INF. IN GINECOLOGIA
(interruzione volontaria di gravidanza entro 3 mesi, aborto terapeutico entro 6
mesi)
ALLATTAMENTO AL SENO – l’allattamento esclusivo al seno è consigliato per i
primi 6 mesi per il bambino dall’OMS e dall’UNICEF, seguito da un’adeguata,
sicura ed appropriata alimentazione complementare, mentre l’allattamento al
seno può continuare per 2 anni ed oltre.
Questo primo periodo di vita del neonato va sostenuto tramite il latte materno,
i valori dell’allettamento al seno sono:
- Il latte materno è naturale
- È flessibile: il atte cambia rispetto al periodo in cui il neonato sta, la
prima parte del latte si forma nelle ultime settimane della gravidanza e
nel primo periodo neonatale che si chiama colostro e che da la maggior
carica anticorpale al bambino. Successivamente il latte diviene di
transizione e dopo 10 giorni diviene late definitivo, il latte se c’è ha tutti i
componenti per dare il giusto apporto nutrizionale al neonato.
- È tradizionale: è la forma di nutrimento più antica del mondo
- Permette il rooming in (il neonato dal momento in cui nasce deve stare
sempre in stanza vicino alla mamma), l’allattamento deve essere a
richiesta e non ad orario (quando il bambino lo richiede deve essere
allattato, il bambino ha solo due richieste quando nasce, mangiare e la
presenza della mamma, per questo quando mettiamo il bambino sul
petto della mamma lui smette di piangere, perché sente il battito
cardiaco della mamma che è l’unico suono che ha sentito per 9 mesi). Il
bedding in è l’allattamento a letto che è giusto ma non bisogna
addormentarsi con il bambino perché si rischia di schiacciarlo e
soffocarlo, è meglio allattarlo a letto per prevenire le cadute del neonato
(se si allatta in poltrona e ci si addormenta il bambino può cadere).
- Il latte materno è un liquido biologicamente ed ecologicamente corretto e
perfetto
- Permette di sviluppare un empowerment materno corretto, ovvero lo
sviluppo di tutte quelle skills che la mamma apprende assieme al
bambino.
Il latte materno è un tessuto vivo, un sistema biologico complesso con
componenti che interagiscono tra loro e si potenziano, ha caratteristiche
generali ed essenziali:
- È unico: il latte materno è un latte altamente digeribile (i suoi
componenti sono unici a differenza del latte artificiale che non è
altamente digeribile, questo prevede un allattamento ad orario proprio
per questo motivo in quanto prevede una poppata minimo ogni ora e
mezza).
- È inimitabile
- Ha la sua flessibilità: in base al periodo si modifica, la montata lattea
(produzione voluminosa di latte) arriva in seconda/ terza giornata, il
colostro fino a quel momento che è poco ma ricco di grassi per i primi
giorni basta ed avanza.
- Ha una certa variabilità (anche di quantità).
La composizione del latte materno è:
- 90% acqua (componente principale)
1 - Fattori di sviluppo del SNC
- 15% grassi
- Presenza di ormoni (gli ormoni materni passano nel latte soprattutto nei
primi giorni, nelle femmine causano persino pseudo-mestruazioni mentre
sia nella femmina che nel maschio si può causare il rigonfiamento dei
capezzoli che dopo qualche giorno va via da solo).
- Colesterolo (attenzione a ciò che si mangia perché tutto quello che la
mamma mangia poi passa al figlio).
- Contiene enzimi per la digestione dei grassi (lipasi)
- Contiene fattori fattori antiinfettivi
- Consente l’assorbimento del 50% del ferro
Il bambino sente quando non sta ciucciando dalla tetta ma sta succhiando da
un biberon, questo perché la fatica è diversa (al seno fa più fatica) e se si
abitua al biberon sono cazzi perché poi non beve più dal seno.
Ci sono altre situazioni che possono variare la composizione del latte:
- Età gestionale e post natale: la ghiandola mammaria è pronta per la
funzione prima della nascita del bambino, se c’è un parto pretermine la
ghiandola mammaria però non è pronta ed il bambino non ha la suzione
adeguata per favorire la formazione di latte (E’ LA SUZIONE CHE STIMOLA
LA FORMAZIONE DI LATTE).
- Parità: quanti parti la donna ha avuto, questo perché a volte saper
allattare varia dal non saperlo fare, una donna che ha già allattato e
magari nel primo parto ha avuto problemi a far attaccare il neonato nel
secondo si presuppone abbia imparato.
