Letteratura italiana dal '500 al primo '800
Niccolò Machiavelli
Non è un politico, ma un burocrate funzionario, segretario della seconda cancelleria. Dopo l’ascesa di Carlo VIII di Francia i Medici vengono cacciati da Firenze e si insedia la repubblica. Machiavelli diventa il braccio destro del gonfaloniere Soderini (presidente del consiglio), egli odiato nel circolo degli aristocratici, perché considerato l’anima nera del Soderini è impegnato in una serie di ambascerie anche importanti. Il punto di ciò è come la signoria medicea cade con l'ascesa di Carlo VIII così come, successivamente, la repubblica cadrà con la nuova ascesa dei Medici nel 1513. Il controllo mediceo si fa molto più rigido e Machiavelli non solo perde il lavoro, viene arrestato, torturato e infine confinato ritirandosi in un contado, piccolo paese fuori Firenze.
Da questo confino Machiavelli avrà degli scambi epistolari con Francesco Vettori personaggio importantissimo della schiera medicea verrà inviato mandato come ambasciatore dal Papa Leone X della schiera dei medici, figlio di Lorenzo il Magnifico, dal quale poi nascerà Il Principe, una delle opere italiane più studiate e lette al mondo. Francesco Vettori arriva a Roma con un incarico formale, dove scrive una lettera a Machiavelli, che è la risposta a Machiavelli della lettera inviata a Vettori. Interessante perché Vettori nella sua lettera descrive la giornata a Roma e Machiavelli risponde raccontando la sua giornata, diversa da quella di Vettori. Questa corrispondenza epistolare è un capolavoro, uno dei testi più belli della letteratura italiana, Machiavelli in queste lettere parla per la prima volta del principe.
Risposta di Machiavelli
Terzultima riga: Vettori nella lettera precedente, racconta che non ha molto da fare, Machiavelli risponde dicendogli che in futuro lavorerà di più e anche lui stesso potrà fare di più. Un aspetto importante è la fortuna, l'idea del dominio della fortuna sulle cose umane è una concezione tipica del '500, questo mondo però ha visto un collasso in pochissimo tempo; Firenze ha cambiato regime due volte in circa 15 anni. L’aspetto importante di ciò che ne parla Guicciardini sono gli effetti della scoperta dell’America: in primo luogo l’elemento culturale oltre che geografico, la scoperta dell'America ha sconvolto le scoperte geografiche culturali e scientifiche, e gli studi realizzati fino a quel momento, questa scoperta mette in contraddizione anche alcuni passi della Bibbia.
A questo punto arriva la risposta di Machiavelli dove racconta la sua giornata; sono tutte attività basse, notiamo una contrapposizione di livelli della vita aristocratica (Machiavelli livello di vita bassa, Vettori livello di vita alta).
- Nota 64: Se Vettori parla di libri storici, Machiavelli legge Dante, Petrarca e altri autori che parlano dell’amore; a pranzo Machiavelli mangia in un'osteria, mentre Vettori fa pranzi regali. Anche all'osteria Machiavelli ha modo di riflettere sui meccanismi umani, che sono gli stessi in tutti gli uomini non importa la classe sociale, e poi con altre persone deride le trattative alle ambascerie di Vettori.
- Parla dello studio come scarto della quotidianità; Machiavelli presenta un dialogo tra lari come se fosse una conversazione di corte con gli uomini antichi del passato parla, per via metaforica, dello studio dei testi antichi (stesso elemento trovato nella lettera di Poggio Bracciolini) chiedendogli la ragione delle loro scelte; questo è uno degli straordinari passi di lode, studio e ricerca del sapere, da tutti questi studi notturni ne ricava un'opera, un opuscolo chiamata “De Principatibus”: affronta il tema del principato, con termini tecnico-medici (parla dello stato come se fosse un essere vivente).
L’opera non venne mai pubblicata da Machiavelli quando era ancora in vita, venne fatto pubblicare come manoscritto. Qui troviamo il riferimento al problema di donare a Giuliano de Medici (un altro Giuliano altro figlio di Lorenzo), per il timore che il testo non venga letto o che qualcuno se ne appropria si decide di aspettare la morte di Machiavelli, ma quando viene pubblicato troviamo delle aggiunte:
- 11 capitoli che parlano di cos’è un principato, tipologie, come si acquista, mantiene e si perde, molti studiosi hanno ritenuto che Machiavelli avesse scritto solo questi 11 capitoli;
- Aggiunta di altri capitoli successivamente.
