Pedagogia speciale: l'integrazione e l'inclusione a scuola
Nuovi paradigmi
Pedagogia speciale significa garantire bisogni speciali; (pedagogia dal latino: paidos). La pedagogia speciale esiste da quando si è avuto modo di conoscere Victor dell’Aveyron (francese). Quest’ultimo era un ragazzino che venne scoperto nel 1800, abbandonato in tenera età. Aveva degli atteggiamenti selvaggi e si pensa che avesse un disturbo autistico e aveva problemi nel comunicare.
Queste sono delle costruzioni prese dagli scritti di uno studioso, J.M.G. Itard, che è il padre della pedagogia speciale. Le scienze umane, in quel periodo, erano un po’ affascinate dal concetto: "stato di natura dell’essere umano".
Victor sarà segregato in un istituto psichiatrico ed è qui che si presenta Itard (pedagogista e studioso), si interessa e provvederà lui alla sua educazione, istruzione, cercherà di fargli assumere atteggiamenti e comportamenti socialmente condivisi e iniziò a intervenire sul ragazzo. Non era un esperimento, ma il suo obiettivo era dare dignità a Victor. Victor non pronunciava alcun tipo di parola di senso compiuto, se non due parole: "mio dio" e "latte" (cognizione di causa). Però, iniziò a diventare pericoloso da adolescente, poiché aveva delle "pulsioni" e venne nuovamente recluso.
La pedagogia speciale nasce nel 1800. È una branca della pedagogia che nasce da una decisione e dall’azione, dal momento in cui la società decide di assecondare i bisogni di quella persona che era stata reclusa. Ovviamente, la pedagogia speciale non si è diffusa dopo questo evento. In Italia, dobbiamo aspettare la Montessori e Montesani dove fonderanno un istituto ortofrenico dove si concentrano nel garantire la formazione, educazione, inclusione, integrazione di quelle persone che venivano considerate "disabili intellettivi".
(Ad esempio, in passato, sia spartani che romani, quando i bambini non erano abili, si liberavano di questi ultimi). Nasceranno gli istituti ortofrenici, in Italia, però sussiste questa segregazione nei confronti delle persone disabili. Lo strumento utilizzato per definire una persona "disabile" è il modello medico.
ICF = classificazione internazionale del funzionamento, disabilità e salute. È una certificazione che viene applicata tutt’ora (però, all’epoca non era così). Corrisponde a un modello, a cui vengono applicati diversi criteri, che serve per verificare qual è il funzionamento delle persone per far sì che abbiano delle agevolazioni.
Negli anni '50/'70 (circa) del XX secolo, la persona che veniva contemplata come "disabile", doveva fare delle performance che doveva riuscire ad eseguire all’interno della società. Se riesce a portare a termine queste performance e riesce ad avere un lavoro, avrà un salario e avrà la possibilità di soddisfare i propri bisogni; nel caso in cui, un soggetto, non ci riuscisse, la soluzione erano gli istituti speciali, anche all’interno dei contesti scolastici. L’integrazione di queste persone l’avremo nel 1972, quando con la legge 118 viene concesso l’accesso nelle scuole comuni alle persone disabili, poiché prima c’erano le scuole speciali.
Questo paradigma sociale/psicologico era particolarmente selettivo e discriminatorio. Basta pensare al modello che vigeva all’epoca nelle scuole, ovvero che i maestri/professori ad ogni alunno assegnavano un numero, sbagliando modalità (ad esempio: tu sei 6; tu sei 8 ecc.). Ciò crea dei muri nella psiche delle persone. Infatti, c’è voluto molto tempo affinché si potesse delineare poi l’inclusione all’interno di qualsiasi luogo/direzione che caratterizzi la società.
Il modello sociale
Dal punto di vista sociale, qualcosa cambia grazie a degli studiosi delle disabilità fisiche/emotive che iniziano a scrivere e a richiedere l’applicazione non più del modello medico, poiché porta all’esclusione/segregazione. Ma viene applicato un altro tipo di modello, ovvero: il modello sociale che contorna la normale diversità di ciascuno di noi. Ciascuno di noi ha bisogno di risorse, in termini economici, per poter rivestire un ruolo all’interno della collettività.
