Politiche della sicurezza
Lezioni e prove intermedie
→ 21/09/2020 – 21/10/2020: lezioni in remoto (20 ore). 32 ore anziché 40 (le 8 ore mancanti sono sostituite da lavoro a casa).
→ 26/10/2020: prova intermedia.
→ 14/12/2020: prova intermedia.
Materiale di studio e consegne
Per gli studenti frequentanti, il materiale di base per lo studio sono gli appunti delle lezioni e materiale sul sito "Virtuale.it" e file sul documento postati sul sito della professoressa. Sono studenti frequentanti coloro che hanno svolto almeno 4 attività di quelle svolte durante le lezioni.
ENTRO IL 4 NOVEMBRE CONSEGNARE POSTER SU SITO VIRTUALE DELLA PROFESSORESSA. LEGGERE LE LINEE GUIDA PER SCRIVERLO E DOCUMENTO DEL PROGRAMMA IN CUI SONO SCRITTI I VIDEO SU CUI BASARSI. IL 9 NOVEMBRE BISOGNA ESPORLO IN UN MAX DI 5 MINUTI.
Concetto di sicurezza
La nozione di "sicurezza" necessita sempre di una qualche altra qualificazione che da un lato la limita ma dall'altro lato la specifica. Nel vocabolario italiano, "sicurezza" significa: condizione che rende e fa sentire di essere esente da pericoli, o che dà la possibilità di prevenire, eliminare o rendere meno gravi danni, rischi, difficoltà, evenienze spiacevoli o simili. La sicurezza manifesta un carattere specificamente relazionale proprio perché è destinata ad incontrarsi con una specificazione in riferimento alla quale acquista un significato concreto. Questo è dunque un concetto plurale perché esistono diverse tipologie di sicurezze.
La sicurezza, dunque, ha sempre bisogno di una relazione perché le esigenze che la sicurezza sottende non possono essere soddisfatte da interventi a carico di un solo soggetto istituzionale ma da interventi che devono essere coordinati e integrati tra soggetti diversi (anche per questo è un concetto relazionale).
Sicurezza in relazione a sistemi e individui
→ Sicurezza in relazione ad interi sistemi: grado in cui il sistema in questione, nelle sue varie componenti, riesce a svolgere le funzioni che gli sono deputate in condizioni di rischio accettabili. Utilità ed efficienza del sistema complessivo. Sistema interconnesso di misure diverse. Il sistema in questione, quindi, riesce ad agire come se il rischio in questione non esistesse o fosse molto ridotto.
→ Sicurezza come bene e come bisogno: se la consideriamo come un bene fondamentale per l'esercizio dei propri diritti che viene tutelata dallo Stato, ne consegue l'aspettativa da parte della collettività che essa diventi un fattore fondamentale per quanto riguarda tutti i lati della "qualità della vita". Diventa quindi un insieme di condizioni materiali, di percezioni e di rappresentazioni individuali e collettive che consentono ad un soggetto o ad un gruppo di avere la convinzione di essere in grado di fronteggiare eventi che potenzialmente si presentano come una minaccia.
Sicurezza e diritto
A proposito della sicurezza come bene e come bisogno, Maslow dice che il primo bisogno in gerarchia, dopo l'appagamento dei bisogni istintivi, per gli uomini è il bisogno di sicurezza che viene inteso come stabilità e dipendenza da un protettore efficiente. Questo bisogno porta quindi alla garanzia della legge e dell'ordine sociale, collegandosi alla concettualizzazione del controllo sociale.
Nella cultura anglosassone con il termine "security" si intende il supremo concetto-valore della società civile, ovvero della pace. Con il termine "policing" si intende, invece, il preservare la pace. Con il termine "security governance", infine, si intende il guidare e gestire le azioni, le attività, l'agire individuale e sociale per la sopravvivenza pacifica della società.
Normative sulla sicurezza
→ Sicurezza come diritto: è prevista in diverse normative, primo tra i quali la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino (1789). Proprio in questo periodo, tempi della Rivoluzione Francese, viene inserito questo concetto di Sicurezza nel novero dei diritti naturali dell'individuo e tra i valori fondamentali che uno Stato moderno ha il dovere di tutelare non soltanto per il singolo ma per tutta la società. Nell'articolo 2 di questa Dichiarazione, infatti, si parla di diritti naturali e imprescrittibili che sono "la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all'oppressione". Anche nell'articolo 12 della stessa Dichiarazione è scritto che la garanzia dei diritti dell'uomo e del cittadino rende necessaria una forza pubblica: questa forza viene istituita, allora, a beneficio di tutti e non per il vantaggio particolare di coloro ai quali tale forza viene affidata.
