POLITICHE DELLA SICUREZZA
3 Aree principali:
1) Sicurezza in ambito pubblico
2) Società contemporanea tra rischio e incertezza
3) Sicurezza in campo aziendale
1) Definizione di controllo sociale, il quale può essere formale, istituzionale, esterno
oppure informale, relazionale, interno. Esso avrà una crisi e dunque una
trasformazione a partire dagli anni '70.
2) La conseguenza della crisi del controllo sociale risulta essere la destabilizzazione e
l'assenza di punti di riferimento che caratterizzano l'epoca moderna, collegabile al
concetto di rischio. Il rischio non deriva dall'alto ma dai processi di costruzione
sociale tra gli individui. Conseguenze delle problematiche nella convivenza con gli
altri: processi di insicurezza tra realtà e percezione.
POLITICHE DI SICUREZZA: Politiche di rassicurazione per limitare il grado di
preoccupazione.
CRIMINE: Violazione di una legge penale
DEVIANZA: Non è un reato ma un atto che si discosta dalla media dei
comportamenti all'interno di una società.
Il concetto di paura è diverso da quello di insicurezza: il primo è una reazione
motivata dall'oggettiva presenza di un pericolo / rischio; il secondo si riferisce ad
uno stato emotivo soggettivo.
Si parla di paura globalizzata conseguentemente al concetto di globalizzazione
negativa e destabilizzante: in passato il rischio era globalizzato; ora un rischio a
migliaia di chilometri avrà ripercussioni anche su di noi (vedi crisi, partita dagli Usa
per poi estendersi verso tutto il globo).
PAURA COME COSTRUZIONE SOCIALE: Il ruolo dei mass media, che
comprimono in tre minuti tutto ciò che accade in un paese relativamente ad un
determinato fatto, dando via alla tematizzazione.
PAURA DEL CRIMINE: Per esempio l'immigrazione, per la quale la reazione della
società nei confronti dell'immigrato porta talvolta ad azioni violente.
3) La vigilanza privata è sempre più richiesta a causa della mancanza di personale di
polizia.
IL CONTROLLO SOCIALE
E' un aspetto che può variare al variare degli assetti sociali, a volte tende anche a variare
all'interno di un singolo stato a seconda delle leggi e da come esse si modificano,
soprattutto in un periodo di globalizzazione come questo. In principio gli stati erano
autonomi in merito, ora invece siamo soggetti per esempio alle regole impartiteci
dall'Unione Europea.
Si parte comunque dal fatto che ogni comunità risponde sempre ad una forma di controllo
sociale; ogni società è dotata di un modello normativo. Tutte le forme del controllo sociale
hanno come fine ultimo quello di instradare il comportamento della collettività verso
qualcosa di giusto. Il modello normativo è costituito da leggi del diritto positivo e da
condivise regole sociali, culturali ed etico-morali. Quando queste norme sono disattese
emerge un problema di controllo sociale.
Abbiamo tre definizioni:
1) “Insieme dei fenomeni che regolano il comportamento di un individuo inserito in un
contesto sociale” (indica le regole di condotta che l'individuo deve perseguire).
Talvolta c'è un uso sconsiderato del controllo sociale per recare vantaggio a chi
detiene il potere.
2) “Strumento finalizzato ad esercitare influenza sui membri di un gruppo sociale”.
Questa definizione prevede una deviazione dei comportamenti standard che
porteranno a commettere un crimine. (es. chi fa uso di droghe leggere, prima o poi
passerà a quelle pesanti).
3) ….
Secondo GALLINO il controllo sociale è “L'insieme dei meccanismi, delle azioni reattive e
delle sanzioni che una collettività elabora ed impiega allo scopo sia di prevenire la
devianza di un soggetto individuale o collettivo da una norma di comportamento, sia di
eliminare una devianza avvenuta, ottenendo che il soggetto riprenda a comportarsi in
conformità alle norme sia infine di impedire che la devianza si ripeta o si estenda agli altri.”
CESAREO lo definisce invece come “L'insieme più o meno organizzato di reazioni formali
e informali, coercitive e persuasive, previste e/o messe in atto nei confronti del
comportamento individuale o collettivo ritenuto deviante, dirette a stabilire e mantenere
l'ordine sociale”.
Per Cesareo il controllo sociale può essere più o meno organizzato (crolla la figura del c.s.
Che cade dall'alto) dove il più sta ad indicare lo stato, il meno gli individui. A differenza di
Gallino, per Cesareo il c. sociale può essere esercitato anche dai singoli membri della
comunità. L'obiettivo però è il medesimo, cioè quello di ristabilire l'ordine.
