DAVID HUME
La lezione introduce il pensiero del filosofo scozzese David Hume, collocandolo all'interno del clima
culturale dell'Illuminismo e della corrente filosofica nota come empirismo inglese. Sebbene Hume fosse
scozzese viene classificato in questo movimento, un'etichetta applicata a posteriori per descrivere i filosofi
di lingua inglese che condividevano un punto di partenza comune.
Le Basi dell'Empirismo e il Confronto con Locke
Il punto centrale dell'empirismo, come già visto con John Locke, è che tutte le nostre idee hanno origine
dall'esperienza sensibile. La conoscenza, quindi, non è innata ma deriva dai sensi. Questo concetto è
riassunto dalla massima "nulla è nell'intelletto che prima non sia stato nei sensi". Hume condivide con
Locke questo primato dell'esperienza sensibile nella formazione delle idee.
Per capire Hume, è utile ricordare due concetti chiave di Locke:
• Idee semplici e complesse: Le idee semplici derivano direttamente dalle sensazioni immediate (caldo,
freddo, duro, verde). La mente poi le combina per formare idee complesse.
• L'idea di sostanza: Per Locke, sebbene noi percepiamo solo le qualità di un oggetto (il bianco, la
flessibilità di un libro), dobbiamo presupporre che esista un "sostrato", una sostanza, che le sorregge.
Tuttavia, di questa sostanza non possiamo conoscere l'essenza reale, ma solo quella "nominale", cioè il
nome che le diamo.
La Teoria della Conoscenza di Hume
David Hume vuole creare un grande trattato sulla natura umana.
Il suo obiettivo è ambizioso: intende ispirarsi al modello rigoroso della fisica di Isaac Newton. Proprio come
Newton era riuscito a spiegare il funzionamento della natura attraverso poche leggi semplici e universali,
Hume vuole trovare delle leggi altrettanto semplici e universali a cui far ricondurre i comportamenti della
vita mentale e morale umana.
Per Hume, la conoscenza parte dalle impressioni, ovvero le percezioni immediate e vivide che riceviamo
attraverso i sensi. Da queste impressioni derivano le idee, che sono copie indebolite, illanguidite, delle
impressioni nella nostra mente. Il problema centrale per Hume è capire come la mente umana passi
spontaneamente dalle idee semplici alle idee complesse, che popolano la nostra vita mentale (l'idea di
"cattedra", di "furto", di "ballo").
Il Ruolo dell'Immaginazione
Secondo Hume, il passaggio dalle idee semplici a quelle complesse non avviene tramite la ragione, ma
attraverso una "dolce forza" che agisce in modo spontaneo e inconsapevole: l'immaginazione.
L'immaginazione associa le idee tra loro, e questo processo non è arbitrario. Se lo fosse, non potremmo
comunicare né avere un'esperienza condivisa del mondo.
L'immaginazione segue tre principi o regole universali di associazione:
1. Somiglianza: Associamo idee che si assomigliano (un ritratto ci fa pensare alla persona ritratta).
2. Contiguità (vicinanza) nello spazio e nel tempo: Idee di oggetti o eventi vicini tendono a essere
collegate (pensare all'ingresso di casa ci porta a pensare alla cucina).
3. Causalità (causa ed effetto): Se vediamo del fumo, pensiamo a un incendio; se vediamo del sangue,
pensiamo a una ferita.
La Critica Scettica di Hume: Le Idee Illusorie
Il punto cruciale del pensiero di Hume è che queste associazioni, per quanto universali, non garantiscono
una conoscenza certa della realtà esterna. L'immaginazione potrebbe portarci a credere in connessioni che
non esistono oggettivamente. Da qui deriva l'esito scettico della sua filosofia, che mette in dubbio la
possibilità di raggiungere una conoscenza certa. Il suo esito è proprio il ritrovo di una risposta
nell’impossibilità di una conoscenza certa.
Hume identifica tre idee complesse fondamentali che, a suo avviso, sono illusorie, ovvero costruzioni della
mente basate sull'abitudine e non su impressioni reali:
1. La sostanza materiale: Come Berkeley, Hume sostiene che noi non abbiamo alcuna impressione della
"materia" o della "sostanza" come entità che tiene insieme le qualità. Percepisco il verde, il duro, il freddo,
ma l'idea che queste qualità appartengano a un'unica sostanza (es. "libro") è solo un'associazione mentale
dovuta alla loro vicinanza.
