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Storia della musica moderna e contemporanea

Anno in corso: 2014 - 2015, Cesare Fertonani. Appunti di Ilaria Pozzi, modulo A e B, 17/02/15 - 40 ore, 6 crediti, moduli A e B.

- Garzantina della musica

Modulo A

Prima parte del corso: competenze musicali (cos'è l'armonia, ecc.).

Modulo B

Gli altri due moduli sono dedicati specificatamente a Mozart e la grande opera: Idomeneo → biografia di Mozart, libro monografico su Idomeneo, saggio su Idomeneo (pag 53 - 84, fotocopie reperibili al quinto piano in segreteria). Ascolto: Idomeneo.

Concetti principali della musica classica

Uno dei concetti principali della storia della musica occidentale (musica classica, colta) è il concetto di opera d’arte musicale. È un concetto abbastanza dibattuto, cioè non è un concetto così pacificamente accettato. La musica classica si chiama così per lo stile di Mozart e anche perché ha una connotazione importante, un’etichetta in contrapposizione alla musica leggera. Musica classica perché classico vuol dire qualcosa di esemplare, qualcosa che si guarda con rispetto; invece, musica leggera è qualcosa legato al divertimento e intrattenimento. Sono due termini contrapposti (binomi concettuali).

Le definizioni non accettate. Sono due etichette che non funzionano perché in mezzo a queste due polarità c’è una quantità di musiche che non si possono catalogare né da una parte né dall’altra. La musica leggera viene definita anche musica di consumo, cioè musica che non verrebbe composta inizialmente con libere finalità artistiche ma con in testa l’idea di venderla quindi con un’idea commerciale. C’è un mercato anche nella musica d’arte: stabilire quanto la componente commerciale influisce sulla musica.

La storia della musica occidentale fino a parte del 1900 delinea un corso storico che non ha grossi problemi da questo punto di vista; i problemi veri e propri nella musica iniziano con il 1900 (esplosione di musiche che vengono riassunte in un’altra etichetta, la popular music, in cui rientrano tutto ciò che non è né musica d’arte né musica leggera; un’altra musica che è emersa è la musica etnica). In questo periodo la musica d’arte vive momenti difficili. Si scava progressivamente un solco sempre più profondo tra musica d’avanguardia (musica moderna che aveva rotto con le tradizioni del passato) e il grande pubblico. Questo scollamento viene riempito proprio dalle altre musiche (musica popular, jazz, ecc.).

Sviluppo e diffusione della musica di consumo

Con l’esplosione della società di massa e i mass media nasce per la prima volta una musica effettivamente di consumo, finalizzata per essere venduta. Tutto questo prima non esisteva, la musica era puro intrattenimento. Nella storia della musica occidentale c’è un principio fondamentale che la differenzia rispetto alle altre musiche proprio perché ancora nel 1900 resta un principio molto saldo, il quale viene messo in discussione, ma rimane un principio fondamentale cioè che per questa tradizione ci deve essere un testo musicale, un testo scritto formalizzato sulla carta pentagrammata e deve essere poi eseguita, deve essere portata in vita perché sennò resta solamente qualcosa di scritto. C’è un nesso fondamentale che si chiama appunto partitura che viene affidato poi agli interpreti (testo + esecuzione/interpretazione).

Esecuzione nella lingua italiana è un termine neutro, interpretazione invece mette l’accento sulla mediazione, in cui chi lo interpreta mette qualcosa di suo. La scrittura musicale si chiama notazione e inizia nel nono secolo d.C. La scrittura c’è sempre, è fondamentale. Quello che caratterizza dal medioevo ad oggi la tradizione della musica occidentale è il ruolo del testo perché ben preciso e prescrittivo, cioè segna sulla carta tutto quello che serve per l’esecuzione. L’interprete ha il compito di organizzare un progetto ben preciso. È questo che differenzia la musica d’arte (colta) da tutte le altre musiche perché in nessuna delle altre musiche il testo ha questo ruolo, anche quando il testo c’è.

Opera d’arte musicale

Compositore → Interprete → Pubblico

Testo (Partitura) → Esecuzione → Fruizione

Il compositore realizza un testo cioè fa un progetto e spetta all’interprete (mediatore tra compositore e il pubblico) di realizzare l’esecuzione e rendere quindi particolarmente fruibile la musica.

