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UN SOLO E LUNGO ANNO

Dopo la morte di Nerone nel 68 d.C., Roma visse un periodo di forte instabilità politica, ricordato come “l’anno

dei quattro imperatori”, definito dallo storico Tacito “un solo lungo anno”. In pochi mesi, si susseguirono quattro

imperatori: Galba, che aveva guidato la rivolta contro Nerone in Spagna, fu proclamato imperatore ma ucciso

nel Foro dai pretoriani; Otone, nominato dal senato, venne sconfitto e si suicidò; Vitellio, sostenuto dalle

legioni renane, prese il potere ma fu poi eliminato dalle truppe fedeli a Vespasiano, Vespasiano, infine,

divenne imperatore e fondò la dinastia dei Flavi. Con lui fu approvata la lex de imperio Vespasiani, una legge

che rese ufficiale il principato come forma di governo legittima, definendo i poteri del princeps in rapporto al

senato. LA DINASTIA FLAVIA

Vespasiano, una volta nominato imperatore, cercò di dare un segnale di continuità politica e culturale con il

principato augusteo. Per prima cosa, risanò le finanze dello Stato e, grazie alla nuova disponibilità economica,

riedificò il tempio di Giove Capitolino e iniziò la costruzione dell’Anfiteatro Flavio. Decise di introdurre il

principio della trasmissione ereditaria del potere, designando come suoi successori i due figli Tito e

Domiziano; con la proclamazione della lex de imperio Vespasiani del 69. Nel 70-71 ci fu la distruzione del

tempio di Gerusalemme e la diaspora degli ebrei. Alla morte di Vespasiano, nel 79, gli successe il figlio Tito,

lodato per clemenza e liberalità e per l’atteggiamento moderato nei confronti del senato. Portò avanti le grandi

opere pubbliche iniziate dal padre e nell’80 d.C. inaugurò l’Anfiteatro Flavio. Il suo regno fu segnato

dall’eruzione del Vesuvio e da un terribile incendio a Roma; per aiutare le vittime Tito stanziò elevate somme

di denaro. Quando Tito morì, nell’81 d.C., il fratello Domiziano ereditò l’impero. Diede al suo principato una

svolta autoritaria, pretese di essere chiamato dominus et deus e intentò processi politici contro i senatori.

Sotto il suo governo molti scrittori furono costretti al silenzio. Nonostante le sue tendenze assolutiste, fu un

amministratore attento e condusse una serie di vittorie militari. Nel 96 d.C. rimase vittima di una congiura e il

senato decretò per l’ultimo dei Flavi la damnatio memoriae. (la cancellazione della memoria di una persona)

L’EPICA IN ETÀ GIULIO-CLAUDIA

Dopo l’Eneide, che appena pubblicata fu riconosciuta come il nuovo poema nazionale di Roma, l’epica latina

visse una fase di ripensamento e revisione dei propri contenuti. L’eccellenza di Virgilio rappresentò per tutti i

poeti epici di età imperiale un vero e proprio monumento con cui confrontarsi. Alcuni autori, come Lucano, si

staccarono con decisione dal modello virgiliano per motivi ideologici; altri, come i poeti di età flavia, lo

rielaborarono alla luce delle nuove tendenze letterarie della prima età imperiale. Dei numerosi poemi epici

composti nella prima età imperiale ci sono giunti solo frammenti. Sappiamo che vennero coltivati sia l’epica

storica (Cornelio Severo con le Res Romanae), sia il poema epico-mitologico, di cui conosciamo i Troica scritti

da Nerone. LUCANO

Marco Anneo Lucano nacque a Cordova nel 39, nipote di Seneca. Fu educato a Roma alla scuola del filosofo

stoico Anneo Cornuto e completò la sua formazione ad Atene. Grazie al suo talento brillante e all’aiuto dello

zio, entrò molto presto nella cohors amicorum di Nerone, in onore del quale recitò le laudes Neronis durante i

Neronia del 60. Nel 65 partecipa alla congiura di Pisone e, una volta scoperto, viene costretto al suicidio a

meno di ventisei anni. IL BELLUM CIVILE

L’unica opera pervenuta di Lucano è il Bellum civile, poema epico-storico, noto anche come Pharsalia.

L’opera, probabilmente incompiuta, narra la guerra civile tra Cesare e Pompeo e si interrompe al libro X,

durante la rivolta di Alessandria contro Cesare. Come fonti Lucano utilizza Tito Livio, Seneca e Asinio Pollione,

ma il poema non ha finalità storiografiche: vi compaiono anche episodi irreali. Il poema si apre con

l’attraversamento del Rubicone da parte di Cesare e la fuga di Pompeo dall’Italia. Nei libri successivi la guerra

si estende in altri paesi fino alla battaglia di Farsalo, che segna la sconfitta di Pompeo, poi ucciso in Egitto.