2. L'Io (l'identità personale): Proprio come per la causalità, Hume si chiede se esista un'impressione
sensibile corrispondente all'idea di un "io" stabile e continuo, come la res cogitans di Cartesio.
Applicando lo stesso metodo empirista, Hume osserva che quando rivolgiamo l'attenzione al nostro "senso
interno", non troviamo un "io" unitario, ma solo un flusso continuo di singole percezioni: fame, sonno,
caldo, felicità, tristezza, pensieri specifici. Non esiste un'impressione dell'io separata da queste percezioni.
Inoltre, questo flusso è in costante cambiamento. L'io di oggi (con i suoi pensieri e sensazioni attuali) non
ha nulla in comune con l'io di otto anni (che giocava alla PlayStation). Non c'è nessuna impressione
sostanziale che rimanga costante nel tempo per garantire la continuità del soggetto.
Per Hume, quindi, l'io non è una sostanza, ma un "fascio di percezioni" che si susseguono. L'idea di
un'identità personale continua è una costruzione della nostra mente, un'illusione prodotta
dall'immaginazione per abitudine, necessaria per vivere socialmente, ma priva di un fondamento reale e
sostanziale.
3. La relazione di causa ed effetto: Questa è la critica più radicale e importante. Secondo Hume, noi non
percepiamo mai la "causa" o la "connessione necessaria" tra due eventi. Quando osserviamo due
palle da biliardo che si scontrano, vediamo solo tre cose: la contiguità (le palle si toccano), la priorità
temporale (il movimento della prima palla precede quello della seconda) e la congiunzione costante
(l'esperimento si ripete sempre allo stesso modo). La nostra mente, per abitudine, passa da una
connessione temporale ("dopo questo") a una connessione causale ("a causa di questo").
Hume, da empirista radicale, sostiene che tutta la nostra conoscenza derivi esclusivamente dalle
impressioni sensibili, ovvero dall'esperienza diretta tramite i sensi. Il problema sorge quando analizziamo il
rapporto di causa-effetto.
Secondo Hume, noi non abbiamo alcuna "impressione" della causa. I nostri sensi non percepiscono
mai la connessione causale in sé, ma solo una successione temporale di eventi.
L'Abitudine e la Credenza
Quello che accade è che, osservando ripetutamente due eventi che si susseguono (come battere le mani e
vedere una porta aprirsi), la nostra mente, per abitudine, si aspetta che alla prossima occorrenza del
primo evento segua il secondo. È la nostra immaginazione che trasforma una successione temporale in
una connessione logica e necessaria, ma questa connessione non esiste negli eventi stessi. Di
conseguenza, la certezza che il sole sorgerà domani non è un sapere assoluto, ma una credenza fondata
sull'abitudine, sufficiente per la vita pratica ma non per fondare una scienza certa.
Questa critica ha conseguenze devastanti per la scienza, che si fonda interamente sul principio di causalità
per formulare le sue leggi. Se il nesso causale è solo frutto dell'abitudine, allora la scienza non può avere
una fondazione razionale e assoluta.
Tuttavia, Hume distingue tra scetticismo filosofico e vita pratica. Sebbene a livello filosofico non possiamo
dimostrare la necessità delle leggi causali, nella vita di tutti i giorni l'abitudine e la credenza sono guide
sufficienti per orientarci nel mondo. Hume stesso, finito di scrivere le sue opere, si affida a queste
credenze per mangiare con gli amici o attraversare la strada, proprio come chiunque altro. Hume
demolisce la pretesa della ragione di poter fondare una conoscenza assoluta del mondo.
Le Implicazioni per la Scienza e il Problema dell'Induzione
La filosofia di Hume ha conseguenze profonde per il metodo scientifico, in particolare per la logica
induttiva. L'induzione è il processo che parte da casi particolari per arrivare a una legge universale. Hume
mostra che questo passaggio è problematico e arbitrario.
Il fatto che il sole sia sorto ogni giorno fino ad oggi non garantisce logicamente che sorgerà anche domani.
La domanda fondamentale è: qual è il numero di casi particolari sufficiente per giustificare una legge
universale? La risposta di Hume è che nessun numero di osservazioni passate può confermare con
certezza un evento futuro. Il salto dal particolare all'universale presuppone sempre una credenza,
un'abitudine, ma non una necessità logica.