1-11: elenco delle diverse tipologie di principati; 12-14: capitoli dedicati alla guerra; 15-26: parte scandalosa e rivoluzionaria, parte dove si parla del principe e delle sue caratteristiche. Il principe si inserisce nel genere degli “specula principi”: in italiano vuol dire “specchi dei principi”, genere politico, si descrive come un principe deve essere fatto, il principe si deve specchiare, ma i ritratti sono sempre idealizzati e scollegati dalla realtà (caratteristiche: buono, generoso, fedele), Machiavelli ribalta tutto ciò.
I due ultimi capitoli sono più autonomi:
- 25: è dedicato al ruolo della fortuna e alla ridotta possibilità dell'uomo di resisterle o guidarla;
- 26: è invece un'esortazione ai Medici a liberare l'Italia dagli stranieri, che però riassume le principali idee esposte nel trattato.
Il Principe è per certi versi un testo gemello dei discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio, è considerato il testo che fonda la scienza politica e moderna; infatti gli esempi storici tratti dalla storia antica ma anche da quella contemporanea, costituiscono l'asse di studio ed esperienza che deve guidare l'uomo nelle sue azioni.
Capitolo 6 del Principe
Parla dei principi nuovi che hanno appena conquistato il potere. Lo stato si conquista o con la virtù o fortuna, e con le armi proprie o altrui. Qui tratta che dei principi conquistano il potere con armi proprie e virtù, portando grandi esempi storici, perché? Perché il mondo è sempre lo stesso non cambia mai, prende solo forme diverse, gli uomini non cambiano nel tempo fanno sempre le solite cose. Per questo un uomo deve prendere ad esempio i grandi uomini come modello, devono fare come gli arcieri se vogliono colpire un obiettivo mirano in alto.
Machiavelli chiarisce che chi acquista il potere con armi proprie e virtù fa molta più fatica, ma lo mantiene molto più a lungo rispetto all'altro tipo. Esempi storici: Mosè (stato ebraico), Ciro (Persia), Romolo (Roma) e Teseo (Atene). In questo elenco, però, Mosè non dovrebbe esserci perché è un esecutore degli ordini di Dio, viene inserito perché gli permette di parlare con Dio. Ma se si guarda agli altri tre non si sono comportati in maniera diversa da Mosè quindi va bene come fondatore; è chiara l’osservazione a Tito Livio, Machiavelli parla esplicitamente di Numa Pompilio secondo re di Roma, famoso perché una ninfa, Egeria, gli indicò quali leggi introdurre nello stato, come Mosè riporta le leggi dettate da Dio. È dunque importante dare una sacralità alle proprie leggi.
Machiavelli dice che i quattro hanno conquistato il potere con la virtù perché la fortuna ha concesso a loro l'occasione (importante anche a livello iconografico: fanciullo che corre con i capelli lunghi davanti, ma dietro rasati, quando ti corre affianco devi afferrarlo subito perché se è avanti a te non puoi perché è rasato) nella loro vita, i quattro operavano in stati bassi, la vera occasione è la situazione di crisi perché permette di introdurre novità che costituiscono una rigenerazione, non si possono introdurre innovazioni radicali se in uno stato va tutto bene, il momento di crisi permette di modificare le strutture di un sistema, riguarda tutto dalla virtù, capacità, intelligente e forza di introdurre nuovi elementi.
La forza si lega alle armi, è facile persuadere gli uomini ma difficile mantenerla in quelle condizioni le armi fanno credere per forza a questa cosa; “credere per forza”: la paura controlla i meccanismi del pensiero.
Capitolo 25 del Principe
Machiavelli torna a parlare della fortuna, idea dell’onnipotenza della fortuna, Machiavelli dice che la fortuna è onnipotente ma l’uomo può prepararsi prima all'impatto della fortuna. Nel capitolo si parla di due uomini comportarsi nella stessa maniera, ma uno vince l'altro. Il principe è un trattato che dà degli esempi su cui imitarsi, alla fine, però, Machiavelli dice che anche se si imita chi ha vinto tu puoi perdere, con ciò collassa tutto il sistema del principe.
Esistono due tipologie di uomini:
- Rispettivi: anziani che aspettano;
- Impetuosi: giovani sono impulsivi.
