giovedì 20 aprile 2023
Capitolo 1
PIANIFICAZIONE STRATEGICA E OPERATIVA
Per comprendere quello che è il sistema di Piani cazione programmazione e controllo
bisogna distinguere le 3 macrocategorie che lo vanno a comporre.
- La PIANIFICAZIONE STRATEGICA comprende un intervallo di tempo che va dai 3 ai 5
anni in cui si va a studiare l’azienda e tutte le sue caratteristiche e arriva a redarre quello
che viene de nito PIANO STRATEGICO, cioè quello che comprende la trasformazione
dell’intuito dell’imprenditore, la sua esperienza, in qualcosa di organizzato.
- La seconda categoria rappresentata dalla PIANIFICAZIONE OPERATIVA comprende una
visione di un periodo di tempo più breve cioè da 1 a 3 anni e pone uno sguardo più
settoriale quindi si procede per fasi per singole aree di gestione in cui si vanno a redarre
quelli che sono i piani operativi.
- La terza ed ultima categoria è la PROGRAMMAZIONE D’ESERCIZIO e consiste nella
trasformazione di quello che è il piano operativo per arrivare alla redazione di quelli che
sono i programmi veri e propri in cui si trasformano gli obiettivi / programmi / piani
operativi in un qualcosa di quantitativo.
Quindi questo sistema di piani cazione programmazione e controllo va a costituire un
ambito disciplinare dell’economia aziendale che non può essere scisso da quella che è la
rilevazione. Questa rilevazione in economia aziendale consiste nella raccolta ed
elaborazione dei dati relativi alla gestione, allo scopo di interpretarli e rappresentarli.
La rilevazione si concretizza nelle scritture contabili e vanno a comporre la contabilità
concentrandosi su quelli che sono i fatti interni di gestione con lo scopo di supportare i
processi decisionali a presidio degli equilibri aziendali.
La fase iniziale della Piani cazione non può discostarsi dal concetto di MISSION
AZIENDALE, che viene inteso come suo scopo ultimo la giusti cazione della sua esistenza
e ciò che la distingue da tutte le altre.
Viene inteso come meccanismo operativo che deve coordinare gli organi aziendali al ne di
raggiungere obiettivi comuni e si compone di 4 obiettivi fondamentali:
1. Stabilire obiettivi di fondo
2. L’organizzazione degli obiettivi
3. Monitoraggio dell’andamento della gestione
4. Apprezzamento dei risultati
Si estendono ad una duplice natura:
- statica struttura organizzativa
Una natura che fa riferimento alla cioè l’insieme delle unità
a cui è a dato il potere decisionale, quindi ha le responsabilità degli obiettivi da
struttura informativa
raggiungere arrivando poi a fare la veri ca dei risultati, e ad una che
è composta da quelli che sono gli strumenti di misurazione e di supporto attraverso cui i
dati sono resi disponibili.
- dinamica
Una natura che ci permette di comprendere come la vita aziendale si esprime
e come le dinamiche esterne e le variabilità dei cambiamenti possono in uire sulla vita
aziendale e sull’ambiente che ci circonda.
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Il sistema di piani cazione e controllo deve essere inteso come un PROCESSO, cioè un
insieme di attività che passano da certi input per ottenere determinati output e lo scopo del
management è quello di CREARE VALORE.
Si crea valore solo se si opera in equilibrio economico, cioè quindi se tutte le combinazioni
produttive sono allineate in modo da arrivare ad un valore della produzione che sarà
superiore a quello che è il valore delle risorse utilizzate.
Il concetto di equilibrio economico è da ricollegare a quello di EFFICIENZA OPERATIVA
intesa come l’attitudine ad ottimizzare le risorse, e al concetto di EFFICACIA STRATEGICA
ovvero l’attitudine ad ottimizzare i risultati.
Importante però da collegare all’EQUILIBRIO ECONOMICO quello che è L’EQUILIBRIO
FINANZIARIO, cioè una correlazione tra gli investimenti e le fonti necessarie per nanziarli e
L’EQUILIBRIO MONETARIO che comprende i ussi di cassa per fronteggiare le uscite e
consentirà all’impresa di essere sempre solvibile.
Il sistema di piani cazione programmazione e controllo si basa su due momenti tipici:
1. La piani cazione consiste nella formulazione e valutazione delle strategie aziendali e la
de nizione dei piani operativi.
