LEZIONE 1
L’immagine della matematica nell’opinione comune
-univocità, rigore
-libertà, creatività
-una questione di predestinazione
L’importanza dell’educazione matematica
Secondo le Indicazioni nazionali la matematica ha:
-valenza strumentale: dà strumenti di spiegazione dei fenomeni nel mondo e anche
un valore etico (gioco d’azzardo). Interpretazione e comprensione della realtà e
à
previsione di eventi;
-valore formativo: le conoscenze matematiche contribuiscono ala formazione
culturale, allo sviluppo del pensiero (immaginazione, progettazione, ipotesi e
deduzione, controllo) Consapevolezza e capacità critica;
à
-valore culturale: le conoscenze scientifiche sono, al pari di quelle delle arti e delle
lettere, prodotti non statici della cultura umana matematica come
àattività
espressione di cultura e valori.
Le Indicazioni insistono su due rischi da evitare:
-frammentazione del sapere: manca l’idea di matematica integrata con le altre
discipline;
-impostazione didattica trasmissiva: il modello trasmissivo ha dominato in
matematica.
Quali sono le attività tipiche della matematica?
Fare esercizi, risolvere problemi, fare calcoli… MA ANCHE collegare conoscenze, fare
ipotesi, argomentare strategie.
Il laboratorio di matematica
In matematica, come nelle altre discipline scientifiche, è elemento fondamentale il
laboratorio, inteso sia come luogo fisico sia come momento in cui l’alunno è attivo,
formula le proprie ipotesi e ne controlla le conseguenze, progetta e sperimenta,
discute e argomenta le proprie scelte, impara a raccogliere i dati, negozia e
costruisce significati, porta a conclusioni temporanee e a nuove aperture la
costruzione delle conoscenze personali e collettive
L’ insegnamento è costruttivo, cioè lo studente non riceve passivamente la
conoscenza ma la costruisce, non è un contenitore ma un attore.
Inoltre l’apprendimento avviene nel contesto sociale, dove i significati si negoziano e
le proprie opinioni si argomentano.
E’ importante l’accento sui significati matematici: spesso quando ci si trova di fronte
alla complessità si cerca una scorciatoia che è quella di imparare procedure, ma esse
vanno sempre motivate alla costruzione di significati matematici. Il laboratori
comprende l’uso di strumenti e le interazioni tra le persone.
E’ anche un modello metodologico meta, cioè qualcosa che lavora sul modo di
lavorare che abbiamo.
Dalla trasmissione del sapere alla costruzione del sapere.
Lo studente deve essere protagonista e responsabile del proprio apprendimento,
deve rendersi conto del proprio coinvolgimento nell’apprendimento.
Il paradigma teorico: il costruttivismo sociale
L’apprendimento avviene per progressiva costruzione di conoscenze, di cui lo
studente è protagonista e responsabile.
L’apprendimento avviene nel contesto sociale: l’interazione tra pari è un processo
essenziale alla costruzione e alla interiorizzazione dei significati matematici.
Si afferma negli anni ‘80 e si basa sui lavori di Vygotsky. Tale impostazione si oppone
alla concezione tradizione di insegnamento come trasmissione di conoscenza, al
comportamentismo ma anche al costruttivismo radicale di Piget.
L’obiettivo dell’insegnante per il costruttivismo è ottenere dai propri studenti
risposte corrette. Lo studente va ricompensato se fa bene, logica stimolo-risposta.
Focus su obiettivi e performance misurabili.
Il costruttivismo radicale si basa sulla filosofia secondo cui ogni conoscenza deve
essere frutto di costruzione, ha un carattere convenzionale. Inaccessibilità della
verità. Conoscenza come progressivo adattamento all’ambiente.
Nel costruttivismo sociale la conoscenza va costruita ma è fondamentale
l’interazione con l’altro. (Vygotsky).
Insegnamento/apprendimento centrato sullo studente
Negli anni ‘90 si verifica lo spostamento dell’insegnamento centrato sull’insegnante
a uno spostato sull’alunno. Il triangolo didattico è un modello introdotto da
Chevallard in didattica della matematica. Secondo lui il sapere, l’alunno e
l’insegnante sono elementi dinamici, evolvono sia nella caratterizzazione singolare
sia nelle reciproche relazioni.