Non è però una questione di età ma di carattere, l’uomo non può modificare se stesso il punto è se c’è il riscontro ovvero come siamo noi e com’è il tempo in cui ci è capitato di vivere, tempi che chiedono di essere impetuosi e altri rispettivi se abbiamo la fortuna di vivere nel tempo adatto a noi vinciamo e viceversa. La fortuna però è come le donne che preferiscono essere sconfitte dai giovani, quindi bisogna essere giovani e impetuose, oppure si lascia sfogare dato che è isterica e quando è calma si vince come persone rispettive.
Il principe si conclude con metafore che non hanno valore scientifico, la lotta contro la fortuna nell'uomo è un concetto tragico perché nella Grecia la lotta contro il fato ha valore tragico, lotta perdente contro la fortuna. Questa cosa la ritroviamo anche in Dante, nelle descrizioni delle diverse tipologie di dannati; quelli che si trovano più vicini a Lucifero non sono i violenti, ma i fraudolenti, coloro che hanno usato in maniera distorsiva la ragione.
Machiavelli recupera questo campo metaforico, ma ribaltandolo, questa osservazione nasce da un'analisi antropologica, immagine negativa dell'umanità: se gli uomini fossero tutti buoni, l’importanza di saper usare leone e volpe (questa è più importante del leone), non sarebbe buono; ma gli uomini sono tristi (=meschini), quindi non rispetterebbero la parola data a te: tu etiam (latino: quindi tu).
Machiavelli fa un'osservazione su due modi di combattere:
- Legge rappresentata dall’uomo;
- Forza rappresentata dalle bestie.
Egli fa riferimento ad una nobile tradizione latina, che contrapponeva l’uomo con la bestia, la legge con la forza, questo concetto è presente in Cicerone, ma lui dice che la forza usata dalle bestie è qualcosa di non degno dell'uomo, esistono dunque due tipi di bestie:
- Leone che rappresenta la forza;
- Volpe che rappresenta l’astuzia.
Usare il leone è immorale, ma usare la volpe è peggio, perché la cosa più alta che l’uomo ha è la ragione, l’astuzia è la distorsione di questa. L’umanità è malvagia, ma al contempo anche stupida: gli uomini sono tanto semplici e vivono in un orizzonte ristrettissimo che si basa solo sulla loro ristrettissima prospettiva, che il principe che inganna, troverà sempre chi si lascia ingannare. Machiavelli arriva dopo, anche a vertici di negatività ancora peggiori; dice “a un uomo uccidi piuttosto il padre, ma non toccargli la casa o la donna”: non dimentica l’uccisione del padre, ma non se gli tocchi la casa o la donna: uomo è ridotto a dimensione animalesca che lotta per la tana e per la compagna: concezione negativa nei confronti dell’umanità. Idea che il principe deve dissimulare e simulare: se non tiene fede alla parola deve giustificare, perché chi gli crede lo trova.
Ad un principe non è necessario avere le caratteristiche necessarie per essere considerato tale (bontà, gentilezza, generosità, virtù ecc.), ma deve far sembrare che le abbia, perché queste virtù se le si hanno veramente è un danno in politica, se invece si è in grado di simulare per la politica sono una forza. Il principe deve sembrare pietoso, fedele, umano, intero (integro nella parola data); religioso e deve esser pronto a quando sia necessario, non essere pietoso, fedele o religioso e ad abbandonare queste virtù: le virtù sono strumenti di comportamento.
Per conservare il potere, il principe deve saper operare contro la fede, la carità, l’umanità e la religione; nondimeno, il principe deve essere pietà, fede, carità, umanità e fede ad ascoltarlo; non c’è cosa più necessaria per l’apparenza, che sia quest’ultima qualità: fondamentale sembrare religioso.
La religiosità è il veicolo attraverso cui il principe può far passare le sue proposizioni; l’umanità è semplice e rozza, la religione costituisce anche legame sociale che tiene coeso lo stato (questo aspetto lo si desume anche da altri passi). Siamo nella dimensione tragica. Gli uomini giudicano più sulla base di ciò che vedono che ciò che sperimentano, perché tutti vedono, ma sentire pochi: sentire:
- Provare veramente;
- Comprendere.