Per illustrare questo punto, viene citato il paradosso del "tacchino induttivista" di Bertrand Russell: un
tacchino osserva che ogni giorno, alle 11, riceve il cibo. Induce quindi la legge universale che "alle 11 si
mangia". Questa legge si rivela drammaticamente falsa la mattina della Vigilia di Natale, quando invece di
ricevere il cibo gli viene tirato il collo. Questo aneddoto dimostra l'impossibilità di fondare un sapere certo
solo su una collezione di casi singoli.
In sintesi, l'approccio di Hume, partendo dal presupposto che tutta la conoscenza derivi dai sensi, mette in
crisi le fondamenta stesse del sapere, mostrando come concetti chiave come causalità, identità
personale e leggi scientifiche universali non siano certezze assolute, ma credenze basate sull'abitudine.
IMMANUEL KANT
Immanuel Kant, un filosofo illuminista del XVIII secolo, è considerato il culmine della filosofia moderna,
ponendo fine alla storica divisione tra le correnti filosofiche degli empiristi e dei razionalisti. La sua
filosofia ruota attorno al concetto di emancipazione dell'uomo attraverso l'uso della ragione. Kant definisce
l'Illuminismo come l'uscita dell'uomo da uno stato di "minorità", che egli identifica con l'ignoranza e la
non autosufficienza. Essere in uno stato di minorità significa affidarsi alla guida di altri, come la Chiesa,
senza esercitare la propria ragione in modo autonomo. Kant sostiene che l'uomo è responsabile di questo
stato e può uscirne solo attraverso l'uso libero e critico della propria ragione.
VITA: Nacque nel 1724 a Königsberg, che all'epoca era la capitale della Prussia Orientale. Oggi la città si
chiama Kaliningrad ed è un'exclave russa situata tra la Lituania e la Polonia.
• Una vita metodica: Kant trascorse quasi tutta la sua lunga vita senza mai allontanarsi dalla sua città
natale. Era un uomo estremamente metodico e abitudinario. Si racconta che gli abitanti di Königsberg
regolassero i loro orologi basandosi sulla sua passeggiata quotidiana, che avveniva sempre alla stessa
ora. La sua routine era così radicata che, quando un albero cresciuto davanti alla sua finestra gli oscurò la
vista, ottenne il permesso di abbatterlo per non disturbare il suo lavoro.
• Onestà intellettuale: Nonostante il carattere ossessivo, Kant era noto per la sua profonda onestà
intellettuale. Non cercava mai soluzioni facili ai problemi filosofici e affrontava le contraddizioni con rigore,
un aspetto morale che lo accompagnò per tutta la vita.
• Il paradosso del cosmopolitismo: Sebbene non abbia quasi mai viaggiato, Kant divenne uno dei
massimi pensatori del cosmopolitismo e uno dei più influenti pensatori politici del Settecento. Era una
persona estremamente timida; si narra che durante la sua prima lezione, sopraffatto dalla folla accorsa per
ascoltarlo, sia fuggito in camera piangendo.
Il contesto in cui crebbe Kant era quello dell'Illuminismo tedesco, che differiva da quello francese. Era
meno politico, a causa della frammentazione della Germania in circa 300 stati. Si fondava su un
razionalismo assoluto, ereditato da filosofi come Leibniz, con l'idea che la ragione potesse conoscere il
mondo da sola, senza il supporto dell'esperienza. L'illuminismo tedesco non era antireligioso, ma mirava a
"rischiare" e spiegare razionalmente i fondamenti della religione. Il filosofo più importante di questo periodo
era Christian Wolff, che portò all'estremo l'idea che la sola ragione potesse dedurre tutte le regole del
mondo.
• La "sveglia" dal sonno dogmatico: Un momento decisivo per Kant fu la lettura delle opere dello scettico
David Hume. Hume dimostrò che persino il principio di causalità (causa-effetto), fondamento della
conoscenza razionale, non poteva essere dimostrato razionalmente. Questa lettura, come scrisse Kant
stesso, lo "risvegliò dal sonno dogmatico", ovvero dalla fiducia assoluta e non dimostrata nella capacità
della ragione di conoscere tutto a priori.
La Fase Giovanile di Kant e il "Sonno Dogmatico"
La fase giovanile di Kant è estremamente lunga. Egli nasce nel 1724, ma la sua opera di svolta, la
Dissertazione, è del 1770, e la sua prima grande opera, la Critica della ragion pura, è del 1781. Questo
significa che gran parte della sua produzione iniziale si sviluppa in rapporto al cosiddetto "sonno
dogmatico". Questo termine si riferisce all'illuminismo razionale tedesco, un clima culturale dominato dalla
fiducia che la ragione, procedendo in modo autonomo e da sola, possa ricavare un intero sistema di
conoscenza autosufficiente sulla realtà.
