STORIA DEL DIRITTO MEDIOEVALE E MODERNO
LINEA DEL TEMPO
Il precedente immediato è il medioevo europeo che è costituito dagli ultimi due
secoli dell’evo antico, una stagione della storia che sotto il profilo giuridico
rientra nella giurisdizione del diritto romano ma nella sua stagione finale, l’età
tardo-antica che possiamo anche cogliere individuando secoli ai quali facciamo
riferimento buona parte del quinto secolo dopo Cristo, il Quattrocento, il
secolo precedente, il quarto, cioè il Trecento dopo Cristo.
Una stagione della storia che si faceva cessare con la deposizione di quel
giovinetto, Romolo Augustolo, che sarebbe poi passato alla storia per essere
stato l’ultimo imperatore romano d’occidente. Allora, nel 476, nessuno sapeva
che nessun altro imperatore per molti secoli sarebbe salito al trono.
Siamo soliti indicare il 476 come la data convenzionale di inizio del Medioevo
(medio-evo, età di mezzo). Periodo di mezzo perché sta tra l’età antica e l’età
moderna. Una stagione dalle molte sfaccettature e anche in qualche modo un
po’ schizofrenica, con due volti: uno di crisi, decadenza, barbarie costituita dai
primi secoli del Medioevo che vengono battezzati secoli dell’alto medioevo
(cinquecento, seicento, settecento) fino all’anno mille; secoli delle invasioni
germaniche dall’oriente d’Europa all’Occidente, della crisi della civiltà romana e
delle sue istituzioni e anche della tradizione del diritto romano. Un medioevo
che ha un’altra faccia della medaglia, quella della rinascita con il Rinascimento.
La storia europea non ha conosciuto soltanto il Rinascimento del sedicesimo
secolo ma anche un rinascimento medioevale, una rinascita quella che prende
avvio con il Mille e che sempre i medievisti chiamano basso medioevo (secoli
dall’undicesimo al quindicesimo).
L’età moderna ha a sua volta un anno di inizio convenzionale che coincide con
la scoperta delle Americhe, di un nuovo continente che allarga a dismisura i
confini del mondo fino ad allora conosciuto perché si tratta di una enorme
vastità di regioni che entrano a far parte della dimensione territoriale sulla
quale le monarchie europee vantano di esercitare la loro giurisdizione, dalla
Spagna che finanzia la spedizione di Colombo alle altre monarchie europee che
segnarono il nuovo mondo delle proprie rotte per lucrare delle molte ricchezze,
vantaggi economici che da esso si potevano trarre.
scoperta dell’America, il mondo si allarga e si apre una nuova fase
1492:
della storia definita età moderna proprio per le molte novità che essa ha
comportato.
Questa partizione cronologica è una partizione che asserisce a una tradizione
risalente al 1800, la prima grande storiografia europea che si guarda indietro e
battezza le età della storia.
Un’età moderna che anch’essa si chiuse o venne chiusa con un altro evento
fatale per l’Europa continentale: nel 1789 l’avvio dei moti rivoluzionari in
Francia dalla presa della Bastiglia alla Rivoluzione francese. La civiltà cambia
ancora e sotto il profilo giuridico segnerà l’aprirsi dell’età del diritto codificato,
l’età delle codificazioni.
Nel 1804, dopo la Rivoluzione, dopo le riflessioni post-rivoluzionarie che
smussano le punte più aspre dell’intransigenza dei rivoluzionari giacobini che
aspiravano a sovvertire i canoni degli assetti sociali della Repubblica francese e
di quelle parti dell’Europa che erano state conquistate dagli eserciti
rivoluzionari, che gravitavano nell’orbita della Francia rivoluzionaria.
Nel 1804 quello che era stato il rivoluzionario capo della parte più intransigente
dei giacobini ma poi
progressivamente è diventato sempre più moderato e politico nel coniugare
istante di mutamento con esigenze di stabilità, Napoleone, che da primo
console viene incoronato imperatore dei francesi, nello stesso anno promulga il
primo Codice della storia giuridica dell’Europa continentale: un codice civile, il
Code Napoleon.
Non poteva essere altro che un codice civile quello che apriva la stagione del
diritto codificato perché il diritto civile che comprende diritto delle persone,
della famiglia, delle proprietà, delle successioni, è un tessuto della vita sociale,
quello che regola i comportamenti sociali, famigliari e collettivi; il fondamento
al quale seguirono, sempre con la firma napoleonica, gli altri codici anch’essi
inediti: penale, procedura penale, procedura civile e un codice di commercio.