Nel 1948, il concetto di sicurezza viene inserito anche nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani in cui nell'articolo 3 viene recitato che "ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona". Da queste normative si capisce che la sicurezza è un fondamentale elemento sociale, intesa come qualità della vita, sicurezza che garantisce la tranquillità sociale e la vivibilità quotidiana, sicurezza quindi che promuove le condizioni migliori per il comune benessere nel rispetto assoluto della legalità.
La paura della criminalità
La ricerca sulla paura della criminalità è iniziata negli USA negli anni '60 perché oltre alle guerre come quella in Vietnam, in quel periodo la criminalità è diventato argomento fondamentale per la politica in periodo di elezioni (politicizzazione della criminalità). Vi fu un rapido aumento degli atti violenti registrati e questo rese la criminalità il problema numero uno della politica interna, insieme alle sommosse di origine razziale e a tutti i movimenti di stop alla guerra in Vietnam. Nel 1968, grazie a una campagna elettorale basata sullo slogan Law and Order, Richard Nixon vinse le elezioni e divenne Presidente degli USA. In realtà, il suo predecessore Lydon Johnson creò una commissione Katzenbach, commissione orientata contro la criminalità che andò a fare da guida per la politica per molti anni.
Nel 1972, venne creata la National Crime Survey (NCS), promossa dal Governo di Giustizia del Governo americano per analizzare l'incidenza sociale della criminalità. Ci fu una domanda "How safe do you feel walking alone in your neighborhood at night?" che dava la possibilità di creare un indicatore sulla paura del crimine. Il questionario venne somministrato a 58.000 cittadini americani dislocati in 311 località statunitensi. Questo questionario si compone di un centinaio di domande e si poneva l'obiettivo di conoscere l'incidenza dei diversi tipi di atti criminali, di conoscere le caratteristiche delle vittime e degli aggressori, e di analizzare le condizioni che favoriscono gli atti criminali stessi. Questa indagine nel 1972 viene ripetuta periodicamente le prime due settimane di ogni mese e i suoi risultati sono riassunti ogni anno a cura del BJS. Questa survey è un'indagine di vittimizzazione.
La Commissione chiuse i suoi lavori nel 1967 (pochi anni dopo la sua istituzione) e il suo rapporto conclusivo faceva notare come bisognasse dare maggiori attenzioni alle vittime del crimine. Si diede luce, dunque, alle conseguenze del crimine in chi lo subisce: si ha, infatti, perdita di opportunità di divertimento e di arricchimento culturale, riduzione del livello di socialità e fiducia negli altri, possibilità che le persone ritengano l'ordine morale e sociale della società meno credibile e meno stabile. Infatti, fu per la prima volta che un'istituzione si occupò di questo argomento nel 1972 con la NCS che molti anni dopo cambiò il nome in National Crime Victimization Survey (NCVS). Tutti questi materiali permettono di iniziare i primi studi sulla "paura della criminalità" come primo oggetto degli studi criminologici.
Paura della criminalità (PdC)
La Paura della Criminalità (PdC) viene considerata come una delle conseguenze della vittimizzazione diretta e limita i movimenti, produce ansia e paura in sé stessi. Viene considerata, infatti, un semplice epifenomeno della criminalità, ovvero un semplice contorno della criminalità. Per definire questo concetto ci sono alcune considerazioni: la prima, già stata detta, è proprio considerare la PdC come conseguenza della vittimizzazione diretta e questo perché si vedeva che essa si manifestava molto più nelle persone recentemente vittimizzate piuttosto che in quelle non vittimizzate. L'unico strumento di misura utilizzato nelle prime ricerche riguarda la domanda inglese prima esposta. La PdC viene considerata come un timore personale, cioè una risposta individuale a uno stimolo che è il reato.
- Sorgono, però, dubbi sul legame ipotizzato tra PdC e vittimizzazione reale (partono da una ricerca del 1979):
- PdC è molto più diffusa della vittimizzazione.
