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Medioevo: i caratteri giuridici salienti sono l’età del cristianesimo

L’uomo del medioevo ha dei pilastri sicuri, Corpus iuris civili e canonici. Fanno fede e illuminano il

giurista. L’altro testo è la Bibbia.

Aristotele era il losofo di riferimento

Il diritto medievale era diverso dal diritto nel mondo moderno, è fondato sul pluralismo delle

istituzioni, nascono i comuni e le corporazioni delle arti e mestieri. Più i nato via l’impero, rinato

con calo magno nella notte dell’800, si dichiara erede dell’impero romano e si considera

un’istituzione potenzialmente universale, senza con ni precisi e che abbraccia tutto (comuni,

feudi, regni,…). L’imperatore garantisce pace e giustizia moderando i con itti tra le persone.

Un pluralismo complesso con istituzioni che nascono dal basso anche in maniera illegittima,

nascono dai fatti→associazionismo medievale.

Due grandi poteri, spirituale e temporale, sono poteri universali.

È un pluralismo anche per le fonti del diritto, “ubi societas ivi ius”→ogni volta che delle persone

formano un gruppo per perseguire uno scopo nasce spontaneamente il diritto, la convivenza

esige forme di regolamentazione.

Non vi è una sola legge ma ci sono tante leggi scritte e consuetudinarie. L’alto medioevo vede

orire le consuetudini, successivamente nascono le università con le dottrine. Lo ius comune è il

motore propulsore della dottrina universitaria. Creano diritto e ripescano Giustiniano, adattano il

tutto sl tempo presente per conciliarlo alle altre fonti del diritto nate successivamente.

Mondo moderno

Modernità→parola scivolosa, è mobile e signi ca “più recente”. Cambia signi cato in base a chi

l’adopera. I sociologi tendono a riempire il concetto di modernità con alcuni elementi, un

processo di modernizzazione. La modernizzazione è un percorso, non una fame delimitata che si

compie e nasce fatta, durante il quale ci si libera dai legami con la tradizione→primato del sacro,

dal fatto che percepiamo il sacro in tutti i giorni e circostanza; alla base del diritto c’è comunque

un diritto naturale. La modernità si libera dal sacro, la religione c’è ma diventa privata e poco

importante politicamente→chiamato processo di secolarizzazione. La secolarizzazione è il

disincantamento del mondo, perde l’incanto precedente e la spiegazione ce le può dare solo la

scienza. Liberarsi dalla tradizione è anche liberarsi da assetti mitici che ci portiamo avanti per

secoli, come qualcosa di ovvio: ad esempio la monarchia, il modo di concepire la famiglia, non c’è

consuetudine che tenga.

Modernizzazione è sinonimo di secolarizzazione, democrazia e legge positiva. Porta con sé

concetti com eguaglianza, libertà e progresso.

L’eguaglianza del mondo moderno è essere tutti uguali davanti alla legge, non esistono regimi

diversi o esenzioni come nel medioevo. Questo processo porta con sé anche il concetto di libertà,

teologicamente è la libertà dal peccato e politica (libertà positiva). La libertà moderna invece è

negativa, “la libertà da”, non devono impormi o obbligarmi, cosa credere o pensare, devo avere la

libertà di parola, pensiero, stampa, associazione, ecc.

Libertà positiva→libertà negativa

Art. 13 cost: libertà personale, non schiavitù.

Età moderna→dal 1492 (scoperta America) al 1789 (rivoluzione francese)

1453→con Costantino venne a meno l’impero romano d’oriente

1517→Lutero a gge le tesi, rottura degli universalismi. Lutero viene cingolato da Carlo X per

essere processato, viene condannato, ma grazie a Federico il Saggio la fa franca. 1555 Carlo X

abdica.

La svolta dell’età moderna deriva inizialmente dalla polemica antiscolastica di Petrarca che critica

dei giuristi della sua epoca, si inventa l’Umanesimo, corrente letteraria che si ispira all’antichità.

Petrarca vuole rifarsi ai classici, ricercando nelle biblioteche i manoscritti conservati che però

nessuno apre più. L’umanesimo, che inventa il concetto di medioevo, a partire da Petrarca

condanna senza appello il medioevo.

Alla ne del Quattrocento si di onde l’idea che il mondo stia per entrare in una fase nuova: profeti

e astrologi annunciano la ne di un’epoca e l’arrivo di un evento traumatico destinato a rigenerare

l’umanità. Questa visione si lega al tema della renovatio e a una concezione ciclica del tempo, in

cui la storia procede per cicli di declino e rinascita.

