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Fondamenti e Storia del Controllo di Gestione
Il Controllo di Gestione (CdG)
● è il processo che produce informazioni (soprattutto quantitative, monetarie e non)
utilizzate dal management per favorire il raggiungimento degli obiettivi
dell'organizzazione
● rispetto alla contabilità, la disciplina del CdG è relativamente nuova, risalendo alla
seconda parte dell'Ottocento, legata allo sviluppo industriale (trasporti, tessile,
siderurgico, ecc.) e al conseguente aumento delle dimensioni e della complessità
organizzativa delle imprese
● Josiah Wedgwood (Ceramiche Wedgwood, 1759) viene considerato l'inventore del
controllo manageriale attraverso: la distinzione di costi variabili e costi fissi,
l’istituzione di un reporting settimanale per monitorare la liquidità e le transazioni
bancarie
Le 3 tipiche funzioni del management, tutte supportate dal CdG, sono:
● programmare
● implementare (porre in atto le decisioni)
● controllare
Il CdG persegue 3 scopi principali attraverso la configurazione dei costi:
1. Configurazione di costo pieno (scopo: misurazione)→ quanto ci è costato ?
● costo pieno = somma dei costi diretti + una quota equa dei costi indiretti
● utilizzo: rilevare e valorizzare tutte le risorse utilizzate per un oggetto di costo
(prodotto, processo, progetto, ecc.)
● finalità: valorizzare le rimanenze, determinare i prezzi regolamentati da contratto o i
"prezzi normali" (prezzo pieno + margine) e misurare la redditività di prodotti, mercati,
clienti, divisioni aziendali
*costi diretti = costi che possono essere attribuiti in modo oggettivo, immediato e misurabile
all’oggetto di costo
2. Configurazione di costo per CdR (scopo: controllo) → qualè l’alternativa più conveniente ?
● CdR (centro di responsabilità) = unità organizzativa guidata da un manager
responsabile delle attività e dei risultati
● finalità: valutare la performance dei responsabili dei CdR e la prestazione economica
dei CdR, base per sviluppare premi e bonus collegati alla performance e rendere
possibile il processo di budget 1
3. Configurazioni di costo differenziale (scopo: supporto alle decisioni) → chi ha generato i
costi ?
● costi differenziali (o rilevanti) = costi che cambiano da un’alternativa all’altra
● natura: non sono normalmente presenti nel sistema contabile, ma sono "ipotesi" che
vanno "assemblate" a partire da dati elementari
● utilizzo: sono calcolati nei processi di scelta fra alternative mutualmente escludentesi
e quindi dipendono dal tipo di decisione
● esempio: investire nella produzione di pezzi di ricambio nell’industria automotive ?
Introdurre in un nuovo mercato il prodotto più venduto ?
Il Controller (Management Accountant)
● è il membro dell'organizzazione responsabile della contabilità direzionale
● collocazione aziendale: varia in base alle dimensioni dell'impresa
○ piccole dimensioni: risponde direttamente al direttore generale
○ organizzazioni più grandi: può essere allocato a varie funzioni aziendali (es.