Abbiamo due tipi di controllo sociale:
Formale, istituzionale, esterno
– Informale, relazionale, interno
–
Il primo viene dall'esterno, è calato dall'alto sulla comunità ed è esercitato dagli organi
pubblici per la prevenzione della devianza e dei fenomeni criminali (pattugliamento del
territorio, sorveglianza di soggetti, ma comunque controllo esterno).
Il secondo tipo viene svolto dalle agenzie di controllo informale (famiglia, scuola, vicinato)
che determinano l'adattamento del soggetto ad un sistema condiviso di norme per una
pacifica convivenza civile. Pur risultando più democratico, quando il secondo controllo è
molto presente si hanno conseguenze negative: se si è particolarmente coesi e attaccati,
si è anche chiusi verso l'esterno, portando i cittadini a volersi sostituire agli organi adatti al
controllo.
ATTORI DEL PRIMO CONTROLLO SOCIALE (formale, istituzionale, esterno)
ATTIVITA' DI POLIZIA
Le forze dell'ordine sono cinque: Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili del
Fuoco, Corpo Forestale dello Stato. Queste sono riconosciute forze dell'ordine dalla legge
121/1981, la quale ha riformato le Forze di Polizia. La municipale è esclusa.
POLIZIA: Insieme dei poteri-doveri che esplica attività di pubblica sicurezza, derivata dal
Ministero dell'Interno per mantenere l'ordine sociale.
Parliamo di potere-dovere in quanto gli agenti hanno il potere, derivato dalla norma, di
sanzionare, ma hanno allo stesso tempo il dovere di farlo in quanto devono eseguire la
stessa norma. Le forze di polizia devono difendere la società ed il singolo in quanto
appartenente ad una collettività. L'attività del singolo viene CONTROLLATA ( osservazione
e vigilanza), REGOLATA (in quanto l'obiettivo è che l'individuo non esca da correttezza e
normalità) e LIMITATA (laddove emergano comportamenti contrari alle norme, l'individuo
dev'essere messo nelle condizioni di rispettare le stesse).
Abbiamo due tipi di polizia: Giudiziaria ed Amministrativa.
La Polizia Giudiziaria interviene a reato commesso, quando il PM la autorizza a svolgere
le indagini.
L'Art. 109 della Costituzione sancisce che l'autorità giudiziaria (magistratura) dispone
direttamente della polizia giudiziaria. Quest'ultima è il braccio operativo del PM, il quale dà
l'avvio alle indagini per costruire un impianto accusatorio.
Gli Art. 55-59 del codice di procedura penale disciplinano l'attività di polizia giudiziaria.
Questa deve acquisire la notitia criminis ed impedire che i reati vengano portati a
conseguenze ulteriori (per esempio attraverso il sopralluogo e la delimitazione).
Il caso va gestito da Polizia o Carabinieri a seconda di chi dei due riceva la segnalazione.
La finalità della polizia giudiziaria è quella di mettere insieme più indizi che creino una
prova, la quale verrà utilizzata in ambito penale. A prescindere da tutto devono però
essere seguite tutte le indicazioni del PM.
L'Art. 17 della legge 121 decreta le funzioni ed i servizi della polizia giudiziaria (sempre
alle dipendenze dell'autorità giudiziaria).
Dove troviamo la polizia giudiziaria? Non esiste un corpo autonomo: questa funzione viene
infatti svolta all'interno delle sezioni di polizia giudiziaria istituite nelle procure, oppure
presso i servizi di polizia giudiziaria istituiti nelle questure.
La Polizia Municipale è distinta dalle forze dell'ordine ma allo stesso tempo giuridicamente
investita del potere coercitivo tipico dei garanti dell'ordine pubblico. Questo corpo, pur
svolgendo attività affini alle forze dell'ordine, non rientra tra esse. E' infatti disciplinato dalla
legge quadro 65/1986, la quale esplica l'ambivalente ruolo della Polizia Municipale. Si fa
riferimento a due articoli: l'Art. 3 dice che la polizia municipale ha la funzione di garante
della pubblica sicurezza solo in specifiche operazioni, l'Art. 5 per competenze ausiliarie. Vi
dev'essere inoltre una richiesta motivata da parte del prefetto al sindaco (titolare della
Polizia Municipale) e solo in casi eccezionali essa può intervenire.