Nel Seicento, invece, la cosiddetta “polemica degli antichi e dei moderni” segna un punto di

svolta: si a erma la superiorità dei contemporanei sugli autori classici e con essa si consolida una

visione lineare del tempo, inteso come progresso e superamento del passato. 1

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Nonostante ciò, la prima Età moderna appare come una fase di transizione lenta e complessa, in

cui si intrecciano elementi di continuità con il passato e spinte innovative, dando vita a un quadro

storico ricco di sfumature e contraddizioni.

Il passaggio dal Medioevo alla Modernità rappresenta un profondo cambio di paradigma, segnato

da trasformazioni simultanee in ambito culturale, religioso, politico, economico e scienti co. Uno

dei fattori culturali più rilevanti è l’antropocentrismo rinascimentale: l’uomo diventa il centro della

ri essione loso ca e artistica, con una nuova attenzione alla dignità individuale e alle capacità

creative. Questo mutamento si manifesta nella riscoperta dei classici greci e latini, nell’opera di

artisti come Leonardo da Vinci e Michelangelo, e nello sviluppo di una visione del mondo più

razionale e curiosa, capace di mettere in discussione il dogma medievale.

L’introduzione della stampa di Gutenberg intorno al 1455 rivoluziona la di usione del sapere.

Grazie alla produzione di libri in serie, le idee umanistiche, scienti che e religiose possono

circolare rapidamente in tutta Europa, creando reti di lettura e discussione mai viste prima. La

stampa favorisce la nascita di una cultura più condivisa e la formazione di opinioni critiche, e sarà

uno strumento cruciale per la di usione della Riforma protestante di Martin Lutero nel 1517.

Le scoperte geogra che costituiscono un altro elemento chiave del cambiamento. Viaggi come

quelli di Cristoforo Colombo (1492), Vasco da Gama (1498) e Ferdinando Magellano (1519-1522)

aprono nuove rotte commerciali e creano le basi per la colonizzazione europea. Questi eventi non

solo ampliano l’economia attraverso il commercio di spezie, oro e altre risorse, ma pongono

anche importanti questioni antropologiche ed etiche legate all’incontro con popoli e culture

lontane, modi cando la percezione europea del mondo.

La rivoluzione militare segna un’ulteriore trasformazione. L’uso della polvere da sparo e delle armi

da fuoco rende obsoleta la cavalleria pesante e le tradizionali forti cazioni medievali. Nascono

eserciti permanenti meglio organizzati e controllati dallo Stato, come quelli dei sovrani spagnoli e

francesi del Cinquecento, che ra orzano il potere centrale e riducono l’autonomia della nobiltà

locale. Questi cambiamenti hanno conseguenze durature sull’equilibrio politico in Europa,

preparando il terreno per la formazione degli Stati moderni.

Sul piano economico, la cosiddetta “rivoluzione dei prezzi” provoca una signi cativa in azione tra

il XVI e il XVII secolo, dovuta all’a usso di oro e argento dalle Americhe. Questo fenomeno

comporta la pauperizzazione di larghi strati della popolazione e favorisce l’accumulazione primaria

di capitali da parte di mercanti e imprenditori, gettando le basi del capitalismo nascente. Tuttavia,

le nuove classi emergenti restano spesso sottorappresentate sul piano politico, limitando la

partecipazione alla vita pubblica e accentuando le disuguaglianze sociali.

La rivoluzione religiosa è un altro pilastro del cambiamento. La Riforma protestante, avviata da

Martin Lutero, promuove un forte individualismo della fede, sostenendo che il rapporto con Dio

non passa necessariamente attraverso la Chiesa istituzionale. In risposta, la Chiesa cattolica

intraprende la Controriforma con il Concilio di Trento (1545-1563), ra orzando la disciplina interna

e l’organizzazione istituzionale. Questo processo porta alla statualizzazione della religione, in cui

gli Stati cominciano a controllare e regolare le pratiche religiose sul loro territorio, ride nendo i

rapporti tra potere temporale e spirituale.