- Variazioni circadiane: si deve allattare soprattutto di notte in quanto la
produzione di prolattina (ormone che produce il latte) avviene
maggiormente di notte. Se uno allatta solo di giorno e la notte da il latte
artificiale, nel giro di un mese si perde il latte.
- Intervallo tra i pasti: la poppata di prima mattina è quella più ricca e
magari sazia per più tempo il neonato (mai svegliare il neonato per
allattarlo, deve decidere lui quando).
- Latte iniziale e terminale di una poppata: il latte che esce nella prima
parte della poppata (i primi 10 minuti) ha una componente
principalmente acquosa, per questo motivo la poppata va fatta durare
quanto vuole il neonato e non quanto vuole la mamma, decide lui quando
staccarsi (d’estate spesso i bambini poppano solo per i primi dieci minuti
e si staccano perché , essendo la prima parte della poppata acquosa,
questi bevono perché hanno sete e non fame). Un solo seno da la
quantità giusta di latte per soddisfare le esigenze del neonato (di fatto le
mamme con i gemelli allattano tutti e due contemporaneamente).
- Dieta e nutrizione materna: non è vero il detto che bisogna mangiare per
due né in gravidanza né durante l’allattamento, anzi l’obesità in
gravidanza causa anche molti rischi alla madre (sul bambino non ci sono
particolari problemi, un bambino al massimo nasce macrosoma ovvero
con peso superiore a 4kg). Bisogna mangiare tutto in modo adeguato
cercando di non superare in una gravidanza normale quel peso ponderale
di 10/11 chili. Tutto quello che mangia la mamma passa nel latte e pericò
bisogna evitare alcuni alimenti che possono dare fastidio al neonato
come nel caso alimenti che richiamano aria (legumi, castagne, carciofi) o
alimenti allergizzanti (crostacei, fragole e pesche), cioccolata (rende
2 amaro il latte, lo stesso vale per alimenti come asparagi che rendono
anche sgradevole al neonato l’odore del latte).
L’allattamento è sempre igienicamente adeguato, in qualunque posto la donna
si trova può allattare in quanto non va sterilizzato, ha la giusta temperatura ed.
è sempre pronto per l’uso. Il latte è facilmente digeribile come già detto e
protegge dalle infezioni e dalla NEC (enterocolite neonatale) del prematuro.
Protegge dalle allergie, dall’obesità e dal diabete (i bambini che vanno incontro
a queste patologie in età prescolare sono quelli che non sono stati allattati al
seno), protegge da alcune forme tumorali, previene o ritarda la celiachia ed
aumenta le difese immunitarie.
Il latte favorisce lo sviluppo intellettivo, emotivo e sociale del bambino, riduce i
problemi ortodontici (i bambini che sono allattati al seno difficilmente accetta il
ciuccio perché sente che il materiale è diverso), riduce il rischio di SIDS (morte
in culla da distress respiratorio, non c’è una causa ma una percentuale
statistica di neonati che all’improvviso vengono trovati morti ed all’autopsia
non si riscontra nulla), facilita il rapporto della mamma (il famoso “bonding”
che solo l’allattamento al seno può sviluppare, il bambino alla nascita non vede
bene, la distanza a cui vede è quella corrispondente dal seno al viso della
madre), ritarda una nuova gravidanza (è un detto, quando si allatta ci sono alti
livelli di prolattina e questo ormone inibisce l’ovulazione, ma non è una cosa
sicura) e contribuisce a migliorare lo stato di salute della mamma oltre che del
bambino.
I vantaggi per la mamma dell’allattamento sono:
- Protezione dai tumori della sfera riproduttiva (principalmente di quello al
seno)
- Protezione dall’osteoporosi
- Ottima azione antagonista sulla depressione post partum: al parto quasi
tutte le donne hanno il “baby blues”, fase in cui alla donna avviene un
crollo ormonale che gli da una labilità psichica con un crollo emotivo, le
donne piangono senza un motivo (se non scompare entro pochi giorni si
sta andando incontro ad una depressione periparto). Se saper allattare
da una parte è molto faticoso (le mamme devono essere sempre
presenti) da anche molta soddisfazione alla mamma
- È una cosa ecologica
- Riduce i costi familiari, sanitari e sociali: il latte artificiale costa tantissimo
(fino ad un anno non posso dare il latte artificiale al bambino perché
affatica i reni).