Subentra, in quest’ambito all’interno dei disability status, un concetto importante, ovvero l’autodeterminazione. Il costrutto dell’autodeterminazione nasce negli anni '50/'60 a opera di Deci Ryan. Successivamente questo costrutto complesso presenterà più sotto-costrutti:
- Autonomia (auto-nomos) = legge di sé stessi. Io mi posso autodeterminare quando do una legge a me stesso, quindi mi sto autodeterminando.
- Autosufficienza. Io devo pensare che ce la posso fare e ce la devo fare. Quindi, mi sentirò autoefficace.
- Autodominio. Di conseguenza, avrò bisogno di dominarmi. Pensando di potercela fare, ciò ci fa invogliare nel dare il meglio e di conseguenza una prossima volta faremo ancora di più.
- Autorealizzazione, piramide dei bisogni di Maslow. L’essere umano ha bisogno di soddisfare i propri bisogni. All’interno di un contesto, un soggetto deve sentirsi al sicuro poiché non c’è apprendimento dove ci si sente minacciati.
Questo costrutto dell’autodeterminazione deve essere attuato attraverso interventi personalizzati (alle loro capacità) per le "persone speciali". Non dobbiamo soffermarci sulla performance. È grazie alle disability che inizia a diffondersi il concetto di integrazione e inclusione che sono due paradigmi differenti.
L'esigenza di un rinnovato paradigma formativo
La scuola dell’inclusione implica l’ottica dell’uguaglianza per tutti i soggetti in formazione, pertanto la questione formativa richiede di porre estrema attenzione sulla giustizia sociale, equità formativa, affermazione dei diritti di cittadinanza della persona e sulla valorizzazione etico-sociale di ogni categoria di differenza e diversità. Ciascun alunno ha il diritto di costruire un personale progetto di vita e di poter disporre di spazi, tempi e luoghi ove essere riconosciuto come portatore di pari diritti e doveri nel contesto civile e democratico.
Differenza tra inclusione e integrazione: due paradigmi a confronto
Si è discusso molto sulla differenza tra questi due termini e sulle loro implicazioni dal punto di vista delle politiche e pratiche. L’inclusione descrive una situazione in cui "ogni alunno fa parte della comunità educativa locale fin dall’inizio". Il concetto di integrazione fa riferimento al "processo di integrazione degli alunni nel contesto della scuola di tutti, dal quale erano stati precedentemente esclusi".
Si può capire che, anche se questi due termini vengono utilizzati come sinonimi, afferiscono a due concetti totalmente differenti. La differenza tra integrazione e inclusione è fondamentale:
- Integrazione: Opposto della segregazione, che prevede un allontanamento fisico di una persona da un luogo; ossia l'obbligo di classi e scuole speciali per gli alunni con disabilità o altre diversità.
- Focus: studenti con BES;
- Principio: compensazione deficit individuale;
- Obiettivo: ottenere risorse aggiuntive e integrare nel contesto scolastico studenti BES.
- Inclusione: è il contrario dell'esclusione e si realizza all’interno dello stesso luogo.
- Focus: ambiente scolastico, sociale e politico;
- Principio: riconoscimento della diversità come condizione umana;
- Riferimento teorico: modello sociale;
- Obiettivo: ottenere le risorse necessarie affinché la scuola funzioni bene per tutti gli studenti.
I quattro item tipici del profilo del docente inclusivo
- Aggiornamento continuo;
- Lavorare collaborando e cooperando;
- Intendere ciascun studente come una risorsa;
- Sostenere gli alunni, coltivando il successo scolastico di ogni studente.
Gli insegnanti/maestri devono essere formati e informati.
I 5 messaggi per una didattica inclusiva
Quali sono questi messaggi? Nel novembre del 2013, l’EASNIE (“European Agency for Special Needs and Inclusive Education”: Agenzia Europea per i bisogni speciali e l'istruzione inclusiva) ha organizzato una Conferenza Internazionale che ha agevolato un dibattito aperto sull’educazione inclusiva. Parlare di inclusione implica parlare di differenza: come affrontare le differenze nella scuola, in classe e nel curriculum in generale. Il dibattito attuale non si concentra più sulla definizione di inclusione e sul perché sia necessaria, ma sulle modalità per ottenerla.
I 5 messaggi presenti dall’Agenzia Europea per i bisogni speciali e l’educazione inclusiva sono:
- Il prima possibile: l’impatto positivo della diagnosi precoce e dell’intervento, nonché misure proattive.