Testo: il compositore fissa nella notazione musicale la sua immaginazione.

Esecuzione: l’esecutore realizza in suoni la creazione fissata nel testo dal compositore.

Immaginazione: la creazione immaginata che il compositore ha fissato in un testo risuona per mezzo dell’immaginazione dell’esecutore perché prenda vita e parli così all’immaginazione dell’ascoltatore.

Ogni tipo di notazione musicale fa riferimento a una certa prassi esecutiva o codice (cioè il modo di eseguire). Ai tempi di Mozart la musica veniva eseguita in modo completamente diverso rispetto ad oggi. La musica si può interpretare in mille modi diversi. A seconda di esecuzioni diverse i significati che attribuiamo alla musica cambiano.

Triangolo dell'opera d’arte musicale

Opera d’arte musicale: può essere rappresentata da un triangolo. Ai due vertici ci sono il testo e l’esecuzione, al terzo vertice c’è l’immaginazione.

Una certa corrente idealistica di pensiero della seconda metà del 1800 e prima parte del 1900 tendeva a dire che quello che conta è il testo. Quindi l’opera d’arte è la partitura. Se è vero che in tutta la storia della musica occidentale il testo è fondamentale e ha un valore prescritto, questa importanza al testo non è stata sempre la stessa dal medioevo ad oggi. Ci sono generi e periodi storici in cui il testo ha un valore vincolante. Non è stato sempre così. Fino all’epoca di Mozart l’idea di testo come l’abbiamo oggi è un’idea molto più larga con tutta una serie di oscillazioni. Il testo ha uno statuto relativamente debole, non qualcosa che è nato una volta per tutte.

Un esempio è il sistema produttivo italiano dell’ottocento che è un sistema prevalentemente commerciale (affittare teatri e programmare opere). Il sistema impresariale nasce nel 1637 (viene aperto il primo teatro d’opera pubblico nel quale possono accedere tutti quelli che possono permettersi di pagare il biglietto d’ingresso o affittare un palco per la stagione). Essendo l’opera italiana un genere commerciale e diffuso in tutta Europa, ci si assicura che possa piacere al pubblico. Il testo è prescritto ma fino ad un certo punto. A poco a poco nella storia della musica incomincia a farsi strada l’idea di un testo molto forte e compiuto. Questo riguarda molto di più la musica strumentale (definisce sempre più l’idea di un testo dato una volta per tutte). Si fa strada a questo concetto di opera d’arte musicale forte che i tedeschi definiscono con la parola WERK. Difficile poterla identificare solamente con il testo. La musica d’arte non può vivere senza un testo perché non è improvvisazione e quindi non può essere identificata con la sola esecuzione. Non può neanche essere identificata con il momento della fruizione perché ci sono due figure molto importanti ovvero il compositore e l’interprete.

Roman Ingarden

Roman Ingarden (filosofo polacco) nel suo libro “L’opera musicale e il problema della sua identità” afferma che l’identità dell’opera d’arte musicale è nella correlazione che c’è tra la partitura (opera schema ovvero il progetto) e il complesso infinito di tutte le svariate possibilità della sua realizzazione sonora. La somma di tutte le esecuzioni corrette nel rispetto di tutti quegli aspetti che il testo musicale fissa in modo univoco e nel rispetto di tutti quegli aspetti che il compositore fissa in modo più generico. Tutto ciò anche nel rispetto di tutti quegli aspetti musicali lasciati indeterminati. Corrette vuol dire che tutte le esecuzioni rispettano tutto ciò che l’esecutore fissa in maniera univoca.

Aspetti fissati in maniera univoca

  • Altezza dei suoni: Quali note si devono suonare. Disposizione delle note sul pentagramma. Melodia (successione di suoni orizzontali che hanno una determinata durata; è formata dall’altezza più la durata di un suono).
  • Durata: Figure ritmiche cioè quanto queste note durano nel tempo. Si riferiscono al ritmo.

Aspetti fissati in maniera più generica

  • Tempo: “es. allegro”, la musica deve essere eseguita con un tempo mosso.
  • Indicazioni di dinamica: Intensità del suono cioè con quanta intensità un suono deve essere prodotto (f = forte), (crescendo = vado da un’intensità piano o mezzo piano fino ad arrivare ad un’intensità forte).

