APPUNTI INGEGNERIZZAZIONE ORALE
CAPITOLO 1: Tolleranze e Rugosità
Rugosità e Tolleranze trattano in generale degli errori nella realizzazione di un componente; le
rugosità trattano errori microgeometrici, le tolleranze (dimensionali e geometriche) errori
macrogeometrici.
Rugosità: causate appunto da errori microgeometrici che creano delle irregolarità sulla
superfice; prendendo una superfice normale trasversale del componente in analisi si può
notare come:
Nella definizione delle rugosità è importante il concetto della linea media: in uno spazio di
campionamento è la linea tale che l’area dei picchi sopra la linea è uguale all’area dei picchi
sotto la linea
La rugosità viene misurata mediante uno strumento chiamato rugosimetro, che viene fatto
scorrere sulla superficie rilevando i picchi e gli avvallamenti del profilo. Le deviazioni rilevate
rispetto alla linea media vengono considerate in valore assoluto, quindi tutte positive, e la
rugosità aritmetica media (Ra) si ottiene calcolando la media aritmetica di questi
scostamenti assoluti.
La rugosità media dei profili massimi Rz viene invece calcolata come la differenza media tra i
picchi più alti e gli avvallamenti più bassi (di solito 5); e si nota come essa sia maggiore di Ra.
• a: rugosità prescelta
• B: eventuali altri parametri di rugosità (limite superiore o inferiore)
• c: metodo di fabbricazione, trattamento, rivestimento superficiale
• d: indicazione orientamento della rugosità sul disegno
• e: indicazioni sul sovrametallo
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Tolleranze dimensionali: le tolleranze dimensionali, trattano errori macrogeometrici ed
indicano quanto può variare la
dimensione nominale di un pezzo. Si
tratta quindi di un margine
accettabile di errore che tiene conto
delle imprecisioni dei processi
produttivi.
Le tolleranze dimensionali si
classificano con:
Lettere: indicano la posizione della
tolleranza rispetto alla dimensione
nominale
Fori → lettere maiuscole (es. H)
Alberi → lettere minuscole (es. g)
Numeri: indicano il grado IT (International Tolerance) da 1 (più preciso) a 16 (più grossolano)
grazie alla UNI ISO 286/1 in funzione di dimensione nominale, grado di tolleranza e lettera di
tolleranza vengono definiti gli scostamenti superiori (per le lettere al di sotto della linea dello
zero) o superiori (per lettere al di sopra della linea dello zero), sapendo poi che il grado di
tolleranza si riesce a determinare l’altro scostamento. In questo modo dopo che ho per
albero e per foro gli scostamenti inferiori e superiori si può determinare il tipo di
accoppiamento, dati:
Es, Ei → scostamento superiore e inferiore del foro; es, ei → scostamento superiore e
inferiore dell'albero
I tre casi fondamentali sono:
Con gioco: Se il foro è sempre più grande dell’albero
→ (Es, Ei) > (es, ei)
C’è sempre spazio tra i due pezzi
⇒
Con interferenza: Se l’albero è sempre più grande del foro
→ (Es, Ei) < (es, ei)
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Le parti devono essere montate forzatamente
⇒
Incerto (gioco/interferenza variabili): Se i campi si sovrappongono almeno in parte
→ (Es, Ei) interseca (es, ei)
Per definire gli accoppiamenti si può partire da una "base fissa", che semplifica la
progettazione:
Foro base: Il foro ha uno scostamento inferiore zero (Es = 0), quindi la sua misura minima è
pari alla dimensione nominale → Esempio: H7
Albero base: L’albero ha scostamento superiore zero (es = 0), quindi la sua misura massima
è pari alla dimensione nominale → Esempio: h6
Rugosità e tolleranze dimensionali sono strettamente legate ; infatti, se la rugosità è troppo
elevata, può compromettere la precisione dell’accoppiamento anche se le dimensioni
rientrano nella tolleranza. Inoltre, più stretta è la tolleranza, più bassa deve essere la rugosità
per garantire il corretto funzionamento, specialmente in accoppiamenti di precisione.
Questo legame implica che la scelta della rugosità deve essere coerente con il grado IT delle
tolleranze dimensionali.
Tolleranze geometriche (o di forma): sono necessarie a causa degli errori macrogeometrici
che si creano durante le lavorazioni, ovvero dagli scostamenti della superfice reale da quella
ideale.
