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LETTERATURA ITALIANA 1

QUESTIONE DELA PRESENZA RIMOSSA: problema della rimozione dal canone di

scrittrici femminili che porta all’assenza delle donne dalla storia della letteratura ed è

l’esito di una lunga catena di rimozioni e negazioni. Esiste quindi questa lacuna critica

ma non vengono ancora riscritti i manuali: si discute molto su queste questioni

“urgenti” ma poi passare per la parte operativa c’è un po' di inerzia.

Questo tema è stato affrontato da una studiosa accademica che ha lavorato a Roma:

Marina Zancan che ne 1998 ha pubblicato un testo intitolato “Il doppio itinerario

della scrittura” che fa riferimento alla duplicità vita-letteratura, ovvero alla stretta

interrelazione nelle scrittici tra percorso biografico e percorso letterario.

Il doppio itinerario delinea da una parte lo spazio dell’esperienza e

dell’immaginazione, cioè la biografia e la vita che porta a formare una visione del

mondo e un immaginario plasmato su esperienze di vita e dall’altro l’itinerario

intellettuale che porta la scrittrice all’iniziazione letteraria e segna il passaggio alla

scrittura. Questi due itinerari si vanno a intersecare proprio nella duplicità vita-

scrittura.

La Zancan nota che se prendiamo un indice di un testo letterario vediamo pochissimi

nomi di intellettuali e scrittrici donne e allora si chiede se questa sparuta presenza

derivi dal fatto che veramente ci siano state poche intellettuali o piuttosto che ci sono

state ma il canone non le ha recepite. Ci si chiede se è veritiero questo canone. Prima

di sibilla Aleramo(1900) di donne se ne sentivano poche: Caterina da Siena nel

medioevo e le scrittrici del petrarchismo nel 500 come Gaspara Stampa (in quel

periodo fare poesie era diventato un elemento di costume sociale e lo scrivere poesie

diventava un requisito dell’uomo di corte, quindi in questo periodo ci fu un massiccio

inserimento di scrittrici che scrivevano poesie perché non era considerata vocazione)

Ma perché molte scrittrici donne sono escluse dal canone, è davvero un’assenza o una

presenza rimossa? Questo fatto può esser dovuto sia al fatto che la donna viveva in

una situazione di svantaggio economico sociale, sia a causa della

subordinazione alla figura maschile come padre e marito e solo poche donne

nobili potevano accedevano alla cultura.

La Zancan pensa che in realtà esista una linea sotterranea di scrittura

femminile non occasionale che scorre parallela alla tradizione (come una

linea carsica che scorre parallela alla linea ufficiale) e quindi che non sia legata

a pochi nomi che casualmente hanno scritto, ma secondo lei esiste una tradizione folta

di scrittrici parallela a quella che è la letteratura alta (Dante, Petrarca, Boccaccio,

stilnovo, letteratura siciliana). Dato che questo filone non è accolto in testi e antologie,

la Zancan parla di dover ritirare fuori questa produzione vasta e sommersa e fare un

lavoro archivistico di recupero negli archivi pubblici e privati (gli archivi privati

sono di proprietà di una famiglia che è spesso abbastanza impenetrabile, ad esempio

archivio Giacomo Leopardi è ancora una miniera da scoprire e spesso c’è remora a far

vedere i manoscritti e le lettere personali e spesso non tutto il materiale è messo a

disposizione e non c’è sempre accesso, questo ci fa capre che c’è tantissimo materiale

ancora da scoprire).

E’ necessario questo lavoro di riemersione perché sennò la tradizione è incompleta. (Il

filologo deve ipotizzare i rapporti tra i vari manoscritti in cui spesso non c’è

l’autografo).

La Zancan sottolinea che si dovrebbe avere un rapporto più problematico con la

tradizione cioè un rapporto destrutturante e interrogativo, cioè non prendere

tutto come un canone sacro perché in realtà presenta delle omissioni; dovremmo

provare a riscrivere e studiare la letteratura assumendo come paradigma e come

misura la prospettiva femminile, non nel senso femminista ma per integrare il

canone con le omissioni, quindi operare con la messa in discussione della tradizione

alla luce femminile.

Secondo questa prospettiva critica si parla di:

- la caratteristica della soggettività femminile è quella di essere nomade (Rosy

Braidotti), cioè l’attraversare e l’essere itinerante rispetto a diversi luoghi,

esperienze e linguaggi, essere nomade perché si attraversano linguaggi,

esperienze e punti vi vista e questo implica una visione in continuo mutamento,

visione aperta e al di fuori degli schemi costituiti, il nomade vede le cose dal di

fuori, visione più critica e si sente meno inquadrato e meno dentro schemi fissi.