- I gruppi demografici più spaventati sono quelli meno vittimizzati.
Inoltre, si è visto che le donne e gli anziani hanno maggiore PdC, ma i più vittimizzati sono i maschi e i giovani. Quindi, non sempre le fasce di popolazione più vulnerabili sono le più vittimizzate. Si parla allora di "paradosso" tra PdC e vittimizzazione.
Vulnerabilità e vittimizzazione
La maggiore paura provata da anziani e donne si giustifica per una loro maggiore "vulnerabilità personale"; le donne ad esempio sono più timorose perché hanno maggiori probabilità, rispetto agli uomini, di subire violenze sessuali. Gli anziani, invece, sono più fragili fisicamente e anche economicamente. I livelli più alti di PdC in questi soggetti sono giustificati e razionali nonostante una loro minore vittimizzazione reale.
Skogan (in una sua ricerca del 1981) e altri introducono il concetto di "vittimizzazione indiretta" o "vittimizzazione allargata". Questi dicono che la vittimizzazione deve mantenere un ruolo centrale attraverso i suoi effetti secondari e dunque attraverso l'impatto che ha nell'ambiente sociale della vittima. Ciò vuol dire che il singolo individuo subisce conseguenze sociali e psicologiche di un atto di criminalità anche se quest'ultimo non era diretto verso di lui e questo succede a causa dell'amplificazione che i legami sociali della vittima riescono a produrre anche tra chi non era presente. Questo, secondo Skogan, permette di capire la relazione tra la PdC e i tassi effettivi di vittimizzazione. Oltre al concetto di "vulnerabilità personale", essi introducono anche il concetto di "vulnerabilità ecologica" per allargare il concetto di vulnerabilità personale ad altri gruppi sociali.
Critiche e distinzioni
Ci furono critiche all'ambiguità creata dall'interscambiabilità dei concetti di PdC (fear of crime) e di "preoccupazione per la criminalità" (concern about crime) che venivano usati nello stesso modo senza distinguerli. Infatti, si può essere preoccupati del problema del crimine, ma non aver timore per una propria vittimizzazione.
Un'altra ricerca fatta in Pennsylvania ha introdotto tre diverse distinzioni del concetto di PdC:
- Tra crimini contro la persona e contro la proprietà;
- Tra reati che avvengono in aree frequentate e reati che si consumano in aree poco frequentate;
- Crimini frequenti vs crimini rari.
Nella prima distinzione la PdC è maggiore contro la persona. Nella terza, se si ha notizia in un certo gruppo o territorio di crimini che si sono prodotti almeno otto volte, questi crimini producono una risposta più alta con riferimenti alla PdC rispetto ai crimini che sono stati commessi soltanto una volta. Quindi, il rapporto tra PdC e vittimizzazione deve essere disaggregato per le diverse tipologie.
Fattori che determinano la PdC
Un'altra ricerca del 1985 introduce il contesto ambientale tra i fattori che determinano la PdC. Gli autori di questa ricerca individuano tre classi di variabili collegate alla PdC:
- Vulnerabilità personale: età, sesso, percezione della propria salute, sense of mastery (sentimento di controllo della propria vita);
- Condizioni del quartiere o pericoli ambientali: aspetti fisici e aspetti sociali. I primi si riferiscono allo status socio-economico del quartiere con richiamo alla ricerca di Skogan con la vulnerabilità ecologica. A questi viene inserita anche la variabile della omogeneità residenziale, rispetto a un quartiere misto (sia residenziale che commerciale). I secondi consistono in fattori come ampiezza della comunità, quantità di persone che vivono in casa, reputazione del quartiere, età della popolazione. In riferimento alla reputazione del quartiere, raramente i cittadini vengono informati direttamente dalla Polizia sui tassi di criminalità del proprio quartiere in quanto imparano queste informazioni da conversazioni quotidiane o giornali. Sono le notizie indirette che guidano l'immaginario che le persone hanno su quello specifico quartiere;
- Conoscenza personale di eventi criminosi: vittimizzazione diretta e vittimizzazione allargata.
Questa ricerca fa notare come ambienti omogenei per età, con basso status socioeconomico e cattiva reputazione siano in forte correlazione con un'alta PdC. In questa ricerca, quindi, la vera novità è rappresentata dal concetto dell'omogeneità.