Quella si apre nel 1789 è stata rinominata età contemporanea che non è
ancora conclusa.
N.B.: le date sono tutte convenzionali, un gruppo di storici si riunisce e decide
quale può essere la data più importante. Ad esempio, verso la fine del 400
l’esercito turco, ottomano, guidato da Maometto II conquista Costantinopoli e
quello che era l’impero bizantino diventa Impero Romano. È l’orientalizzazione
di una parte d’Europa che fino ad allora aveva gravitato verso Occidente era
stata Impero Romano, poi Impero Romano d’Oriente.
Bisanzio che era il suo centro viene ribattezzata Costantinopoli da Costantino
che era il primo imperatore cristiano e adesso si chiama Istanbul che è il nome
turco dato ad una capitale che era stata capitale dell’Impero Romano
d’oriente però comunque come data di inizio dell’età moderna gli storici ci
hanno messo la scoperta dell’America. Gli storici ci danno dei paletti entro i
quali muoverci.
La storia dell’età tardo antica ci dice che la deposizione di Romolo Augustolo
non era stata un avvenimento così catalizzante, destabilizzante nell’ambito
della difficile contingenza che allora attraversava l’impero d’occidente e l’Italia
e Roma in particolareperiodo di grande crisi, il grande esercito della Roma
imperiale era fortemente ibridato dalla presenza di milizie mercenarie, pagate
al solido da Roma, che altro non erano che gruppi di uomini armati di origine
germanica organizzati in grandi gruppi famigliari, legati da vincoli di sangue
con varie denominazioni che vivevano fuori dai confini dell’Impero d’occidente
e che offrivano la loro abilità di guerrieri ai generali romani andando a fare
campagne militari all’interno dell’esercito romano. Si tratta di una presenza che
diventa incisiva tanto che l’esercito romano non ne può più fare a meno e
questi militari di origine germanica ambiscono ad alti gradi nell’esercito e li
raggiungono, diventano ufficiali, generali.
Figlio di un generale straniero e di una nobile-donna romana era proprio
Romolo Augustolo che viene deposto da un altro generale sempre di origine
germanica, un re di una piccolissima stirpe germanica, gli Eruli, che
combatteva nell’esercito romano ed era così potente che depone dal trono
imperiale il giovinetto Romolo Augustolo, lo tiene prigioniero, lo fa sparire e di lì
a poco viene ucciso.
Scompare un imperatore ma un imperatore che quasi nessuno conosceva, che
era un ragazzino e che in linea di massima non comandava nulla e Odoacre, re
degli Eruli, furbo, non pretende di fare l’imperatore, manda via le insegne
imperiali a Roma all’imperatore d’Oriente Zenone e comincia a comandare su
quello che era stato l’Impero Romano d’Occidente.
La sua ambizione era impadronirsi di potere sull’esercito intero, eventualmente
anche ricchezze ma
non andava a coprire quella dimensione immateriale di istituzione che era
l’Impero Romano nell’idealità del tempo.
Dopo aver mandato le insegne a Zenone inizia a fare il bello e il cattivo tempo
a Roma e sull’impero.
IMPERO E CHIESA NELL’ETA’ TARDO ANTICA
Prima del 476: guardiamo ai cambiamenti che erano intervenuti nell’Impero
Romano e che ne avevano segnato i caratteri dell’età tardo antica che saranno
quelli che passeranno in eredità al Medioevo dell’intera Europa continentale
che era stata parte della giurisdizione romana o che comunque era stata
influenzata dalla cultura romana.
Nell’anno 212 l’Imperatore Caracalla (noto per la sua non perfetta stabilità
mentale) che era politico accorto e lungimirante emana un editto (un
provvedimento amministrativo degli imperatori) con il quale estende la
cittadinanza romana a tutti i sudditi dell’Impero EDITTO DI CARACALLA (212
d.C.)
Il tradizionale assetto della struttura istituzionale della Roma classica e
repubblicana riconosceva la civitas romana al civitus romano, il cittadino della
Roma capitale ma i confini dell’Impero sono ormai talmente larghi e le pretese,
le aspettative degli abitanti delle province assoggettate dalle armi dell’esercito
romano erano quelle di essere trattati come i cittadini di Roma, il che voleva
dire godere delle medesime garanzie, dei medesimi benefici senza quelle
discriminazioni che fino ad allora erano in vigore e comunemente accettate.