In ne, la rivoluzione scienti ca introduce un nuovo metodo di conoscenza. Galileo Galilei sviluppa

il metodo induttivo-sperimentale basato sull’osservazione diretta e sull’esperimento, mentre

Francesco Bacone ne codi ca i principi come strumento per progredire nella comprensione della

natura. René Descartes propone invece un metodo deduttivo-razionalistico, fondato sulla ragione

e sulla matematica. Questi approcci non solo rivoluzionano le scienze naturali e la tecnologia, ma

cambiano profondamente la concezione stessa della realtà, aprendo la strada alla nascita della

sica moderna, dell’astronomia e della loso a scienti ca.

In sintesi, il cambio di paradigma moderno deriva dall’interazione complessa di innovazioni

culturali, tecnologiche, economiche, religiose e scienti che. Questi fattori hanno rotto con la

tradizione medievale, ride nito la posizione dell’uomo nel mondo e gettato le basi per la società

moderna, caratterizzata da razionalità, progresso e centralità dell’individuo.

L’elemento di innovazione principale dell’età moderna è la nascita dello stato.

specie iuris),

L’Età moderna, vista dal punto di vista giuridico (sub si caratterizza per alcune

innovazioni fondamentali, che riguardano soprattutto la nascita dello Stato e il consolidamento

dell’assolutismo monarchico.

Nascita dello Stato

Uno dei tratti distintivi della modernità politica è la formazione dello Stato come entità centrale,

dotata di territorio de nito, popolazione stabile e sovranità e ettiva. A di erenza delle strutture

medievali frammentate, lo Stato moderno amplia le proprie competenze, intervenendo non solo 2

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nelle questioni politiche, ma anche in quelle ecclesiastiche e assistenziali, assumendo un ruolo di

regolazione e controllo sociale senza precedenti.

La costruzione dello Stato passa attraverso strumenti concreti: la creazione di un esercito

permanente e stipendiato permette di difendere i con ni e imporre l’ordine interno; una scalità

rigorosa garantisce le risorse necessarie al funzionamento dell’apparato statale; una burocrazia

e ciente coordina le attività amministrative; il monopolio della violenza legittima l’uso della forza

da parte delle autorità centrali; e il controllo capillare del territorio assicura l’e ettività del potere.

Lo Stato moderno nasce così come risposta ai problemi che avevano caratterizzato il tardo

Medioevo: la violenza intestina tra signori locali, le guerre di religione e il banditismo, fenomeni

che minavano la stabilità e la sicurezza della società.

Assolutismo monarchico

Parallelamente alla nascita dello Stato, si a erma l’assolutismo monarchico, in cui il principe si

colloca al vertice di un potere centralizzato, indiviso e inalienabile. La dottrina giuridica sostiene

solutus”

che il sovrano possa essere “legibus (D.1.3.31), cioè libero dalle leggi ordinarie, pur nel

rispetto delle norme di fatto e dei principi morali, come ricordano altri testi del Digesto (C.1.14.4 e

I.1.17.8), secondo cui vivere secondo la legge resta comunque necessario anche per chi è

formalmente al di sopra di essa.

Il principe detiene una potestas illimitata, ma la sua e ettività può essere intermittente,

condizionata da fattori politici, sociali o economici. In questo contesto, si consolida il principio

lex salica,

della successione ereditaria, come sancito dalla mentre diminuisce la concezione

dominicale che caratterizzava i sovrani medievali. L’assolutismo trova le sue applicazioni più

compiute in Francia, Spagna e Inghilterra, mentre Germania e Italia rimangono arretrate a causa

della frammentazione politica e della persistenza di strutture feudali locali.

Il re assoluto concentra su di sé una serie di poteri molto ampi: convoca e scioglie le assemblee

generali, legifera senza consultare gli organi rappresentativi, concede privilegi anche in deroga alle

leggi, nomina e revoca ministri e u ciali, dichiara guerra e conclude trattati, esercita il comando

supremo dell’esercito, determina l’entità e la cadenza dei tributi, assume funzioni di sommo

giudice e decide in ultima istanza, può limitare la libertà personale, concedere la grazia o la

commutazione delle pene, ricevere suppliche e reclami, e regolare i rapporti con la Chiesa, come

il conferimento dell’exequatur alle bolle papali o la designazione dei candidati alle sedi episcopali

e abbaziali vacanti. Nei paesi luterani, il sovrano assume inoltre la posizione di capo della Chiesa.

Slide 9: nessuno ci ha sottomessi, l’abbiamo fatto volontariamente perchè è più comodo.

Assumersi le responsabilità politiche ci impegna, è un diritto ma comporta anche numerosi doveri.