controller operations, controller marketing) o rispondere alla funzione
amministrativa
● evoluzione del ruolo: in passato erano visti come tecnici (elaborazione dati, report,
analisi documenti) mentre oggi sono considerati come funzione di supporto per
l'intero business ed eseguono compiti come:
○ supportare le decisioni ai massimi vertici
○ rafforzare e agevolare il sistema di governance e assicurare la trasparenza
verso gli stakeholder
● codice di condotta: i controller devono aderire a principi etici:
○ mantenere un alto livello di competenza professionale
○ collaborare con gli stakeholder mantenendo un grado di "neutralità"
○ trattare le questioni delicate con riservatezza
○ mantenere l'oggettività e la trasparenza in tutte le rappresentazioni contabili
Differenze tra bilancio e controllo di gestione
bilancio (contabilità finanziaria) controllo di gestione
necessità d’uso obbligatorio facoltativo
prospettiva temporale prospettiva storica (com’è previsioni e stime per il futuro
stato) (come sarà)
contenuto info fenomeni esprimibili in termini molti tipi di informazioni
monetari ma hanno poche (monetarie e non monetarie)
caratteristiche
tempestività bilancio obbligatorio prodotto le informazioni del CdG sono
con frequenza annuale generate con frequenza più alta
scopo produrre rendiconti per soggetti mezzo per raggiungere uno
economici esterni scopo aziendale 2
Similarità tra bilancio e controllo di gestione
● criteri generali condivisi: molti criteri generali alla base dei principi contabili (es. costo
storico, realizzazione dei ricavi) sono rilevanti anche nel CdG
● scopo comune: entrambi i tipi di informazione sono utilizzati ai fini decisionali
(contabilità: redditività e opportunità di finanziamento; CdG: ampio spettro di
decisioni) 3
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La classificazione dei costi
L'obiettivo della classificazione dei costi è: comprendere cosa influenza l'ammontare dei
costi e come le decisioni di volume influenzano tale ammontare, prevedere che cosa muterà
e che cosa rimarrà costante (per evitare previsioni troppo ottimistiche o pessimistiche)
Il comportamento dei costi si riferisce a come un costo reagirà o risponderà ai cambiamenti
del livello dell'attività aziendale (output) → in seguito a un cambiamento un costo può
aumentare o diminuire (costo variabile), o rimanere costante (costo fisso)
I costi possono essere classificati in funzione del loro comportamento in:
1. costi variabili
2. costi fissi (impegnati e discrezionali)
3. costi semivariabili
4. costi a gradino
1. Costi variabili
● sono proporzionali al livello di attività: al crescere dei volumi di output, i costi
complessivi variabili crescono proporzionalmente
● formula costo tot variabile:
CT = cvu ∙ X
● cvu = costo variabile unitario → è costante
● un costo variabile varia in relazione alla base di attività (o determinante di un costo)
= l'unità di misura di qualunque cosa che provochi costi variabili (es. ore di
manodopera diretta, ore macchinario, unità prodotte o vendute)
● esempi base di attività: unità vendute per il costo del venduto e le spese di
spedizione; ricavi per le provvigioni; unità prodotte per i materiali diretti
*costi variabili:
● ammontare totale: aumenta o diminuisce in proporzione al livello di attività
● ammontare su base unitaria: rimane costante su base unitaria 5
2. Costi fissi
● sono costanti nel loro valore totale all'interno di un intervallo di rilevanza; possono
modificarsi nel tempo, ma non a seguito di cambiamenti di output
● formula costo tot fisso:
CT = CFT
* costi fissi:
● ammontare totale: non cambiano al modificarsi del livello di attività
● ammontare su base unitaria: si riducono al crescere del volume di attività su base
unitaria
esempio: utenze → costo fisso perché difficilmente avrò dei picchi importanti in quanto un’impresa produce ogni
mese con continuità → al contrario nell’economia domestica nei mesi più freddi e bui si consuma di più in questo
caso l’energia non è un costo fisso))
I costi fissi si dividono in 2 tipi:
2a. Costi impegnati
● derivano da decisioni prese sul lungo termine per rendere disponibile una certa
capacità produttiva o di servizio (es. personale, impianti)
● non possono essere ridimensionati senza compromettere significativamente la
prestazione economica dell'azienda → interromperli per un periodo sarebbe costoso
in termini di successiva ricostituzione della capacità cancellata (licenzio personale
qualificato per assumerlo più tardi)
● esempio: assicurazione, tassa di proprietà, ammortamento dei mezzi, stipendio
dell'autista in un'impresa logistica
*Aeroporti e compagnie aeree sono imprese ad alta intensità di costi fissi e impegnati; la
chiusura momentaneo di un aeroporto per 2 mesi per allungare la pista comporta:
● calo dei ricavi (10 milioni)
