STORIA DELLA FILOSOFIA MODERNA E CONTEMPORANEA (B)
Docente: Grigenti
A.S. 2024/2025
Studente: Tommaso Buoso 1
Sommario
1 – LA MENTE NELLA POESIA GRECA ARCAICA ................................................................... 4
Introduzione ................................................................................................................. 4
Psicosomatica dell’Iliade............................................................................................... 4
Psicosomatica dell’Odissea ........................................................................................... 7
2 – LA MENTE IN PLATONE ................................................................................................ 8
Tripartizione psichica .................................................................................................... 8
Parzializzazione dell’attività psichica .............................................................................. 9
Dialogo nella tripartizione .............................................................................................. 9
3 – CARTESIO ................................................................................................................. 10
Introduzione ............................................................................................................... 10
Meditazioni metafisiche sulla filosofia prima ................................................................ 10
Regole della mente ..................................................................................................... 19
4 – LA MENTE EMPIRISTA: LOCKE ..................................................................................... 20
Saggio sull’Intelletto umano ........................................................................................ 20
6 – LA MENTE SCETTICA: HUME ....................................................................................... 24
Rivoluzione scientifica ................................................................................................. 24
Fondazione della ricerca ............................................................................................. 24
Mente humiana ........................................................................................................... 25
Critica all’idea di causalità .......................................................................................... 26
7 – LA MENTE FENOMENOLOGICA: HUSSERL .................................................................. 28
Introduzione ............................................................................................................... 28
Lettura meditazioni ..................................................................................................... 29
K – LETTURA DELLA CRITICA DELLA RAGION PURA ........................................................... 30
Introduzione ............................................................................................................... 30
Formazione filosofica .................................................................................................. 31
Prefazione alla “Logica” ............................................................................................... 33
Prima prefazione ......................................................................................................... 33
Seconda prefazione .................................................................................................... 34
Introduzione ............................................................................................................... 36
Estetica trascendentale ............................................................................................... 39
Logica trascendentale ................................................................................................. 42
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Analitica trascendentale .............................................................................................. 43
Rewind ....................................................................................................................... 49
Fenomeno e noumeno ................................................................................................ 49
Dottrina trascendentale del metodo ............................................................................. 51
C – CARTESIO: LETTURA MEDITAZIONI METAFISICHE ........................................................ 52
Dedica e prefazione .................................................................................................... 52
Compendio delle sei meditazioni ................................................................................. 52
Prima meditazione: di che cosa si ha ragione di dubitare ................................................ 53
Seconda meditazione: la mente umana e come la si conosca meglio dei corpi................ 54
Terza meditazione: esistenza di Dio .............................................................................. 55
Quarta meditazione: il vero e il falso ............................................................................. 59
Quinta meditazione: l’essenza delle cose materiale e di nuovo sull’esistenza di Dio ......... 60
Sesta meditazione: l’esistenza delle cose materiali e distinzione reale mente – corpo ...... 61
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1 – LA MENTE NELLA POESIA GRECA ARCAICA
Introduzione
Oggi abbiamo una chiara idea psicosomatico, la quale si è imposta a partire da Platone e che
ha assunto particolari connotazioni con la modernità. Tale concezione si basa sull’idea di
esistenza di una psyché interna, di un io con molti sé, in cui l’elemento di comando psichico è
il logos. Però, non abbiamo sempre avuto tale idea e soprattutto, questa non è condivisa.
Psicosomatica dell’Iliade
Proemio
Nel proemio del poema omerico, letto in greco, si legge:
- L’ira canta o Dea: la prima parola della cultura occidentale è l’ira, specifica emozione
da cui prende avvio la narrazione fondativa della nostra cultura;
- Canta o Dea l’ira: è la traduzione.
L’ira si presenta come emozione tra lo sdegno e la rabbia, come violenta e nel poema ha a che
fare con Achille, la cui storia è caratterizzata dall’irascibilità, emozione dagli effetti relazionali
violenti. Lo psicosomatismo configurato è dominato dalla passione e il tema dell’Iliade è il
modo attraverso il quale dominare la passione, come disinnescare la distruttività del cuore.
Liberazione di Criseide
Crise, sacerdote del dio Apollo, si presenta da Agamennone con un “riscatto infinito”, ossia con
un dono, al fine di liberare la propria figlia Criseide. Il capo degli achei risponde con un
“comando brutale”, cacciando Crise. Questa è stata una relazione inaccettabile, in quanto:
- Tutti i capi achei sono d’accordo rispetto alla liberazione di Criseide;
- Agamennone distrugge l’ordine della gerarchia: tratta brutalmente chi si è presentato a
lui riconoscendone la superiorità e accentando la propria inferiorità.
Nella cultura greca, ma in generale: 4
- Accettare un dono: è un impegno che prima o poi va ricambiato. Apre un rapporto;
- Rifiutare un dono: è un gesto che apre al conflitto, in quanto nel dono oltrepassa la
persona, la quale viene rifiutata.