Accettare il governo di uno solo ci consente di parare al nostro comodo, interesse e molte volte

esso lo si consegue anche grazie a questa catena di favoritismi che una tirannia favorisce. La

Boétie si interroga su un paradosso: come è possibile che interi popoli, nazioni e città accettino di

sottomettersi a un solo tiranno, quando questi non possiede altra forza se non quella che gli

stessi sudditi gli concedono? Il potere del tiranno non deriva da qualità personali eccezionali, né

da un esercito imbattibile, ma dal consenso – spesso passivo – del popolo. Se gli uomini

ri utassero di obbedire, la tirannia cesserebbe di colpo. La vera radice del potere assoluto,

dunque, non è la violenza o la coercizione, ma l’assenso dei dominati. In questo senso, è il popolo

stesso che si rende servo, che “si taglia la gola da solo”, scegliendo la servitù anziché la libertà.

Per La Boétie, la natura dell’uomo è orientata alla libertà: l’essere umano nasce libero e desidera

restare tale. Tuttavia, la natura umana è anche malleabile: l’educazione e l’abitudine possono

deformarla, al punto che la servitù – inizialmente imposta – nisce per essere percepita come

naturale. La vera causa della servitù volontaria è quindi l’abitudine. Col passare del tempo, intere

generazioni crescono dentro un sistema di dominio e niscono per considerarlo normale, non

riuscendo più a immaginare alternative. La libertà resta un diritto originario, ma oscurato dalla

consuetudine. La Boétie descrive con lucidità il funzionamento della tirannide: non è l’esercito a

garantire la stabilità del potere, bensì una rete di interessi e complicità. Il tiranno si circonda di

pochi uomini dati (cinque o sei), che partecipano ai suoi vizi e ne condividono i privilegi. Questi a

loro volta coinvolgono altri uomini (seicento, seimila, no a milioni), creando una catena di favori e

clientele. Ne risulta una piramide di potere in cui ciascuno, a vari livelli, trae vantaggio dal sistema,

preferendo la sicurezza e i bene ci della servitù al rischio della libertà. Così, paradossalmente, la

tirannia si regge non solo sull’oppressione, ma anche sull’interesse e sulla complicità di molti. Il

Discorso sulla servitù volontaria è un testo straordinariamente moderno perché sposta l’attenzione

dal tiranno al popolo: il problema non è tanto la crudeltà del sovrano, quanto la passività o la

complicità dei sudditi. La libertà, secondo La Boétie, non si conquista con la forza delle armi, ma

con un atto di coscienza: smettere di obbedire. Il testo è stato letto come una critica radicale a 3

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ogni forma di dominio assoluto e come una ri essione sulla natura del potere politico, fondato sul

consenso e sulla cooperazione dei governati. Per questo è diventato un punto di riferimento per il

pensiero libertario e repubblicano nei secoli successivi.

Interventismo statale nella normazione

L’età moderna è caratterizzata da un crescente ra orzamento della sovranità regia attraverso la

normazione.

La legge come nucleo della sovranità→con Bodin, la legge viene concepita come

• espressione primaria della sovranità, atto che vincola i sudditi e de nisce i limiti dell’ordine

lex consensus

politico. Tuttavia, la tradizione romana ricordava che signi ca anche

omnium: quindi, più che un atto unilaterale, la legge era stata a lungo pensata come

espressione di un accordo sociale. Nella prassi moderna, invece, prevale una concezione

principi placuit legis habet

volontarista della legge, centrata sulla volontà del principe (quod

vigorem).

Formalizzazione delle consuetudini (sono 400)→nel 1499, Carlo VIII ordina la scritturazione

• delle coutumes, ossia la messa per iscritto delle consuetudini, che però perdono elasticità

e si cristallizzano. Queste, sottoposte all’elaborazione dottrinale, diventano strumenti

droit coutumier

giuridici stabili e insegnati nelle università. Dal 1679 il è posto accanto alle

ordonnances droit français.

come parte del

Il diritto “patrio”→si a erma così un diritto “nazionale”, valido in tutto il territorio,

• soprattutto in materie sensibili (penale, procedurale, ordine pubblico). Già nel 1572 si vieta

ai signori territoriali di emanare norme in contrasto con quelle regie, ra orzando l’idea di un

monopolio legislativo del re. Si introduce una cattedra di diritto nazionale, si rivendica una

privata autonomia ed emancipazione. Il diritto privato riguarda rapporti tra soggetti privati

sullo stesso livello quindi poco rilevante.

ordonnances

Le grandi (leggi generali ed astratte promulgate dal re):

• Ordonnance civile (1667): riforma del processo civile, che diventa scritto ma più

◦ snello, con l’obiettivo di uniformare le procedure e limitare la discrezionalità

giudiziaria (es. divieto di arrêts en équité).