L'attività della Polizia Amministrativa è tesa alla tutela della collettività nei suoi interessi
primari, sia materiali che ideali. L'aspetto fondamentale di questa è la sua prerogativa
prevalentemente preventiva (controllo del territorio).
Art. 1 del TULPS (1931) : La Polizia Amministrativa deve garantire l'ordine pubblico
prevenendo la violazione delle leggi penali o far cessare qualora in atto ogni turbativa al
libero esercizio dei diritti dei singoli e della collettività. (E' tutto dedicato ai cittadini)
Il secondo comma esplica il compito di tutelare sicurezza, incolumità pubblica e integrità
della proprietà privata. Si parla ancora di tutela del singolo quindi, prevenendo gli eventi
dannosi che mettono in pericolo la salute, la vita ed i beni patrimoniali delle persone.
ORDINE PUBBLICO = SICUREZZA PUBBLICA
In passato il concetto di ordine pubblico era diviso in Ordine Pubblico Ideale (principi
ispiratori dell'attività di polizia) e Ordine Pubblico Materiale (l'insieme dei beni specifici che
dovevano avere una tutela, esplicato con il concetto di sicurezza pubblica). Per questo
motivo si è deciso di considerare i due concetti come sinonimi, in quanto il significato di
“Sicurezza Pubblica” è quello di vivere tranquillamente all'interno di una comunità.
LEGGE 121/1981, Art. 16: Forze di Polizia
Il Comitato nazionale dell'ordine e della sicurezza pubblica è un tavolo convocato quando
la sicurezza pubblica è messa a repentaglio. Questo è un organo del Ministero dell'Interno
a cui partecipano il Ministro dell'Interno, il Sottosegretario di stato, il Capo della Polizia, il
Comandante Generale dell'arma dei Carabinieri e il Comandante Generale della Guardia
di Finanza. La composizione è variabile a seconda della materia trattata sia a livello
nazionale, sia a livello provinciale, dove abbiamo il Comitato Provinciale per l'ordine e la
sicurezza pubblica, convocato dal prefetto. La composizione è la seguente: Prefetto,
Questore, Comandante Provinciale dell'arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Il
Prefetto può invitare a partecipare alla discussione anche le autorità locali, quali il
Sindaco. Quest'ultimo potrà poi successivamente investire di qualche compito la Polizia
Municipale.
Compito della Polizia di Sicurezza: controllo del territorio. Ma come? Mediante
l'osservazione finalizzata alla prevenzione, quindi con il pattugliamento, la vigilanza.
Abbiamo in questo modo due tipi di prevenzione: generica e specifica.
La prima riguarda le normali attività, durante le quali gli agenti pattugliano il territorio senza
un particolare obiettivo da tutelare.
La prevenzione specifica è invece finalizzata alla difesa di beni individuati in precedenza e
ritenuti meritevoli di protezione diretta.
Il cuore dell'attività di controllo del territorio è l'identificazione delle persone mediante il
controllo dei documenti. Non ci devono essere dubbi in merito all'assoluta identità.
Se diciamo che ogni identità è assoluta, questo non ci permette di fare dei paragoni. Essa
infatti è relativa.
IDENTITA' ASSOLUTA: è possibile concepire due cose come identiche? No, perché nulla
si ripete in natura. Ogni cosa è se stessa e non può essere che solamente se stessa.
Quindi il principio di identità assoluta ci impedisce di confrontare qualcuno, ricorriamo per
questo al concetto di IDENTITA' RELATIVA. Due termini di paragone, pur essendo distinti
in senso assoluto, sono confrontabili per la realtà che esprimono e possono cioè
considerarsi identici tra loro in quanto espressioni di una medesima realtà.
Conseguentemente a ciò, l'identità è l'insieme delle caratteristiche personali di natura
morfologica, dattiloscopica, radiografica e antropometrica, riferibili solo ed unicamente ad
un determinato individuo.
IDENTITA' PREVENTIVA E GIUDIZIARIA
PREVENTIVA: E' assunta per motivi di pattugliamento del territorio indipendentemente
dalla commissione e dalla repressione di un reato.
GIUDIZIARIA: E' il tipo di identificazione che si fa dopo che il reato è stato commesso,
cercando di risalire all'identità attraverso tracce, impronte ecc. All'identità di un soggetto si
risale grazie ad un giudizio di tipo comparativo, attraverso il confronto tra le impronte
rilevate nel corso del sopralluogo e quelle presenti in archivio.