Ecologia umana e disorganizzazione sociale
Questo concetto della PdC è stato approfondito da ulteriori ricerche svolte dalla Scuola di Chicago, in particolare da Robert Park con la Scuola dell'ecologia umana che tenta di capire la vita urbana applicando i concetti della biologia. Sulla base di questa teoria, la crescita urbana è il risultato di una serie di processi ciclici di disorganizzazione e organizzazione sociale. Ci riferiamo a Park che studia le ondate migratorie. L'arrivo improvviso e non socialmente mediato di ondate migratorie, come stavano investendo la città di Chicago in quell'epoca, creano una molteplicità di "piccoli mondi chiusi", ovvero comunità territorialmente organizzate in cui individui vivono al loro interno con reciproca interdipendenza. Riferendosi alle idee di Shaw e McKay, questi gruppi portano alla separazione urbana della città e alla sua disorganizzazione sociale in seguito al processo di competizione per il dominio che si sviluppa tra questi mondi chiusi. Per questa scuola di pensiero, la rivalità sociale tra le diverse comunità è destinata con il passare del tempo ad essere riassorbita attraverso il passaggio a fasi differenti: [Rivalità -> Conflitto -> Adattamento -> Assimilazione] cicli di organizzazione sociale. La rivalità viene considerata, dunque, come un effetto della disorganizzazione sociale.
Shaw e McKay e la disorganizzazione sociale
Shaw e McKay, nel loro libro "Juvenile delinquency and urban areas" (1942), sostenevano che la criminalità fosse uno degli effetti della disorganizzazione sociale. Individuano, allora, alcune variabili che implicano la disorganizzazione sociale: basso status sociale, famiglie non coese, eterogeneità etnica, mobilità residenziale e l'urbanizzazione. Le conseguenze della disorganizzazione sono la dirazione dei legami sociali, carenza del controllo sociale informale sui giovani, bassa partecipazione alla vita della comunità che portano a una maggiore criminalità.
Le linee di ricerca della Scuola di Chicago vennero riprese negli anni '70 del XX secolo. Con queste si cerca di offrire una definizione al fenomeno della paura della criminalità. Questi studi, dunque, cercano di analizzare il legame tra la disorganizzazione sociale e questa diffusione. Essi dicono che, se come avevano sostenuto i teorici della Scuola di Chicago, i processi di disorganizzazione sociale producono la criminalità, questi processi possono essere collegati anche al diffondersi del sentimento di insicurezza. A questo punto, la paura della criminalità non viene più collegata ai processi di vittimizzazione subita.
Segni di inciviltà e insicurezza
Quando nell'ambiente si vedono moltiplicarsi i segni di inciviltà dobbiamo metterli in collegamento al fatto che sono indizi a processi di disorganizzazione sociale che si stanno verificando nella comunità e questo potrà produrre una maggiore diffusione del senso di insicurezza. Cosa significa "inciviltà (incivility)"? Sono sia segni fisici (rifiuti a terra, muri imbrattati) che sociali (spaccio di droga, homeless, prostituzione). Queste ricerche concludono che percependo l'aumento delle inciviltà, il controllo sociale formale è debole.
Nel 1978 viene svolta un'altra ricerca da Hindelang, sociologo americano, il quale considera il sentimento di insicurezza come un sintomo del clima generale di un quartiere. Secondo lui, la percezione dell'inciviltà fa aumentare maggiormente la paura della criminalità, piuttosto che la percezione dell'aumento della criminalità reale.
Secondo l'autore, ci sono alcuni indicatori di incivility come abbandono di immobili, bande giovanili, homeless, prostituzione, uso di droga, atti di vandalismo. Con questa ricerca si correla il livello di paura della criminalità con il livello di integrazione sociale (0 → massima integrazione sociale, massima PdC → massima integrazione sociale 0 PdC).
Ritroviamo Skogan con riferimento a un gruppo di ricerche che legano più direttamente la PdC ai tassi di criminalità reale. Questo legame è descritto sia nei lavori di Skogan pubblicati nel 1990 che nella ricerca di Wilson e Kelling del 1982.
Teoria delle finestre rotte
Questi ultimi parlano della teoria delle "finestre rotte": i segni di inciviltà sia sociali che fisici
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