L’OMS sui tipi di alimentazione che possiamo dare ci definisce:
- Allattamento materno esclusivo quando viene dato al neonato latte
materno, latte materno spremuto o latte di donna donato. Se il bambino
non riesce ad attaccarsi al seno il latte va dato col cucchiaino e non con
la tettarella.
- Allattamento materno predominante latte materno o latte materno
spremuto + acqua o soluzione glucosata o tisana o camomilla
- Allattamento complementare latte materno o latte materno spremuto
+ latte artificiale e/o cibi solidi/ semisolidi.
- Allattamento per donne che non possono allattare non viene dato latte
materno o latte spremuto, alcune donne assumono farmaci che durante
l’allattamento non possono passare al bambino, perciò non può allattare
3 (es. le tetracicline se vengono somministrate ad una donna che allatta il
bambino crescerà con i denti completamente neri).
Tutte le donne possono allattare indipendentemente dalla misura del seno, la
ghiandola mammaria è uguale per tutte. Gli acini sono cellule che producono il
latte e confluiscono in quelli che sono i dotti galattofori, durante la suzione il
latte passa dal dotto galattoforo ed esce dal capezzolo. La suzione corretta del
bambino non è sul capezzolo bensì sull’areola dove ci sono le ghiandole di
Montgomery, ghiandole che durante la gravidanza si gonfiano e danno
l’aspetto di piccole palline.
ORMONI DELL’ALLATTAMENTO – sull’allattamento agiscono solo due ormoni:
Prolattina: è maggiormente prodotta durante la notte, entra in circolo
dopo la poppata per produrre il latte della poppata successiva (agisce
dopo la poppata quindi). È normale che entra in circolo e si produce in
quantità aumentate se il neonato succhia al seno (è tutto correlato alla
suzione).
Ossitocina: il riflesso dell’ossitocina è correlato anch’esso dalla suzione,
ma questa viene prodotta durante la suzione e provoca la contrazione
degli alveoli che permettono la fuoriuscita di latte dai dotti galattofori.
L’ossitocina inoltre permette la contrazione dell’utero durante il travaglio.
Permette l’accudimento della prole e da un senso di sete alla madre.
Ci sono delle influenze e perciò dei fattori che influiscono sia positivamente che
negativamente sulla produzione dell’ossitocina:
FAVORENTI SFAVORENTI
Pensare teneramente al Preoccupazione
bambino Stress
Udirne i suoni
Dolore
Guardare il bambino
Insicurezza
Sentirsi a proprio agio
Ci sono seni diversi con forme diverse oltre che per la conformità della
mammella anche per quanto riguarda il capezzolo, la misura del seno dipende
solo dalla quantità di grasso presente nella ghiandola mammaria, la forma del
capezzolo però è un discorso diverso. Possono esserci tremila forme diverse di
capezzolo ma non influiscono sull’allattamento in quanto l’attacco corretto è
sull’areola e non sul capezzolo, il primo consente un flusso di latte, il secondo
no (intorno al capezzolo vengono stimolati i dotti galattofori, il capezzolo no).
Le posizioni per allattare sono tante, da sdraiata sul letto (utilizzata durante la
notte girandosi su un fianco in cui il bambino e la mamma devono stare pancia-
pancia), seduta (dove a casa la mamma deve fare attenzione a non far cadere
il bambino)o a rugby (è importante in questa far succhiare anche nell’altro seno
controlaterale per far cambiare il punto di suzione al bambino).
L’allattamento deve essere effettuato esclusivamente a richiesta, quindi ogni
volta che il bambino vuole poppare deve essere attaccato al seno e la durata
non deve essere prestabilita, solo lui decide quanto gli va bene.
I motivi per cui il neonato piange sono tanti, non solo se ha fame, ma per
capire se il neonato prende latte a sufficienza se:
- Bagna almeno 5/7 pannolini nelle 24h
- Evacua anche ogni poppata
4 - Cresce 150gr a settimana in su (la pesata va fatta una volta a settimana
e nelle stesse condizioni tutte le volte)
Quando il neonato non può alimentarsi direttamente al seno si può spremere il
latte in caso di:
- Sospensione temporanea dell’allattamento (es. scintigrafia, terapia con i
farmaci incompatibili)
- Separazione dal bambino per mantenere l’offerta materna (ricovero, …)
- Fare scorta (ritorno a lavoro, ecc..)
