Apparati statali: la fine del lungo Ottocento
Il crollo dello zarismo e la nuova Russia sovietica
1) La crisi dell’impero cinese e l’ascesa del Giappone
2) Il capitalismo e la questione sociale
3) Il dibattito sull’imperialismo: ideologie e progetti politici.
4) I “Giovani turchi” e la nascita del nazionalismo turco.
5) La grande crisi del 1929 e la depressione globale
6) La Grande guerra: modernità e coinvolgimento delle masse
7) La “spina nel fianco”: il mondo islamico tra nazionalismi e questione ebraica
8) La questione egiziana tra modernizzazione e imperialismo inglese
9) La spartizione dell’Africa
10) Lo Stato autoritario: il fascismo al potere
11) Il New deal
Innovazioni tecnologiche e la seconda rivoluzione industriale
A partire dall'800 furono introdotte numerose innovazioni tecnologiche che hanno migliorato i sistemi di trasporto di persone e merci e la diffusione delle informazioni. Infatti, luoghi che fino a quel momento erano assolutamente estranei e lontani l’uno dall’altro ora risultano improvvisamente più raggiungibili e gli scambi estremamente più facilitati.
La vita delle persone, quindi, è cambiata: infatti, cominciano a muoversi e spostarsi in giro per il mondo con una nuova tecnologia in grado di domare il tempo e lo spazio. Simbolo della tecnologia moderna dell'800 divenne il treno/la locomotiva. Inoltre, nel 1869 venne inaugurata l’apertura del canale di Suez che aveva permesso di raggiungere rapidamente l’Asia dall’Europa senza dover circumnavigare l’Africa. Questo canale risulta essere una grande trasformazione in quanto metterà in contatto popoli che erano separati da enormi spazi. Queste connessioni porteranno trasformazioni radicali nelle forme della convivenza umana riflettendosi nella politica, nelle scienze, nell’economia e nelle arti.
La rivoluzione industriale e l'evoluzione del capitalismo
L'800 è il secolo della seconda rivoluzione industriale che ha come protagonista il Regno Unito ma poi il fenomeno si estese anche in altri paesi (Francia, Germania, ma anche Belgio, Italia e Russia, Giappone) sebbene non in maniera omogenea. L'800 si caratterizza dalla parola rivoluzione: il termine "rivoluzione" assume un significato diverso rispetto a quello che aveva nel passato, assume un significato positivo cioè rottura con il passato che implica l'impossibilità di tornare indietro e serve per conquistare il futuro. (La rivoluzione è la ferrovia.)
L'industria cambia la vita delle persone e il modello europeo dell'industria sarà trasportato dagli europei in tutto il mondo (capitalismo). Questo è un periodo di invenzioni e scoperte: furono scoperte nuove fonti di energia, che non sono più rinnovabili, ovvero la produzione del carbone da cui successivamente si estrae il ferro che iniziò a essere preferito all’acciaio – più resistente ed elastico, quindi più facilmente lavorabile. Ci furono anche progressi nel campo della chimica, fisica e il motore a scoppio iniziò a rivoluzionare il sistema dei trasporti.
Innovazioni scientifiche e la crescita demografica
Nel 1866, lo scienziato svedese Alfred Nobel brevettò la dinamite, un nuovo potente esplosivo meno instabile dei precedenti: essa fu utilizzata in un primo momento a scopi civili (costruzione di strade, sbancamenti, realizzazione di trafori) con risultati eccezionali, soprattutto dopo che nel 1875 lo stesso Nobel la trasformò nella cosiddetta gelatina al plastico, malleabile e adattabile a ogni impiego. L’invenzione del telefono e del telegrafo permette di comunicare in tempo reale attraverso un filo fatto da rame, velocizzando il flusso di notizie e informazioni. La rivoluzione industriale ha bisogno di avere a disposizione grandi capacità/risorse finanziarie. Mentre nella prima rivoluzione industriale contavano i capitali privati, nella seconda rivoluzione industriale contano i capitali pubblici.
Caratteristica della prima rivoluzione industriale (primo 800) era la produzione di materie legate all'agricoltura (lana, cotone) che permettono di produrre in grande quantità prodotti di uso quotidiano. Abbiamo un grande intervento pubblico che si basa sulla costruzione di società (società per azioni) che riescono a trovare finanziamenti/capitali d'investimento per la costruzione di fabbriche. Gli Stati, dunque, sono i protagonisti della seconda rivoluzione industriale in quanto sono possessori di grossi capitali mobili necessari alla produzione industriale creando un legame strettissimo tra banca e industria.