Questo illuminismo, detto Aufklärung (rischiaramento), è molto legato alla religione e meno alle scienze
rispetto a quello francese. L'idea di fondo, derivata da pensatori come Leibniz e Wolff, è che la ragione
possa conoscere la realtà interamente, come se stesse dimostrando un teorema matematico. Nelle
università tedesche del Settecento, si studiava la grande opera di Wolff, la Metafisica, che si divideva in:
1. Metafisica Generalis: che discute di tutti gli enti del mondo.
2. Metafisica Specialis: che tratta di tre enti particolari: l'anima (psicologia), il mondo e Dio.
Kant si forma in questo clima di grande fiducia nella ragione. Tuttavia, egli non è sfiduciato verso la
ragione, ma cerca di capire come utilizzarla correttamente.
La Critica alla Prova Ontologica
Un esempio del suo pensiero pre-critico è la critica alla prova ontologica dell'esistenza di Dio. La prova di
Anselmo D’Aosta afferma che, poiché Dio è definito come "ciò di cui non si può pensare nulla di maggiore",
deve necessariamente esistere. Se non esistesse, si potrebbe pensare a un essere maggiore (uno che
esiste), contraddicendo la definizione. Kant smonta questa prova con un'argomentazione fondamentale:
l'esistenza non è un predicato, cioè non è una qualità o una proprietà che si può attribuire a un concetto.
Kant sostiene che l'esistenza non è una qualità o un attributo di qualcosa, come "essere bianco" o
"essere quadrato".
L'esistenza è il fatto di essere posizionati nella realtà. Io posso descrivere tutte le qualità del concetto di
"100 talleri" (la moneta dell'epoca): come sono fatti, quanto valgono, ecc. Ma nessuna di queste qualità mi
dirà se quei 100 talleri sono effettivamente nella mia tasca. La loro presenza o assenza non è una qualità
deducibile dal concetto; o ci sono o non ci sono. Allo stesso modo, non si può dedurre l'esistenza di Dio dal
suo concetto, perché l'esistenza non è una delle sue qualità.
LA DISSERTAZIONE DEL 1770: MONDO SENSIBILE E MONDO INTELLIGIBILE
La Dissertazione del 1770 è un'opera che Kant scrive per ottenere l'abilitazione all'insegnamento
universitario. In questo testo, Kant avanza una distinzione fondamentale tra il mondo sensibile e il mondo
intelligibile.
• Conoscenza sensibile: è quella che si ottiene attraverso i sensi. Kant, a differenza della filosofia
precedente, afferma che la ragione non intuisce; ciò che intuisce, ovvero che fornisce una conoscenza
immediata, sono i sensi. La sensibilità ci dà immediatamente un oggetto. Ciò a cui abbiamo accesso
tramite i sensi. Qui la conoscenza è immediata (intuizione). Le cose ci appaiono come fenomeni (dal
greco phainómenon, "ciò che si manifesta"). Questa conoscenza è soggettiva, riguarda come le cose
appaiono a me nello spazio e nel tempo, e quindi non può fondare leggi universali.
• Conoscenza intelligibile: è quella che si ottiene attraverso l'intelletto. L'intelletto pensa le cose per come
sono realmente, ma non può "intuirle" direttamente.
Kant sente la necessità di fare questa distinzione perché il pensiero dogmatico precedente (quello di Wolff)
metteva la conoscenza sensibile al servizio di quella razionale, credendo che la ragione da sola potesse
conoscere tutto.
Il Fenomeno e il Noumeno
Kant introduce due concetti chiave per distinguere gli oggetti delle due facoltà:
1. Il Fenomeno: è l'oggetto della conoscenza sensibile, ovvero la cosa per come appare a noi attraverso i
sensi. Il fenomeno (dal greco phainómenon, "ciò che appare") ha caratteristiche precise:
◦ È soggettivo e parziale: mi si manifesta in un certo modo, ma a un'altra persona potrebbe apparire
diversamente. Ad esempio, di una cattedra io potrei vedere solo tre gambe, anche se ne ha quattro.
◦ Non è universale: basandosi sull'esperienza sensibile immediata, non permette di formulare leggi
universali e necessarie, che sono il fondamento della vera conoscenza scientifica.