Esercitano pressione sull’imperatore (Caracalla) perché gran parte
dell’economia si reggeva sulle province: Gallia romana, Spagna. Era
convenienza dell’Imperatore allargare la cittadinanza romana a tutti i sudditi
dell’Impero. Questo comportò una “normalizzazione” di quella che era la
tradizione normativa dell’Impero che estendeva ai sudditi i medesimi diritti,
doveri, garanzie previste dall’assetto normativo. Un assetto normativo che
nell’età tardo antica della Roma imperiale era ormai irrigidito in due filoni di
norme:
1. Le constitutiones (costituzioni imperiali): leggi scritte che prevalgono su
quel diritto consuetudinario che era stato in età classica la fonte
principale, primaria del diritto romano in quanto espressione della
volontà popolare condivisa e stabilizzata nel tempo (consuetudine)
2. Gli iura: diritto giurisprudenziale ereditato dallo ius respondendi di cui
erano titolari i giuristi della romanità classica che aveva nei secoli
riconosciuto un valore normativo a interpretazioni giurisprudenziali legate
a casi di specie sui quali i grandi giuristi, la grande scienza giuridica di
età classica aveva creato una ricca giurisprudenza che toccava tantissimi
nodi del diritto civile e del diritto penale
Questo bagaglio normativo con l’estensione della cittadinanza romana a tutti i
sudditi dell’impero diventa bagaglio normativo condiviso nei larghi confini
dell’Impero.
Altro fattore di omogeneizzazione destinato a essere trasmesso al medioevo e
ad avere una enorme forza incisiva ed espressiva attiene al progressivo
radicamento della professione di fede cristiana rispetto all’antico e tradizionale
paganesimo che aveva contraddistinto la storia della spiritualità della Roma
classica e della prima stagione della Roma imperiale.
Nel 313 l’imperatore Costantino, il primo imperatore che si professa cristiano,
con un editto che porta il suo nome e anche quello della città nella quale venne
promulgato, editto di Milano, dichiara la liceità, la libertà di professare la
religione cristiana all’interno dei confini dell’Impero è un primo passo verso la
successiva disposizione di un altro grande imperatore.
Ormai vi era la distinzione tra Impero d’Oriente e Occidente e quindi avevamo
due imperatori: l’imperatore d’Oriente Teodosio emana nel 380 l’editto di
Tessalonica con cui dichiara che la religione ufficiale dell’Impero sia d’Oriente
che d’Occidente era la religione cristiana e questo ovviamente è un ulteriore
fondamentale collante dell’Europa occidentale che era stata romana o soggetta
all’influenza romana.
fondamenti che non possono essere deposti da Romolo Augustolo perché
sono caratteri fortemente incisi nella civiltà e nella cultura di quei secoli.
Vista la stagione di crisi dell’istituzione imperiale che si avvicinava alla sua fine,
fu l’affermarsi della pratica di professione della fede cristiana ad avere gli
effetti immediatamente più evidenti, incisivi e corrispondenti a
quell’emergenza che l’Impero d’Occidente stava attraversando e che ne
avrebbe segnato la fine.
La nuova libertà di culto e poi il primo del culto cristiano ribaltano i rapporti
delle professioni di fede all’interno dell’Impero. I culti pagani diventano
minoritari, nel giro di pochi decenni saranno addirittura perseguitati, proibiti
come lo era stato fino a poco prima il cristianesimo.
La nuova dimensione della religione cristiana implicò necessariamente
un’organizzazione da parte di cui furono artefici i ministri del culto, i sacerdoti.
Le chiese, non più nascoste nelle catacombe, diventano luoghi di aggregazione
e di riferimento per gli abitanti del territorio circostante. Le prime chiese
nascono fondamentalmente come centri battesimali dove viene somministrato
il sacramento del battesimo, dove i bambini appena nati vengono battezzati ed
entrano a far parte della comunità cristiana e gli adulti si convertono al
cristianesimo sempre attraverso il battesimo.
In una stagione in cui l’Italia, l’Europa sono attraversate da popolazione
germaniche che depredano, uccidono e per la gran parte sono pagane e quindi
non solo nemici, gente di cui avere paura ma anche gente portatore di una
diversa religiosa, infedeli come di lì a poco saranno battezzati gli arabi di
religione musulmana che dall’altra parte del mediterraneo cominceranno ad
aggredire le coste della Sicilia, della Calabria, della Spagna.
