Didattica e pedagogia speciale
La didattica
La didattica è la scienza della comunicazione e della relazione educativa. L'oggetto specifico della didattica è lo studio della pratica d'insegnamento, quindi un progetto mirato, razionale: è un vero e proprio "congegno sociale" mirato e strutturato in un progetto educativo.
L'educazione
Ha il compito di sviluppare le potenzialità degli esseri umani singolarmente e socialmente intesi. L’educazione è sociale. L’educazione si svolge in tre contesti educativi:
- Formale: si svolge negli istituti di istruzione e di formazione.
- Non formale: si svolge al di fuori delle principali strutture di istruzione e di formazione, es. lavoro, associazionismo, volontariato.
- Informale: vita quotidiana, identificando i momenti educativi spontanei.
La formazione
È un processo che contrassegna l’individuo come tale, rendendolo attore responsabile del proprio percorso formativo, costantemente in divenire. La formazione è personale.
Educazione permanente
L'apprendimento permanente consiste in qualsiasi attività intrapresa dalle persone in modo formale, non formale, informale, nelle varie fasi della vita, al fine di migliorare le conoscenze, le capacità e le competenze, in una prospettiva personale, civica, sociale e occupazionale. Non c’è formazione senza educazione e la formazione muta l’educazione; tale assunto si ingloba nel concetto di educazione permanente.
L'integralità
È quell’istanza di fondo cui deve ispirarsi ogni intervento educativo che voglia favorire lo sviluppo del potenziale umano. Intesa in senso debole, si identifica nel principio della complicanza, nel senso che nell’educazione vi è sempre la compresenza di tutto l’uomo.
I quattro livelli di integralità
- Degli atti: nonostante l’uomo sia sottoposto agli effetti del condizionamento e addestramento, ha principalmente il dovere e diritto di esercitare la conoscenza, la moralità, libertà, ecc.
- Dei processi: significa impegnarsi in una costante attivazione di tutte le risorse della persona, in quanto l’attività chiede di farsi esperienza e l’apprendimento esige di farsi occasione di crescita nella libertà.
- Dei contenuti: è utile affinché non si ecceda nell’esercizio di alcuni processi o aspetti trascurandone altri.
- Delle prospettive: ovvero tenere uniti e compresenti i piani della natura e della cultura, l’arte e la scienza, la prospettiva naturale e quella soprannaturale, ecc.
Il principio dell’integralità richiama e ripropone impianti teorici di tipo dinamico, nei quali vengono salvaguardati e valorizzati i processi di crescita della persona.
Apprendere
I tratti essenziali di ogni processo educativo e didattico dell’apprendimento sono:
- Si apprende quando si acquisiscono delle informazioni.
- Quando si utilizza in modo personale il dato conoscitivo.
- Incentivo allo sviluppo funzionale delle capacità soggettive.
- Riorganizzazione del rapporto Io-Mondo.
- Accrescimento dell’esperienza personale.
Pedagogia speciale
È quella parte della pedagogia generale che si occupa di promuovere l’integrazione e l’inclusione delle persone portatrici di disabilità, deficit, disturbi, problematiche connesse allo svantaggio sociale. Il suo impegno è rivolto ad educare all’accoglienza, alla conoscenza e alla relazione con gli altri. Jean Marc Gaspard Itard è stato il fondatore della pedagogia speciale. Una scuola e una società di qualità devono porre al centro della propria attenzione le differenti esigenze di ciascun alunno.
Il principio della scuola inclusiva
Fu proposto con la dichiarazione di Salamanca.
Conferenza di Salamanca
La dichiarazione di Salamanca, organizzata dall’UNESCO nel 1994, che può essere considerata il manifesto della scuola inclusiva, afferma che gli alunni con bisogni educativi speciali devono poter accedere alle scuole normali e che la scuola ha il dovere di integrarli con una pedagogia centrata sull'alunno, che soddisfi i suoi bisogni. Riconosce la necessità e l’urgenza che i bambini, i giovani e gli adulti con BES frequentino percorsi di formazione e di istruzione. Sancisce che sono i programmi scolastici che devono adattarsi ai bisogni dei bambini e non viceversa.
Carta di Lussemburgo
È stata redatta dall’Unione Europea nel 1996, sancisce una scuola per tutti e per ciascuno, l’insegnamento deve essere di qualità e offrire un’accessibilità uguale ad ogni studente lungo tutto il percorso formativo.