Teoria della trasposizione didattica
Il sapere sapiente è il sapere che esce dalle università. Il sapere del ricercatore è
inizialmente personale, ma poi viene depersonalizzato e comunicato alla comunità
scientifica. Esso si relaziona al processo di insegnamento con una doppia
trasposizione: una compete a chi fa i documenti ministeriali che scelgono quali parti
del sapere sapiente è da insegnare. L’insegnante se lo ritrova passivamente.
L’insegnante entra nella trasposizione che fa passare dal sapere da insegnare al
sapere insegnato. Lei lo personalizza in base al contesto.
L’insegnante: interviene nella trasposizione nel passaggio dal sapere da insegnare al
sapere insegnato, ripersonalizzando e ricontestualizzando il sapere da insegnare.
L’allievo deve assumersi la responsabilità del proprio apprendimento, sentirsi
coinvolto, relazionarsi col sapere grazie all’aiuto dell’insegnante ma facendo in
modo che non ci sia più bisogno dell’insegnante, allo scopo di creare una relazione
autonoma con il sapere. In questo senso il sapere deve essere ridespersonalizzato e
ridecontestualizzato dallo studente.
Il sistema didattico deve permettere di passare da uno stato iniziale chiamato
didattico a uno stato finale chiamato non didattico.
L’insegnante intrattiene un rapporto col sapere e l’alunno non ha relazione col
sapere o ha con esso una relazione inadeguata. Dallo stato didattico il processo
insegnamento/apprendimento deve far passare allo stato non didattico in cui lo
studente intrattiene col sapere una relazione autonoma, personalizzata.
Il sistema didattico deve operare per la sua stessa dissoluzione affinché non ci sia
più necessità della presenza dell’insegnante come mediatore culturale e
rappresentante del sapere.
Lo studente deve essere e sentirsi investito della responsabilità del proprio
apprendimento devoluzione.
à
Per un apprendimento significativo è importante far percepire allo studente la
necessità intellettuale della conoscenza e in particolare dell’introduzione di specifici
concetti matematici per risolvere problemi apprendimento per problemi;
à
problemi autentici, contesti significativi.
La costruzione di nuovi concetti dovrebbe ancorarsi a quello che gli studenti
conoscono cioè i campi di esperienza (ambiti specifici dell’esperienza culturale
dell’uomo riconosciuti come omogenei e unitari).
Tra le tipologie:
-campi d’esperienza extramatematici fortemente matematizzati : per la formazione
del concetto scientifico a partire dal concetto ingenuo e spontaneo dello studente
(tempo, scambi economici, rappresentazione spazaiale)
-extramatematici e poco matematizzati (ombre, scommesse, gioco d’azzardo) utili
per modellizzazione cioè costruzione di terminologie, concetti matematici per
comprendere e spiegare la realtà
-intramatematici (esplorazione di regolarità, giochi numerici)
Contratto didattico
Nonostante la devoluzione, spesso gli studenti di fronte a un‘attività matematica si
comportano in modo stereotipato, impegnandosi a soddisfare le aspettative
dell’insegnante. Il contratto didattico è un aspetto implicito dell’insegnamento/
apprendimento, che però ha una grande influenza sulle dinamiche del processo
educativo. E’ un insieme di abitudini che l’insegnante ha e lo studente si aspetta e
viceversa. Il contratto didattico porta alla sospensione di senso.
LEZIONE 2
L’argomentazione: i bambini devono essere stimolati sin dalla scuola dell’infanzia a
spiegare fenomeni, giustificare strategie, sostenere il proprio punto di vista. Ha
conseguenze trasversali come le competenze di cittadinanza:
-spirito critico
-consapevolezza
-capacità di interpretare situazioni reali e informazioni
Se i bambini si abituano a sostenere le proprie tesi, l’errore non è visto come
qualcosa da evitare e dove ognuno può mostrarsi per quello che è. Si forma quindi
una cultura di classe. In antitesi contro l’idea diffusa che in matematica non si parli
ma si fa. Invece così si dà importanza al processo più che al prodotto.