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Si possono categorizzare in quattro principali macrofamiglie, che sono:
Tolleranze di forma: esse definiscono quanto la forma reale può variare da quella teorica,
sono indipendenti da riferimenti esterni; tra esse troviamo la rettilineità, planarità, circolarità,
cilindricità
Nel caso della planarità notiamo come il piano in analisi debba essere compreso tra due
piani distanti 0,05 mm; nel caso della cilindricità, come la superfice debba essere compresa
tra due superfici cilindriche distanti 0,1 mm.
Nel caso della circolarità invece (non presente qua raffigurata negli appunti) andiamo ad
analizzare una specifica sezione garantendo che essa sia circoscritta all’interno di due
circonferenze distanti t tra di loro.
Tolleranze di orientamento: A differenza delle tolleranze di forma queste richiedono sempre
un riferimento, perché misurano l’allineamento rispetto a qualcosa di idealmente perfetto.
I riferimenti possono essere presi su superfici, linee, assi comuni o piani medi
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Tra le tolleranze di orientamento troviamo: parallelismo (assicura ad esempio che una
superfice o un asse siano paralleli rispetto un riferimento entro un certo limite),
perpendicolarità (garantisce che superfice-asse siano ortogonali ad un riferimento entro una
certa tolleranza), Inclinazione (definisce quanto una superficie o asse può discostarsi da
un’inclinazione teorica rispetto a un riferimento.).
Tolleranze di posizione: Misurano quanto un elemento (es. foro, asse, cava) può deviare dalla
sua posizione teorica ideale in uno spazio tridimensionale. Sono spesso usate in
accoppiamenti e assemblaggi. Queste tolleranze sono critiche in fase di montaggio, perché
piccoli errori di posizione possono generare disallineamenti, attriti o interferenze
Tra esse troviamo la localizzazione (controlla la posizione teorica ideale di un elemento
rispetto a un sistema di riferimenti.), la coassialità (controlla che l’asse di un elemento (es.
albero) coincida con quello di un riferimento (es. foro)), simmetria (assicura che un elemento
(come una scanalatura) sia simmetrico rispetto a un piano di riferimento)
Tolleranze di oscillazione: queste sono cruciali quando si lavora con elementi rotanti, come
alberi, dischi, pulegge; Servono a controllare quanto una superficie o un asse si discosta dal
suo moto ideale durante la rotazione. Sono legate sia alla forma che alla posizione e si
misurano sempre rispetto a un asse di riferimento.
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teoricamente esatta (ad esempio un asse) alla
quale si rapportano gli elementi sottoposti a
tolleranza.
L’elemento di riferimento è la parte reale di un
pezzo (come uno spigolo, una superficie o un
foro) utilizzata per determinare la posizione del
riferimento.
L’elemento di riferimento simulato è una superficie reale, di forma adeguata e
sufficientemente precisa (come un piano di riscontro o un mandrino), che entra in contatto
con l’elemento di riferimento e serve per stabilire operativamente il riferimento.
In questa classe di tolleranze appartengono l’oscillazione radiale (limita la variazione del
raggio durante la rotazione di un elemento attorno al proprio asse di riferimento);
l’oscillazione totale (considera l’intera superficie durante una rotazione completa e verifica
che tutte le sezioni mantengano una forma regolare); l’oscillazione totale assiale (controlla la
planarità e la perpendicolarità di una superficie rotante rispetto al proprio asse)
Principio di indipendenza: Afferma che ciascuna tolleranza dimensionale e geometrica
riportata a disegno deve essere rispettata in maniera del tutto indipendente.
Di conseguenza le tolleranze geometriche si applicano senza tenere conto delle tolleranze
dimensionali dell’elemento venendo trattate appunto come se fossero tra loro indipendenti.
Per questo principio di indipendenza la tolleranza geometrica può essere maggiore di quella
dimensionale.
Per far si che, con le norme ISO, le tolleranze geometriche siano minori delle dimensionali si
utilizza il simbolo E posto accanto alla quota
Principio dell’inviluppo (ASME): Al contrario delle normative ISO, le norme ASME utilizzano
il principio dell’inviluppo secondo cui la tolleranza di forma non può essere maggiore di
quella dimensionale poiché si ha la forma perfetta al massimo materiale.
