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La guerra fredda e la divisione della Germania

La guerra fredda vede contrapposte le due superpotenze dell’epoca, Usa e URSS, e ha come epicentro la Germania, uscita divisa in Repubblica Democratica Tedesca (DDR, comunista con influenza sovietica e capitale Pankow, quartiere di Berlino) a est e la Repubblica Federale Tedesca (BDR, con influenza americana, capitale Bonn, periferia di Colonia).

Berlino, la ex capitale del Reich, è divisa anch’essa in due zone di influenza, una sovietica e una dominata da Usa, Francia e Regno Unito. Tuttavia, Berlino resta isolata all’interno della Repubblica Democratica Tedesca. I due blocchi si combattono soltanto tramite intermediari, ma al di fuori dell’Europa, per esempio in Vietnam.

Il tacito accordo e l'ideologia

All’interno dei confini europei, valeva una sorta di tacito accordo, le due superpotenze non si facevano guerra; ciononostante, missili americani e armi nucleari sono stanziati su entrambi i territori della Germania federale. Era anche uno scontro ideologico, perché gli occidentali ritengono di possedere il patrimonio della democrazia e della libertà (regno del bene), mentre i russi erano portatori di ideologie totalitarie, come il comunismo, per cui l’URSS era considerata come l’impero del male. Gli Usa e URSS erano alleati nella II guerra mondiale, ma poi sono diventati nemici.

Il riarmo della Germania e la dottrina del containment

Gli americani, soprattutto, sentono l’esigenza di riarmare la Germania, debellata durante la II guerra mondiale, in funzione anti-sovietica; viene stabilita una linea di contenimento nei confronti dell’URSS, dottrina del containment teorizzata da un diplomatico americano dell’epoca, per contenere l’espansione degli stati. Per essere messa in atto pienamente, è necessario che anche la Germania collabori (non aveva più l’esercito, soltanto la polizia) e venga riarmata.

La Francia si opponeva al riarmo tedesco, perché addebitava alla Germania ben 2 guerre mondiali, ma non riesce a contrastare l’interesse degli americani. L’Italia era meno preoccupante, perché era stata sconfitta e si era messa da parte grazie all’armistizio di Badoglio.

La ricerca di una soluzione in Europa

Nel frattempo, in Europa si cerca una soluzione per superare le difficoltà delle guerre precedenti e prevenire alla radice qualsiasi ipotesi di un’altra guerra mondiale. Il nodo profondo del contendersi il mondo viene individuato nell’uso indiscriminato delle sovranità nazionali. Il limite profondo d’Europa era di aver dato spazio agli stati nazionali e la loro pretesa assoluta di sovranità senza limiti. La conseguenza di ciò è la naturale tendenza ad espandere questa sovranità al di fuori dei confini, con la pratica di una politica aggressiva da un punto di vista economico (protezionismo), politico e militare.

La sovranità nazionale va moderata creando delle organizzazioni internazionali, enti verso i quali i singoli stati membri trasferiscono parte della loro sovranità. La dichiarazione Schumann del 1950 è l’atto fondante di questo nuovo spirito nei confini europei, che aveva già trovato una prima affermazione con la creazione dell’ONU, che però è a carattere universale.

La nascita della CECA

Schumann era il ministro degli Esteri francese, nato in Lussemburgo, parlava tedesco, ma era cittadino francese. In realtà, il francese Jean Monnet aveva avuto l’idea di creare un’organizzazione con il potere di governare i due elementi contesi da Germania e Francia, cioè il carbone e l’acciaio, usati per produrre le armi. Se queste risorse non sono a disposizione degli stati, che possono farne un uso militare, ma lo sottoponiamo a un’autorità terza, si può risolvere il problema alla radice. Quindi, nel 1951 nasce la CECA, Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, che ha sede a Lussemburgo, il cui primo responsabile è stato Jean Monnet.

La novità clamorosa è che riunisce vinti e vincitori, per un totale di sei paesi: Germania, Italia, Francia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo. Con queste organizzazioni internazionali, la Germania non è più vista come un nemico, bensì come un importante membro. La creazione europea è di natura liberaldemocratica e socialisti e comunisti non ne fanno parte, i comunisti perché sono di fedeltà sovietica e ritengono che questo esperimento sia stato messo in atto dagli americani. Quindi, i partiti comunisti che considerano Mosca come punto di riferimento avversano e così anche i partiti socialisti (alleati).

La Germania nella NATO e la politica estera

La Germania rientra nel meccanismo della difesa grazie alla sua ammissione alla NATO insieme con l’Italia, un meccanismo internazionale di difesa. Quindi, è un paese bipartito in una zona europea, perché è il paese fondatore della CEE, e americana in quanto membro della NATO (appartenenza limitata, perché non può autogovernare le truppe, non può disporre di vettori nucleari, può solo ospitarli sul suo territorio); le viene riconosciuta la sovranità di stato indipendente, ma non la piena sovranità, solo in questo modo i francesi accettano il passaggio.

Inoltre, la Germania vuole anche dedicarsi alla politica estera in proprio; per la prima volta, diventa cancelliere un socialdemocratico, Willy Brandt (renano), uno dei pochi resistenti durante il nazismo. Brandt cerca di ristabilire i rapporti con Israele, ma vuole rompere il ghiaccio anche con l’Europa dell’est, per questo motivo dà il via all’Ostpolitik, innanzitutto verso la DDR, che non era riconosciuta dalla BDR.

Dopo la guerra, la Germania occidentale non adotta una costituzione, bensì una Grundnorm, una norma fondamentale, perché la vera costituzione si avrà solo con la riunificazione della Germania; la BDR considerava sé stessa come un’organizzazione provvisoria, in attesa di allargarsi a est.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/14 Lingua e traduzione - lingua tedesca

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