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Dalla conquista longobarda alla nascita dell’Impero carolingio​

Nel 750 circa, i Longobardi compiono un grave errore strategico conquistando Ravenna, sottraendola al

controllo bizantino. Con questa azione attirano l’attenzione congiunta di due poteri che, pur indeboliti,

restano determinanti: il papato e l’imperatore d’Oriente. Entrambi comprendono di non essere più in grado

di contrastare i Longobardi sul piano militare diretto e decidono quindi di rivolgersi a una potenza esterna:

Carlo Magno, re dei Franchi. L’intervento franco cambia radicalmente gli equilibri. Carlo Magno conquista

la Longobardia maior, cioè la pianura padana, ma non restituisce i territori né al papa né all’impero

bizantino. Li mantiene sotto il proprio controllo e, grazie a questa conquista, costruisce un nuovo

organismo politico: il Sacro Romano Impero, che può essere considerato il primo vero germe dell’Europa

unita, capace di mettere in relazione territori lontanissimi dal punto di vista culturale, linguistico e

giuridico.

L’alleanza con il papato e il ruolo dei monaci​

Per governare un impero così vasto e composito, Carlo Magno si affida a due pilastri fondamentali: il papa

e i monaci benedettini. A loro non è affidata solo la gestione religiosa, ma anche una parte decisiva

dell’amministrazione, della cultura e della trasmissione del sapere. Questa alleanza ha conseguenze

profonde non solo sul piano politico, ma anche su quello liturgico e architettonico.

La riforma liturgica romana e la trasformazione dello spazio sacro​

A Roma, già tra la fine del VI e l’inizio del VII secolo, in particolare sotto Gregorio Magno, si verifica un

cambiamento cruciale nella liturgia papale. Le grandi basiliche romane – San Pietro, il Laterano, San Paolo

fuori le mura – erano state

concepite per ospitare

liturgie affollatissime, con

processioni complesse che

muovevano il clero dalla

cattedra all’altare,

attraversando spazi enormi.

Con la progressiva

spopolazione di Roma,

queste liturgie diventano

sproporzionate: i fedeli sono

pochi e gli spazi immensi

risultano inutilmente

dispersivi. Il papa decide

quindi di concentrare gli arredi liturgici: la cattedra episcopale rimane stabilmente nell’abside, e attorno

ad essa si organizzano altare e clero. Si tratta di un passaggio decisivo nella storia dell’architettura

cristiana, perché modifica radicalmente il rapporto tra spazio, liturgia e movimento.

La diffusione del modello romano nel mondo franco​

Quando i Franchi si convertono al cristianesimo – in gran parte per ragioni politiche – cercano

immediatamente un rapporto privilegiato con Roma. Il re franco che vuole legittimarsi come sovrano

cristiano chiede al papa non solo l’incoronazione, ma anche i riti liturgici. Ne consegue che la liturgia

franca diventa liturgia romana. Questo comporta conseguenze architettoniche precise: molte chiese

franche vengono occidentate, cioè orientate secondo il modello romano, e gli arredi liturgici vengono

concentrati nello spazio absidale, seguendo l’esempio delle basiliche papali. Ciò che a Roma era nato

come risposta a una situazione particolare diventa ora norma nel regno dei Franchi e, dopo l’incoronazione

imperiale di Carlo Magno, in tutta Europa occidentale.

La chiesa carolingia e il raddoppio degli spazi sacri​

Nel mondo carolingio, tuttavia, la situazione si complica ulteriormente. Alla concentrazione degli arredi

nell’abside orientale si affianca un’ulteriore sperimentazione: la separazione tra configurazione

architettonica e configurazione liturgica. In alcune chiese carolinge, l’altare viene collocato a est, mentre

la cattedra e altri arredi vengono disposti a ovest, producendo un raddoppio delle polarità sacre. Questo

sistema genera edifici con due absidi contrapposte, una orientale e una occidentale, e quindi chiese che

non possiedono più una facciata principale chiaramente riconoscibile. Nascono così chiese definite

adiabatiche, cioè prive di una direzione univoca di ingresso: non si entra necessariamente dal lato corto,

ma anche dai fianchi, e lo spazio interno può essere letto secondo più assi. Questa ambiguità direzionale

riflette perfettamente la complessità del nuovo impero, in cui potere religioso e potere politico si

intrecciano senza coincidere pienamente.

Alleanza con il papato e nascita della cultura monastica​

Una componente fondamentale dell’assetto dell’Occidente altomedievale è l’alleanza con il papa, che

comporta l’adozione della liturgia romana, elemento decisivo nella

qualificazione degli spazi architettonici. Accanto a questa, si

sviluppa un’altra componente altrettanto importante: l’esperienza

monastica, che incide profondamente sull’organizzazione dello

spazio sacro e insediativo.

Origini orientali del monachesimo​

I primi monasteri nascono nel deserto egizio. Le grandi figure

fondatrici del monachesimo sono san Pacomio e san Basilio,

personalità che scelgono inizialmente una vita solitaria. I primi

insediamenti monastici sono costituiti da cellette isolate, piccoli

spazi destinati alla preghiera e alla vita individuale. Il deserto egizio, tuttavia, non è un luogo

completamente remoto: si trova subito a ridosso delle città, in particolare della Tebaide. Si tratta dunque

di un abbandono simbolico della città, ma non di una fuga totale dalla civiltà. Le condizioni climatiche

estreme — caldo e freddo — spingono progressivamente questi insediamenti a compattarsi.

Dal modello eremitico al cenobio​ Da qui nasce il

passaggio dalla vita

eremitica a quella

cenobitica. L’eremo è

l’insediamento del

monaco che vive da

solo; il cenobio,

invece, è il luogo in

cui i monaci, pur

mantenendo una

certa autonomia,

vivono insieme, condividendo momenti fondamentali come la preghiera comune e il pasto. Questo

cambiamento rende necessaria la presenza di spazi collettivi: ambienti per la vita quotidiana, per il lavoro

e per l’accoglienza, accanto a quelli destinati alla liturgia. Le cellette iniziano così a disporsi in file

compatte, talvolta su più livelli, secondo modelli detti “a stecca”.

I primi monasteri monumentali in Oriente

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

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