La discussione matematica
Le competenze argomentative possono e devono essere sviluppate attraverso
attività di classe orchestrate dal docente. La discussione matematica svolge un ruolo
essenziale nella costruzione delle competenze argomentative degli allievi
E’ una polifonia di voci articolate su un oggetto matematico che costituisce un
motivo dell’insegnamento/apprendimento.
E’ un momento nel quale il docente non solo colloquia con gli studenti e cerca di
portarli al suo obiettivo ma anche un momento che coinvolge l’insegnante in tutte le
fasi dell’azione didattica perché va progettata, condotta in azione e va analizzata a
posteriori. Le voci sono delle posizioni che vengono prese e quindi due persone
possono avere la stessa voce se hanno posizione simile.
Il laboratorio di matematica
Il laboratorio di matematica si presenta come una serie di indicazioni metodologiche
trasversali basate anche sull’uso di strumenti tecnologici e non, ma principalmente
finalizzate alla costruzione di significati matematici. La costruzione di significati, nel
laboratorio di matematica, è strettamente legata, da una parte all’uso di strumento
utilizzati nelle varie attività, dall’altra, alle interazioni tra le persone che si
sviluppano durante l’esercizio di tali attività.
Laboratorio di matematica: artefatti e strumenti.
Nel laboratorio di matematica si utilizzano artefatti cioè oggetti reali o virtuali che il
docente sceglie come mediatori didattici (elementi che si pongono tra l’allievo e il
sapere ma anche tra allievo e insegnante e che consentono di attraversare tra più
prospettive lo spazio tra soggetto che apprende e oggetto da apprendere o
sperimentare).
Il docente chiede di realizzare il compito con quell’artefatto. Es. tracciare una
circonferenza utilizzando il compasso.
Si sviluppano così gli schemi di utilizzo cioè modalità di utilizzo di quell’artefatto,
legate all’artefatto ma anche al compito.
L’insieme di artefatto e schema d’uso costituisce lo strumento. Gli allievi producono
dei segni, cioè manifestazioni che esprimono gli schemi d’uso. I segni evolvono.
Chiamiamo potenziale semiotico le relazioni tra artefatto, compito, sapere
matematico in gioco e schemi d’uso. Nel progettare l’impiego di un artefatto per
un’attività matematica, il docente deve analizzare a priori il potenziale semiotico.
I segni: il docente propone un compito e gli allievi producono dei segni a cui le
autrici aggiungono l’aggettivo situati. Significa che in questi segni ritroviamo la
natura dell’artefatto, cioè gli studenti fanno riferimento all’azione che hanno fatto.
La volontà del docente è far evolvere questi segni situati in segni matematici quindi
trasformare un’esperienza in una cultura condivisa. Es passa dall’esperienza del
misurare il banco col quaderno al concetto di misura quindi di quante volte il
campione è nell’oggetto da misurare. Questo passaggio deve essere guidato dal
docente e ha diversi step. I segni matematici non sono ancorati all’esperienza ma
accettati dalla cultura matematica. Es. il concetto di misura. L’allievo all’inizio
dell’azione intrattiene una relazione inadeguata col sapere e occorre passare verso
la cultura attraverso l’aiuto del docente.
Consapevolezza del docente: deve essere consapevole dell’artefatto e del compito
che assegna.
L’attività matematica avviene secondo cicli didattici. Si comincia con l’artefatto:
1.Gli studenti da soli o a coppie lavorano con l’artefatto per il compito assegnato.
2.Questo lavoro porta gli studenti a produrre dei segni. Es. se lavora da solo mi
aspetto che faccia segni grafici dove arriva il quaderno, se lavorano a coppie mi
aspetto anche segni verbali cioè loro che discutono su come misurare.
3.La produzione di segni deve evolvere verso una discussione collettiva: il docente
permette agli studenti di discutere collettivamente.
