Cosa sapere su Atelier Le Balto
Introduzione
Atelier Le Balto nasce nel 2000 come un gruppo di paesaggisti francesi con base a Berlino legato da un’idea comune di progettazione del paesaggio attraverso il disegno di spazi verdi tutti da vivere e in cui immergersi in un’atmosfera studiata nei minimi dettagli. L’Atelier le Balto è composto dai membri Marc Pouzol, Véronique Faucheur e Marc Vatinel che si definiscono jardiniste più che paesaggisti, parola che unisce i termini giardiniere e artista, perché la loro filosofia di progettazione è in tutto e per tutto una forma d’arte che essi stessi hanno modellato nel tempo. Opere d’arte tridimensionali in cui è fondamentale soprattutto la persona che la attraversa. Pensata per essere una vera e propria esperienza.
Fondazione
Atelier Le Balto fu fondato nel 2000 a Berlino da Laurent Dugua, architetto, e Marc Pouzol, paesaggista. Crearono il primo giardino in occasione della Berlin Biennal, biennale d’arte contemporanea berlinese. Dopodiché l’Atelier fu presentato in Francia, Italia, Estonia, Polonia, Spagna e Canada. I loro lavori sono raccolti sul sito www.lebalto-archipelago.eu che presenta tutti i processi di costruzione dei giardini che già ci sono e di quelli che ancora devono essere pensati.
Isola o isole?
Nel 1499 Francesco Colonna, un monaco domenicano, dà una descrizione al giardino ideale attraverso il termine di isola o hortus conclusus di forma perfettamente circolare.
N.B. L’hortus conclusus è la forma tipica del giardino medioevale. Una zona verde caratterizzata soprattutto dal fatto di essere chiusa e recintata, tipicamente da mura, dove i monaci coltivavano piante per uso alimentare o medicinale, dato che all’epoca era quasi totalmente sconosciuta la funzione decorativa.
Nel 2007, gli artisti di Atelier Le Balto definiscono i loro progetti come un insieme di isole, riprendendo la descrizione storica di Francesco Colonna ma variandone alcuni aspetti. Loro vedono i loro lavori come un arcipelago instabile. Alcune isole sono sommerse, alcune sono in via di emersione e alcune sono già emerse, ma tutte sono in qualche modo legate tra loro. Francesco Colonna, quindi, vede il giardino più come un traguardo, una cosa già conclusa; invece, Atelier Le Balto cambia visione e lo descrive come un viaggio in continua evoluzione ma disorientato, dato che non c’è una mappa, una via da seguire, ma tutto il percorso è un’esperienza da scoprire man mano che si procede.
La ricerca di sé stessi
Ognuno naviga con la propria imbarcazione e i propri attrezzi in questo percorso alla ricerca del “giardino perd...
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