STORYTELLING: UNA DEFINIZIONE
Il significato in italiano parte dalla comprensione della differenza tra la traduzione del termine
“history, ossia storia intesa come susseguirsi di dati e fatti e “story”, ovvero racconto.
Fondamentale, perché history altro non è se non una sequenza di informazioni, una
sequenza di messaggi o una sequenza di informazioni che costituiscono un messaggio che
ha valore appunto informativo. La story invece appunto è il racconto. Il racconto è qualcosa
di profondamente diverso, perché se il racconto è diverso da questo punto di vista ha delle
caratteristiche profondamente diverse. La descrizione, come dicevamo prima, è un
sosseguirsi cronologico e neutro di eventi, mentre il racconto è un insieme di informazioni,
vedete anche il racconto è una serie di informazioni, ma queste informazioni sono ricche di
significato e trattate in maniera intensa e memorabile. Intensa e memorabile, vanno a
toccare una sfera più emotiva, una sfera più empatica, più psicologica.
Fare storytelling quindi significa trasformare una descrizione in una narrazione
l'informazione è abbastanza semplice come processo, e poi tra l'altro è il processo classico
della comunicazione, no? Cioè noi abbiamo un emittente, colui o il soggetto che emette la
comunicazione, abbiamo il canale, cioè lo strumento attraverso cui questa comunicazione
viaggia, nell’interpretazione corretta del sistema simbolico veicolato dall'emittente sul canale.
L’informazione é un processo univoco, chiaro, diretto.
La narrazione differisce da questo, dall'emozione, poiché non abbiamo l'obiettivo solo di
veicolare informazioni, ma noi stiamo narrando a qualcuno per far sì che questo qualcuno
condivida le nostre emozioni, condivida il modo in cui noi abbiamo vissuto quello che stiamo
raccontando. Noi veicoliamo emozioni prima ancora che informazioni. E l'obiettivo è quello di
creare immedesimazione.
L’immedesimazione è qualcosa di estremamente importante, è qualcosa di estremamente
complesso, far sì che le persone a cui ci stiamo rivolgendo si immedesimino da un punto di
vista emotivo nella storia che stiamo raccontando. L'elemento emozionale quindi è
fondamentale, ma è talmente fondamentale da diventare il perno su cui gira tutto l'impianto
della narrazione.
Vuoi dire che cosa serve quando parliamo di comunicazione aziendale? Serve molto, poi lo
approfondiremo man mano che andremo avanti, ma serve tanto perché partite dal
presupposto che comunicare digitalmente non è veicolare informazioni. La comunicazione
digitale non ha come presupposto fondamentale quello di far arrivare informazioni a
qualcuno, la comunicazione digitale è una conversazione.
Il web nasce, su un presupposto fondamentale, cioè quello di mettere a contatto i soggetti,
gli utenti della rete, e far sì che possano interagire dialogando e conversando, creando una
conversazione cercando di coinvolgere il nostro interlocutore nel nostro universo
emozionale.
È molto importante tutto questo perché, alla fine del processo c'è il messaggio, che rimane,
l'obiettivo di comunicazione di chi comunica, perché che nel momento in cui andiamo ad
utilizzare questa tecnica per rivolgerci ai nostri stakeholder, questa tecnica inevitabilmente è
veicolo di un messaggio, non composto solo dalle informazioni, ma anche dalle emozioni e
dal tipo di immedesimazione che è riuscito a creare presso i nostri utenti.
DIFFERENZA FRA RACCONTARE E RACCONTARSI
raccontare, è un gesto di comunità, è un gesto di generosità, è un gesto di accoglienza
all'interno della propria struttura narrativa. all'interno della propria struttura narrativa.
Raccontarsi è un parlare di se stessi che prescinde dal reale interesse delle persone. Quindi
raccontarsi è un esercizio autocelebrativo.
Quando le aziende e i brand si dice facciamo storytelling, non si può fare storytelling sic et
simpliciter. È necessario che si costruisce un approccio che non sia autoreferenziale o
autocerebrativo. Nel momento in cui io faccio questo esercizio non sto raccontando una
storia, non sto creando comunità e empatia, sto semplicemente facendo un'operazione
appunto autoreferenziale.