● riduzione dei costi (2 milioni) → minore in quanto i costi di un aeroporto sono per la
maggior parte costi impegnati (es. staff, manutenzione e sicurezza di base) 6
2b. Costi discrezionali
● derivano da decisioni che il management rinnova periodicamente (es. pubblicità,
R&D, costi commerciali)
● sono relativi a risorse che possono essere adeguate al fabbisogno in brevi orizzonti
temporali e possono essere significativamente ridimensionati nel breve periodo
senza mettere a repentaglio l'impresa
● esempio: continuare a fare pubblicità o concludere l’accordo
● costi viscosi = costi discrezionali che si contraggono meno rapidamente quando il
volume diminuisce rispetto a quanto crescano quando il volume aumenta, poiché il
management è spesso restio a ridurre drasticamente spese come pubblicità e
promozione anche quando l'attività rallenta (obiettivo: evitare tagli in previsione di
una ripresa)
3. Costi semivariabili
● sono una combinazione di costi fissi e costi variabili e vengono detti semivariabili
perché sono parzialmente variabili (non vuole dire variabili al 50 %)
● variano meno che proporzionalmente all'output
● formula costi semivariabili:
CT = CFT + cvu X
● esempio: costo di gestione di un camion (assicurazione e manutenzione fissa +
consumo carburante variabile) 7
● esempio: costo di una persona che lavora come commerciale, questo viene pagato
in base a quanto vende (si dice che viene pagato a provvigione) + uno stipendio
base
● possono essere scomposti nelle loro componenti fisse e variabile per l'analisi del
costo totale
4. Costi a gradino
● risorse acquisibili solo in quantità discrete (spesso sono costi fissi impegnati)
● esempio: l'aggiunta in organico di una persona comporta l'aggiunta di un "pacchetto"
di costi
● possono essere approssimati:
○ come ‘costo fisso’ se i gradini sono larghi
○ come ‘costo variabile’ se i gradini sono bassi e stretti
Costo medio unitario
● si comporta in maniera diversa dal costo totale (il CT quando aumenta il volume
rimane uguale nella componente fissa e cresce nella componente variabile) mentre
invece il cmu:
○ se ci sono solo costi variabili, il cmu rimane costante (linea retta orizzonatale)
8
○ se ci sono anche costi fissi, la componente fissa del cmu si riduce
all'aumentare dei volumi (economia di scala più unità produco, più “piccola”
diventa la quota di costi fissi)
● formula costo medio unitario
costo totale / volume
Relazione tra costi totali-volume
● la relazione tra i costi totali e i volumi può essere rappresentata tramite un
diagramma costo-volume
● CT = CFT + cvu ∙ X
○ CT: costi totali
○ CFT: costi fissi totali
○ cvu: costo variabile unitario
○ X: volume
Perché la relazione lineare sia valida, è necessario tenere conto delle seguenti ipotesi:
L'intervallo di rilevanza
● è l'intervallo di attività/volume all'interno del quale si suppone sia valida una specifica
relazione lineare tra il livello di attività/volume e il costo
● la variazione lineare dei costi non avviene su tutta l'asse ma solo entro un certo
range, fuori dall'intervallo di rilevanza, si ha una curvilinea 9
● esempio: se i costi fissi rimangono gli stessi solo tra 100 e 200 biciclette, quello è
l'intervallo di rilevanza (correlato a CFT = 1950), oltre un certo punto, anche i costi
fissi subiranno degli incrementi
Il periodo temporale di rilevanza
● l'ammontare dei costi fissi e variabili dipende dall'orizzonte temporale della
valutazione
● intervallo breve: quasi tutti i costi sono non modificabili (impegnati)
● intervallo lungo: l'ammontare di quasi tutti i costi è flessibile al fabbisogno
Il contesto ambientale
● cause diverse dal volume possono incidere sull'ammontare dei costi, come
l'inflazione, i cambiamenti tecnologici o le modifiche dei contratti di lavoro
La struttura dei costi (l'incidenza % dei costi variabili e fissi) di un'impresa dipende da:
● natura dell'impresa
● settore in cui opera
● contesto in cui si opera (cultura, legislazione nazionale, ecc.)
Aumentando il grado di trasformazione interna aumenta l'incidenza dei costi (in particolare
quelli fissi → es. azienda automobilistica che acquista macchinari, impianti e tecnologie →
aumentano i costi fissi)
● alta incidenza dei costi fissi:
○ società di servizi che hanno come valore aggiunto l'expertise del personale
(es. consulenza, studi medici, architetti)
○ grandi società pubbliche (utilities)
● alta incidenza dei costi variabili:
○ imprese commerciali (es. grande distribuzione)
○ imprese di produzione con basso livello di trasformazione delle materie (es.
assemblaggio)
○ imprese di servizi in cui le materie prime hanno alta incidenza (es. catene di
ristoranti)
Esiste una notevole eterogeneità nel modo in cui le singole imprese decidono di classificare i
propri costi, influenzata dal contesto
Esempio:
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