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Vediamo un esempio: Immagina un albero cilindrico con tolleranza:
Diametro nominale: 20 mm
Tolleranza: +0 / -0,1 mm → quindi va da 20,0 mm (MMC) a 19,9 mm
Secondo il principio ASME: Quando l’albero è esattamente 20,0 mm, deve essere
perfettamente cilindrico (nessuna ovalizzazione, conicità, ecc.).
Quando il diametro scende verso il 19,9 mm, si ammettono leggere imperfezioni di forma
(purché non superino certi limiti e non compromettano il montaggio).
Nota: Nelle normative iso invece questo principio non vale; una parte può essere alla sua
condizione di massimo materiale e avere comunque una deviazione di forma, a meno che
non venga specificato diversamente.
Principio del massimo materiale: il principio del massimo materiale è un principio meno
restrittivo che evita che pezzi adatti all’uso pur non rispettando il principio di inviluppo
vengano scartati.
Tale principio afferma che la tolleranza geometrica può essere aumentata man mano che il
pezzo si allontana dalla sua condizione di massimo materiale.
In altre parole:
Più materiale c’è (cioè il pezzo è al limite massimo di dimensione) → più stringente deve
essere il controllo geometrico.
Meno materiale c’è (il pezzo è più piccolo) → più si può tollerare la deviazione geometrica.
Ad esempio in questo caso se il
perno è al suo limite superiore
(12.1 mm) la tolleranza
geometrica deve essere
rispettata rigorosamente; se
invece il perno è al suo limite
inderiore (11.8) la tolleranza
geometrica può essere
incrementata di 0,3 mm quindi fino ad arrivare a 0,7 così da raggiungere la condizione di
massimo materiale
pag. 7 CAPITOLO 2: Il concetto di prodotto
Cosa viene inteso per “prodotto” ?
Un prodotto è ciò che l’azienda fornisce per soddisfare un bisogno del cliente, tenendo a
mente come mantra fondamentale che i clienti non acquistano unicamente il prodotto, bensì
acquistano soddisfazione.
Un prodotto può essere sia inteso come bene fisico, ma anche come servizio (es: assistenza
tecnica, consulenza).
Un prodotto non è solo l'oggetto, ma un insieme di elementi:
• L’involucro (packaging, estetica)
• Il bene fisico (se presente)
• Le caratteristiche e il livello di qualità
• La garanzia e l’assistenza
• Il marchio (nome, branding)
Tutti questi, insieme, vanno a rispondere ad esigenze del mercato.
Ciclo di vita di un prodotto (Product life cycle)
Il ciclo di vita di un prodotto è un modello che descrive le fasi attraverso le quali un prodotto
passa dalla sua introduzione sul mercato al suo ritiro
1) Introduzione: Il prodotto viene lanciato sul mercato, la domanda è ancora bassa e i
principali acquirenti vengono conosciuti con il termine di early adopters. In questa
fase è compito dell’azienda investire in marketing e distribuzione per aumentare la
conoscenza del prodotto. Questa fase produce normalmente anche modifiche e
miglioramenti nel processo produttivo
2) Crescita: la quota di mercato e le vendite aumentano rapidamente, in questa fase
vengono aumentati i volumi di produzione ed è necessario fare una previsione sui
volumi di vendita per poter pianificare la produzione futura ora che si è appurato che il
prodotto ha successo.
Iniziano a comparire anche i primi competitor
3) Maturità: il prodotto ha raggiunto il suo massimo livello di diffusione; la concorrenza si
stabilizza iniziando a lavorare per abbattere i costi di produzione, e come tale anche
per l’azienda inizia una fase delicata di controllo dei costi. Per mantenere alto
l’interesse vengono create varianti di prodotto.
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4) Declino: Il prodotto non genera più valore e la domanda diminuisce, non è più
conveniente continuare la produzione su alti ritmi o in generale continuarla (a meno
che lo si voglia fare per una piccola nicchia di utilizzatori)
Il grafico evidenzia un concetto
fondamentale: le decisioni prese
nelle fasi iniziali influenzano il
70/80% del costo del prodotto,
modifiche tardive diventano infatti
sempre più costose e dunque è
necessario stanziare alto budget e
investimenti nella fase iniziale di
progettazione per ridurre in futuro i
costi complessivi.
Uno studio collegato a questo concetto è quelo della “rule of ten’s” secondo cui correggere
errori in fase avanzata (come suo massimo quando il cliente ha già il prodotto) può essere
fino a 10000 volte più costoso rispetto che effettuare modifiche in fase preliminare.