- Bambino che non succhia al seno (prematurità, rifiuto al seno,
quest’ultimo avviene ad esempio quando allattiamo il bambino a seno e
biberon, il neonato alla fine fa meno fatica con quest’ultimo e quindi
smette di andare al seno)
Altri casi in cui si può spremere il latte sono:
- Se la donna vuole donarlo
- Se ci sono problemi del seno (es. un ingorgo mammario dovuto ad una
montata lattea eccessiva che ha bloccato i dotti galattofori, oppure nel
caso di ragadi troppo dolenti. La mastite è una infiammazione della
ghiandola mammaria che a differenza dell’ingorgo mammario presenta
tutti i caratteri dell’infezione, mentre l’ingorgo mammario presenta solo
gonfiore e non rossore, dolore e calore).
- Per svuotare un seno troppo pieno
- Stimolare la secrezione lattea
Il latte umano va conservato dopo spremitura per una motivazione X in vari
modi: A 25°C può stare 4 ore
A 15-25°C fino ad 8 ore
…
Non va mai anticipato l’uso del biberon e fare una scorta prima del ritorno al
lavoro, va allattato il bambino prima di uscire, appena tornata dal lavoro, di
notte (perché avviene la notte la produzione maggiore) e nei fine settimana e
non utilizzare il biberon nel periodo della calibrazione (ovvero quando si sta
adattando la formazione di latte nei suoi componenti, periodo tra le 4-6
settimane post-partum, il periodo definito puerperio perché è il periodo in cui
c’è il ripristino di tutti gli organi alla condizione pregravidica).
Ci sono in Italia alcune strutture ospedaliere e territoriali (consultori) che hanno
sposato ciò che ci dice l’UNICEF sull’allattamento, non abbiamo ancora
l’ospedale amico del bambino in Italia ma abbiamo la “comunità amica del
bambini” che per essere definita così deve rispettare i 10 passi dell’UNICEF e
quello che dice il codice internazionale sull’allattamento.
I 10 passi dell’UNICEF sono:
1. Definire un protocollo scritto per l’allattamento al seno da fare conoscere
a tutto il personale sanitario (policy aziendale sull’allattamento e
conseguente preparazione del personale preparato a riguardo).
2. Preparare tutto il personale sanitario per attuare compiutamente questo
protocollo (tutti, dagli operatori direttamente interessati a quelli che
girano intorno all’ambiente) tramite il percorso di allattamento di base di
20 ore dell’UNICEF
3. Informare le donne in gravidanza dei vantaggi e dei metodi di
realizzazione dell’allattamento al seno (la donna va informata prima del
parto)
5 4. Aiutare le madri perché comincino ad allattare al seno già mezz’ora dopo
il parto (il bambino va attaccato al seno dopo il parto il prima possibile e
possibilmente entro la prima mezz’ora, questo perché l’attacco precoce
comporta tutta una serie di modificazioni che facilitano un buon
allattamento al seno).
5. Mostrare alle madri come allattare e come mantenere la secrezione
lattea anche nel caso in cui vengano separate dai neonati
6. Non somministrare ai neonati alimenti o liquidi diversi dal latte materno,
tranne che su specifica prescrizione medica (es. se il neonato non cresce
a sufficienza il PLS può prescrivere una quota di latte artificiale)
7. Sistemare il neonato nella stessa stanza della madre (rooming-in) in
modo che trascorrano insieme 24/24 h il tempo in cui la donna è
ricoverata
8. Incoraggiare l’allattamento al seno a richiesta tutte le volte che il
neonato sollecita nutrimento (tutte le volte che il neonato vuole
mangiare, anche una volta all’ora, va allattato, finché non si regolarizza
da solo).
9. Non dare tettarelle artificiali o succhiotti ai neonati durante il periodo
dell’allattamento (perché alterano il processo di suzione)
10. Favorire la creazione di gruppi di sostegno alla pratica
dell’allattamento al seno, in modo che le madri vi si possano rivolgere
dopo essere state dimesse dall’ospedale o dalla clinica.
IL PARTO – il parto nella specie umana si distingue in:
- Eutocico: fisiologico o spontaneo, volto in autonomia dall’ostetrica
- Distocico: se in seguito a complicazioni è necessario l’intervento del
medico e viene svolto dall’ostetrica assieme al ginecologo (es. in caso di
ventosa che è per via vaniale ma non avviene per via naturale e può
avere complicanze)
A seconda del momento della gestazione (il periodo dall’ultima mestruazione
fino a quando si presenta il problema) in cui si verifica
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