Ordonnance criminelle (1670): generalizza il rito inquisitorio, basato sulla scrittura e

◦ sull’obiettivo repressivo.

Ordonnance du commerce Ordonnance de la marine

(1673) e (1681): segnano la

◦ statalizzazione del diritto commerciale e marittimo, prima governati dalla prassi

mercantile. Questi due diritti, nati dalla prassi mercantile, vengono legi cati e

assumono l’u cialità che gli da loro l’approvazione del sovrano, diventano leggi.

E. Pasquier osserva:

• droit coutumier→il ratio scripta,

nei paesi di diritto romano è usato come ossia

◦ come ragione giuridica scritta, utile a colmare lacune;

droit écrit→il

nei paesi di diritto romano continua a valere come consuetudine

◦ tollerata, per via della sua tradizione tardoantica (in uenza teodosiana e visigota).

Sintesi: lo Stato moderno costruisce un diritto nazionale, centralizzato e scritto, che tende a

ridurre la pluralità giuridica medievale.

Ruolo dei grandi tribunali

Le corti supreme diventano strumenti centrali di governo e di costruzione statale, ma anche

possibili contropoteri.

Corti sovrane→sono emanazione diretta del principe e partecipano alla sua sovranità. In

• Parlements legibus soluti

Francia, i rivendicano di essere (sciolti dalla legge), no

civile

all’Ordonnance del 1667 che abolisce il principio. In Italia, il Senato di Milano giudica

tamquam Deus, super non petita

il Sacro Regio Consiglio di Napoli decide (anche oltre le

richieste delle parti).

Funzioni:

• Corti di ultima istanza (o anche di unico grado), le cui pronunce sono de nitive.

◦ Ampio arbitrium sia nella procedura che nel merito.

◦ Gestione della carriera dei magistrati, bene ci ecclesiastici, deroghe a

◦ fedecommessi, controllo sugli atenei.

Funzione di interinazione delle ordinanze: in linea di principio potevano ri utare

◦ lit de justice

l’applicazione di norme regie, ma il re poteva imporle con il o

emanando ordinanze senza visto né sigillo. 4

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decisiones

Produzione giurisprudenziale→le dei tribunali assumono valore di precedenti,

• capaci di orientare anche altre corti. La giurisprudenza diventa quindi un fattore di

uniformità giuridica, contribuendo alla costruzione del diritto nazionale.

Ambivalenza politica→da un lato le corti sono strumento del re per costruire lo Stato;

• dall’altro, l’aristocrazia di toga (i magistrati che vi siedono) rappresenta un contropotere,

capace di frenare l’assolutismo.

Sintesi: i grandi tribunali hanno un duplice ruolo: consolidano l’autorità centrale ma, al contempo,

mantengono spazi di autonomia che possono ostacolare il potere regio.

Serrata aristocratica

In parallelo alla centralizzazione statale, la nobiltà si irrigidisce, trasformandosi in un ceto sempre

più chiuso e distante dal resto della società.

Concetto di nobiltà:

Dal merito al sangue→a di erenza del Medioevo, dove la nobiltà si fondava sulla virtù

• guerriera o sul servizio, in età moderna il titolo diventa ereditarietà di sangue.

libri d’oro)

Libri d’oro e nobiltà di toga→si istituiscono registri u ciali (i per certi care le

• famiglie nobili e si limitano gli accessi alla nobiltà. La nobiltà di toga (magistrati e funzionari

che il re nobilita) viene accolta, ma con restrizioni crescenti.

Conservazione del patrimonio→per evitare la dispersione dei beni:

• maggiorascato: regola per cui tutto il patrimonio viene ereditato da un unico erede

◦ che sia il più vicino in grado e laddove si siano soggetti di pari grado eredita il

maggiore dei due.

primogenitura: tutto il patrimonio passa al glio maschio primogenito

◦ Fedecommesso: meccanismo, forma di sostituzione, che permette

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Scienze giuridiche IUS/19 Storia del diritto medievale e moderno

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martii1403 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto e giustizia nell'età contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Nobile Mattei Gustavo Adolfo.
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