2. Il controllo in cui ci si accerta che la gestione si stia svolgendo in modo e ciente ed
e cace da raggiungere gli obiettivi.
La strategia deve essere intesa quindi come la risposta agli impulsi che provengono
dall’ambiente esterno e che permette all’azienda di avere una collocazione nel mercato di
riferimento. due accezioni di strategia,
Alcuni studiosi teorizzano una più ristretta in cui si dividono
quelli che sono gli obiettivi dai mezzi, cioè gli obiettivi vengono determinati prima di
scegliere i mezzi con cui conseguirli, e un’accezione un po’ più ampia in cui si pone il
concetto secondo cui gli obiettivi non possono essere separatamente ssati da quelli che
sono i mezzi per raggiungerli.
La strategia può essere divisa su due livelli:
1. A livello aziendale cioè riferendosi all’azienda nella sua complessità.
2. A livello di business dove si de niscono i modelli in cui competere in uno speci co
settore.
Nelle imprese mono-business questi livelli non sono divisi mentre nelle imprese
multi-business possono essere divisi per tutti i settori per coordinare quelle che sono le
strategie dei singoli business.
Si arriva quindi a quella che è la Piani cazione Strategica intesa come un sistema
direzionale in cui vengono codi cate le strategie e dettagliati i contenuti e vengono
compiute le scelte di implementazione.
Possono esserci diversi stili di piani cazione e comportamenti da adottare:
- Un comportamento di tipo passivo, dove l’azienda risulta molto più statica rispetto ai
cambiamenti esterni, quindi attende che i cambiamenti avvengano per poi apportare
modi che.
- Abbiamo poi un comportamento anticipativo con cui le imprese prevedono i mutamenti e
tentano di anticiparli adottando provvedimenti correttivi.
- Abbiamo in ne un comportamento attivo in cui l’azienda è tanto forte sul mercato da
poter apportare delle modi che all’ambiente e far nascere un bisogno che prima non
esisteva.
La piani cazione si compone di diverse fasi:
1. De nizione degli obiettivi di fondo della gestione, e nella determinazione degli obiettivi
bisogna tener conto degli stakeholders, cioè degli interessi che hanno nei confronti
dell’azienda e bisogna tener conto della loro opinione nella de nizione degli obiettivi.
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2. In questa seconda fase si procede alla de nizione di regole generali di comportamento
che può essere quindi stabilire l’assetto azionario o scegliere le politiche dei dividendi
da perseguire o ancora i principi etici da rispettare.
3. Nella terza fase si fa un’analisi del pro lo competitivo di ogni business in cui l’azienda
opera e si vanno ad identi care quelle che sono le aree strategiche di a ari (ASA) e
vengono considerate come se fossero delle microimprese all’interno dell’azienda che
hanno ad oggetto uno speci co business a cui sarà poi possibile attribuire un
responsabile a cui attribuire gli input e output di riferimento. Caratteristiche di queste
ASA sono l’attrattività del settore di riferimento e il posizionamento dell’azienda rispetto
ai concorrenti. Un’ASA deve avere delle speci che caratteristiche poichè deve gestire
un gruppo omogeneo di prodotti rivolto ad un gruppo identi cabile di consumatori,
possiede i fattori critici di successo, si colloca in un sistema competitivo ed è possibile
misurare costi, ricavi e capitale investito.
4. La quarta fase consiste nella de nizione delle alternative strategiche di ogni business in
cui si vanno ad individuare quelli che sono i con ni dei business, l’analisi del vantaggio
competitivo.
5. La quinta fase consiste nella scelta delle strategie di portafoglio quindi occorre che i vari
pro li competitivi dei business contemperino all’interno dell’azienda e si presenti quello
che è l’equilibrio nanziario e bisogna tenere conto del giusto mix tra i business che
assorbono e quelli che generano liquidità.
6. L’ultima fase consiste nella formulazione di quello che è il PIANO STRATEGICO.
Una volta terminato quello che è il concetto di Piani cazione Strategica bisogna passare
alla PIANIFICAZIONE OPERATIVA che ha un carattere più amministrativo e si svolge ad un
livello inferiore.
Il primo importante risultato della piani cazione operativa è la formulazione di programmi
che possono essere una serie di iniziative che possono essere funzionali al disegno
strategico, ad esempio sono programmi inerenti ad attività esistenti, programmi inerenti a
nuove attività, programmi di miglioramento dell’e cienza o programmi di supporto.