- La caratteristica della visione della scrittura delle donne è la dissonanza come

elemento di specificità in rapporto alla tradizione: estraneità rispetto al

contesto e una sregolatezza nella pratica degli statuti, essere non

canonizzata. Siccome non c’è un canone che le recepisca e non fanno parte

della letteratura alta allora le donne si sentono di lavorare a prescindere da certi

statuti e da certe regole, fuori dalla tradizione, scrittura eccentrica.

- Esiste una rete di relazioni profonde tra le scritture letterarie delle

donne, tradizione eccentrica e alternativa. Profondo legame tra le diverse

scrittrici nel tempo che si richiamano come se facessero parte di un canone

alternativo, essere al di fuori e quindi profondo rapporto tra opere di queste

scrittrici. Filo rosso di legami tra queste donne, sorellanza

- Un altro tema riprende teoria di una psicologa (Melandri) e riguarda tema

dell’amore e il modo particolare di concepire l’amore come

ricomposizione dell’altro da sé. Secondo la Melandri esiste una differenza

fondamentale nell’immaginario di uomini e donne che è legato alla loro nascita.

L’uomo concepisce il rapporto d’amore come riappropriazione dell’origine,

infatti ogni uomo è vissuto dei mesi nell’utero materno e questa esperienza

conferisce all’uomo un senso di nostalgia alle origini che per l’uomo poi diventa

un risiedere dominando un certo luogo che è l’utero materno, quindi secondo la

Melandri l’uomo percepisce il rapporto con la donna come appropriazione e

dominio; mentre la donna vive l’idea dell’amore e del rapporto sessuale come

ricomposizione di un tutto e l’unione tra due metà sia nel rapporto sessuale sia

nel rapporto amoroso, come un completamento di due parti. Questo fa si che

una caratteristica della scrittura femminile è proprio questo modo romantico di

vivere l’amore come completamento, due parti che compongono un tutto che è

una cosa tipicamente femminile.

“Ancora oggi, nel XXI secolo, risulta evidente come vi sia un forte disequilibrio nella

rappresentazione e nello spazio che viene assegnato agli uomini e alle donne nella

storia della letteratura, e nel suo insegnamento. Il nostro patrimonio testuale si

presenta infatti danneggiato e parziale: di molte scrittrici del passato si conoscono

soltanto i nomi, mentre le loro opere sono perdute, di altre si conservano opere senza

edizioni moderne, la maggior parte di loro non vengono raccolte nei manuali di

letteratura né vengono incluse nei programmi scolastici.”

Mercedes Florez Arriaga con queste parole vuole dirci come noi studiamo la letteratura

su un canone falsato in vari modi: a volte sappiamo solo il nome e non le opere e a

volte abbiamo opere minori ma senza autore, alcune non vengono citate in manuale

letteratura né nei programmi scolastici e questo porta ad un corto circuìto tra ricerca e

didattica perché non viene nemmeno sollevato il problema.

Esistono poi diverse prospettive critiche da cui affrontare questo discorso:

- uno è il discorso culturale che facciamo noi che studia come molte autrici non

sono state recepite,

- poi un’altra è la prospettiva del femminismo, cioè scrittrici che hanno portato

avanti l’emancipazione femminile o i temi vengono riletti con idea

dell’emancipazione, autonomia e diritti della donna

- Altro discorso è filone della filosofia della differenza, si cita di solito Luce Irigaray

che è una filosofa francese che dice che c’è specificità delle donne che le rende

altro, ha ripreso teoria di Freud e ha formulato un’idea di differenza sostanziale

della donna, le donne hanno una specificità che non è riconducibile all’uomo e

quindi si leggono opere delle donne alla luce dell’alterità

- Prospettiva degli studi di genere: sesso è il dato biologico legato all’organo

maschile o femminile, mentre il genere è come una persona si sente ed è una

costruzione culturale. Questi studi di genere ci dicono che a volte c’è un portato

culturale per cui noi diamo un’identità ad un individuo o ad un bambino facendo

associare dei modi di essere e di fare al maschile o femminile che il realtà è solo

uno stereotipo di genere culturale

Libro Federico Sanguineti, “Per una nuova storia letteraria”

In questo testo recente si riprende il discorso della Zancan senza citarla. Federico

