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FRIEDRICH NIETZSCHE

La vita

Nietzsche nacque a Röcken, un villaggio della Prussia meridionale, nel 1844.

Studiò lettere classiche e religione. A soli venticinque anni, venne nominato professore di

filologia classica all'Università di Basilea.

Nel 1868 conobbe Wagner, la cui influenza fu importante. Ma l'incontro fatale fu con

Schopenhauer, lo affascina la lucidità con cui smaschera le illusioni metafisiche, storiche e

sociali della cultura occidentale (ma non le vie della liberazione).

Viaggiò molto, in cerca di climi favorevoli alla sua salute. I luoghi prediletti furono la riviera

francese e italiana. Le relazioni più significative furono con l'amico Paul Rée e la scrittrice

Lou Andreas-Salomé, a cui chiese invano di sposarlo.

Dal 1888 al 1889, Nietzsche visse a Torino ma la sua salute era ormai compromessa. Visse

l'ultimo anno della sua vita prima in una casa di cura e poi presso la sorella. Morì a Weimar

nel 1900.

I numerosi quaderni e carteggi lasciati da Nietzsche rimasero in possesso della sorella

Elisabeth, che su di essi operò manomissioni e falsificazioni di ogni genere. Fu grazie a

queste manipolazioni editoriali che il nome di Nietzsche finì per essere associato al

militarismo tedesco e al nazionalsocialismo.

INTRODUZIONE

Nel panorama filosofico e politico dell'800, caratterizzato prima dall'egemonia dell'idealismo

e poi del positivismo, Nietzsche rappresenta una voce fuori dal coro, in polemica con la

tradizione dell'intera cultura occidentale.

Il filosofo scrive di se stesso nella biografia intitolata Ecce Homo (1888): "Io non sono un

uomo, sono dinamite". Nietzsche rivendica con orgoglio e in modo provocatorio di essere in

grado di far esplodere con il suo pensiero, le illusorie certezze e l'ingenua fiducia nel

benessere e nel progresso della civiltà del XIX secolo.

Sia Nietzsche che Freud scardineranno la fiducia nella ragione demolendola dall'interno: l'lo

si rivelerà una costruzione artificiale e debole (alienazione del pensiero), o addirittura un

modo per mascherare desideri nascosti.

Spesso, nelle loro opere, è stato letto l'annuncio del XX secolo, dei movimenti artistici e

culturali ma anche delle ideologie totalitarie.

Nietzsche stesso è stato accusato di precorrere aspetti tipici dell'ideologia nazista.

In realtà, questa si appropriò di alcuni aspetti del pensiero di Nietzsche (=Platone e Darwin).

LE OPERE PRINCIPALI

1872: La nascita della tragedia (influenza Wagner e Schopenhauer)

1882: La gaia scienza (fase illuministica, critica delle credenze dei valori della metafisica e

della morale)

1883/1885: Così parló Zarathustra (filosofia centrata sulla morte di Dio e dell’eterno ritorno)

LA MALATTIA

Nella Gaia Scienza afferma che l'esperienza della malattia non è stata inutile perché, anche

nel malanno più grave, si impara e si torna indietro rinati, con la pelle cambiata. Tuttavia i

concetti di salute e malattia non riguardano solo l'individuo, ma si estendono all'intera

storia dell'umanità e alle fasi di una civiltà.

Il filosofo si propone di scoprire le cause del malanno e restituire agli esseri umani,

attraverso un nuovo pensiero filosofico, la salute perduta.

UNA FILOSOFIA MARTELLANTE

Una delle caratteristiche originali della produzione di Nietzsche è lo stile della scrittura: al

vigore polemico, alla forza critica, all'impegno appassionato del pensiero che si fa

martello per decostruire la cultura occidentale, si accompagna una forma espressiva

anticonformista e dirompente.

Accanto all'esposizione argomentativa troviamo l'invettiva, l'annuncio solenne, il racconto

metaforico e l'aforisma, che esprime il pensiero in maniera frammentaria ed evocativa.

Utilizza anche i miti come Platone.

[1] LA NASCITA DELLA TRAGEDIA

La prima fase del pensiero di Nietzsche ruota intorno a un'originale interpretazione del

mondo greco e della decadenza della civiltà occidentale.

Nella nascita della tragedia dallo spirito della musica egli sostiene che la civiltà arcaica è

due impulsi contrapposti: il dionisiaco e l'apollineo.

animata da

●​ Lo spirito Dionisiaco: richiama la figura di Dioniso, il Dio greco della vite, del vino e

del delirio e rimanda alla parte istintuale e irrazionale dell'essere umano, così

come al carattere caotico dell'esistenza. Esso è il simbolo della festa e dell'ebbrezza,

dell'istinto vitale e dell'energia creatrice, ma anche della violenza della distruzione e

della morte. Esprime il divenire della vita in tutte le sue manifestazioni e si dispiega

nella musica e nella danza.

●​ Lo spirito Apollineo: invece rimanda ad Apollo, il dio dell'intelletto, delle scienze e

delle arti e simboleggia l'aspirazione all'equilibrio e all'armonia che solo la ragione

umana, attraverso lo sviluppo della scienza e dei saperi, riesce a produrre. Si

dispiega nella scultura e nella architettura.

Lo sviluppo della tragedia

(Ricordiamo che tragedia - in greco canto dei capri - indica una rappresentazione teatrale

che si caratterizza per trame segnate da sventure ed eventi drammatici e violenti e da una

conclusione luttuosa).

Nelle varie epoche dell'arte greca è prevalso ora l'elemento dionisiaco, ora quello

apollineo.

●​ All’inizio prevaleva Dioniso perché le tragedie nascono dai canti dei satiri, che

Eschilo, le sue

rappresentavano la morte e la rinascita del loro dio. Composta da

opere esprimono un senso tragico profondo e si conserva ancora la potenza del

coro, che evocava la parte irrazionale e dialogava con gli attori, sottolineando gli

aspetti pulsionali.

●​ Nella tragedia attica i due impulsi hanno trovato una sintesi perfetta e insuperabile:

apollinea è la chiarezza della parola e delle immagini, dionisiaca la potenza della

musica, attraverso cui si esprime il coro. Composta Sofocle, in cui la forma artistica

riesce a contenere rappresentare la profondità del dionisiaco.

La morte della tragedia

La fusione di spirito apollineo e dionisiaco viene meno con Euripide (V secolo a.C.). Nelle

sue opere, rompe l'equilibrio tra i due impulsi della tragedia classica: l’elemento dionisiaco

viene eliminato, lasciando spazio a quello apollineo.

Questo perché subisce l'influenza di Socrate e del suo razionalismo.

Con Socrate, la sostanza tragica dell’esistenza viene negata. Non vi sono più fratture

insanabili, né sofferenze prive di senso: la ragione, se ben esercitata, è sempre in grado di

individuare la condotta giusta, ispirata a un Bene oggettivo e universale. Chi conosce il

Bene non può far altro che agire in modo retto.

Decadenza dell’occidente

Ha così inizio per Nietzsche la decadenza dell’occidente, un lungo processo cultura

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

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