Negli ultimi libri Catone guida i pompeiani, mentre Cesare giunge ad Alessandria, accolto da Cleopatra: qui la

narrazione si interrompe. L’IDEOLOGIA DEL BELLUM CIVILE

Il Bellum civile è un poema epico innovativo, sia nella forma sia nei contenuti. Lucano rielabora radicalmente il

genere epico. Oggetto del poema è un episodio di storia romana recente, la guerra civile tra Cesare e

Pompeo, vista come causa della distruzione delle istituzioni repubblicane. Il distacco dal modello virgiliano

emerge già nel proemio. Se l’Eneide si apriva con arma virumque, celebrando una guerra finalizzata alla

fondazione di Roma, Lucano denuncia fin dall’inizio una guerra plus quam civilia, perché combattuta non solo

tra cittadini, ma all’interno di una stessa famiglia: Pompeo era infatti genero di Cesare. L’epica perde la sua

funzione celebrativa e diventa una denuncia del disordine del mondo. Domina un destino malvagio, che porta

Roma alla rovina, la conclusione della guerra civile conduce a una pace illusoria, sotto il dominio di un

dominus, Cesare. Per queste ragioni il poema è stato definito un’anti-Eneide e Lucano un anti-Virgilio.

I PERSONAGGI DEL POEMA

Nel Bellum civile non esiste un unico eroe positivo attorno a cui ruota l’intera narrazione. I protagonisti sono

due, Cesare e Pompeo, senza che nessuno dei due assuma un ruolo centrale e risolutivo. Pur essendo molto

diversi, i due contendenti condividono un tratto fondamentale: entrambi aspirano al potere assoluto e, una

volta vittoriosi, sarebbero pronti a instaurare un dominio personale su Roma. L’ostilità di Lucano è rivolta

soprattutto a Cesare, presentato come l’incarnazione del male. Spinto da un desiderio di potere cieco e

distruttivo. Il suo ritratto iniziale lo caratterizza come un eroe negativo. Lucano recupera per lui i tratti attribuiti

dalla tradizione storiografica ai grandi nemici di Roma, come Catilina o Annibale. Centrale è anche l’empietà di

Cesare, opposta alla pietas virgiliana. Le simpatie del poeta vanno invece a Pompeo, difensore delle istituzioni

repubblicane, ma più debole e meno deciso del rivale. Lucano lo paragona a una vecchia quercia, grande e

gloriosa ma instabile. Pompeo è rappresentato anche nella sua dimensione privata, nel dolore per la

separazione dalla moglie Cornelia e nella sofferenza dopo la sconfitta di Farsalo. Dopo la morte di Pompeo, la

guida dei repubblicani passa a Catone, l’unico personaggio interamente positivo del poema. Catone incarna la

virtù rigorosa del saggio stoico e i valori della Roma repubblicana. Affronta con fermezza prove durissime, e

sceglie il suicidio per non sopravvivere al crollo della libertas.

LO STILE DEL BELLUM CIVILE

Lucano adotta uno stile energico, violento ed espressivo, caratterizzato dall’uso di antitesi e ossimori, che

rendono la tensione di una guerra fratricida, e da un largo impiego dell’enjambement. Ne nasce un linguaggio

concettoso e paradossale, adatto a raccontare una realtà assurda e moralmente degradata.

PROEMIO BELLUM CIVILE (vv 1-9)

Bella per Emathios plus quam Cantiamo guerre, nei campi di Emazia,

civilia campos, iusque datum più che civili, e il diritto concesso al

sceleri canimus, populumque delitto; e un popolo potente rivolto

potentem in sua victrici contro le proprie viscere con la sua

conversum viscera dextra, destra vittoriosa; schiere nate dallo

cognatasque acies, et rupto stesso sangue, e, spezzato il patto del

foedere regni certatum totis potere, il combattimento sostenuto con

concussi viribus orbis in tutte le forze di un mondo sconvolto in

commune nefas, infestisque un comune misfatto; insegne contro

obvia signis signa, pares aquilas insegne ostili, aquile uguali e giavellotti

et pila minantia pilis. Quis furor, che minacciano altri giavellotti. Quale

o cives, quae tanta licentia ferri follia, o cittadini, quale così grande

gentibus invisis Latium praebere sfrenatezza delle armi spingere il sangue

cruorem? latino a essere versato per genti

nemiche?

Bella = accusativo plurale neutro complemento oggetto di canimus “le guerre”

per Emathios campos= per + accusativo = moto per luogo Emathios: aggettivo

accusativo plurale maschile “attraverso i campi di Emazia”

plus quam civilia=comparativo di maggioranza “più che civili” OSSIMORO

iusque datum sceleri= ius: accusativo singolare datum: participio perfetto passivo

sceleri: dativo “il diritto concesso al delitto”

canimus= 1ª persona plurale, presente indicativo, verbo reggente cantiamo

populumque potentem= accusativo oggetto “un popolo potente”

in sua victrici dextra viscera conversum= in + accusativo viscera: viscere, parti

interne MOTO A LUOGO, dextra victrici: ablativo di mezzo “rivolto contro le proprie

viscere con la sua destra vittoriosa”

cognatasque acies= acies: accusativo plurale, cognatas: “imparentate, dello stesso

sangue”

et ru

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

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