Evoluzione storica del diritto di lavoro
Rivoluzione francese
Prima della Rivoluzione francese, lo status delle persone, e dunque la professione, era determinato in base della famiglia di nascita. Con la rivoluzione francese avvenuta nel 1789, si pongono le basi del contratto di lavoro in cui era necessario il consenso del lavoratore (non si può obbligare qualcuno a fare qualcosa —> pacifica convivenza), lasciando la disciplina del contratto individuale con le retribuzioni al minimo per il sostentamento.
La Rivoluzione francese impone due principi (oggi contrastanti tra loro):
- Uguaglianza formale —> tutti gli uomini sono uguali di fronte la legge
- Le chapelier —> divieto di coalizioni operaie
Dunque, ora i lavoratori prendono ordini dal datore per bisogno, ammettendo una diversità nell’avere —> sistema capitalistico. Con ciò si incrementa il numero di fabbriche e imprese vicine alle metropoli, le quali si popolarono di proletari che vivevano nelle condizioni minime necessarie alla sussistenza.
Senza tutele offerte dallo stato, i lavoratori iniziarono ad istituire dei fondi comuni per tutelarsi dai continui infortuni sul lavoro: nascono le prime forme di organizzazione operaie e i primi sindacati segreti.
Marx 1848
Il primo grande incontro dei rappresentanti sindacali fu presieduto da Marx con il suo Manifesto del Partito Comunista: i lavoratori acquisiscono coscienza della propria classe, nasce il socialismo. Ricordando che con le chapelier scioperi e coalizioni operaie erano illegali. I primi erano considerati reati di ordine pubblico gestiti dalla polizia. Il divario tra imprenditori e lavoratori era sempre più ampio e le condizioni di vita dei proletari sempre peggiori.
1889 in Italia
In Italia, nel 1889, lo sciopero viene riconosciuto come libertà di astensione dal lavoro. Solo nel tempo si riconosce la libertà di lavorare con la facoltà del datore di lavoro di non retribuire gli scioperanti per le ore di assenza. Giolitti afferma che lo stato non può mettersi a fare il cane da guardia dei datori di lavoro: lo stato diviene neutrale alle controversie sindacali.
Zanardelli, con il codice, abroga il reato di sciopero e associazione sindacale. I lavoratori cominciano a rendersi conto che il rapporto di lavoro ha bisogno di essere collettivo. Dunque vengono costituiti sindacati aziendali e viene siglato un unico contratto collettivo che vale per gli iscritti al sindacato stesso. Tutti i sindacati si riuniscono in una confederazione generale del lavoro: la CGIL, nel 1892.
Quest'ultimo ha la facoltà di rimanere autonomo all'interno dell'azienda o cooperare con altri sindacati. La lotta sindacale mostrò le prime debolezze:
- Diritti applicati solo agli iscritti allo stesso
- I giudici non riconoscevano la validità del contratto di lavoro in quanto non disciplinato dalla legge
Quest'ultimo caso rilevante nelle cause legali tra i singoli lavoratori e i datori di lavoro. Perciò Giolitti istituisce i tribunali dei probiviri, giudici selezionati sul campo di riferimento eletti in pari numero tra i rappresentanti dei datori di lavoro e dei lavoratori. "Le cause di lavoro devono essere giudicate secondo usi ed equità dai probiviri". I contratti collettivi cominciano ad essere riconosciuti.
Piano piano le sentenze venivano pubblicate e condivise tra loro le massime che presto divennero dei principi nazionali validi per tutti e che lentamente diventavano legge.
1913
Nel 1913 cambia il sistema elettorale da uninominale a proporzionale e la composizione del parlamento: si sposta il potere dal singolo parlamentare al partito.
1915 vittoriosa mutilata
Nel 1915 l'Italia entrò in guerra e nel 1918 esce; i reduci tornano in un paese al collasso, dove le fabbriche chiudono e le retribuzioni sono scese al minimo storico a causa della disoccupazione dilagante. I lavoratori iniziarono a scioperare impoverendo ancora di più il paese e bloccando così il sistema capitalistico.
Nel frattempo Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti fondarono il Partito Comunista Italiano influenzati dalla Russia. Gramsci fu guida di alcune delle rivolte proletarie più importanti di quello che ricordiamo tutto come biennio rosso. I lavoratori prendono possesso dei mezzi di produzione continuando a produrre autonomamente. In questa autogestione dei mezzi di produzione, l'Italia rurale avverte la minaccia.
I fasci. I contadini non vogliono rinunciare alla proprietà privata e si costituiscono in fasci. Benito Mussolini avvertito il bisogno del popolo italiano del ritorno alla pace sociale, fondò il Partito Fascista riunendo i fasci sotto la ragione sociale di ricostituire l’ordine. Lo scopo era creare ordine perché il disordine nato dalla libertà e dalla autonomia ha causato la crisi. I fascisti intervengono con forza contro gli scioperanti: l’odio e la paura verso i comunisti vengono mobilitati.
1922 marcia su Roma
Nel 1922 avviene la marcia su Roma dando via al governo fascista. I primi atti furono:
- Milizia privata fascista
- Legge Acerbo
- Carta del lavoro paternalistico, ricalcando in essa le sentenze massimali: atteggiamento da parte dello Stato secondo cui i diritti sono calati dall'alto e garantiti dal duce.
- Eliminazione del sindacato libero: solo i sindacati fascisti potevano stipulare i contratti collettivi.
Era il ministro delle corporazioni a nominare l'unico sindacato di categoria legittimo: tutti gli altri sindacati perdono potere e senso, la CGIL si scioglie. L'idea di Stato di Mussolini era lo Stato corporativo basato sul lavoro. Il sistema corporativistico divide l'economia in 8 categorie produttive (corporazioni) dotate di un unico contratto collettivo e di due sindacati per categoria: uno dei produttori e l'altro di lavoratori.
Ciascuna corporazione persegue l'interesse superiore della produzione nazionale e dunque lo sciopero diventa reato perché considerato attentato alla produzione nazionale. Il contratto collettivo diventa erga omnes e il lavoro diventa un obbligo mantenere l'ordine e la produzione. Il fascismo consente per anni di mettere in moto l’INPS, l'INAIL e nel 1923 fa la prima legge sull'orario di lavoro. Tutto però sacrificando la libertà e il pluralismo.
1942 codice civile
Nel 1942 fu approvato dal regime fascista il codice civile (tuttora vigente al netto delle varie riforme) riconoscendo il principio di autonomia pur essendo questa mal vista dal regime. Origine contrattuale = “dalla libertà sorge il rapporto che obbliga servire il datore in maniera subordinata fedele e diligente mediante retribuzione che deve essere proporzionata alla qualità e quantità del lavoro svolto”. Scopo di tale codice era quello di disciplinare il rapporto di lavoro ai tempi della produzione di massa, senza però nominarlo.
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