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Storia dell’architettura 02-03-2003

L’architettura è un insieme di più culture. Parliamo specialmente di una cultura

occidentale, di cui quella greca ne fa parte. L’architettura greca a causa di alcuni tratti

unici è sempre riconoscibile. Questo sistema riconoscibile possiamo chiamarlo codice o

ordine architettonico. Siamo abituati a considerare l’ordine architettonico come uno

stile, come aspetto decorativo (come solo una colonna con base e capitello e a

secondo del capitello capiamo l’ordine architettonico). Ma l’ordine architettonico non è

solo questo, ma molto di più.

Definizione di ordine architettonico: L’ordine architettonico è un sistema di elementi

che sono morfologicamente determinati, uniti insieme in modo sintattico, secondo

delle regole definite a formare un tutto organico. (Parallelo: se pensiamo

all’architettura come un linguaggio allora dobbiamo pensare ai capitelli, alle basi, ai

fusti e alle modanature come parole, quindi i rapporti e le proporzioni sono la sintassi

di questo linguaggio, sintassi mediante la quale si può costruire un discorso. Il termine

stile non è mai esistito prima dell’illuminismo, prima si diceva “alla maniera dell’X

secolo.)

Sistema Trilitico: Due elementi verticali che si possono chiamare Dritto o Piedritto e un

elemento orizzontale che si chiama architrave

Il sistema trilitico funziona staticamente in modo molto semplice: l’architrave pesa sui

piedritti

Ha un peso nella parte centrale che noi chiamiamo P (una forza) che in qualche modo

tende a flettere l’architrave e quindi a curvarlo. Nei piedritti abbiamo due reazioni

uguale ed opposte che hanno valore di P/2

Se quindi l’architrave ha una forza Peso P verticale allora i due piedritti reagiranno con

altrettanta reazione verticale caduna di valore p/2

Non ho forze oblique quindi la staticità di questo sistema è dovuto soltanto a forze

verticali

Nei primi templi Greci più arcaici per sostenere il tetto venivano introdotte delle file di

colonne al centro che venivano sovrapposte per sostenere la parte più alta del tetto,

essi anche in pianta sono riconoscibili dal fatto che hanno queste colonne all’interno

del tempio stesso.

Col tempo vengono introdotte le così dette Capriate Lignee (presenti in tutte le

architetture medievali)

Anche la Capriata è un sistema trilitico e non ci sono spinte oblique, questo può trarci

in inganno

Come nasce l’ordine architettonico?

Prendiamo come riferimento l’ordine dorico, poiché è stato il primo dunque è facile

risalire agli elementi primari. All’inizio erano realizzati tutti in legno e di piccole

dimensioni. C’era bisogno di proteggere gli elementi da alcuni fattori che potevano

influire sulla resistenza di tali elementi. Ad esempio bisognava mettere delle tavolette

in legno stagionate che venivano inchiodate sulla testata delle travi sezionate per

garantire alla testata della travi di no subire delle muffe o infiltrazioni, ma dal punto di

vista pratico non c’era nulla di decorativo. Quando si arriva a costruire il tempio in

pietra ( sempre dorico) questi elementi permangono, ma non più come elementi

costruttivi e funzionali, ma come elementi tradizionali per questo assumono un valore

decorativo. L’ordine architettonico secondo la sua definizione non può essere soltanto

la colonna, la base e il capitello, ma TUTTO quello che vediamo. L’insieme di queste

parti fa l’ordine architettonico, se togliamo un elemento soltanto non fa più l’ordine

architettonico. Negli altri ordini abbiamo 9 linee, nell’ordine dorico ne abbiamo 8, in

quanto la base non è presente. L’ordine dorico non è uno stile!!!

L’ORDINE DORICO

Non si tratta innanzitutto di uno stile ma imposta tutto il tempio dorico e non riguarda

solo il capitello

Nasce attorno al VII secolo a.c nella Grecia Continentale in seguito all’invasione dei

Dori.

Le proporzioni dell’ordine dorico (in

generale sono sempre il rapporto tra l’altezza di tutto l’ordine in rapporto al diametro

del fusto della colonna misurato alla base di esso) l’altezza oscilla tra 4-6 volte il

diametro della base del fusto della colonna. Caratteristiche proprie dell’ordine sono la

colonna abbastanza tozza, priva di base con un capitello dalle forme alquanto

essenziali; una trabeazione dall’aspetto pesante e un fregio discontinuo

La colonna dorica

La colonna dorica formata da un capitello e da un fusto priva di base.

Mantiene fino a uno spazio compreso fra 1/3 e metà del fusto stesso un diametro

pressoché simile a quello dell' immoscapo pari al suo diametro massimo; dalla metà in

poi inizia a rastremarsi velocemente fino ad arrivare al diametro minimo al

sommoscapo (Entasis) il fusto non è liscio bensì caratterizzato da 20 scalanature al di

sopra del fusto si trova il capitello che può essere diviso a sua volta in tre elementi che

sono l'abaco, l’echino e il collarino. L'abaco ha la struttura di un parallelepipedo a base

quadrata e raccorda il l’echino e la trabeazione a cui offre ampio spazio d'appoggio e

sicuramente anche un aiuto in termini di peso; le echino invece ha una forma

pressoché di tronco di cono ma piuttosto che essere rettilineo all'andamento di una

sorta di iperbole e la sua funzione è proprio quella di raccordare con quello che è

l'esile collarino l'ampio abaco ; alla sua base sono presenti degli anelli che sono detti

annulli la cui funzione non è ancora ben chiara ma potrebbero fungere da gocciolatoio

subito dopo troviamo il collarino che si divide dal vero e proprio fusto tramite una serie

di 20 scalanature proprio come quelle del fusto stesso.

Un altro aspetto preso in considerazione è l'anta e non il pilastro e la parasta perché in

realtà saranno evoluzione o comunque frutto della dell'anta stessa caratteristica

presenza dei templi greci e sicuramente precedente agli altri due elementi. L'asta e

quindi il pilastro po

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fely6385 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Lerza Gianluigi.
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