Sanguineti è il figlio del noto poeta Edoardo Sanguineti ed è anche un critico delle

opere di Dante. Nel primo capitolo si riprende il fatto del canone falsato e si fa un

discorso sul fatto che Dante che ad oggi è consacrato come grande autore non è stato

sempre così consacrato ma ci sono stati periodi in cui è stato censurato, questo

volume però si occupa della rimozione delle donne, che Sanguineti sembra ricondurre

al critico Francesco De Sanctis che nella sua “Storia della letteratura italiana” del

1870, propone un canone su cui noi oggi ancora ci basiamo: l’opera letteraria è

elevata a capolavoro eterno, oggetto spirituale e immobile e presentata in modo

asettico ovvero opera letteraria come un assoluto, un eterno, come se l’autore

raggiungesse una vetta, la storia letteraria è come un elenco di questi traguardi e di

questi capolavori a cui gli scrittori sono arrivati, opera letteraria immobile come se

fosse un elenco di opere. Non sono presenti figure di intellettuali donne nella storia di

De Sanctis e Sanguineti parla di genocidio culturale per questa operazione di

espulsione delle donne e questo secondo lui è all’origine di un canone di tipo

borghese.

Sanguineti nota come nella storia di De Sanctis ci sono figure femminili ma citate

solo come ballerine o cantanti e non come donne intellettuali, ma come

donne-oggetto, donne-immagine, donna come oggetto di intrattenimento. La

critica di Sanguineti ci dice che la donna è presente ma non come soggetto di

pensiero, ma come oggetto di piacere e oggetto dello sguardo maschile. La

rimozione è stata una rimozione a posteriori, poiché quelle donne erano importanti nel

loro tempo.

Sanguineti è andato a esplorare un'altra storia letteraria in 9 volumi che esisteva già

un secolo prima (1772/1779) di Girolamo Tiraboschi che era un erudito gesuita, è

stato direttore della biblioteca estense di Modena e aveva insegnato al collegio di

Brera e ha avuto la cattedra di retorica essendo un intellettuale importante e inserito

in tutti i circuiti istituzionali del 700, ben inserito nello stato asburgico e pure gesuita e

quindi sacerdote cattolico, ma nonostante questo (ovvero il fatto che è conservatoe)

la sua storia letteraria è molto più attendibile nonostante fosse di un secolo

prima di De Sanctis. Tiraboschi parte dalla storia della penisola e ricostruisce la

cultura della penisola dagli Etruschi fino ad Augusto (prospettiva meno nazionalista)

perché non esisteva l’Italia e c’erano intersezioni culturali (De Sanctis invece era

partito da scuola siciliana). Nella storia letteraria di Tiraboschi erano presenti

scrittrici che poi sono state espunte da De Sanctis: queste scrittrici erano note e

inserite nella letteratura di Tiraboschi e poi De Sanctis le ha tolte. Queste donne sono:

- Cristina da Pizzano (fine 300-inizio 400): esempio di scrittrice migrante, andò

in esilio come Dante e si trasferì in Francia a 14 anni perché il padre fu invitato

alla corte da Carlo V. Conosceva bene i testi classici. Ha scritto 25 testi poetici e

16 volumi in prosa. Il suo capolavoro è “Citta delle dame o Città delle donne”,

libro che delinea una società utopistica in cui governa la rettitudine e la ragione

e non discrimina le donne, le donne hanno pari opportunità. Lei non compare in

nessuna antologia e testo universitario

- Isotta Nogarola nasce nel 1418, originaria di Verona, scrive un dialogo in

difesa di Eva, cioè un dialogo in cui discute con ragioni teologiche su chi sia

veramente consapevole del peccato originale (vivevamo in una cultura

misogina in cui si dava sempre colpa alla donna). Lei attribuisce ad Adamo la

colpa del peccato originale con ragioni teologiche. Neanche lei mai citata nelle

antologie.