Banche e commercio internazionale
I capitali vengono ricavati dalle società che sono garantite dallo stato e dalle banche. Ne derivò una profonda modificazione del sistema capitalistico che da imprenditoriale (privato) diventava finanziario (pubblico - stato). La seconda rivoluzione capitalistica è caratterizzata da grandi banche, soprattutto private che rivestono grande importanza, chiamate "banche di affari" che servono per finanziare le imprese. I commerci, dunque, avvengono in maniera internazionale. Per governare il flusso di merci bisogna fare degli accordi tra stati, quindi nasce il diritto commerciale (industriale) che si basa sul rapporto tra società e stato.
I pagamenti a livello internazionale avvengono tramite una moneta internazionale che a quel tempo era la sterlina inglese. Essa era legata al criterio del gold standard: questo sistema permetteva la conversione delle valute nazionali in oro stabilendone così il valore in rapporto, appunto, a quello dell’oro. In questi anni si ha l'idea di avere dei rapporti liberi tra gli Stati nel commercio (free trade) la possibilità di poter esportare senza avere dazi i prodotti da una parte all'altra del mondo. Questo permette di poter abbassare il costo del lavoro.
L'impatto economico e sociale della rivoluzione industriale
Allora per produrre di più si ha l'idea che nelle fabbriche bisogna avere un costo del lavoro basso. Il lavoro, in passato, veniva considerato come una parte della vita delle persone. Il lavoro diventa una merce come tutte le altre che deve essere pagata secondo la legge del mercato: infatti l'uomo mette a disposizione sul mercato la propria forza-lavoro (vende se stesso) e diventa anche lui una merce. La piazza del mercato attribuisce valore alla nostra forza/energia. La legge del mercato è data dall'equilibrio della domanda e offerta.
I governi degli Stati nazionali iniziarono ad ambire ad un crescente ruolo nell’economia: i governi si assunsero il compito di proteggere lo sviluppo autonomo delle economie nelle aree meno avanzate attraverso nuove politiche (protezionismo) e strumenti di legislazione come l’introduzione di dazi. Abbiamo, quindi, un mondo che si muove e che entra in contatto infatti la produzione di beni di consumo e di mezzi di produzione venivano esportati in tutto il mondo.
Tuttavia questo rapido progresso non coinvolse tutte le regioni del mondo; la maggior parte dell’Africa e tutti quei territori non ancora collegati con le ferrovie o la navigazione veloce ebbero contatti occasionali con l’economia mondiale nei termini in cui l’abbiamo descritta. Tra la fine del XVIII secolo e la prima metà del XX secolo si assiste a una crescita demografica: si ha un'alta natalità e bassa mortalità. Si viveva più a lungo perché si avevano più risorse, condizioni di vita migliori portate dall’industrializzazione, vi era l'assenza di guerre, il progresso in campo scientifico permise la produzione di medicine per cui fu possibile contrastare molte malattie causa di mortalità.
La rivoluzione agraria e la migrazione
Questa trasformazione è data dalla capacità degli europei di produrre materie prime superiori rispetto al passato. L' aumento della popolazione, tra l’altro, determinò un’offerta di forza-lavoro nettamente superiore alla domanda. Le campagne subiscono una rivoluzione agraria: permette per la prima volta di poter sfamare gran parte della popolazione del mondo producendo molto di più rispetto al passato con minori persone che lavorano nelle campagne. Questo perché si ha l'introduzione di nuovi mezzi di lavoro e viene introdotta l'uso della chimica. Vengono prodotti dalle industrie i fertilizzanti che permettono di produrre molto di più.
Gli stati investono molto sull'industria chimica che produce oltre a fertilizzanti anche solventi, medicine... Ben presto, quindi, la forza-lavoro risultò eccedente, tanto da spingere i contadini a trasferirsi dalle campagne alla città alla ricerca di lavoro e di migliori condizioni di vita. Le città industriali offrono opportunità lavorative perché ci sono le industrie. Il grande sviluppo trasforma la vita delle persone: vi è un passaggio dalla condizione contadina alla condizione dell'uomo come operaio nelle fabbriche. Tutto quello che usiamo, che ci circonda, è un prodotto dell'industria.