Infine ci sono degli aspetti su cui il compositore non dice nulla, quindi vengono lasciati indeterminati. In questi spazi in cui non c’è un’indicazione precisa l’interprete può giocare a suo piacere. Musica semplice accompagnata da una melodia (essa è la parte principale, il resto è puro accompagnamento).

Articolazione della musica

Articolazione: modo di pronunciare le note. Se sulle note ci sono dei pallini vanno suonate staccate, se si suona in modo legato cioè senza lasciare interruzione tra le note c’è una barra sopra le note.

Dimensione verticale della musica: armonia. Se la melodia riguarda la linearità orizzontale della musica, l’armonia riguarda essenzialmente la verticalità, cioè la simultaneità dei suoni.

Accordo: è una sovrapposizione simultanea di più suoni. Nella musica d’arte fino a tutto l’ottocento gli accordi di base su cui si fonda il sistema tonale sono accordi di tre suoni: triade. Sono accordi disposti in maniera molto precisa per intervalli di terza cioè sono sovrapposti.

Intervallo: è il rapporto tra l’altezza di due note. Due note che possono essere simultanee, cioè che io suono simultaneamente, oppure successive. Per esempio DO e RE è un intervallo di seconda; DO, RE e MI è un intervallo di terza. Se si sovrappongono due intervalli di terza si forma un accordo. La qualità armonica è data dal fatto che devono essere almeno tre note. Ecco il motivo per cui viene chiamato triade.

Accordo di settima: DO MI SOL SI (due intervalli di terza).

Il sistema tonale si basa su una distinzione qualitativa degli intervalli: una distinzione di tipo binario (consonanza e dissonanza). Questi due concetti fanno riferimento a due ambiti, a due dimensioni: l’ambito della consonanza è ciò che dà un senso di quiete e riposo, qualcosa che potrebbe esistere di per sé in sé anche se in realtà non è vero, rappresenta un punto di arrivo e di distensione; la dissonanza è ciò che genera tensione e dinamicità e ciò che è dissonante, il quale può essere un intervallo o un accordo, deve necessariamente risolvere in una consonanza. Qualcosa sempre in movimento.

Cadenza sospesa: successione di due accordi uno consonante e uno dissonante.

Le scale e il sistema tonale

Le scale sono successioni di sette note (DO RE MI FA SOL LA SI DO - scala di do maggiore, si chiama così perché la prima nota è la più importante di tutte, la seconda più importante è la quinta perché è costruita sopra di essa l’accordo più dissonante, poi è molto importante anche il quarto e il settimo grado, gli altri sono un pochino meno importanti rispetto agli altri gradi. Se un pezzo è in do maggiore farà riferimento quindi a questa scala e quindi al pezzo d’inizio).

Ciascuna scala fa riferimento a una tonalità. Dal 1600, e trova convinta affermazione nel 1700, la tonalità sostituisce definitivamente il sistema precedente che è il sistema della modalità. Sono due sistemi simili. Si prende un caso tra i tanti possibili contemplato nella modalità che diventerà un processo di rilevanza.

Il sistema tonale è fondato su un sorta di artificio matematico. Fa riferimento a una suddivisione dell’ottava in unità minime che sono tutte uguali tra di loro. Queste unità minime sono i semitoni. La tastiera del pianoforte riflette questo temperamento equabile. I suoni vengono ridotti ad un’unità di misura standard tutte uguali tra di loro. Il semitono sulla tastiera è la distanza di un intervallo che c’è tra due tasti di un pianoforte. Se c’è un semitono ci sarà anche un tono, ovvero la somma di due semitoni. Questo comportò dei grossi problemi nel Seicento soprattutto quando si suonava insieme (grossi problemi di accordatura).

