Ossi di seppia (1925)
Ossi di Seppia allude al paesaggio marino ligure di Montale. Il titolo è allusivo al linguaggio stesso della poesia di Montale: l’osso di seppia è la seppia spolpata, ciò che rimane della seppia, lo scheletro, la struttura portante. Quindi allude al linguaggio scabro ed essenziale che è stato spesso attribuito alla poesia di Montale (anche se non è tra i più scabri ed essenziali, specie se paragonato a Ungaretti; tuttavia, rispetto a D’Annunzio, è molto scabro). È una poesia che comunque non rinuncia all’ornato, alla parte ornamentale, ma è comunque ridotta (specie rispetto a D’Annunzio). Quindi presenta un linguaggio spolpato, ridotto alla sua funzionalità estrema (è tuttavia un’impressione relativa, che va riportata rispetto ai modelli vigenti all’epoca).
Raro caso di un libro di poesia che diventa anche un modello morale: dai lettori di Montale l’opera viene identificata come un punto di resistenza (Montale firma la carta degli intellettuali antifascisti). Presenza tematica dell’assenza, della mancanza. Presenza del tu, che è un invocazione, una richiesta d’aiuto, un tentativo di salvarsi dalla perdita. Una radicalizzazione dell’assenza è l’indifferenza. Il rapporto tra l’uomo e una qualche forma di divinità che si risolve in nulla.
L’opera in versi: edizione critica delle opere montaliane, corredata di un apparato di auto-commenti di Montale, che sono ciò che dà il tratto unitario alle sue poesie. Negli Ossi di Seppia ci sono delle aggiunte fatte in edizioni successive che proiettano la raccolta già nelle Occasioni.
Movimenti
I Limoni (11)
Manifestazione di una poetica in contrapposizione con quelli che Montale chiama “poeti laureati”. Può avere una lettura politica (ma non necessariamente). Poeti laureati: in contrapposizione ai poeti umili.
Qualche sparuta anguilla: constatazione della mancanza e dell’assenza, tratto saliente della poesia di Montale. Ascoltami: riferimento al “Taci” de La pioggia nel pineto. Susurro: latinismo, tratto arcaizzante, riprende Virgilio. Qui Montale disegna il suo paesaggio ligure.
Al paesaggio sublime e letterario della recente tradizione poetica (soprattutto dannunziana), Montale preferisce un paesaggio concreto e umile. Il modello dannunziano appare, più che rinnegato, sfidato. L’esperienza del tedio cittadino è interrotta dall’apparizione improvvisa dei limoni in un cortile, che riporta per un attimo la pienezza estiva e la felicità.
Non chiederci la parola (29)
Prima poesia degli ossi brevi, il che conferisce al componimento la responsabilità di una dichiarazione di poetica. A nome di una generazione di artisti senza certezze positive, Montale confida di non avere più messaggi risolutivi da offrire.
Per la nuova condizione dell’uomo dall’animo sdoppiato, la sicurezza espressiva e ideologica dei vecchi poeti suona stonata. A questa condizione risultano più adatte una poesia franta e secca, e una verità negativa. Poesia che può essere letta in chiave di indecisione, precarietà delle certezze. I versi non sono stati scritti come reazione al fascismo, ma i lettori è così che li leggono. Risonanza dei versi sulle generazioni che si opponevano al fascismo. “Non chiedermi, non ce l’ho”.
- L’uomo che se ne va sicuro: l’uomo dalle granitiche certezze.
- Montale si oppone alle frasi ben tornite, alle certezze troppo esplicite e stabili.
- Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo: negatività = arrivare alla definizione di un oggetto dicendo ciò che l’oggetto non è. Poesia negativa: dice ciò che la poesia non può fare → nuova poetica.
- Mancanza di elementi eroici, sonori. → Quotidianità.
Meriggiare pallido e assorto (30)
Poesia sulla separazione fisicizzata tra ciò che poteva essere e ciò che è stato. Considerazione della separatezza. Paesaggio ligure nel meriggio estivo. E andando… bottiglia: Accumulo rafforzato dalle rime che restano identiche per cinque versi.
Spesso il male di vivere ho incontrato (35)
Presenta nuclei poetici fondativi che si svilupperanno in tutto. Sono un momento di alta concentrazione, dei temi colti allo stato nascente, colti nel momento stesso in cui si manifestano per la prima volta. Poesia scabra e essenziale.
