di confessione, come se in questo modo espiasse i suoi errori.
Lev Tolstoj: un esempio di narrazione autobiografica
La differenza tra una pagina di diario, una lettera, il ricordo e il racconto autobiografico possiamo assumerla da un autore esemplare che ci ha raccontato delle sue esperienze diverse e cambiamenti di prospettiva nella vita, è lo scrittore russo Lev Tolstoj. Tolstoj non ha mai scritto un’autobiografia ma grazie al materiale autobiografico da lui lasciato, molti autori hanno scritto una sua biografia. La sua vita è caratterizzata da una profonda svolta ideologica e religiosa e soprattutto da un cambiamento della sua visione del mondo: dall’abbandono alle passioni all'autocontrollo rigido, dall’avventura militare al pacifismo militare, dall’appartenere all’alta società al vestirsi come un contadino, dall’esaltazione dell’amore e del matrimonio come istituzione al pessimismo e all’ipocrisia sociale dell’istituzione stessa.
Diari di guerra
Tolstoj era solito avere due diari: uno pubblico che poteva essere letto dai suoi familiari e l’altro privato, che teneva solo per sé. Quest’ultima registra la sua vita interiore e le sensazioni rielaborate dalla sua mente. Possiamo desumere dai suoi diari come l’umore dell’autore cambi ogni giorno in base alle situazioni. Allo stesso periodo della pagina di diario risale una lettera che Tolstoj scrive al fratello.
Una lettera
L’esperienza della guerra di Crimea, a cui l’autore partecipò in prima persona, ci permette di comprendere il significato che per lui avesse la guerra, vista inizialmente come un’occasione di incontro umano, a volte di divertimento, a volte di prova di coraggio per dimostrare il sentimento patriottico. Questo poi diventa una vicenda tragica e crudele, infatti Tolstoj comincia così a dar forma alle sue idee pacifiste che troveranno espressione nelle sue opere successive, prima tra tutte il grande romanzo ‘Guerra e pace’.
Racconti di Sebastopoli
Sono 3 racconti basati sull’esperienza di Tolstoj all’assedio di Sebastopoli, durante la guerra di Crimea che vide fronteggiarsi la Russia e l’impero Ottomano. Vengono raccontati i singoli episodi di guerra mostrati con orrore, sofferenza e mo...
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Critica letteraria e narratologia, Prof. Stasi Beatrice, libro consigliato Il testo narrativo, Andr…
-
Riassunto esame Critica letteraria, Prof. Stasi Beatrice, libro consigliato La bottega delle narrazioni, Stefano Ca…
-
Riassunto esame Metodi e temi della comparatistica letteraria, Prof. Restuccia Laura, libro consigliato Raccontare …
-
Riassunto esame Introduzione alla letteratura comparata, prof. Sinopoli, libro consigliato Che cos'è l'intertestual…