Convenzione sui diritti delle persone disabili
È stata adottata nel 2006, sottolinea che allo scopo di realizzare il diritto all’istruzione delle persone con disabilità, senza discriminazione e su base di pari opportunità, deve essere garantito un sistema di istruzione inclusivo a tutti i livelli.
Pedagogia speciale in Italia
A livello accademico la pedagogia speciale nasce in Italia nel 1964, con l’istituzione della cattedra di Pedagogia speciale affidata al pedagogista e psicopatologo Roberto Zavalloni. Altrettanto importante contributo lo ha donato Giovanni Bolla, padre della neuropsichiatria infantile, sostenendo che chi vuole aiutare un minore deve prima di tutto sostenere la sua famiglia, fu tra i primi studiosi a sostenere con convinzione la recuperabilità dei minori con insufficienza mentale.
La pedagogia speciale oggi
Deve essere in grado di costruire una visione globale delle diverse problematiche da affrontare e deve lavorare per diffondere una cultura dell’inclusione e la conduzione integrata del processo di apprendimento-insegnamento in un ambiente ricco a livello relazionale, come la scuola, in cui la diversità non venga soltanto accolta e riconosciuta ma soprattutto valorizzata. È fondamentale cercare di superare gli ostacoli all’apprendimento e alla partecipazione come sottolineato dal documento INDEX redatto da Booth e Ainscow nel 2002.
Index
È una risorsa di sostegno allo sviluppo inclusivo delle scuole pubblicato nel 2002 da Tony Booth e Mel Ainscow. È un documento completo, che può aiutare a individuare i vari passi necessari per progredire nel cammino verso l’inclusione, nel quale lo sviluppo viene considerato secondo tre dimensioni:
- Creazione di culture inclusive.
- Produzione di politiche inclusive.
- Evoluzione di pratiche inclusive.
L’Index richiama l’esigenza di attivare risorse per supportare l’apprendimento e la partecipazione dei soggetti portatori di disabilità all’interno dei contesti familiari, scolastici e comunitari.
La pedagogia sociale
L’ottica della pedagogia sociale è lo studio delle strutture e dei processi connessi con la socializzazione dell’individuo, attenta ai cambiamenti e alle trasformazioni che nel corso del tempo si vanno realizzando. La pedagogia sociale condivide con la pedagogia speciale l’interesse verso le diversità sia del disagio che della marginalità sociale. L’approccio pedagogico alla soluzione delle problematiche legate al disadattamento e alla devianza comporta la creazione di una scuola che sia contesto di vita idoneo alla valorizzazione delle differenze e non orientato al conformismo omologante.
L'educazione interculturale
Evidenzia le nuove esigenze educative della nostra società complessa globale e multimediale. Si occupa dei problemi educativi che scaturiscono quando si deve affrontare l’inserimento scolastico e socio-culturale di soggetti appartenenti a etnie e culture minoritarie estranee e diverse per lingua, costumi e religione da quella dominante. Intrattiene un dialogo con la pedagogia speciale in quanto entrambe si interessano alle molteplici forme della diversità e dalla differenza.
Disabilità
Condizione di riduzione parziale o totale della capacità di svolgere un’attività nei tempi e nei modi considerati come normali. Può essere di tipo transitorio o permanente, reversibile o irreversibile.
Handicap
Inteso come condizione di svantaggio, conseguente a una menomazione o a una disabilità, che in un certo soggetto limita o impedisce l’adempimento di un ruolo sociale considerato normale in relazione all’età, al sesso, al contesto socio-culturale della persona. Solitamente si tende a confondere l’handicap con il deficit. Sono in realtà due concetti estremamente diversi. A differenza del deficit, che è proprio della persona, l’handicap riguarda il contesto di riferimento.
ICD-10
La Classificazione Statistica Internazionale delle Malattie e dei Problemi Sanitari Correlati (ICD-10) è la decima revisione di ICD adottata nel 1990 dall'Assemblea Mondiale della Sanità. Si interessa alle aree di deficit delle funzioni intellettive quali, deficit delle funzioni intellettive, deficit del funzionamento adattivo, insorgenza dei deficit intellettivi e adattivi dell’età evolutiva.