Time to market: il grafico mostra come anticipare il
lancio di un nuovo prodotto sul mercato può
determinare un vantaggio competitivo elevato; TTM
ridotto permette massimizzazione dei profitti e dominio
sul mercato, mentre un ritardo può influenzare in
maniera forte il rischio di successo.
È necessario, dunque, un compromesso tra fare le cose
con perfezione maniacale e farle velocemente.
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Una strategia aziendale basata proprio sul concetto della riduzione del time to market è la
TBC (Time based competition) che punta appunto tramite questa riduzione a creare una
posizione di vantaggio competitivo.
I vantaggi di essa sono la possibilità di ottenere quota di mercato maggiore arrivando per
primi sul mercato, e di spiazzare la concorrenza ottenendo grande quota di mercato
nell’attesa che la concorrenza esca con il proprio prodotto; ma non è esente da rischi: il
primo tra tutti è che il prodotto non venga accettato dal mercato e il secondo è che una
azienda che come policy punta tanto sulla TBC rischia di cascare nella cosidetta “marketing
mania” lanciando un grande numero di prodotti non mantenendo una chiara identità del
brand SVILUPPO DI PRODOTTO
Robust design: metodologia che mira a rendere il prodotto insensibile alle variazioni che si
possono verificare durante il processo produttivo o nell’ambiente d’uso. È particolarmente
utile quando si vuole garantire costanza nelle prestazioni, pur in presenza di incertezze.
Esempio: Nel collegamento tra due componenti meccanici, una progettazione
convenzionale può essere sensibile a scostamenti dimensionali, causando gioco o
interferenza. Con un robust design, l’interfaccia viene pensata per assorbire le variazioni,
mantenendo comunque la funzionalità.
Con questo principio si ottiene una protezione da danni economici derivanti da una
deviazione dalle prestazioni ottimali del prodotto e un aumento di soddisfazione del cliente.
Progettazione modulare: si suddivide il prodotto in moduli funzionalmente indipendenti ed
intercambiabili, in maniera tale da poter avere una facile sostituzione degli stessi, una
modifica alle funzionalità cambiando il singolo modulo e non il sistema complessivo e
dunque una elevata flessibilità di creazione di diversi modelli di prodotto
Esempio: Un computer con scheda video e ssd sostituibile.
Tale approccio permette come detto elevata personalizzazione, facile manutenzione e time
to market ridotto potendo sfruttare moduli già esistenti e testati
Analisi del valore: metodologia progettuale che si propone di massimizzare il valore di un
prodotto ottimizzando il rapporto tra funzionalità e costo. L’obiettivo non è ridurre i costi a
prescindere, ma farlo senza compromettere la qualità o l’utilità per l’utente.
Grande importanza nella analisi del valore è rivestita da una ricerca di riduzione dei costi del
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processo produttivo (come ad esempio simulazioni numeriche del funzionamento di un
componente senza la necessità di creare prototipo da testare fisicamente), che portano ad
una diminuzione del costo complessivo del prodotto .
Tale metodologia nasce come esigenza a causa di una competitività sempre maggiore dei
mercati che porta ad una maggiore offerta di prodotti a prezzo via via decrescente.
Nota: Non si tratta solo di “tagliare i costi”, ma di investire dove serve e eliminare dove non
serve. Un taglio mal fatto può compromettere la qualità e generare più costi nel lungo
periodo
Un esempio potrebbe essere il supporto di un sensore in un automobile, magari inizialmente
realizzato in metallo, che se viene sostituito da un modello in composto plastico ne
garantisce la stessa funzionalità riducendone il costo.
Progettazione, simulazione e virtual prototyping: Questi tre concetti sono strettamente
collegati e rappresentano fasi cruciali nello sviluppo di un prodotto moderno. Servono a
ridurre errori, costi e tempi, anticipando le criticità prima della produzione fisica.
• Progettazione: processo decisionale iterativo basato su esperienze pregresse, calcoli
e risultati sperimentali che permette di prevedere e ottimizzare il comportamento del
prodotto prima che lo stesso venga realizzato
• Simulazione: Verifica virtuale del comportamento di parti e sottosistemi del prodotto
in condizioni controllate. Permette di identificare errori prima della costruzione d
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