ANATOMIA PATOLOGICA
L’anatomia patologica è quella branca specialistica della medicina che studia le malattie umane
sulla base dalle caratteristiche morfologiche (macroscopiche degli organi o microscopiche dei
tessuti e delle cellule) eventualmente integrate con l’analisi di specifiche caratteristiche
molecolari.
Lo studio è necessario per la formulazione di una DIAGNOSI ANATOMO-PATOLOGICA.
L’attività diagnostica si esplica attraverso l’emissione di un REFERTO che verrà comunicato al
richiedente (clinico dell’equipe e paziente) tramite un atto scritto e firmato dal medico anatomo-
patologo.
L’anatomia patologica infatti non si occupa più solo di autopsie; ormai anzi oltre alle autopsie
comprende una serie di altre attività eseguite su campioni (pezzi operatori o piccole biopsie) che
servono per una diagnosi sul vivo, per guidare meglio la strategia terapeutica.
CAMPI DI AZIONE DELL’ANATOMIA PATOLOGICA
Patologie neoplastiche
- Patologie infettive
- Patologie degenerative
- Patologie malformative
- Patologie infiammatorie
- Trapianti
-
Ogni struttura poi ovviamente è specializzata nel trattare tipi di patologia più specifici. Ad
esempio, il Sacco è specializzato in anatomia patologica per patologie infettive, mentre il Niguarda
nell’anatomia patologica per i trapianti.
SCOPI
• Fare una diagnosi – dare un nome alla patologia.
• Fornire una prognosi – Previsione sul decorso e soprattutto sull'esito di un determinato
quadro clinico. Importante soprattutto nell’ambito della patologia neoplastica.
• Predittività – serve a dare delle caratteristiche ulteriori alla patologia per predire la risposta
alle terapie (prevalentemente nei pazienti con patologia neoplastica)
• Prevenzione - Azione diretta a impedire il verificarsi o il diffondersi di fatti non desiderati o
dannosi.
ATTIVITA‘
L’anatomia patologica è un’attività variegata che si divide in subspecialità.
1. Riscontro diagnostico - Autopsia
2. Istopatologia - Esame intraoperatorio
3. Citopatologia – parte da campioni citologici
4. Patologia Molecolare – nuova branca che si occupa della diagnosi sfruttando alcune
tecniche di biologia molecolare (impegnata nella predittività) – fa uso della microscopia
elettronica.
L’anatomo-patologo di fatto non lavora da solo ma collabora con una serie di altre figure
professionali che lavorano soprattutto nei laboratori.
Laboratori Figure professionali
• Laboratorio di istologia • Coordinatore tecnico
• Laboratorio di citologia • Tecnici di laboratorio
• Laboratorio di colorazioni speciali • Personale amministrativo
• Laboratorio di immunocitochimica • Personale ausiliario
• Laboratorio di citogenetica • Medici
• Laboratorio di biologia molecolare • Biologi
• Laboratorio di microscopia elettronica • Biotecnologi
• Genetisti
1. RISCONTRO DIAGNOSTICO – Autopsia
Si tratta di un esame esterno ed interno della persona deceduta.
Esame macroscopico e microscopico di tutti gli organi ed apparati.
Le finalità sono diverse: verifica anatomica della diagnosi clinica, chiarimento dei quesiti clinico
scientifici, riscontro di malattie infettive e diffusive, accertamento di cause di morte.
Si distinguono:
Riscontro diagnostico (autopsia clinica)
§ Autopsia medico-legale (legata a indagini)
§
2. ISTOPATOLOGIA: esame macroscopico e microscopico di organi o tessuti. Attività principe.
Esame Istologico/istopatologico = è volto alla definizione della patologia dei tessuti a scopo di
diagnosi e cura.
Il materiale sottoposto ad esame istologico è costituito:
da frammenti di tessuti (biopsie) - Ex: “nei”
- da organi o loro parti asportati attraverso un intervento chirurgico (resezione) – ex:
- prelievo di un lobo polmonare per una neoplasia del polmone.
Le biopsie possono essere distinte in:
• Biopsie incisionali nelle quali si asporta una parte della lesione a solo scopo diagnostico.
• Biopsie escissionali nelle quali si asporta la totalità di una lesione (ad esempio un tumore
cutaneo) con finalità sia diagnostica che terapeutica.
• Biopsie endoscopiche effettuate su organi cavi (es. bronchi, stomaco, intestino). Criticità
diagnostiche: numerosità e dimensioni dei prelievi.