Le chiese, i luoghi di culto, centri battesimali diventano punto di riferimento per
le popolazioni che vivono attorno ad esse e che faranno riferimento alla chiesa
come luogo in cui trovare la protezione di quattro mura da eventuali scorrerie
di armati in cerca di preda, rifugio da calamità naturali e dei soggetti, i
sacerdoti, che quasi fisiologicamente da pastori di anime, ministri del culto, si
fanno carico anche di funzioni che più propriamente sarebbero state di
competenza delle istituzioni civili: i registri battesimali che diventano degli
antenati dei registri nell’anagrafe, dove si registrava chi nasceva e veniva
battezzato e chi riceveva l’estrema unzione e moriva, chi era proprietario di
una terra, chi la prendeva in affitto per lavorarci conferendo metà del prodotto
lavorato al proprietario che di solito era la chiesa che aveva ricevuto la terra
come lascito, donazione da qualche agiato parrocchiano e non potendo il
parroco lavorarla tutta personalmente la dava in locazione.
A livello più largo la chiesa come luogo di culto e di riferimento deve essere
declinata come le chiese, i vari luoghi che connotano un territorio più largo il
quale mette in piedi un’organizzazione, una rete fra le parrocchie, i centri
battesimali che riconosce un primus interpares tra i sacerdoti delle singole
chieseun episcopus (vescovo) che controlla una circoscrizione ecclesiastica
nella quale vi sono molteplici parrocchie.
La prima organizzazione della chiesa cristiana sul territorio dell’Europa
occidentale fu un’organizzazione di base vescovile: vescovati più o meno
grandi tanto che quelli più grandi di dimensioni e si distinguevano per numero
di credenti presero il nome di arcivescovati.
Solamente qualche secolo dopo, fra il Cinquecento e Seicento dopo Cristo,
questa organizzazione di base vescovile si evolve riconoscendo la necessità per
la chiesa, che si andava facendo carico di compiti sempre più incisivi nei
confronti dei proprio fedeli e che spesso sconfinavano in quella che avrebbe
dovuto essere una giurisdizione civile ma che non trovava più delle istituzioni
civili che la potessero esercitare l’impero era collassato, l’ultimo imperatore
era stato deposto, c’erano dei re germanici che non si faceva carico di gestire
tribunali piuttosto che uffici amministrativi e allora ci pensava la chiesa non
solo perché aveva da esprimere la sua missione evangelica ma anche perché i
suoi ministri (vescovi, arcivescovi, sacerdoti) intuirono lucidamente che quella
era una grande carta da giocare: se la chiesa offriva protezione diventava un
punto di riferimento e forse sarebbe arrivata ad esprimere un importante
potere politico oltre a quella giurisdizione spirituale che le era propria.
Ecco che il braccio di ferro che vedremo per tutto il medioevo tra Chiesa e
Impero (che rinasce con i carolingi e Carlo Magno, con una nuova veste e un
nuovo titolo) viene da quella stagione precedente in cui la chiesa era diventata
di fatto titolare di buona parte della giurisdizione civile perché non c’era
nessuno ad esercitarla.
La situazione che dal secolo successivo la deposizione di Romolo Augustolo
(400) si va prospettando un’organizzazione vescovile territoriale della Chiesa
quando si avverte il bisogno di una guida stabile che segni le linee guida, le
direttive dell’intera comunità cristiana. Direttrici sia sul piano dell’espressione
della fede (è la stagione in cui è necessario affermare dei principi di base e
saldi, i dogmi di fede) e che costituisca anche una guida politica nei rapporti
con le istituzioni civili, nel tentare di avviare contatti diplomatici con gli
occupanti germanici che ormai si sono insediati in varie zone d’Europa e quella
figura verrà denominata con il titolo che era stato quello proprio di un grande
sacerdote, ministro della Roma classica e pagana:
Pontifex pontefice, il papa, l’erede di San Pietro, il vescovo sopra tutti i
vescovi che inizialmente sarà una figura che esprimerà un primato temporaneo
e che poi alla fine del Cinquecento si stabilizza al vertice supremo della
gerarchia ecclesiastica e verrà individuato fra i vescovi attraverso
l’acclamazione da parte della popolazione di Roma. Solo molto più tardi, verso
l’11 secolo, si arriver
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