Raccontare vuol dire includere, emozionare, arricchire, è tutto questo. La narrazione
presuppone il fatto che noi conosciamo esattamente il pubblico a cui ci rivolgiamo,
conoscendo gli interessi, la sfera emotiva, la sensibilità da un punto di vista operativo.
FONDAMENTI TECNICI DI COSTRUZIONE DI UNA NARRAZIONE
Come si costruisce un racconto? Come si pensa una comunicazione in formato storytelling?
Esiste una regola fondamentale.
IL GLADIATORE
Perché il trailer del film è nella sua storia nella costruzione della sua storia della narrazione
rossa del film è il perfetto esempio della modalità col quale si costruisce una storia
ripercorriamo la velocemente in modo tale da mettere un po' di punti fermi. Il protagonista,
che viene disegnato all'inizio e che lo troviamo su un campo di battaglia, tradito, che perde
in maniera violenta la sua famiglia, e inizia un percorso partendo da schiavo, passando per
gladiatore, fino ad arrivare al momento clou dello scontro con l'imperatore romano e dopo
aver vinto lo scontro, aver trovato la sua vendetta e quindi il bene che trionfa sul male, c'è il
suo, come dire, il suo ritorno in pace verso la sua famiglia, ovviamente in un'ottica
completamente diversa, non faccio spoiler per quei pochi che non hanno visto il film, per non
rovinare il finale. Questo processo logico si chiama il viaggio dell'eroe.
Il viaggio dell'eroe è la modalità standard di costruire un racconto in tre sezioni:
che può essere, ritornando all'esempio del film, che è sicuramente quella in cui abbiamo il
disegno del personaggio, l'eroe appunto, percorso che incontra tutta una serie di prove e si
avvicina il barco della prima soglia è il momento in cui l'eroe subisce il danno da quel
momento in poi tante prove e si avvicina a quella che viene chiamata la prova centrale cioè il
momento clou del film il duello con con l'imperatore romano e alla fine la via del ritorno e
quindi ovviamente tutta la parte diciamo di conclusione della narrazione. Voi direte che ci
importa a noi che facciamo comunicazione? Allora ci sono due informazioni che dovete
avere rispetto alla struttura del viaggio dell'eroe. La prima informazione fondamentale è che
questa modalità di organizzare il racconto non è stata studiata a tavolino. È un'osservazione
di una modalità che storicamente da sempre l'umanità utilizza, in maniera quasi istintiva.
Cioè, questo è l'unico elemento che unisce tutte le culture del mondo in tutti i tempi
dell'umanità. Tutte le culture del mondo, tutti gli uomini e le donne che hanno calpestato il
pianeta Terra hanno raccontato le storie in maniera istintiva con questa struttura, in maniera
modificata, in maniera adattata, ma la struttura di fondo è questa.
Costruire le storie, infatti, da questo punto di vista, necessita di un approccio dal punto di
vista della narrazione che abbia un primo atto, un secondo atto e un terzo atto. In tecniche di
comunicazione questi tre atti hanno una loro precisa identificazione:
● 1 atto teasing, cioè tutta la fase di preparazione, tutta la fase in cui si disegna la
narrazione, si disegna i personaggi, si disegna il contesto di riferimento, si disegna il
modo in cui la storia si sviluppa.
● 2 atto Il real time, cioè il momento in cui si racconta quello che sta accadendo, la
prova finale, la prova centrale, il momento clou della nostra narrazione.
● 3 atto il follow up, cioè il trarreinsegnamento dalla storia. Se voi apprendete questo
modello e lo applicate, per esempio, a quello delle fiabe, troverete a tutti gli effetti che
questo è molto, molto aderente, per esempio, alle fiabe che si raccontano ai bambini.
Si inizia la storia, arriva il momento centrale e poi c'è la morale.
Questo tipo di approccio è l'approccio che noi dobbiamo utilizzare per costruire una
narrazione.
Esempio: L'eroe che in una fase di teasing si addentra nel bosco con gli amici, viene
distratto, viene richiamato dal rumore che sente, fa qualcosa di strano, di anomalo, perché
invece che continuare a andare via si ferma e nonostante il fatto che rimanga da solo si
avvicina alla fonte d