Questi programmi vengono tradotti in termini quantitativi ed espressi in misura economico-
nanziaria in quelli che sono i piani operativi.
Questi piani operativi si riferiscono ad un orizzonte temporale medio e dovrebbe mostrare
quella che è la situazione economico- nanziaria dell’azienda e come dovrebbe modi carsi a
seguito dell’implementazione delle scelte strategiche.
Questi programmi però non sono particolarmente dettagliati e non possiedono un elevato
grado di analiticità.
Quindi si passa a quella che è la PROGRAMMAZIONE OPERATIVA (d’esercizio) in cui si
scompongono quelli che sono gli obiettivi globali della piani cazione strategica in obiettivi
intermedi (o sub-obiettivi) che devono essere perseguiti da singole parti o funzioni
dell’impresa. La direzione aziendale si occupa della prestazione degli obiettivi intermedi e
vengono nominati i responsabili di attività e responsabili di funzione.
Per poter valutare quelle che sono le strategie si utilizzano dei modelli facendo ricorso a
quelli che sono i rilevatori contabili o il valore creato dalla strategia.
Nella prassi si è soliti utilizzare due modelli:
1. Modello contabile di tipo tradizionale che fa ricorso all’analisi quantitativa per indici e
sono il ROI e il ROE. Al livello di business si utilizza il ROI quindi per valutare l’attitudine
della strategia di business a garantire una remunerazione del capitale investito. Il ROI si
calcola e ettuando il rapporto tra REDDITO OPERATIVO E CAPITALE INVESTITO, e
dev’essere costruito per ciascuna strategia e dovrà essere fatto un ordine di preferenza
in grado di garantire un ROI più alto. Il ROI si scompone in ROS (indice di redditività
delle vendite e va ad indicare il contributo di queste vendite alla formazione del risultato
operativo) x il CAPITAL TURNOVER (dato dal rapporto tra VENDITE e CAPITALE
INVESTITO, ed indica la velocità di recupero del capitale impiegato nella gestione).
Mentre al livello di azienda si utilizza il ROE dato dal rapporto tra REDDITO NETTO e
MEZZI PROPRI ed indica la redditività globale attesa dalle scelte implementate.
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2. Un ulteriore modello utilizzato nella prassi è quello della CREAZIONE DEL VALORE, che
si pone l’obiettivo di superare i limiti del modello tradizionale includendo anche una
valutazione del rischio e tenendo conto del valore nanziario nel tempo e si basa sul
concetto del valore economico di una strategia che è data dai ussi nanziari che
questa è in grado di generare. È necessario scegliere prima la grandezza attraverso la
quale si creano questi ussi di ricchezza, individuare il tasso con il quale attualizzare
questi ussi e procedere all’attualizzazione delle leggi della matematica nanziaria.
La piani cazione riguarda l’esplicitazione di obiettivi, cioè vengono de niti gli obiettivi di
fondo, mentre il controllo è la guida verso i risultati, cioè veri ca l’e cacia e l’e cienza e
veri ca il perseguimento degli obiettivi.
CAPITOLO 2
Il secondo aspetto del sistema di piani cazione programmazione e controllo è dato dal
CONTROLLO DI GESTIONE, che consiste in un sistema direzionale in cui i manager ai vari
livelli si accertano che la gestione si stia svolgendo in condizioni di e cienza ed e cacia in
modo da permettere il raggiungimento degli obiettivi.
La funzione di questo controllo è la valutazione e dev’essere eseguita in maniera costante in
cui vede impiegati i massimi manager di linea, i soggetti che occupano posizioni inferiori e il
materiale esecutore delle singole operazioni.
Oltre alla funzione di valutazione deve anche svolgere una funzione di indirizzo-guida quindi
se durante lo svolgimento dell’attività ci si rende conto che la direzione sta prendendo una
direzione sbagliata, bisogna apportare quelli che sono i cambiamenti per correggere la
rotta.
Il controllo di gestione quindi ha lo scopo di veri care l’e cienza e l’e cacia della
piani cazione e programmazione. Per e cacia si intende la capacità di raggiungere un
obiettivo mentre per e cienza si indica la capacità di gestire al meglio le risorse a propria
disposizione evitando anche sprechi di tempo e denaro.
L’e cienza è collegata quindi al concetto di INPUT, mentre l’e cacia a quelli che sono gli
OUTPUT ottenuti dalle risorse.