Idea letterariamente tragica: l’uomo solo di fronte alla falsità della storia. I pochi non ardiscono opporsi all’opinione dei molti, perché i pochi sono fragili. Fine: Machiavelli non dice mai “il fine giustifica i mezzi”. Machiavelli viene poi usato in molte maniere diverse: perché è intellettualmente limitata (l’umanità), si limita a guardare l’esito delle cose e non attraverso i mezzi con cui sono stati raggiunti i fini. Il volgo (=termine petrarchesco), guarda soltanto all’apparenza e al risultato e nel mondo non è se non volgo: immagine negativa dell’umanità. Inizialmente doveva essere dedicato a Giuliano che era tra i più colti e ribelli dei figli di Lorenzo; Giuliano poi muore e viene dedicato a Lorenzo il giovane che era il padre di Caterina.
Machiavelli già nel 1500 finì nell’Indice; c’erano tanti livelli di Indice (es. Decameron vi finisce, ma non viene vitato: si può leggere se ci sono modifiche: es. frate che si innamora: frate diventa musulmano). Machiavelli finisce nel livello più alto della censura: nessun’opera può essere pubblicata, nessuno può averla e nessuno può citare il suo nome: damnatio totale: non puoi citare il suo nome anche per contestarlo: chi polemizzava contro di lui usavano perifrasi lunghissime. Le sue idee innervano il pensiero civile e storiografico invece, solo che viene adattato: es. inizia il tacitismo (da Tacito); le idee di Machiavelli vengono riprese, ma attribuendo queste idee a Tacito e queste idee si radicano nella cultura politica con i vari adattamenti: se l’azione la fa l’avversario si ispira a Machiavelli, se lo faccio io ho la legittimazione della religione. Effetto paradossale: nella retorica diventa lo strumento vile e maligno del nemico (dei tiranni: es. notte di San Bartolomeo con Caterina de Medici: tutti gli avversari in quella notte di San Bartolomeo dicevano che questa cosa era stata organizzata dagli italiani sulla base del principe di Machiavelli che era dedicato ai Medici). Machiavelli nel romanticismo diventa un testo scritto da Machiavelli per polemizzare contro i tiranni, per mostrare agli uomini la violenza dei tiranni (nei Sepolcri di Foscolo, Machiavelli diventa il manuale da studiare per conoscere la violenza dei tiranni): sono tutte distorsioni, ma Machiavelli rivoluziona il pensiero politico occidentale lavorando sulla realtà dei fatti.
De Vulgari Eloquentia è stato scritto in latino perché voleva elogiare il volgare e anche perché si inserisce nella letteratura grammatizzante. Il Principe, pubblicato per la prima volta nel 1532 è in volgare. Machiavelli non era un fine umanista come formazione: borghese cresciuto nelle cancellerie, non aveva formazione umanista (anche se leggeva il latino) e Machiavelli non scrisse nulla in latino. Inoltre questo testo si inserisce nel genere delle raccomandazioni politiche che sono in volgare: non c’è distanza tra le lettere che inviava con istruzioni durante la carica nella repubblica e tra i trattatelli che scriveva per indirizzare lo Stato durante la repubblica (riforme economiche o militari). Ciò che Machiavelli dice (c’è un capitolo che dice il perché Carlo VIII quando è sceso, si è disintegrato lo Stato: perché i politici pensavano, studiando letteratura, che far politica significava parlare bene). Se avesse usato una lingua formalizzata o il latino (al contrario di una lingua sanguigna) sarebbe stato un errore.
Francesco Guicciardini
Francesco Guicciardini perde la guerra contro Machiavelli, ma è stata una grandissima figura, vivono nello stesso periodo, sono amici, hanno autostima l’uno dell'altro. Machiavelli fonda il pensiero politico occidentale, ma Guicciardini fonda la storiografia moderna occidentale. Perché storiografia moderna? Non è retorica, ma costruita su documenti, basata su molteplicità di elementi osservati con criticità; per un lettore debole è difficilissimo da leggere, la sua sintassi è complessissima, questo perché Guicciardini cerca di inserire in un’unica frase tutti gli elementi storici che influiscono sull'esito: eccezioni, limitazioni, alternative ecc., linguaggio estremamente innovativo.
Storia d’Italia: grande capolavoro della letteratura, pubblicata nel 1561. Di cosa parla? Guicciardini racconta la storia d’Italia raccontata dall’ascesa di C...
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