DSM-5
Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Dove i gradi della disabilità intellettiva si classificano in lieve, moderata, grave e estrema.
Domini interessati dalla disabilità intellettiva
- Dominio intellettivo: ovvero il linguaggio, la scrittura, lettura, calcolo, ragionamento, cognizione e memoria.
- Dominio sociale: empatia, giudizio sociale, capacità di comunicazione interpersonale, abilità di stringere e maneggiare amicizie, ecc.
- Dominio pratico: gestione autonoma della cura personale, responsabilità lavorative, gestione del denaro, tempo libero, compiti scolastici e lavorativi, ecc.
ICIDH
È la classificazione internazionale del funzionamento della disabilità e della salute, sviluppato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1980, l’acronimo sta per International Classification of Impairments, Disabilities and Handicaps (la Classificazione Internazionale delle menomazioni, delle disabilità e degli handicap). Con l’ICIDH non si parte più dal concetto di malattia inteso come menomazione, ma dal concetto di salute, inteso come benessere fisico, mentale, relazionale e sociale che riguarda l’individuo, la sua globalità e l’interazione con l’ambiente.
È caratterizzato da tre componenti fondamentali, attraverso le quali vengono analizzate e valutate le conseguenze delle malattie:
- La menomazione, come danno organico e/o funzionale.
- La disabilità, come perdita di capacità operative subentrate nella persona a causa della menomazione.
- Svantaggio (handicap), come difficoltà che l’individuo incontra nell’ambiente circostante a causa della menomazione.
ICIHD-2
Cerca di superare i limiti della prima edizione aggiornandosi nella classificazione e nei criteri di valutazione offre maggiori chiarimenti circa i rapporti tra i diversi livelli di classificazione. Fu elaborato dall’OMS come strumento nel 1999. È strutturata in tre dimensioni:
- Funzioni e strutture del corpo (ex menomazioni): perdita o anormalità della struttura corporea o di una funzione fisiologica psicologica.
- Attività (ex disabilità): qualunque cosa una persona compia a qualsiasi livello di complessità, ovvero attività più o meno semplici che possono subire limitazioni inerenti la natura, la durata e la qualità.
- Partecipazione (ex handicap): interazione tra le alterazioni delle funzioni e strutture del corpo, le attività e i fattori contestuali in tutte le aree e gli aspetti della vita umana, che possono subire restrizioni inerenti la natura, la durata e la qualità.
Le classificazioni internazionali dell'OMS
Nell'ICD-10 vengono classificate principalmente le condizioni di salute, questo modello fornisce un modello di riferimento eziologico (diretto all'individuazione delle cause o degli agenti di un fenomeno), nell’ICF, invece, vengono classificati il funzionamento e la disabilità associati alle condizioni di salute, pertanto l’ICD-10 e l’ICF sono complementari e dovrebbero essere utilizzati insieme, accrescendo così la qualità dei dati.
ICF
Redatto nel 2001 dall’Organizzazione Mondiale Sanità, è l’acronimo di La Classificazione Internazionale del Funzionamento, della disabilità e della salute, nel quale sono definitivamente spariti i termini “handicappato” e “handicap” e sostituiti con “partecipazione” e “funzionamento” degli individui con situazione di salute particolari. Ha lo scopo di:
- Fornire una base scientifica per la comprensione e lo studio della salute.
- Stabilire un linguaggio comune.
- Rendere possibile il confronto fra i dati raccolti.
- Fornire uno schema di codifica sistematico per i sistemi informativi sanitari.
Gli strumenti di applicazione sono statistico, di ricerca, clinico, di politica sociale e sanitaria, educativo e sociale. Racchiude tutti gli aspetti della salute umana e alcune componenti del benessere rilevanti per la salute e li descrive come: “domini della salute” (vista, udito, camminare, apprendere, ricordare) e “domini ad essa correlati” (trasporto, istruzione e le interazioni sociali). L’ICF è dunque uno strumento di classificazione innovativo, multidisciplinare e dall’approccio universale.