Esistono due tipologie di controllo da analizzare:
- Controllo in senso AMPIO, che ha la nalità di veri care che tutti i programmi operativi
siano allineati agli obiettivi strategici.
- Controllo in senso STRETTO che consiste nel veri care che i risultati conseguiti siano
coerenti con quelli previsti.
La piani cazione e il controllo si distinguono per alcune caratteristiche importanti.
La piani cazione ha una visione di lungo termine mentre il controllo si occupa di veri care
nel breve termine se tutto ciò che è stato piani cato stia accadendo.
La piani cazione si pone di individuare i responsabili mentre il controllo attua delle
valutazioni di questi responsabili.
Il controllo si compone di due componenti: uno STATICO e uno DINAMICO.
- Per quanto riguarda la componente STATICA, si parla della struttura del controllo cioè
l’insieme delle variabili che sono atte a guidare e monitorare la condotta dei soggetti che
operano all’interno dell’azienda e si divide in una struttura ORGANIZZATIVA e una struttura
TECNICO-CONTABILE.
Quando parliamo di STRUTTURA ORGANIZZATIVA facciamo riferimento all’assetto
organizzativo di cui un’azienda ha deciso di dotarsi e si utilizzano documenti come
organigrammi/funzionigrammi/mansionari. Si propone di individuare l’oggetto del controllo,
cioè quindi le sub-unità organizzative da monitorare e qualora possano essere ricondotte a
dei responsabili verrebbero de nite “centri di responsabilità”.
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Questi centri di responsabilità consistono in sub-unità con a capo un soggetto con potere
decisionale e a cui risulta assegnato un obiettivo.
Questi centri di responsabilità possono distinguersi in:
- Centri di costo
- Centri di ricavo
- Centri di pro tto
- Centri di investimento
Per quanti riguarda invece l’aspetto TECNICO-CONTABILE del controllo si fa riferimento
agli strumenti di determinazione impiegati per valutare i risultati conseguiti. Questi strumenti
determinano sia in maniera preventiva che consuntiva le misure dei singoli oggetti di
calcolo compresi nella struttura organizzativa.
È possibile quindi monitorare in VIA CONSUNTIVA la gestione, quindi si fa riferimento ad
operazioni e risultati passati, ovvero dati che consentono di conoscere i trend passati e ci
permette di veri care quali sono i risultati attendibili per il futuro.
Invece in VIA PREVENTIVA si fa riferimento ad operazioni e previsioni future e si tratta di
dati basati su assunzioni e aspettative future. È possibile stimare gli obiettivi quantitativo-
monetari delle singole sub-unità da sottoporre a monitoraggio.
L’altra componente del controllo è la COMPONENTE DINAMICA, basata sul confronto su
obiettivi e risultati e si avvale di quello che è il sistema di REPORTING, in quanto è un
insieme di rapporti che contiene le informazioni relative ai risultati conseguiti e vanno a
comporre quello che sarà l’esito nale del processo di controllo per veri care la correttezza
della piani cazione operativa e strategica.
Accanto al report si utilizza quella che è l’analisi degli scostamenti per veri care l’esistenza
di uno scollamento tra il risultato ottenuto e quello previsto.
Il reporting o re informazioni relativamente alla contabilità generale, analitica, del budget.
Deve fornire le informazioni quotidiane al top management e devono essere caratterizzate
da 4 attributi principali:
1. Rilevanza e selettività
2. Tempestività
3. Chiarezza e articolazione
4. Attendibilità
L’analisi degli scostamenti viene intesa come un complemento del processo di controllo i
cui risultati trovano esplicazioni all’interno dei report, mentre il reporting è l’insieme di
informazioni che vengono selezionate e presentate al management sotto forma di report ed
è l’esito del processo di controllo.
Il controllo si divide in 3 componenti:
1. CONTROLLO ANTECEDENTE in cui si va a veri care che i livelli operativi siano coerenti
con i piani strategici (confronto tra obiettivi di breve termine inclusi nel budget e obiettivi
strategici inclusi nel piano)
2. CONTROLLO CONCOMITANTE, che è un controllo che si svolge durante la gestione
aziendale per veri care che le attività previste stiano andando come quelle svolte.
3. CONTROLLO SUSSEGUENTE, veri ca che tutto ciò che è stato frutto della gestione si
allinei con quanto atteso ed elaborato nel report.
Un mod
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