EVOLUZIONI DELLE TECNICHE IDENTIFICATIVE
L'esigenza di identificare gli individui, da sempre importante, lo diventa ancor di più con la
crescita dei commerci. I primi tentativi di individuare l'identità del singolo risalgono al 500
a.C. Sono state infatti ritrovate delle tavolette d'argilla con le impronte digitali di coloro i
quali venivano considerati dei debitori; impronte che risultavano essere come firme.
In Egitto ai ladri venivano spezzati alcuni denti incisivi, mentre nell'Europa medievale
veniva loro mozzato il naso. Tra il XVII ed il XIX secolo i criminali venivano invece
marchiati a fuoco, avendo così addosso la lettera corrispondente alla pena alla quale
erano condannati ( in Francia erano marchiati con la T di travaux i condannati ai lavori
forzati, con la V di voleur i ladri e con il simbolo del giglio - purezza violata - le prostitute).
Eugène François Vidoeq : Egli fu uno dei criminali più famosi di Parigi, che evase più volte
dai carceri considerati maggiormente sicuri, era noto anche per i suoi numerosi
cammuffamenti. L'ultima volta che riuscì a scappare, quando gli ufficiali della sicurezza
francese riuscirono a prenderlo, decisero di proporgli di passare dalla loro parte, in quanto
le sue conoscenze in ambito criminale sarebbero servite sicuramente, se usate nel modo
corretto, a garantire più tranquillità alla società del tempo. L'ex criminale fu dunque messo
a capo della sicurezza pubblica e comprese l'inutilità della marchiatura a fuoco sino ad
allora usata per contraddistinguere i condannati. Giunse alla conclusione che
l'osservazione dei segni particolari fosse più importante ed organizzò la parata: fece
camminare i detenuti davanti ai garanti della pubblica sicurezza, osservandone i segni
particolari e annotandoli per poterli tenere d'occhio anche una volta fuori dal carcere.
Nonostante questi primi tentativi, accompagnati dalle opere di identikit dei ritrattisti, con
l'avvento della fotografia fu superato anche questo metodo.
Alphonse Bertillon : Impiegato della prefettura di Parigi, aveva la passione (malattia!?) di
annotare tutte le caratteristiche fisiche dei detenuti. Fu grazie a questa passione che il
prefetto lo premiò e, capendo l'utilità di tali annotazioni (generalità, altezza, corporatura,
segni particolari, precedenti), lo fece dedicare esclusivamente a questo compito. Nascerà
infatti nel 1888 il Bertillonage, sistema di identificazione di criminali e detenuti.
Bertillon convocò tutti i detenuti delle carceri francesi e applicò il suo metodo anche
laddove questi non fossero stati da lui schedati. Si basò su due principi:
L'ossatura umana non cambia dal ventesimo anno d'età in poi (tesi
– successivamente smentita).
Ogni scheletro è diverso per ciascun individuo ( anche questo non era certificabile
– prima della morte del detenuto, quindi ci si basava sull'esperienza).
Dunque Bertillon iniziò ad eseguire misurazioni antropometriche a scopo identificativo
(apertura delle braccia, altezza in piedi dell'individuo, conformazione dell'orecchio destro).
Quando qualcuno veniva arrestato, gli venivano prese le misure per poi confrontarle con
quelle presenti nello schedario e quindi vedere se facessero pare di una delle 243
categorie di gruppi fisici umani create dal francese. Egli introdusse anche la minuziosa
descrizione di tatuaggi e cicatrici, oltre a quella dell'aureola oculare e della luminosità
dell'iride. Facendo questo, arrivò a schedare 80000 detenuti, inventando e migliorando gli
strumenti di misurazione, quali il Potrait parlèe (due foto in perfetto fronte e profilo destro
accompagnate da una descrizione psicofisica molto dettagliata, che aiutava a visualizzare
immediatamente il soggetto e a conoscerne la personalità). Il Bertillonage fu quindi un
successo e l'unico metodo d'identificazione utilizzato dalla sua nascita sino al 1914,
quando, durante il congresso internazionale della polizia scientifica, venne considerato
obsoleto e sostituito dalla dattiloscopia.
Per contro, era comunque troppo difficile prendere delle misurazioni accurate, oltre al
numero di schede identificative sempre maggiore e al fatto che le misure fisiche del
Bertillonage non erano uniche. A proposito di questo problema, ci fu un caso giudiziario del
1903 negli USA: mentre si stava schedando un individuo di nome Will West, ci si rese
conto che le misure di quest'ultimo potessero fossero sovrapponibili a quelle di William
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