2. Il Noumeno: è l'oggetto della conoscenza intellettiva, ovvero la cosa per come è in sé (ut est), pensata
dall'intelletto al di là delle apparenze sensibili e contingenti. Ad esempio, l'intelletto pensa alla cattedra con
quattro gambe, non con le tre che appaiono alla mia percezione soggettiva. Questo oggetto, essendo
pensato, potrebbe essere universale e necessario.
Il Problema Aperto dalla Dissertazione
La distinzione tra fenomeno e noumeno crea un problema che bloccherà Kant per 11 anni, un periodo in
cui non pubblicherà nulla. Il problema è: come può l'intelletto conoscere il noumeno, cioè le cose per
come sono in sé, senza passare attraverso i sensi?. Se la conoscenza sensibile ci dà solo il fenomeno
(come le cose appaiono) e l'intelletto pensa il noumeno (come le cose sono), come possiamo accedere a
questa conoscenza oggettiva e universale? Senza prima farne esperienza? Questo è il dilemma che lo
porterà a scrivere la sua opera più importante.
LA CRITICA DELLA RAGION PURA (1781)
L'opera che risponde a questa domanda è la Critica della ragion pura. Già il titolo è denso di significato:
• Ragion Pura: si riferisce all'esercizio della ragione da sola, senza l'apporto di altre facoltà (come
l'esperienza sensibile).
• Critica: Kant intende il termine "critica" non in senso negativo, ma come l'esame che la ragione compie
su se stessa per determinare i propri limiti e il proprio funzionamento. Egli usa la metafora del tribunale
della ragione, in cui la ragione è sia giudice che imputato. Solo la ragione può giudicare se stessa.
Questa immagine del tribunale è molto comune nella filosofia moderna, poiché rappresenta un ideale di
giustizia non arbitraria, ma basata su leggi universali, un principio cardine dell'Illuminismo.
Lo scopo principale della Critica non è costruire un nuovo sistema di conoscenza, ma capire come
funziona la ragione stessa. Quest'opera monumentale cerca di rispondere alla prima delle tre domande
fondamentali che, secondo Kant, ogni uomo si pone:
1. Che cosa posso conoscere? (risponde la Critica della ragion pura).
2. Che cosa debbo fare? (risponde la Critica della ragion pratica).
3. Che cosa posso sperare? (risponde la Critica del Giudizio).
La Funzione della Critica
Il punto centrale del progetto filosofico di Kant: la critica. La filosofia kantiana si identifica con questa
specifica funzione. Questo approccio si inserisce pienamente nel pensiero moderno e illuminista, il quale
crede che la ragione abbia il potere di emancipare l'uomo e di liberarlo da ogni forma di ordine arbitrario.
Tuttavia, affinché la ragione possa compiere questa sua funzione emancipatrice, è fondamentale che
venga usata in modo corretto. Per Kant, "usare la ragione in modo corretto" significa, prima di tutto,
stabilirne i limiti e le funzioni. Prima di usare la ragione per conoscere il mondo, bisogna capire cos'è la
ragione stessa e come funziona.
Questa indagine viene svolta da quello che Kant definisce il "tribunale della ragione". In questo
"processo", la ragione svolge un doppio ruolo:
• È la facoltà giudicante, ovvero il giudice.
• È anche l'imputato, ovvero l'oggetto stesso del giudizio.
L'obiettivo di questo tribunale è giudicare il corretto uso della ragione, ovvero definire ciò che può fare e
ciò che non può fare, in particolare nel campo della conoscenza.
Struttura dell'Opera e Domande Fondamentali
La Critica della ragion pura è divisa in due grandi sezioni:
1. Dottrina degli elementi: analizza gli elementi che compongono la conoscenza umana;
2. Dottrina del metodo: si occupa di come questi elementi funzionano insieme e spiega come utilizzare
correttamente la ragione una volta che ne sono stati definiti i limiti.
Le facoltà umane che realizzano la conoscenza sono: la sensibilità e il pensiero. La sezione dell’opera
che si occupa della sensibilità è l’estetica trascendentale; la logica trascendentale si occupa del
pensiero.
Kant attua un’indagine di tipo trascendentale. Kant definisce trascendentale "ogni conoscenza che ha a
che fare non con oggetti, ma con il nostro modo di conoscere gli oggetti". In altre parole, un'indagine
trascendentale non analizza un oggetto specifico (es. uno zaino), ma studia le facoltà e le condizioni a
priori del soggetto che rendono possibile la conoscenza di quell'oggetto, riguarda il soggetto e i modi con
cui il soggetto conosce, cercando le modalità che rendono possibile una conoscenza a priori.
. Questa funzione trascendentale coin
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