Estratto del documento

L’altra idea di Parigi

Preambolo - un’idea di città per un’idea di architettura

Architettura rivoluzionaria significa una interruzione di un corso figurativo, un mutamento

ideologico e istituzionale. L’attività degli architetti rivoluzionari come Ledoux e Boullée anticipava

la Rivoluzione francese. La regressione figurativa alla pura forma geometrica rispetto al gusto

corrente diventava una sottrazione e semplificazione dell’architettura che si presentava come

rivoluzionaria.

Gli storici rinvenivano nei progetti di Ledoux e Boullée l’archetipo della villa palladiana così come

la villa neo-palladiana due secoli dopo si era diffusa nella campagna inglese. Gli architetti

rivoluzionari francesi erano ispirati forse dalla reazione fisiocratica, che univa l’aristocrazia terriera

e gli agricoltori e che si contrapponeva al mercantilismo della borghesia urbana. L’ideologia degli

architetti rivoluzionari portava alla concezione urbanistica di una città sede delle istituzioni

pubbliche dove l’architettura assumeva un ruolo rappresentativo.

FISIOCRAZIA: sostiene che l’agricoltura sia la base di ogni altra attività economica perché poteva

produrre beni.

Nel caso di Boullée per esprimere il prestigio della capitale-acropoli; nel caso di Ledoux per

trasferire quanto eccede nella città all’attrezzatura di una campagna industrialmente urbanizzata.

Ci sono altri casi da confrontare per analogia. Il primo è quello dell’epopea americana di

emancipazione coloniale, con la capitale di Washington e la personalità di T. Jefferson. Nel suo

stile l’espressione risultava per corpi cubici e sferici a evocare le virtù civili dell’antichità greca e

romana in riscatto ai modelli ancora vigenti georgiani. L’ideologia di Jefferson voleva

sottrarre il primato all’accentramento delle grandi città costiere dal regime mercantilista per

renderlo all’economia rurale diffusa nell’entroterra. L’altro caso è quello della controversia tra

urbanisti e dis-urbanisti nella società sovietica dagli anni Venti ai Trenta.

Con l’espansione urbana in conseguenza dell’economia di mercato capitalista gli architetti

sovietici dell’avanguardia erano di fronte all’urgenza del tema della città socialista. A sollecitare

ideologicamente gli architetti erano i politici, sociologi, divisi tra chi voleva il contenimento della

città tramite poli decentrati e chi, invece, puntava a un dissolvimento della grande concentrazione

attraverso l’urbanizzazione della campagna.

Con il primo Piano Quinquennale (1928-33) -fatto da Stalin, i possedimenti dei kulaki furono

sottratti dalle istituzioni e riconvertiti in kolchoz (fattorie cooperative) e sovchoz (fattorie di

proprietà dello Stato)- nelle città si riservavano grandi contenitori destinati al

comportamento di massa e la periferia veniva dotata di abitazioni comuni per incrementare la

solidarietà operaia; nelle campagne si prometteva la diffusione di servizi e attrezzature. La

conseguenza più realistica delle ipotesi urbanistiche fu un passaggio dagli schemi lineari continui

ai segmenti a nastro per i centri industriali decentrati fino alla città verde.

Gli architetti d’avanguardia Mel’nikov e Leonidov ebbero maggiore coerenza. La ricerca di

Mel’nikov era declinata sul modello tipologico della scomposizione e ricompattamento articolato

dei volumi. Quella di Leonidov vuole diluire la compattezza della città storica attraverso un

procedimento per separazione, si trasferisce all’insediamento decentrato.

In conclusione, alla ricerca di questo testo che sembra ci si pone l’interrogativo se un

insediamento alternativo in un rapporto diverso tra città e campagna sia ormai un tema passato e

per sempre superato.

Introduzione

L’architettura cosiddetta rivoluzionaria intendeva anticipare quel mutamento concettuale che si

sarebbe protratto fino al movimento moderno. Questo saggio racconta di una Parigi che non c’è.

Progetti ideali, luoghi tra la rivoluzione culturale di fine Settecento e i suoi esiti politici del 1789.

Gli ideali architettonici sono tesi a disegnare una città possibile, avverabile a condizione di una

rivoluzione auspicata.

Boullée e LEDOUX per via del tutto differenti, sono stati interpreti di questa idea rivoluzionaria,

esaltati dall’idea di una Parigi altra. È un viaggio dentro e fuori le mura che guarda alla città

dall’esterno rurale e viceversa, condizione irrinunciabile nell’intuire quanto l’una fosse

indispensabile all’altra. Nel saggio non c’è l’ambizione di ricostruire un quadro

storico rigoroso.

Parigi. Città e campagna

LIBERTA ECONOMICA E ANARCHIA FEUDALE

L’illuminismo valorizza la libertà personale, sicurezza, principio di sovranità popolare.

L’opera dei philosophes e degli intellettuali illuministi francesi dava impulso alla rimozione

degli antichi privilegi feudali dell’ancien regime. D’altronde il monopolio religioso,

l’educazione e la censura, limitavano la ricerca scientifica e la diffusione del sapere.

Da un lato sorge la necessità di avere dispositivi architettonici votati alla contrazione o

rarefazione di alcune attività produttive e commerciali insediate nella città; dall’altro la

necessità di intervenire strutturalmente nella campagna attraverso un’urbanizzazione

produttiva del territorio.

Il programma fisiocratico dei phylosophes indicava nella terra la fonte primaria ed

esclusiva di ricchezza nazionale, attraverso una gestione razionale, quasi scientifica, della

cosa pubblica.

L’IDEOLOGIA NATURALISTA DI LAUGIER E DEI PHILOSOPHES

La complessità della società 700esca e le sue contraddizioni (classe nobiliare agiata sugli

ultimi tralasci del rococò e la massa cittadina relegata nella periferia vicino alle mura

seicentesche) costituivano il preludio al pensiero economico borghese. La ricerca

architettonica illuminista è inaugurata dall’enunciazione delle teorie dell’abate Laugier sul

ridisegno della città: “pag.41”.

L’ideologia naturalistica risulterà decisiva nel pensiero. E nella prassi urbanistica del 700.

Essa riconosceva come problema centrale la trasformazione della città in un luogo

naturale: la natura, modello supremo per l’illuminismo.

l'Idealizzazione della città come foresta della abate Laugier assume un significato morale.

La città è destinata a diventare anch’essa un luogo naturale. Il naturalismo urbano mostra

gli aspetti del Pittoresco, già noti nelle innovazioni introdotte dal neo-palladianesimo

inglese nel giardino paesaggistico che, in forza a una valorizzazi

Anteprima
Vedrai una selezione di 3 pagine su 9
Riassunto esame Caratteri tipologici dell'architettura, Prof. Chizzoniti Domenico, libro consigliato Un'altra idea di parigi, Domenico chizzoniti Pag. 1 Riassunto esame Caratteri tipologici dell'architettura, Prof. Chizzoniti Domenico, libro consigliato Un'altra idea di parigi, Domenico chizzoniti Pag. 2
Anteprima di 3 pagg. su 9.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Caratteri tipologici dell'architettura, Prof. Chizzoniti Domenico, libro consigliato Un'altra idea di parigi, Domenico chizzoniti Pag. 6
1 su 9
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Ingegneria civile e Architettura ICAR/12 Tecnologia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiara2003poli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Caratteri tipologici dell'architettura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Chizzoniti Domenico.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community