- Laura Cereta, scrittrice che nasce nel 1469 originaria di Brescia, intellettuale

che si interessò di teatro e interpretò Elettra di Sofocle. Scrisse un voluminoso

epistolario in latino (le lettere erano un genere molto sofisticato, lei era

un’erudita). In alcune lettere lei disquisisce su questioni tecniche tipo

astronomia e poi c’ anche del contenuto femminista, queste lettere non sono

state mai tradotte in italiano, ma esiste una raccolta in inglese

Poi Sanguineti parla di altre autrici non trattate da nessuno (né Tiraboschi né De

Sanctis):

- Lucrezia Marinella o Marinelli, scrive tantissime opere nel Rinascimento,

scrive un trattato “La nobiltà e l’eccellenza delle donne e i difetti e mancamenti

degli uomini”, punto di vista eccentrico. (La trattatistica umanistica è molto

misogina soprattutto quella cattolica, marito guida la famiglia e ha autorità sulla

moglie, quindi una scrittura di questo tipo è molto eccentrica)

- Petronilla Paolini Massimi, negli ultimi anni su di lei si è lavorato e sono

usciti diversi testi, lei era originaria di Tagliacozzo in Abruzzo ed era erede di

famiglia di altissimo lignaggio, diventò orfana di padre e cominciò ad avere

proposte di matrimonio all’età di 8 anni. Si sposò giovane ma ottenne di poter

continuare a vivere con la madre ancora per qualche anno. Massimi è il

cognome del marito. Lei si dedicò a scrivere poesie e si inserì nel movimento

dell’Arcadia (700), fu una delle prime che riuscì a separarsi in seguito alla

violenza del marito e chiese permesso al papa di poter vivere separatamente

dal marito (itinerario vita-scrittura).

- Maria Giuseppa Guacci Nobile, intellettuale contemporanea di Leopardi.

Leopardi la conosce nel soggiorno napoletano. Luigi Settembrini che è critico e

intellettuale dell’800 la definì “tanto grande tra le donne quando Leopardi tra gli

uomini” e quindi la definisce la poetessa più importante tra le donne. Lei aveva

un salotto letterario nella Napoli dell’epoca e ospitava tanti intellettuali del

tempo tra cui Ranieri e Leopardi e fu una delle poche ad essere ammessa alla

scuola di Puoti (solo due donne hanno avuto accesso, perché entravano solo i

maschi). Lei scrive una raccolta di rime che non si trovano più

Sanguineti dice che bisogna cambiare impostazioni della ricerca, ma riformare

anche l’istruzione e i piani di studio ministeriali e cambiare anche la

didattica. Spiega come questa rimozione oltre a far sì che ci sia un canone falsato e

quindi un falso storico, disattende indicazioni normative sia a livello europeo

che italiano e cita:

- art 51 costituzione italiana che dice che la repubblica promuove pari

opportunità tra donne e uomini e invece nel canone non hanno lo stesso

accesso (lavoro di epurazione ideologica poiché queste scrittrici in realtà erano

proprio importanti all’epoca e poi sono state escluse dal canone)

- progetto polite che parla delle pari opportunità nei libri di testo e di garantire

equilibrio numerico

- obiettivo strategico 84 della comunità europea che dice di recuperare i saperi

innovativi delle donne

SANTA CATERINA DA SIENA

Qui possiamo vedere bene il doppio profilo vita scrittura.

Vita: Caterina da Siena nasce nel 1347 ha avuto una vita molto divergente, veniva da

una famiglia molto umile e manifestò sin da bambina all’età di 6 anni una potente

vocazione mistica. Lei si ribellò alla pianificazione del matrimonio fatta dalla famiglia.

Si chiuse in casa in un atteggiamento di ribellione passiva fino a che riuscì ad avere il

consenso dei genitori e diventò suora appartenente ad un ordine delle domenicane, le

suore mantellate. Si dedicò ad opere di carità, quindi fa parte del filone della religiosità

attiva che si dedica alla carità, non filone ascetico della meditazione. Ha avuto una

grande popolarità sia tra persone umili ma fu anche in contatto con molti politici

dell’epoca e sovrani, c’è una corrispondenza anche con il papa. Condusse una

ribellione e ruppe i canoni dell’epoca con i matrimoni combinati, la sua è una carica

dirompente di autonomia e grande carisma che gli fa intrattenere rapporti con

personaggi illustri e per questo motivo il suo successo destò sospetti e non fu sempre

visto in modo positivo; per questo, per sorvegliarla e eventualmente accusarla di

eresia, fu mandato da lei nel 1374 Fra Raimondo da Capua che va ad interrogare

Caterina e sondare la sua ortodossia; alla fine però lui, attratto dal carisma di Caterina,

diventerà il suo braccio destro e seguace fino alla morte. Caterina morirà ne 1380, a

33 anni.

Ci sono aspetti di dissonanza anche nel suo pensiero. Lei intervenne nelle questioni di

fede e predicò di tornare ad un’interpretazione originaria e rigorosa del cristian

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mattiacastellucci01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Macerata o del prof Lorenzetti Sara.
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