• Agobiopsie o core biopsy effettuate sotto guida strumentale (es. ecografica o radiologica
TAC o RMN) o meno su lesioni a crescita solida o organi solidi (es. fegato, prostata,
mammella, tiroide etc). Criticità diagnostiche: numerosità e dimensioni dei prelievi.
Le resezioni chirurgiche possono essere distinte in: resezioni parziali, totali o allargate a seconda
che riguardino una parte o la totalità di un organo
o coinvolgano più organi.
Tutto ciò che arriva in anatomia patologica viene
accettato per creare con alcuni processi quello che
è il vetrino istologico da cui formulare il referto.
L’esecuzione dell’esame istologico prevede una serie di passaggi e procedure e richiede dei tempi
minimi standard.
Esame istopatologico – STEP
1) RICHIESTA DI ESAME ISTOPATOLOGICO
La richiesta di esame per l’anatomia patologica deve essere eseguita con
procedura informatica con copia cartacea
Identificazione del paziente (dati anagrafici e codici identificativi)
- Identificazione del richiedente (unità operativa, nome, cognome e
- firma del richiedente)
Identificazione del materiale (data prelievo, tipologia e sede)
- Numero di contenitori (quanti campioni)
- Notizie cliniche pertinenti
- Sospetto clinico
- Notifica di rischio biologico – rischio biologico = la probabilità che
- l’agente biologico presente nell’attività lavorativa possa arrecare
danni di diversa entità ai lavoratori.
2) ACCETTAZIONE
Presa in carico del campione.
3) CAMPIONAMENTO
Fase eseguita o da medici o dal comparto tecnico
specializzato.
Il pezzo operatorio deve essere ridotto: vengono fatti
dei prelievi rappresentativi della lesione, posti in
istocassette (3x2 cm).
4) FISSAZIONE
5) PROCESSAZIONE
6) INCLUSIONE
7) TAGLIO
8) COLORAZIONE
9) MONTAGGIO
Tutti questi passaggi sono fatti prima della lettura.
10) LETTURA - patologo guarda al microscopio
11) REFERTAZIONE (vedi dopo)
Chiaramente questo processo richiede del tempo, solitamente giorni.
In periodi di pandemia come quello che stiamo vivendo i tempi si dilungano ulteriormente in
quanto il pezzo deve essere fissato con fissativi particolari: questo è utile alla sua conservazione
poiché blocca i processi di autolisi ma serve anche a distruggere gli organismi estranei.
Sono stati definiti dei tempi dalla regione per cui il laboratorio deve dare una risposta al paziente:
“Turnaround time in Anatomia Patologica”
Si parla di giorni lavorativi.
ESAME INTRAOPERATORIO
È una tecnica di indagine diagnostica che si basa sull’allestimento, in tempo molto breve, di sezioni
istologiche colorate da materiale fresco.
Ci sono alcuni casi in cui il patologo, infatti, durante l’operazione è chiamato ad esprimere una
refertazione molto veloce.
Ex: linfonodo sentinella nel tumore della mammella – se è negativo la paziente può non subire
dissezione ascellare.
Chirurgo rimuove il linfonodo e chiede al patologo di verificare (esame nell’arco di massimo
un’ora).
Indicazioni
Effettuare una diagnosi immediata (quando non vi sia diagnosi istopatologica precedente e
§ se la diagnosi comporta una variazione di intervento chirurgico)
Valutare i margini di resezione
§
Per capire meglio RADICALIZZAZIONE dei MARGINI
Per quanto riguarda il tumore alla mammella fino ai tempi di Umberto Veronesi si prediligeva la
mastectomia, per cui tutto il seno veniva escisso.
Oggi invece se possibile sono praticate resezioni parziali dette quadranti.
Una volta che il chirurgo estrae il quadrante però è necessario valutare che tutti i suoi margini
siano negativi (il tumore deve distare almeno 1cm da ogni margine). Se i margini non risultano
negativi bisognerà procedere con la radicalizzazione di un altro pezzo.
Valutare l’adeguatezza del materiale bioptico per la diagnosi (ex: valutazione di un nodulo
§ per sapere se è neoplastico o no)
Stabilire l’esatta natura di un reperto “inatteso” durante l’intervento chirurgico (ex:
§ riscontro di noduli intra-intestinali durante una chirurgia all’intestino)
Ricercare l’eventuale presenza di metastasi linfonodali (ex: linfonodo sentinella)
§ Valutare l’adeguatezza di organi da trapiantare – tutti gli organi espiantati sono valutati per
§ definire se sono adeguati per essere trapiantati (rene e fegato).