Tra il 1800 e il 1924, circa 50 milioni di europei si trasferirono nel continente americano e, in misura inferiore, in Australia. La conseguenza più immediata di questo fenomeno fu l’aumento della popolazione nelle Americhe e la creazione di società più multietniche di quelle europee. Le migrazioni erano un fenomeno sistemico che coinvolgeva il mondo intero: non emigrarono solo europei ma anche asiatici verso l’Indonesia, l’Africa orientale, i Caraibi; milioni di cinesi si trasferirono in Nuova Zelanda, alle Hawaii...
Impatto sociale della migrazione
Questo tipo di migrazione, dunque, arricchì i paesi riceventi sia in termini sociali che economici, poiché i migranti costituivano una forza-lavoro a basso costo. La ricchezza di una nazione, quindi, non si misura più nella capacità di produrre prodotti agricoli, ma si misura nella capacità di rendere industriale anche il lavoro nelle campagne e si misura nella capacità di avere un apparato industriale tale da potere assorbire la manodopera delle campagne e offrire al mercato internazionale i propri prodotti.
In seguito alla massiccia urbanizzazione, le grandi città iniziarono ad avere una fisionomia che le accomunava: esisteva un quartiere degli affari generalmente sorto a ridosso della Borsa, dei tribunali e dei ministeri. Protagonista assoluta era la stazione ferroviaria, e dal punto di vista residenziale, estremamente diversi erano i quartieri borghesi, curati dal punto di vista architettonico, e i quartieri periferici degli operai, costruiti per ospitare la popolazione di proletari e immigrati espulsa dai centri storici, che erano insalubri e poco dotati di strutture essenziali come le fognature e i trasporti.
Urbanizzazione negli Stati Uniti
Negli Stati Uniti, poi si assisté alla nascita delle metropoli: città come New York e Chicago furono strutturalmente rivoluzionate dalla costruzione dei primi grattacieli e dall’enorme espansione dei sobborghi periferici. L'economia europea e occidentale beneficiò di una spinta propulsiva tale da distanziare altre economie per diventare gestore assoluto degli scambi di questa rete globale. C'è, quindi, uno stato vincente che ha messo in atto una trasformazione e non c'è un altro modello che possa sostituire e soppiantare questo modello creato in pochissimi anni dagli europei.
La constatazione, da parte della cultura europea, di quanto fossero state rapide le trasformazioni e di quanto profondamente avessero inciso sulle condizioni di vita materiale, determinò un atteggiamento progressista sia nella cultura che nella politica e nelle arti. In questo senso, lo sviluppo della storia umana poteva essere interpretato dagli europei come un procedere – Europa in testa – verso un crescente livello di benessere materiale inteso come indicatore di “civiltà”, confortato dalla crescente industrializzazione in corso e dal correlato progresso economico-sociale.
Teorie dell'evoluzione e superiorità europea
La storia si è mossa, il mondo è cambiato e l'evoluzione viene considerata in maniera positiva. C'è stata quindi un'evoluzione dell'uomo, della specie umana. Infatti, in Inghilterra nel 1859 furono introdotte le teorie sull’evoluzione grazie all’opera "L’origine della specie" del naturalista britannico Charles Darwin, che proponeva l’idea dell’evoluzione delle specie viventi basata sul meccanismo della selezione naturale. L'uomo si è evoluto e ha imparato a sfruttare le proprie abilità per sopravvivere. > legge del più forte > legge della giungla.
Secondo l'idea darwiniana noi europei siamo i migliori in quanto nell'evoluzione della specie siamo più in alto rispetto agli altri. Esiste quindi una gerarchia tra uomini superiori e inferiori. Da qui nasce l'idea di superiorità degli europei e della gerarchia delle razze. Come si è evoluta la specie? Secondo la genesi, l'uomo è stato creato da Dio (modello creazionistico). Secondo Darwin, il mondo va avanti a seguito di cambiamenti e trasformazioni che è di per sé positivo perché permette di cambiare il mondo. Il cambiamento avviene attraverso una lotta per la conquista dello spazio vitale. Sopravvive chi ha la capacità di adattarsi, cambiare e riuscire a sfruttare le proprie abilità per sopravvivere (il più forte). Il più forte vince in questa lotta per la sopravvivenza. Gli altri sono destinati a morire.