È un modello biopsicosociale in quanto la disabilità è un rapporto sociale, dipendente dalle condizioni di salute in cui si trova una persona e le condizioni sociali e ambientali in cui si svolgono le sue attività. Diminuzione delle capacità e delle performance. Queste dipendono infatti da fattori sociali e individuali, il funzionamento è quindi il risultato di un’interazione tra diverse componenti, fisiche, psichiche e sociali che si influenzano reciprocamente, come definito dall’OMS la salute non è solo assenza di malattia, ma va pensata e perseguita come globale benessere biopsicosociale e cioè piena realizzazione del proprio potenziale nei vari contesti di vita. Considerando tale processo all’interno dell’ambiente educativo possiamo dire che l’alunno con scarse attività personali sa fare meno cose o le fa in forme deficitarie anche se può essere perfettamente integro dal punto di vista strutturale e funzionale. L’ICF integra in un approccio biopsicosociale la concezione medica e sociale delle disabilità.
L’ICF come approccio biopsicosociale
È il passaggio da un approccio individuale ad uno socio-relazionale nello studio della disabilità. La disabilità viene intesa, infatti, come la conseguenza o il risultato di una complessa relazione tra la condizione di salute di un individuo, fattori personali e fattori ambientali che rappresentano le circostanze in cui egli vive, Ne consegue che ogni individuo, date le proprie condizioni di salute, può trovarsi in un ambiente con caratteristiche che possono limitare o restringere le proprie capacità funzionali e di partecipazione sociale.
Per poter risolvere una malattia o qualsiasi altro tipo di disagio è necessario occuparsi non solo degli aspetti biologici ma anche di quelli psicologici, familiari e sociali dell'individuo.
Integrazione
Ha l’obbiettivo di individuare i mezzi, strumenti e metodologia finalizzate all’estensione dei servizi educativi, già presenti, a soggetti che ne risultano esclusi. Promuove l’uguaglianza delle opportunità.
Inclusione
È di tipo processuale, sostiene l’integrazione anche degli esclusi, sollecitando la modifica dei sistemi formativi. L’inclusione si fonda sul paradigma della collaborazione riconoscendo la rilevanza della piena partecipazione alla vita scolastica da parte di tutti i soggetti.
Legge n°1859 del 1962
Portò alla sostituzione di ogni tipologia di scuola secondaria inferiore con un percorso unico, gratuito e obbligatorio per tutti i ragazzi e le ragazze dagli 11 ai 14 anni. Stabilisce all'articolo 12 che “possono essere istituite classi differenziali per gli alunni disadattati scolastici”: esse possono avere un calendario speciale con appositi programmi e orari di insegnamento.
Legge n°444 del 1968
Per i bambini dai tre ai sei anni affetti da disturbi dell'intelligenza o del comportamento, da menomazioni fisiche o sensoriali, lo Stato istituisce sezioni speciali presso scuole materne statali e, per i casi più gravi, scuole materne speciali.
Legge n°118 del 1971
Riconobbe agli allievi in situazioni di disabilità il diritto all’educazione in classe comune, indicando una strada mai sperimentata in nessun altro Stato. Questa legge ha introdotto la parola “inserimento” per sancire il processo di accoglienza nella scuola degli allievi con disabilità.
Documento Falcucci 1975
Nel documento si affermò il principio "che il superamento di qualsiasi forma di emarginazione degli handicappati passa attraverso un nuovo modo di concepire la scuola e di attuare la scuola, così da poter veramente accogliere ogni bambino e ogni adolescente per favorire il suo sviluppo personale. Propose l’inserimento graduale nella scuola comune degli alunni problematici come sperimentazione didattica.
Legge n°517/1977
Attraverso la Legge 517/77 è stato possibile procedere all'abolizione delle classi differenziali per gli alunni svantaggiati. È stato consentito a tutti gli alunni in situazione di handicap di accedere alle scuole elementari e alle scuole medie inferiori. Inoltre si è tentato di attivare gli strumenti necessari per adempiere a tale obbligo: insegnanti di sostegno specializzati, numeri di alunni per classe non superiore a venti, interventi specialistici dello Stato e degli Enti Locali. A trent'anni dalla sua emanazione, tali indicazioni restano fondamentali per attuare la qualità dell'integrazione scolastica. Grazie a quest’importante legge tra gli anni Ottanta-Novanta si svilupperà una maggiore coscienza dei diversi problemi legati alla scolarizzazione e all’apprendimento, sviluppando lo studio sullo svantaggio e la deprivazione socioculturale, sui disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) su alcuni disturbi del comportamento e dell’attenzione.