In tutti questi casi il referto può cambiare lo svolgimento dell’operazione.
Limiti Non tutti i tessuti possono essere congelati e tagliati (tessuto osseo, tessuto adiposo)
§ Solo un numero relativamente basso di prelievi può essere processato
§ Necessità di procedure particolari per patologie infettive
§ Aspetti morfologici sub-ottimali rispetto alle sezioni definitive (i vetrini che seguono il
§ processo lungo sono migliori).
3. CITOPATOLOGIA - esame microscopico di cellule sospese in un liquido
Prelievi citologici
Di rapida esecuzione
- Meno invasivi con minor rischio di complicanze
-
Utilizzo
Negli screening di popolazione (es. PAP test – per tumore al collo dell’utero)
- Nel primo inquadramento di condizioni patologiche di natura ancora da determinare
- Nella diagnostica di secondo livello (es. conferma di lesioni sospette riconosciute da
- tecniche di diagnostica per immagini)
Nel follow-up di malattia
-
4. PATOLOGIA MOLECOLARE - analisi di molecole presenti nei tessuti o nei fluidi corporei con
tecniche di biologia molecolare.
Soprattutto usato per malattie infettive.
REFERTAZIONE
Gli elementi su cui si fonda la qualità del referto sono rappresentati dall’accuratezza, completezza
e tempestività dei procedimenti.
Il referto, redatto in conformità con le linee-
guida nazionali ed internazionali, in modo chiaro,
che permetta di comprendere la diagnosi di
patologia e le eventuali valutazioni di colorazioni
immunoistochimiche e di stadiazione, deve
contenere obbligatoriamente le seguenti
informazioni:
• Identificazione dettagliata della struttura AIPC che esegue la diagnosi
• Scheda anagrafica completa ed univoca del/della paziente
• Identificazione della struttura che ha richiesto la diagnosi
• Identificazione del medico richiedente
• Data di esecuzione del prelievo
• Data di accettazione del campione
• Materiale biologico inviato
• Quesito diagnostico
• Sintesi delle notizie cliniche/ motivo della richiesta (non mandatorio)
• Descrizione macroscopica del campione biologico
• Descrizione microscopica e/o diagnosi isto-citopatologica
• Eventuale descrizione delle metodiche utilizzate per particolari valutazioni diagnostiche
• Stadiazione patologica (ove previsto)
• Data del referto a conclusione della diagnosi
• Nome per esteso del/dei medico/medici che ha/hanno effettuato la diagnosi
• Firma digitale o per esteso del principale diagnosta.
ESEMPIO
Il referto ovviamente viene modulato in base alla patologia da refertare: per quanto riguarda le
patologie neoplastiche ci sono più punti.
· Diagnosi
· Grading: definire il grado di somiglianza (o di anaplasia) rispetto alla controparte normale
(G1, G2, G3)
· Staging: definire l’estensione locale della malattia, la presenza di metastasi linfonodali e di
metastasi a distanza (TNM)
· Fattori prognostici: descrivere le caratteristiche morfologiche e biologiche di significato
prognostico che danno indicazioni sull’andamento clinico di una malattia (es. attività
mitotica, ki-67, ER, PGR, ...)
· Fattori predittivi: fattori che predicono la risposta alla terapia (es.HER2)
Di seguito troviamo un esempio. Vediamo sul fondo del referto che:
Il paziente risponde alla terapia ormonale -> la si utilizzerà per evitare una recidiva.
- Vediamo che è indicata la Proliferazione (KI-67)
- Stadio – ad esempio nell’intestino viene definito per infiltrazione (negli strati del tubo
- intestinale) mentre nella mammella per la grandezza.
pN0(sn) -> indica che la paziente non ha subito dissezione ascellare (sentinella negativo)
-
ATEROSCLEROSI
· Significa «indurimento delle arterie»
· Consiste in un ispessimento e in una perdita di elasticità delle pareti arteriose. Le arterie
dunque vanno a perdere la loro caratteristica fondamentale, ossia l’elasticità, la quale
permette di svolgere un compito fondamentale che è quello di pompare, trasportare, il
sangue in tutto il corpo. Le arterie più grosse sono quelle che possiedono più di tutte
questa caratteristica.
Si distinguono 3 quadri clinico-patologici:
• Aterosclerosi: riguarda le arterie elastiche e le arterie muscolari di grosso e medio calibro
(aorta o coronarie)
• Sclerosi calcifica della media di Monckeberg: coinvolge le arterie muscolari (tiroide,
utero...), dopo i 50aa.