Di fronte alla reazione di Agamennone, Crise converta la sua sottomissione in vendetta, e
“prega irato in cuore il dio Apollo”, il quale scende dall’Olimpo con la stessa ira in cuore. Lo
sdegno e l’ira provati da Agamennone sono passati a Crise, da cui poi sono giunti al dio che
inizia a colpire con le sue frecce i soldati achei, uccidendoli di pestilenza. Insomma, dalla
patologia dell’anima si passa alla patologia dei corpi: così come il dissesto morale dell’ira
contagia il prossimo, così il dissesto corporeo è contagio di malattia e morte.
Agamennone e Achille
Vedendo i soldati morire, Achille e i compagni comprendono che deve esserci stato un dissesto
morale e convocano Calcante, il quale rivela loro la verità: l’epidemia di peste è frutto
dell’infrazione dell’ordine sociale, causata da Agamennone. Dopo essergli stata domandata la
liberazione di Criseide dai soldati, Agamennone è accecato dalla passione e, infuriato, non
immagina minimamente alcun sacrificio della propria passionalità. Achille propone ad
Agamennone un sacrificio pulsionale accompagnato dalla razionalità:
- Poiché non possiamo più darti i nostri beni, quando Troia sarà abbattuta, ti daremo tre
o quattro volte tanto quanto ti chiediamo di sacrificare ora: il calcolo è logos.
Agamennone accetta di liberare Criseide ma in cambio si prende Briseide, il dono di Achille:
non intende ragionevolezza, alimenta la sua passione irata, la quale contagia il piè veloce.
Il cuore di Achille è adirato e oscilla tra due possibilità:
- Sfilare la spada e uccidere Agamennone;
- Contenere l’ira del proprio cuore.
L’oscillazione del cuore è già orientata alla prima opzione, in quanto senza accorgersi aveva già
sfilato la spada. Irrompe nella scena la dea Atena, visibile solo all’eroe, la quale tira per i capelli
Achille frenandolo dall’azione omicida per poi farlo ragionare, dicendo “Era mi ha inviato per
frenare la Spada e infierire a parole, la tua ricompensa sarà maggiore”. Si ripete lo schema di
soluzione psichica: così come Achille aveva proposto ad Agamennone un calcolo di
ricompensa astrattiva nel futuro, così ora la Dea fa lo stesso con Achille. Si nota:
- Atto violento: la prima azione della dea è violenta, come blocco immediato della
psichica emotiva per ragionare in rapporto al futuro. La dea è quindi un’istanza di
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controllo razionale, il logos, ma agisce inizialmente con la forza, come se la ragione
dovesse prima operare un arresto tale da controbilanciare la forza della passione.
Quindi, per bloccare il consumo di un desiderio dobbiamo colpire noi stessi;
- Estraneità della dea: l’istanza di controllo razionale della dea si presenta come un
coscienza esternalizzata che parla alla coscienza del soggetto. Si pone in una
condizione sopraelevata, come se l’Io fosse fuori da sé.
Anche oggi, quando agiamo in virtù di forti emozioni, ci giustifichiamo dicendo che “avevamo
perso il controllo, non eravamo noi”. Ma sentiamo anche una coscienza frenante, quello che è
il daimon aristotelico, una coscienza mista di istanze plurali che giocano in rapporti di forza tra
esterno e interno. La massima forza si ha rispetto a noi stessi, non verso l’altro.
Dinamismo psicodinamico
Nella cultura arcaica, il fulcro della personalità è il thymòs. Nel poema omerico ci sono tre
parole che esprimono contemporaneamente un organo della costituzione fisica soggettiva e
allo stesso tempo, indissolubilmente, una funzione psichica con immediata localizzazione nel
corpo, nella zona del petto:
- Thymòs: significa sangue, cuore e diaframma. La sua funzione è di vita, spirito,
carattere, volontà e mente. È un elemento ontologicamente rarefatto rispetto alla
corporalità. Si pone anche come mente, con gli elementi legati al ragionamento. Esso
configura la componente preponderante della personalità, esprimendo maggiormente
l’incarnazione dell’individualità rispetto all’emotività. Inoltre, indicando tanto l’organo
quanto la prestazione, esso si presenta come un vero e proprio soggetto: è il cuore che
prova la passione.
Quindi, la capacità psichica identificata nell’organo che la manifesta, incarnata nel petto,
è la capacità psichica dell’organo stesso e non dell’Io, il quale è soggetto della funzione del
cuore.
- Ker: cuore;
- Phrénes: diaframma.