- Forse è l’avverbio più caratteristico di Montale, che dà il senso dell’incertezza, della precarietà. Qui però si trova spesso: è la certezza che l’avvenimento si è ripetuto con frequenza; in un campo di incertezza esiste un’unica certezza, e questa certezza è che c’è l’incertezza.
- Il male di vivere si attualizza attraverso due azioni che durano e un’azione che si attualizza:
- Il rivo... gorgoglia: indizio di difficoltà. Una delle forme del male di vivere.
- L’incartocciarsi della foglia: la foglia mentre si incartoccia, non già accartocciata, è lì il male di vivere. Significa che il dolore non è finito. Male di vivere colto nella sua durata.
- Il cavallo stramazzato: immagine della fine del dolore, vista nella sua irrimediabile fermezza.
- Bene non seppi: non conobbi alcun bene. Indifferenza: con l’iniziale maiuscola. Entità filosofica, conoscitiva, concettuale.
- La statua della sonnolenza nel meriggio: un prodigio minimale.
- Meriggio: ora topica in Montale, in cui accade quasi tutto.
- Statua: simulacro di umanità. Mentre la nuvola e il falco sono alti e lontani.
- In sostanza: ho incontrato il male di vivere, e i beni che ho conosciuto sono poca cosa. Poesia del nichilismo, dell’assenza.
Forse un mattino andando (42)
Si trova qui il presagio angoscioso di un istante rivelatore in cui avverrà la scoperta del nulla. Tema della scoperta del nulla. Aria di vetro: aria limpida, ma anche fragile. Il miracolo: è un miracolo negativo, perché è la scoperta del nulla. Terrore di ubriaco: di chi non ha punti di riferimento per orientarsi. L’inganno consueto: quello della realtà, sotto la quale si cela il nulla.
Poesie per Camillo Sbarbaro
Poesie dedicate a Sbarbaro che somigliano a iscrizioni funerarie (nonostante Sbarbaro sia in vita quando Montale le scrive), come quelle dove viene rapidamente riepilogata la vita del defunto. Tale riepilogo serve per far sapere a colui che passa chi si trova di fronte. Queste iscrizioni tendono un po’ a idealizzare i tratti di chi viene descritto. Sbarbaro costituisce un riferimento importante della formazione montaliana. Il nome di Sbarbaro ha la funzione di costruire modelli positivi dopo la distanza segnata dai poeti laureati.
Caffè a Rapallo (17)
La poesia evoca due situazioni diverse: un interno di caffè e un esterno dove passa una sfilata di giovani mascherati; sono le due anime di Sbarbaro: quella maledetta e notturna e quella regressiva e candida. Tepidario: arcaismo, che alza il tratto poetico; è una richiesta di attenzione a chi legge. Tremore di lumi: il luccichio sembra alterato dal fumo che sale dalle tazze. Ricorso a un lessico raro, poco ordinario. Introduce una serie di similitudini, senza l’uso del come: le similitudini si presentano per apposizioni (truccato dai fumi, velato tremore), che si rivelano per ciò che sono solo al compimento della lettura. Procedimento di immagini per accumulo. Velato... cristalli: i lampioni dietro le finestre sembrano tremare. Ambigua la lettura del testo, che è uno dei tratti della poesia di Montale. Il lettore tende a leggere velato come truccato, ma cambia la funzione grammaticale. Appare uno Sbarbaro molto carnale. Le nuove Sirene: le prostitute. Screzi di sete... son giunte: verso spezzato, che crea uno scalino, tipico di Montale. Storico di cupidigie: storico della lussuria, del desiderio. Generali: scritto con la maiuscola, come Sirene. Allora forse erano solo ragazze, non prostitute, ma Montale non chiarisce: vuole mantenere attivi entrambi i significati, e qui sta l’ambiguità della poesia. (Meraviglioso udivo): verso fra parentesi, come sospeso. Canto sulla giovinezza finita. L’accolse la pastura... verdeggia: congedo dalla giovinezza. Greggia - pastura: se l’orda diventa gregge, il prato diventa pascolo.
Epigramma (19)
Scritto in versi lunghi. Estroso fanciullo: forse permane un po’ di quella giovinezza che prima si diceva finita. Versicolori: di molteplici colori.
Sii preveggente per lui: appello al passante (è ciò che dà senso alla scelta di far somigliare la poesia a un’iscrizione funeraria): speranza che l’opera dell’amico trovi i suoi competenti lettori, e che venga tutelata da loro. Poesia di Sbarbaro vista simbolicamente.