Quindi alcuni teorici, soprattutto tedeschi, inventano questo sistema: temperamento equabile (si basa sul principio di razionalizzazione matematica per cui si sceglie un’unità di misura minima e in base a quella si costruisce un sistema che poi sia riconducibile a quella nota prefissata). Si afferma non come una grande scoperta/invenzione, ma ci furono delle dispute pazzesche perché tutta una parte del mondo musicale non si voleva piegare dinnanzi a questo artificio perché appiattiva un po’ la ricchezza dei suoni che sono prodotti. Ancora oggi se si mette insieme a suonare un pianoforte e un violino, il violinista dovrà fare una sorta di operazione di adeguamento al fatto che suona con un pianoforte. In una certa tonalità (esempio DO maggiore) su uno strumento ad arco sarà leggermente più alto rispetto alla nota del pianoforte perché spinge molto di più verso la nota superiore. Se suono da solo invece posso avere maggiore libertà. Il temperamento equabile però con il tempo si impone perché consente di ottenere una sorta di globalizzazione nella accordatura degli strumenti. Anche se le cose in musica non sono mai così semplici.

L’accordatura riguarda il modo con cui vengono suddivisi gli intervalli nella scala musicale. Un problema di questo metodo è quello dell’altezza. Molto tardi cioè nel corso del novecento si decide che la nota di riferimento per l’accordatura è il LA che ha una frequenza di 440 Hertz. Nel seicento, settecento il diapason era estremamente variabile. La tonalità sarebbe impensabile senza questo riferimento. Il temperamento equabile è ancora in utilizzo per tutta la musica tonale. La musica d’avanguardia però ha incominciato ad utilizzare intervalli più piccoli. Il concetto di tonalità implica il concetto di gerarchia e di una relazione funzionale.

I sette gradi della scala corrispondono a delle funzioni tonali. Sono funzioni che si esplicano in una dimensione sia verticale che orizzontale.

  • Modo maggiore: in tutte le scale tonali di modo maggiore avrò gli intervalli disposti in una sequenza fissa e cioè un tono tra DO e RE, un tono tra RE e MI e un semitono tra MI e FA (questo perché non c’è il tasto nero), un tono fra FA e SOL, un tono fra SOL e LA, un tono tra LA e SI, un semitono tra SI e DO.
  • Modo minore: le note sono disposte sempre secondo un certo ordine che però è leggermente diverso perché sono diverse le posizioni in cui cadono dei semitoni.

Non tutte le note di una scala sono uguali ma ci sono delle gerarchie. Nel concetto di tonalità alcune di queste note sono più importanti di altre. La più importante è la prima ovvero DO (questo primo grado si chiama tonica); importante uguale è l’accordo che creo su questa nota. Il secondo più importante è il quinto (dominante); il terzo grado fondamentale è il quarto (sottodominante). Gli altri gradi rispetto a questi tre sono meno importanti. Il secondo si chiama sopratonica, il terzo mediante o caratteristica, il sesto sopra dominante e il settimo si chiama sensibile.

La cadenza è una formula melodica armonica che serve per creare punteggiatura. La tipica cadenza è una cadenza primo, quarto, quinto, primo. La sottodominante serve per passare dal primo grado al quinto. Nelle armonie gli accordi sono costruiti da tre accordi ma posso inserirci un altro accordo per arricchirlo.

È importante il concetto di modulazione cioè il passaggio di una tonalità ad un’altra. Un passaggio verso altre tonalità di riferimento per poi ritornare al modo di partenza. È anche per questo che ci sono i tasti neri oltre che i tasti bianchi in un pianoforte. Costruire lo stesso modello del DO partendo però dal RE: RE - MI un tono, un altro tono con MI - #FA, SOL, un tono SOL - LA, SI - #DO. Su qualsiasi grado dovrò adattare la successione di toni/semitoni, tasti bianchi e tasti neri. Sono due le principali alterazioni: diesis e bemolle. Hanno due funzioni opposte: la prima innalza la nota davanti al quale è posto di un semitono, il secondo invece abbassa la nota di un semitono.

Uno degli intervalli che è più stretto in natura di un semitono è tra il settimo e l’ottavo grado. Altro intervallo che al contrario è più ampio è ad esempio l’intervallo di terza maggiore. Negli strumenti più antichi quelli accordati secondo altri temperamenti, c’erano due tasti neri: uno per la nota “disegnata” che spinge quindi verso l’alto, l’altro per il be molle che spinge verso il basso. La trovata geniale del sistema tonale...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/07 Musicologia e storia della musica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ilaria da Parigi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della musica moderna e contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Fertonani Cesare.
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