La sede principale della personalità umana è il cuore, l’identità è localizzata nel petto. Essere
è essere individuati e definiti come passione, rispetto alla quale non abbiamo controllo: l’Io è
altro, c’è una continua alterità, a metà tra l’essere materiale e l’essere spirituale. 6
Psicosomatica dell’Odissea
Psyché
Nella concezione arcaica, psyché significava letteralmente “respiro, soffio, alito” e veniva
utilizzata per indicare l’idea del soffio vitale, principio che vivifica un corpo di un soma che
senza di esso è cadavere. Nei poemi omerici compare l’esalazione dell’ultimo respiro, come
sottrazione fisica del principio vitale al corpo che viene trasformato in cadavere. Rispetto a tale
aspetto, è interessante ricordare che fino al 1967 la morte era dichiarata solo a livello cardiaco,
rimando all’ultimo respiro. Oggi, la morte è dichiarata solo come “morte celebrale”: la proprietà
che distingue la vita dalla morte è l’attività psichica-mentale, ossia la coscienza. Cambiando
l’idea di morte, si cambia inevitabilmente anche l’idea di vita e l’integrità psico-fisica della
persona. Nell’Odissea, oltre all’estrazione letterale, compaiono:
- Svenimento di Andromaca alla vista del corpo esamine di Ettore: cade in uno stato di
morte apparente, la psyché viene quasi esalata;
- Sogno: è uno stato di morte apparente. Il soggetto che sogna non è l’individuo, tanto
meno il thymòs, bensì la psyché, la quale è sogno e funzione sognante.
La psyché si configura come soggetto vitale con la specifica funzion del sogno e della profezia,
il cui luogo proprio è l’Ade. Ulisse, quando si reca nell’Ade, si ritrova a contatto con le teste
esamine (evocate dal sacrificio, sangue, in quanto quando nel corpo sono nutrite) e hanno la
capacitò di profezia, tanto che Ulisse necessita di Tiresia. Quindi, la psyché:
- Principio vitale, soffio che induce l’animazione del corpo;
- Necessita del thymòs per vivificarsi;
- Può esistere fuori dal corpo, ossia nell’Ade;
- Assume il carattere della personalità / volto di chi la portava, quindi si trova nella testa;
- Sogna quando le altre istanze psichiche riposano e profeta quando è fuori dal corpo.
Riguardo alla sua consistenza, né materiale né immateriale, non bisogna porsi una domanda
ontologica, ma rifarsi al tema degli ordini di visibilità: non è res cogitans, ma l’invisibile che
siamo, non è una natura ontologica ma una percezione, un ordine diverso della visione che
domina e definisce l’essenza dell’oggetto. Insomma, l’Io non ha il controllo e ciò che siamo
deriva dai rapporti di forza fra le istanza psichiche in una guerra interna.
Soma
È il terzo aspetto della personalità: oltre ai due organi/funzioni, esiste il corpo nella sua totalità,
il soma, ossia ciò che resta della personalità umana quando il corpo è privato della psyché
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(concezione meccanica, movimento). È il cadavere che assume la perfezione dell’immobilità
e rispecchia noi stessi, la parte dell’individualità che si da nella quiete e nell’armonia quando
thymòs e psyché sono assenti. Quindi, la personalità umana è caratterizzata da tre elementi,
come istanze individuale che stanno insieme a fatica, insieme ad un’istanza esternalizzata che
saltuariamente interviene. Questa è la concezione psicosomatica antica: la presenza di più
soggetti che coesistono in un contesto conflittuale, il corpo.
La svolta di Odisseo
Tornato a Itaca, di fronte alle ancelle che si danno ai proci, il cuore di Odisseo è adirato e,
inferocito, oscilla nell’incertezza tra l’uccidere o meno le donne. Avviene un processo di
internalizzazione della coscienza:
- Odisseo rimprovera il suo cuore (io – altro) tramite un atto di forza e un successivo
argomento razionale, rivolgendosi però al passato.
La razionalità è la possibilità di ragionare le tempo, mentre la passione è l’espansione
immediata nel presente. La ragione ha in sé la computazione e il calcolo, proponendo sia un
elemento di forza che uno argomentativo. Compare l’abbozzo di un nuovo paradigma
psicosomatico, nel quale l’elemento di controllo è interiorizzato. Tale cambiamento avviene tra
l’VIII e il V/IV a.C. , sia a livello percettivo che a livello linguistico.
2 – LA MENTE IN PLATONE
Tripartizione psichica
Nel Fedone viene proposta l’analogia tra l’anima e l’armonia musicale: l’armonia si compie
attraverso il contrato, il controllo come dominio violento che avviene attraverso una fatica / atto
di forza in cui l’anima egemonizza la vita psichica. La psyché platonica è un complesso che
racchiude in unità la pluralità delle istanze psichiche, le quali non sono individualità ma parti
della totalità:
- Logistikon: è il logos, comprende la cognizione, il calcolo e il ragionamento. Ha sede
nella testa;
- Thymoeides: è l’ira, l’entusiasmo, l’aggressività e il timore. Ha sede nel cuore;
- Epithymetikon: è la fame, la libido. Ha sede nel ventre.
La sua si configura però come una psico-politica, in quanto la migliore forma statale è quella
in cui si ha Giustizia, ossia l’armonia tra i cittadini. La giustizia si da quando ogni cittadino
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rispetta la propria funzione (no eguaglianza), raggiungibile solo quando c’è armonia tra le parti
dell’anima. Si parla di isomorfismo tra forma statale e forma individuale.
Parzializzazione dell’attività psichica
Quando interviene il desiderio, esso non è mitigabile attraverso la stessa pulsione. L’anima è
portata totalmente a soddisfare tale desiderio, ma il desiderio non può mitigare se stesso,
quindi la sua mitigazione è operata dalla ragione che può guarire la malattia
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