• Arteriolosclerosi: coinvolge arterie di piccolo calibro.
ATEROSCLEROSI
È caratterizzata dalla formazione di lesioni intimali (ateromi / placche ateromatose / placche
fibroadipose) che protrudono all’interno del lume ostruendolo e indebolendo la parete.
Nell’immagine vediamo piccole placche gialle costituite
prevalentemente da lipidi. Queste al microscopio si
presentano però bianche, perché durante la
processazione i lipidi vengono sciolti.
Queste placche si vanno a sviluppare, almeno inizialmente, sulla parete interna del lume dei vasi,
più precisamente sulla tonaca intima, e si trasformano successivamente per inspessimento in
ateromi (vediamo dopo come).
FATTORI DI RISCHIO
Maggiori
Fattori non modificabili
Invecchiamento
- Sesso maschile – rappresenta il sesso più colpito
- Familiarità
- Anomalie genetiche
-
Fattori modificabili
Fumo di sigaretta – si può smettere di fumare.
- Ipertensione - si può trattare.
- Iperlipidemia – causata da dieta o presente per familiarità - si può controllare.
- Diabete – si può controllare.
- Proteina C-reattiva – fattore infiammatorio.
-
Minori – che sono correlati in un certo qual modo ai maggiori
Obesità
- Inattività fisica
- Stress
- Omocisteina
- Carenza estrogenica postmenopausale
- Dieta ricca in carboidrati
- Alcool
- Lipoproteina A
- Ridotto apporto di ac. Grassi insaturi
-
PATOGENESI
Sappiamo che la parete dei vasi si costituisce di tre principali strati:
Interno – tonaca intima
- Intermedio – tonaca muscolare liscia
- Esterno – tonaca avventizia
-
Come abbiamo già potuto osservare la patogenesi dell’arteriosclerosi coinvolge proprio la tonaca
più interna del vaso, quella intima.
Di fatto in alcune porzioni di questa tonaca, dove l’emodinamica è sfavorevole, sono già presenti
in età adolescenziale delle strie lipidiche che però possono inspessirsi, in generale con l’avanzare
dell’età ma anche per l’influenza di tutta una serie di fattori di rischio (visti in precedenza).
Questi fattori vanno a provocare una disfunzione dell’endotelio che diventa più permeabile e da il
via alla migrazione delle cellule infiammatorie e dei lipidi.
L’inspessimento della stria lipidica va a formare (di solito intorno ai 30-40 anni) quella che è la
PLACCA ATEROMATOSA.
Quando oltre ad accumularsi cellule infiammatorie (soprattutto macrofagiche) e lipidi, si
accumulano anche cellule muscolari lisce e fattori della matrice extracellulare (collagene) con
conseguente formazione di un cappello fibroso intorno alla placca, l’ateroma diverrà
fibroadisposo.
Questa placca è solo potenzialmente
pericolosa: diventa tale quando cresce
e protrude nel lume vasale fino a quasi
occluderlo (stenosi).
Può verificarsi tuttavia un’altra
condizione: la placca può avere delle
caratteristiche che la rendono poco
fibrosa e ricca (ricca) di infiammazione.
Essa dunque può generare una rottura
della parete (aneurismi) o una rottura
della placca stessa (trombi – perché
sostanze liberate dalla placca stimolano
la loro formazione).
Osserviamo un esempio di stria lipidica
L’immagine macroscopica, tratta da studi autoptici, presenta una
sezione di aorta. I puntini corrispondono a ramificazioni
dell’aorta.
Stria lipidica: piccole macule giallastre, piane o lievemente
rilevate, costituite da macrofagi schiumosi.
Osserviamo un esempio di placca ateromatosa
Placca aterosclerotica (ateroma) - si distinguono tre
componenti principali:
elementi cellulari (macrofagi e cellule muscolari lisce,
- linfociti T);
matrice extracellulare (collagene, fibre elastiche,
- proteoglicani);
depositi di lipidi (intra ed extracellulari)
-
Punti bianchi = Macrofagi -> mangiano e accumulano lipidi.
Striscia bianca = lipide.
PLACCA ATEROSCLEROTICA COMPLICATA
Come la placca passa da fase preclinica a clinica?
1. Rottura della placca con successiva:
Occlusione per la formazione di un trombo
- Embolizzazione – dalla placca si staccano piccoli frammenti che occludono piccoli vasi
- (conseguente infarto dell’area irrorata da questi vasi)
Vasocostrizione improvvisa – comunque si può generare un infarto nel tessuto a valle.
-
2. Crescita della placca: dunque stenosi
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