- L’educazione inclusiva è un bene per tutti: l’impatto educativo e sociale positivo dell’educazione inclusiva;
- Professionisti altamente qualificati: l'importanza di avere docenti qualificati e preparati.
- Sistemi di sostegno e meccanismi di finanziamento;
- Dati attendibili: l'importanza di dati, nonché vantaggi e limitazioni del loro uso.
Gestione della classe in ottica inclusiva
Per l’insegnante, bisogna praticare l’ascolto attivo in classe. L’insegnante non gestisce solo la relazione con l’alunno ma si inserisce in un contesto organizzato di relazioni significative dove la relazione insegnante-alunno si pone in una complessità relazionale, che deve tener conto di tutti i fattori che fanno parte del funzionamento dell’organizzazione scolastica. Nel contesto scolastico la relazione educativa è connessa all’apprendimento, l’insegnante gestisce le relazioni che si fondano su relazioni asimmetriche o per ruolo o per conoscenza.
Intelligenza emotiva
- È ciò che permette di comprendere il messaggio dell’altro nella sua integrità di contenuto cognitivo e relazionale.
- Preserva l’unità del messaggio e ci aiuta a individuare l’essenza dell’argomento che l’altro vuole comunicarci.
- Si esercita l’ascolto attivo: richiede la riformulazione dei messaggi e offre la garanzia di una ricezione corretta dei messaggi.
Empatia
- Possibilità di fornire supporto sia cognitivo che emotivo all’altra persona, offre la capacità di comprendere, capire e assumere responsabilità all'interno della relazione; sentire ed essere presenti nella relazione, comprenderne le richieste e i bisogni;
- Si tratta di gestire la complessità interpersonale che coinvolge il rapporto tra insegnante e alunno, tra insegnanti e genitori, rapporti che possono favorire o ostacolare il processo di crescita e di apprendimento;
- Il gruppo classe deve essere inteso come gruppo di apprendimento in cui gli aspetti relazionali vanno adeguatamente gestiti, in quanto la relazione è essa stessa elemento fondamentale, che veicola e stimola gli apprendimenti;
- Un mancato riconoscimento delle relazioni e dei bisogni che gli alunni manifestano può portare a un'integrazione problematica del gruppo classe, incidendo, di conseguenza, anche sul successo negli apprendimenti;
- La classe presenta una storia unica e singolare, è un sistema aperto con caratteristiche sue proprie non riconducibili a quelle dei suoi membri presi isolatamente;
- La qualità del contesto classe, quindi, risulta essere condizionata dalle caratteristiche individuali di studenti e insegnanti, dalle loro percezioni;
- Il clima classe è il risultato della creazione di una rete relazionale, all'interno della quale ritroviamo aspetti affettivi, motivazionali e di co-costruzione di obiettivi cognitivi;
- La percezione collettiva che alunni e insegnanti hanno del loro stare dentro la classe, può influenzare la loro motivazione e il loro impegno nonché l'insieme degli atteggiamenti, dei comportamenti e delle relazioni che si instaurano in quel peculiare contesto;
Cooperative learning
È un metodo per migliorare l’acquisizione di abilità cognitive degli studenti, la gestione e conflittualità del gruppo classe. Si basa su 5 principi:
- Positiva interdipendenza: i membri del gruppo devono fare affidamento gli uni sugli altri per raggiungere lo scopo e se un membro non fa la propria parte anche il gruppo ne subisce le conseguenze;
- Responsabilità individuale: tutti devono partecipare e rendere conto di quanto appreso, nessuno può delegare il proprio lavoro agli altri;
- Interazione faccia a faccia: i membri devono lavorare in modo interattivo; gli studenti si insegnano e si verificano a vicenda;
- Apprendimento delle abilità sociali: i membri acquisiscono abilità sociali utili poi nella vita e nel mondo del lavoro;
- Valutazione del proprio lavoro: i membri imparano ad autovalutarsi.
Cooperative learning nella gestione dei conflitti
Il cooperative learning prepara alla capacità di risolvere positivamente i conflitti educando alla capacità di negoziare il conflitto, educa alla pace nel contesto scolastico.