L’insegnante assegna un compito, chiede di agire con l’artefatto, analizza le
produzioni, interagisce con essi per farli passare dalla produzione di segni situati a
segni matematici possibilmente in modo collettivo, promuove discussioni
matematiche per validare collettivamente i significati matematici emersi.
Indicazioni nazionali
Impostazioni metodologiche: valorizzare l’esperienza e la conoscenza degli allievi
(campi d’esperienza), promuovere apprendimento cooperativo, favorire
l’esplorazione e la scoperta, attuare interventi adeguati alla diversità, realizzare
percorsi in forma di laboratorio, favorire lo sviluppo della consapevolezza e la
significatività degli apprendimenti.
Focus sul legame tra il pensare e fare.
Divise per nuclei tematici:
-numero,
-spazio e figure,
-relazioni, dati e previsioni
I sensi del numero:
-cardinale identifica la numerosità di un certo insieme
à
-ordinale la posizione di un oggetto in un ordinamento
àindica
-valore indica il valore convenzionale di un oggetto rispetto a un altro
à
-etichetta identifica un oggetto, un animale, una persona
à
-misura identifica quante volte una grandezza è contenuta in un’altra
à
Già dalla scuola dell’infanzia i bambini contano. Spesso sanno la sequenza dei
numeri, conoscono le parole-numero. L’insegnante deve portare i bambini a passare
dalle parole-numero ai concetti- numero.
Principio fondamentaleà necessità di coordinare due processi nella conta: la
ripartizione (suddivisione progressiva degli oggetti già contati da quelli ancora da
contare) e l’etichettamento (associare un’etichetta cioè indicatori diversi agli oggetti
che si contano).
Gli studenti devono integrare:
-la sequenza numerica: stringa di parole “unoduetrequattro”, tipicamente parte
sempre da uno, non è divisa in parole e concetti diversi
-corrispondenza uno a uno: associazione coordinata tra parole-numero e oggetti
contati. Si chiama anche corrispondenza biunivoca tra due insiemi che hanno lo
stesso numero di oggetti.
-il senso cardinale del numero: è l’ultimo valore che si nomina quando si contano gli
oggetti di una collezione. Rappresenta la numerosità della collezione. Dal punto di
vista matematico il numero è la caratteristica comune di insieme equipotenti.
Quando contiamo coordiniamo l’approccio ricorsivo (dinamico) e approccio
cardinale (statico).
Attività con il dado per la scuola dell’infanzia: i bambini sono disposti in riga lungo
una parete. Uno alla volta lanciano il dado e contano quanti pallini ci sono sulla
faccia in alto. Poi eseguono tanti passi quant’è il numero di pallini indicato dalla
faccia del dado. Poi eventualmente aiutati dalla maestra scelgono un cartellino
recante il numero ottenuto e se lo attaccano al petto-
Rappresentazione dei numeri nello spazio: a partire dalla precedente attività si può
introdurre la linea dei numeri. Come introduciamo lo zero? La posizione dei bimbi
che non hanno lanciato il dado ad esempio. La linea dei numeri è un artefatto
culturale cioè un mediatore didattico prodotto e rinforzato da pratiche culturali. E’
un utile modello per l’ordinamento dei numeri ma consente inoltre di rappresentare
e dare significato anche alle operazioni aritmetiche.
LEZIONE 3
Numeri e algoritmi
La linea dei numeri:
-da costruire (corda, scotch, sul quaderno, in palestra)
-già data e con cui lavorare
-per rappresentare (collocare le frazioni con stesso denominatore)
-per operare (svolgere addizioni, sottrazioni)
-per confrontare (confrontare la lunghezza di due oggetti)
-per scoprire proprietà
-linea dei numeri modificata
-schema additivo/schema moltiplicativo
-linea dei numeri e sue analogie (linea del tempo)
Quale consapevolezza serve al docente? consapevolezza didattica:
à
-delle possibili difficoltà degli studenti;
-dell’uso di mediatori o concetti (perché nel mediatore ci sono elementi ulteriori
rispetto a quello che voglio veicola
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