Legge 104 1992
Fu emanata il 5 febbraio del 1992, è la legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti per le persone handicappate. Gli articoli che vanno dal 12 al 17 riguardano il diritto all’educazione e all’istruzione, l’integrazione scolastica, le modalità di attuazione dell’integrazione, i gruppi di lavoro per l’integrazione scolastica, la valutazione del rendimento e delle prove d’esame, e la formazione professionale. Un ruolo sempre più attivo viene attribuito alla famiglia nelle formulazioni del profilo dinamico funzionale (PDF) e del piano educativo individualizzato (PEI). Questa legge mise in risalto il termine “integrazione” sostituendo quello di “inserimento”.
DPR del 24 febbraio 1994
Fissa i compiti delle unità sanitarie locali in materia di alunni in situazioni di disabilità, ovvero l’individuazione della disabilità attestandola alla diagnosi funzionale (DF) e al profilo dinamico funzionale (PDF).
Profilo dinamico funzionale, ha lo scopo di fissare le linee dello sviluppo potenziale del bambino a medio e a breve termine, consente quindi di individuare obiettivi, attività e modalità del progetto di integrazione scolastica che trova la sua definizione nel PEI.
GLO
(Gruppo di Lavoro Operativo per l'inclusione) è l'organo collegiale che procede alla stesura e all'approvazione del PEI per gli alunni con disabilità certificata (Legge 104/1992). È composto da tutti i docenti del Consiglio di Classe e presieduto dal Dirigente Scolastico (o figura delegata).
PEI
È il Piano Educativo Individualizzato, uno strumento di didattica inclusiva che consente al consiglio di classe di delineare un piano personalizzato per gli studenti con disabilità, fissando le attività e gli obiettivi da perseguire durante l'anno scolastico. Il PEI suggerisce semplificazioni o facilitazioni, per i disturbi specifici dell’apprendimento. È elaborato e approvato dal GLO, è un progetto educativo calibrato sulle esigenze del singolo alunno con disabilità certificata. Quindi, ogni scuola deve adottare un PEI diverso per ciascuno studente diversamente abile. La personalizzazione della didattica, infatti, è alla base di ogni forma di inclusione. All'interno del PEI devono essere indicati gli obiettivi educativi che si vogliono raggiungere, gli strumenti e le attività che si utilizzeranno per conseguirli e i criteri di valutazione. Vi confluiscono, ad esempio, la programmazione per obiettivi minimi o la programmazione differenziata. Si tratta, quindi, di un documento complesso e corposo, che fa da raccordo tra tutti gli interventi che vengono realizzati durante l'anno, coordinandoli e integrandoli. Per questo motivo, il PEI è destinato a periodiche verifiche e cambiamenti, per adattarlo all'evoluzione dell'alunno. Occorre pensare al PEI in prospettiva biopsicosociale, considerando l’allievo secondo una prospettiva globale e d’insieme, condividendo dunque la visione dell’ICF, questa visione considera non solo il percorso di apprendimento, ma anche lo sviluppo del contesto di apprendimento, sviluppando le funzioni corporee, la capacità di svolgere alcune attività personali, sviluppare facilitatori e eliminare le barriere del contesto ambientale, attivare facilitatori in relazione alle diverse attività personali e alla partecipazione.
Le dimensioni del nuovo PEI del DM n°182 del 2020
Il modello del DM invita a strutturare il PEI secondo 4 dimensioni:
- Dimensione della relazione, interazione e socializzazione: interazioni interpersonali.
- Dimensione della comunicazione e del linguaggio: fa riferimento alle funzioni corporee ovvero mentali e del linguaggio.
- Dimensione dell’autonomia e dell’orientamento: fa riferimento all’autonomia della persona e all’autonomia sociale dove troviamo anche il dominio di cura della propria persona.
- Dimensione cognitiva, neuropsicologica e dell’apprendimento.
Le quattro dimensioni vanno osservate in modo interconnesso e complementare, secondo una direzione circolare e continua consentendo così l’assunzione e l’approccio biopsicosociale funzionante. Nel PEI, secondo il modello ICF, la componente delle funzioni mentali prevede due domini:
- Funzioni mentali globali: ovvero funzioni di conoscenza, orientamento, intellettive.
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