Negoziazione
La negoziazione è la strategia più efficace di risoluzione dei problemi. Essa richiede:
- Un clima di cooperazione (e non di competizione);
- La comprensione reciproca (e non una soluzione individualistica ed egoistica);
- La capacità di manifestare i propri bisogni profondi, rispettarsi a vicenda, senza etichettarsi o giudicarsi a vicenda;
- La capacità di cogliere i sentimenti dell’altro.
Cooperative learning e l'apprendimento delle abilità sociali
Il cooperative learning educa all'interazione e alla vita di società e fa apprendere abilità sociali quali:
- La capacità di negoziare, di risolvere i conflitti nel rispetto dell'altro;
- La capacità di prendere decisioni, proporre le proprie idee e di difenderle;
- La capacità di comunicare in pubblico e sviluppare la fiducia nelle proprie potenzialità.
(Per Dewey la scuola è una comunità sociale dove si può fare esperienza di democrazia e cooperazione, dove si impara a vivere in relazione con gli altri, per migliorare la società).
La relazione educativa e la gestione dei conflitti
Azioni che possono trasformare il conflitto in una soluzione arricchita del problema:
- Accettare positivamente le divergenze entro il gruppo (il conflitto è una componente fisiologica della comunicazione; senza conflitto non vi è relazione o cambiamento);
- Praticare l'ascolto empatico e non quello critico (ascoltare con comprensione invece di valutare e giudicare);
- Chiarire la natura del conflitto;
- Riconoscere ed accettare i sentimenti degli individui coinvolti (saper esprimere le proprie emozioni e poterle gestire e comprendere le emozioni ed i bisogni degli altri);
- Rivolgere sempre l'attenzione al mantenimento dei rapporti fra le parti discordi.
Tecnica del circle time
Quali sono gli obiettivi?
- Sviluppare maggiore consapevolezza di sé;
- Favorire conoscenza reciproca, comunicazione e cooperazione fra tutti i membri del gruppo classe;
- Creare un clima sereno;
- Promuovere atteggiamenti di cittadinanza;
- Esprimere i propri stati d'animo;
- Imparare ad ascoltare i diversi punti di vista;
- Accettare ed accogliere le diversità altrui;
- Riconoscersi nelle esperienze altrui;
- Risolvere i conflitti in maniera costruttiva.
Gli spazi
Alunni ed insegnante si riuniscono in cerchio. La disposizione è fondamentale per garantire una comunicazione realmente circolare e non solo con l'insegnante.
Durata
Può variare dai 25 ai 45 minuti e può essere organizzato, con regolarità, una/due volte a settimana o in via eccezionale in casi particolari.
Regole per la conduzione
- Argomento scelto collettivamente e nella consapevolezza che il gruppo deve arrivare a un risultato finale condiviso;
- Creazione di un "cartellone delle regole" indicante: Non si interrompe chi parla; si accettano tutti i punti di vista; non denigrare o deridere ecc.
L'insegnante osserva le dinamiche nel gruppo e l’evoluzione dei comportamenti degli allievi, cerca di facilitare la discussione ed incoraggia la partecipazione di tutti; modera i più aggressivi, sollecita il chiarimento per gli interventi più confusi; fa una sintesi finale.
Gestione della classe
Cos’è la gestione della classe? Quando parliamo della gestione della classe ci riferiamo a una serie di questioni essenziali:
Modalità comunicative
Sono una cosa fondamentale quando ci ritroviamo a gestire un gruppo classe. Stiamo parlando di due modalità comunicative fondamentali: modalità comunicative di tipo verbale e non verbale quali gli spazi della classe ovvero l’organizzazione del nostro spazio stesso, gestione del tono della voce. Quando parliamo di comunicazione un’altra cosa fondamentale a cui non dobbiamo rinunciare è il concetto di feedback che deve essere importante perché fa percepire la nostra presenza all’interno della classe, l’interazione e cogliere ogni minimo dettaglio è fondamentale.
Relazioni: Il problema delle relazioni è che dobbiamo gestire relazioni con il gruppo classe ma la cosa fondamentale è che dobbiamo gestire una serie di relazioni anche con i genitori, colleghi e altri stakeholder educativi.
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Appunti delle lezioni di Pedagogia Speciale
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Lezioni, approfondimenti, Didattica e Pedagogia Speciale
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Appunti dettagliati delle lezioni di Pedagogia speciale
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Farmacologia speciale - lezioni