Il ruolo della sociologia e della politica
Nell'800 nasce, nelle grandi città industriali, una nuova branca del sapere chiamata sociologia e si interroga su cosa è la società. Lo si vuole capire con metodo scientifico. La politica si rivolge ai giovani, alla nuova generazione che è rivoluzionaria. Rivoluzione nazione e rivoluzione di classe. Ideologia: idea che vengono condivise da un gruppo di persone, da una comunità che ha una prospettiva per il futuro cioè la nazione o la conquista di classe.
Evoluzione della specie umana e romanzo Robinson Crusoe
La specie umana è una specie animale come tutte le altre e si è evoluta in rapporto ai limiti e alle possibilità che l'ambiente mette a sua disposizione e grazie alla capacità di adattarsi all'ambiente in cui viveva è riuscita a sopravvivere. Per esempio nel romanzo Robinson Crusoe, il protagonista è un marinaio inglese che mentre era in mare la sua nave naufraga e approda da solo in un'isola deserta. Robinson Crusoe allora si adatta e riesce a sopravvivere in un ambiente ostile. Robinson riesce grazie alla sua intelligenza e alle sue capacità a piegare la natura a suo vantaggio a sopravvivere. Robinson riesce a schiavizzare gli abitanti di quel territorio e dà un nome a uno di quei nativi. Quindi questo ci fa capire che gli europei si autorappresentano come la specie più evoluta e nell'evoluzione della società gli europei sono in testa. Perché hanno le capacità per sopravvivere alla legge della giungla.
Nascita dello stato-nazione
La specie si seleziona nel corso del tempo e di conseguenza ci sono specie più evolute rispetto ad altre. Sopravvive il migliore. Parallelamente all'evoluzione della specie, anche le istituzioni si evolvono e le istituzioni europee si considerano come l'evoluzione di quelle istituzioni più antiche. L'istituzione moderna creata nell'Europa dell'800 si chiama "stato-nazione". Con la rivoluzione francese nasce il concetto di nazione che si contrappone al modello politico più forte nell'Europa fino a quel momento ovvero l'impero.
Questo modello di organizzazione sociale si affermò con le rivoluzioni di fine Settecento che portarono in Germania e Italia l’unificazione nazionale, negli Stati Uniti d'America la costituzione (e l'indipendenza dall'Inghilterra). Per definire che cos'è una nazione dobbiamo definire che cos'è un impero: è nazione tutto quello che non è Impero, è Impero tutto quello che non è nazione.
Imperi in Europa e la distinzione tra Impero e Nazione
Gli imperi presenti in Europa fino a quel momento erano:
- L'impero ottomano, che si estende su tutta l'area del Mediterraneo sulla penisola anatolica e arriva fino al Medio Oriente e alla penisola Arabica; il centro di questo Impero è Istanbul.
- L'impero zarista (russo), si estende sulla superficie euroasiatica che va dall'oceano Pacifico fino ai confini dell'Europa. Il centro di questo Impero è Mosca.
- L'impero austriaco, ha un'estensione molto ampia e ha al suo interno popolazioni di varie culture. Il centro di questo Impero è Vienna.
C'è anche l'Impero inglese, che non è come gli altri tre, ma ha delle caratteristiche particolari. Differenza tra Impero e Nazione: la nazione è una forma politica più evoluta rispetto all'Impero che appare come un residuo del passato. La nazione è caratterizzata da un'identità culturale forte, precisa a differenza dell'Impero che è caratterizzato dalla diversità:
- L'impero è multilinguistico: per esempio, nell'impero ottomano si parlano tante lingue come l'arabo (lingua ufficiale), greco, russo, ebraico, portoghese, spagnolo...
- Nell'impero zarista la lingua ufficiale era il russo ma si parla anche il tedesco, aramaico, ebraico, arabo...
- La nazione invece tenta l'uniformità linguistica: nella nuova nazione della Francia si parla solo francese, nella nuova nazione italiana (1860) si parlerà solo italiano, nella nuova nazione tedesca (1870) si parla solo tedesco...
L'italiano, tuttavia, era parlato solo da una stretta minoranza ma attraverso il sistema scolastico venne insegnato diventando così lingua nazionale e il dialetto diventa una lingua secondaria. La nazione ha un'unica religione a differenza dell'impero: per esempio, l'impero austriaco al suo interno ha la religione cristiana-cattolica, cristiana-ortodossa, cristiana-protestante, ha una forte componente islamica, ha una forte componente della religione ebraica...
Nella nazione è presente, invece, un'unica religione che diventa religione di stato.
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