L'architettura della realtà - Antonio Monestiroli
Introduzione
Prima edizione 1979. Ricerca dell’identità delle forme attraverso la nozione di tipo architettonico, l’obiettivo è di identificare le principali categorie dell’architettura e applicarle allo studio. Egli punta a parlare di temi permanenti.
Il primo capitolo: definisce l’architettura come attività conoscitiva che nasce dalla realtà sociale e materiale di ogni epoca e dalla realtà storica dell’architettura come disciplina. Per Monestiroli la dimensione collettiva definisce l’architettura.
Secondo capitolo: studio della relazione fra forme della residenza e costruzione della città, mostrando come si guardi al passato.
Terzo capitolo: studio della cultura urbana dell’illuminismo nella seconda metà del Settecento. Concetti: città policentrica e dispersa.
Quarto capitolo: analogia in architettura partendo dalla mimesis. Ogni architettura ha una doppia analogia con natura e storia.
In contemporanea al libro egli fa due lavori:
- Asilo nido di Segrate, dove si definiscono le regole di un gioco sintattico basato sulle relazioni tra tetto e recinto = Casa a tre corti Mies
- Halles di Parigi, nozione di prato come grande spazio libero = Alexanderplatz Berlino di Mies
L’obiettivo dell’architettura è di costruire forme della realtà con autocoscienza.
Capitolo primo
Realtà e storia dell'architettura
La ricerca parte dal fatto che la progettazione è attività conoscitiva e sta alla regola della conoscenza. Distinzione fra sistemi formali e fine. Il primo atto per la definizione di un’architettura è un’idea fondamentale. Vuole dimostrare che:
- Ogni progetto si fonda su un’attività conoscitiva che definisce il fine
- Rapporto fra storia e realtà
- Superamento del passato basato su un giudizio condizionato storicamente
- Architettura dove gli uomini si rispecchiano
La questione del tema
Ogni progetto si applica ad un’esperienza sia storica che attuale del tema in questione, esso è posto dalla collettività e l’architetto deve svolgerlo nel modo migliore. L’architettura è sempre legata alla realtà e alla società. Architettura ha un senso se c’è volontà, e ora si ha la volontà di superare le contraddizioni della città contemporanea (pubblico/privato, periferia/centro).
“La coscienza che ad ogni elemento della costruzione della città corrisponde un tema di architettura che ha una sua realtà prima ancora che venga definita di nuovo con il progetto”
Ognuno ha delle idee precise sulle forme di un teatro, piazza, casa ecc. quindi la collettività si fa un’idea, questa va rielaborata e poi riportata alla collettività, regalando al progetto un senso di appartenenza, quindi l’architetto deve rivelare la ragione collettiva. Un tema di architettura non ha una sua forma, ne ha tante diverse quanti sono i suoi svolgimenti.
Storicità del tema di architettura
Ogni tema è legato a un contesto e una volontà sociale, quindi una realtà storico-sociale. Fra tema di architettura e costruzione della città c’è una relazione precisa, esempio: la casa nella città gotica, gli edifici nella città neoclassica e la casa nella città moderna, sono temi che hanno condizionato la forma della città. La città si sviluppa attraverso i temi, sempre sulla città precedente.
Pensiamo agli architetti del Rinascimento: Leonardo, Bramante, Francesco di Giorgio, Giuliano e Antonio da Sangallo, e come applicano il tema del tempio: prima di costruirlo avevano un’idea, esso sarebbe stato al centro della nuova città e avrebbe dovuto contenere tutti i cittadini, tutto ciò grazie all’idea del Pantheon. I temi sono già presenti storicamente, ma hanno diversi gradi di sviluppo, con essi istauriamo un legame con la collettività e con la storia. Il fine del progetto è la realizzazione delle aspirazioni della collettività.
La ragione degli edifici
I progetti rispondono alle esigenze funzionali; la ragione per la quale sono costruiti è l’utilità. La conoscenza della funzione va dall’aspetto fenomenico delle attività umane alla loro qualità essenziale che definisce la ragione storica degli edifici. Quindi la conoscenza ci permette di andare oltre la funzione e di conoscere la ragione degli edifici.
Il razionalismo in architettura
I razionalisti superano la visione strumentale e la definizione generale del significato. A differenza dei funzionalisti, i razionalisti vanno oltre al processo conoscitivo, hanno un diverso grado di approfondimento della conoscenza. Posizione teorica dei razionalisti: nel rapporto fra forma e funzione c'è la soluzione alla disputa idea-progetto. Per i razionalisti l’idea di progetto è il risultato di un’esperienza conoscitiva.
Fino alla fine del XIX secolo si definiva razionalista la ricerca di una razionalità interna all’opera architettonica, più che la ricerca di un metodo per conoscere e rappresentare in una forma intelligibile la ragione degli edifici; per questo si focalizzavano sulle regole piuttosto che sul significato. Una ricerca delle origini, alla capanna primitiva, porta a trovare la verità negli edifici, a scoprire la loro identità, poiché si crede che solo alle origini ci sia il rapporto fra forma e significato; ci si riferisce alla sua necessità, funzionalità, intesa come ragion d’essere.
La destinazione degli edifici è la prima cosa su cui riflettere, come fece Boulle, il quale mise in evidenza il rapporto fra l’opera e la collettività; per lui il risultato è una nostra scelta basata sulla conoscenza storica e della realtà. Pensiero di Hegel: egli ammira l’architettura gotica, superiore alla classica, per lui le forme devono essere indipendenti dal fine. Successivamente Lukacs dice che il superamento del fine è il superamento del fine particolare verso un fine generale. L’architettura è la manifestazione della ragione degli edifici, quindi differenziare nel procedimento due aspetti: il primo è conoscenza e definizione di tale ragione, il secondo è costruzione di un sistema formale per manifestare tale ragione.
Per i funzionalisti la forma è un involucro aderente alla realtà fenomenica, per i razionalisti la forma deve avere una definizione compiuta ed unitaria, perciò per loro l’architettura è un aspetto della conoscenza della realtà. La ragione non è fissa e immutabile, ma è una realtà che si chiarisce nel tempo, per questo l’architettura è una manifestazione dell’autocoscienza dell’uomo. Ogni architettura lega alla sua ragione passata la sua ragione presente, cioè essa ha ben determinate famiglie di forme, i tipi architettonici, che corrispondono ad attività umane. Il punto di partenza del progetto è nel passato, il punto di arrivo è la definizione più avanzata del tema stesso.
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