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Estratto del documento

CIRCOSTANZE:

In Russia in quel momento c’era un regime autocratico molto arcaico che era controllato dallo zar Nicola II; la monarchia

zarista aveva ancora molte caratteristiche di una monarchia assoluta dell’antico regime e il sistema economico russo

ignorava quasi completamente la rivoluzione industriale (salta tutte le rivoluzioni che avevano cambiato il mondo alla

fine dell’800).

In Russia c’era sostanzialmente due grandi città, San Pietroburgo (durante la guerra diventa PIETROGRADO) e Mosca,

nelle quali c’erano dei primi piccoli nuclei industriali e un ceto medio di cultura europea che ha portato la cultura russa

a livelli eccezionali. Il problema è che questi nuclei industriali e questa borghesia molto colta si perdevano nell’oceano di

contadini poverissimi e analfabeti che caratterizzavano il 90% del resto della popolazione russa. La Russia è

caratterizzata da vastissime distese, le quali erano abitate da milioni di persone sparse in questo territorio enorme,

spesso in pochissimo collegamento tra di loro e che tendono ad ignorare completamente ciò che avveniva a Mosca e a

Pietroburgo.

Quando scoppiò la guerra milioni di contadini vennero chiamati a morire per questo Stato verso il quale non sentono

alcuna appartenenza. Ad un certo punto il governo dello zar a Pietrogrado, di fronte alle difficoltà persistenti sul fronte

compie la scelta fatale, ossia prendere tutti gli approvvigionamenti alimentari disponibili nelle città e nelle campagne e

lo portano al fronte per cercare di sostenere l’esercito in difficoltà: per sfamare l’esercito hanno affamato i civili.

Di conseguenza il sistema sta iniziando a cedere, perché sul fronte militare non c’è nessuna attenzione verso la

condizione dei soldati (2 milioni di morti) e nel fronte interno i civili muoiono di fame; questa condizione subentra nel

clima di stanchezza che caratterizzata il 1917 in tutt’Europa.

Le rivoluzioni sono due: uno a febbraio e una a novembre.

A febbraio c’è uno sciopero a Pietrogrado per la fame, in pratica le donne scendono in strada e chiedono il pane; le

autorità di fronte a questo sciopero chiedono allo zar cosa fare, il quale risponde in maniera automatica di mandare

l’esercito a reprimere quanto stava succedendo. Ma i soldati che erano stati mandati a reprimere la folla, solidarizzano

con questa e si uniscono perché sono tutti esasperati dalla situazione.

In un giorno, con un solo scossone, come un castello di carte la monarchia zarista cade su se stessa, lasciando un vuoto

di potere. A riempire il vuoto di potere sono gli esponenti della borghesia urbana di Pietrogrado che hanno una cultura

di stampo europeo e quindi hanno come modello di riferimento l’Inghilterra; essi vogliono costruire un governo

provvisorio che deve portare ad un sistema parlamentare come quello britannico (primo ministro = principe L’vov). I

contadini e i soldati al fronte hanno un altro modo per organizzarsi, infatti iniziano ad incontrarsi per discutere e

prendere decisioni in modo totalmente indifferente nei confronti del governo provvisorio (si incontrano in assemblee

popolari, in russo SOVIET).

Quindi, sostanzialmente il vuoto di potere viene occupato da due poteri che si ignorano reciprocamente:

- governo provvisorio a Pietrogrado, che vuole arrivare ad un sistema liberale;

- i soviet dei contadini, operai e soldati.

40

Ma chi governa effettivamente in Russia, chi prende le decisioni? Il governo provvisorio dice una cosa, mentre i soviet ne

dicono un’altra; questo dualismo di potere paralizza completamente la situazione (caos generale).

Lenin in quel momento era in esilio in Svizzera e vorrebbe tornare a Pietrogrado, ma non si può perché c’è la guerra. A

Berlino lo vedevano come un pericoloso rivoluzionario, ma pensano che se lo avessero fatto arrivare a Pietrogrado,

come tanto desiderava, avrebbe fatto sprofondare ancora di più la Russia nel caos e questa si sarebbe ritirata dalla

guerra; una volta crollata la Russia, i tedeschi avrebbero preso tutte le truppe impiegate su quel fronte e le avrebbero

spostate sul fronte occidentale, vincendo la guerra. Lenin protetto dai tedeschi, ad aprile, arriva a destinazione e si

incontra con gli altri esponenti bolscevichi, dicendo che dovevano agire subito per mettere in atto la rivoluzione. Egli

mise per iscritto un opuscolo che si chiama “Le tesi d’Aprile”, il quale fornì ai rivoluzionari bolscevichi le coordinate per

l’azione.

Le cose dette da Marx risalgono al 1867 e sono state espresse in termini nazionali, ma nel frattempo il sistema

economico è cambiato e quindi bisogna cambiare prospettiva: lo sfruttamento capitalistico è una catena internazionale

che stringe nei suoi anelli il proletariato di tutto il mondo. Questa metafora che usa Lenin sta ad indicare che il

capitalismo è un fenomeno mondiale, non dei singoli paesi, e opprime tutti lavoratori. Tale catena non è tutta uguale,

infatti ci sono dei paesi in cui la borghesia è più forte e detiene abbastanza capitale da mobilitare un intero apparato

statale complesso (Inghilterra) e quindi essa risulta più resistente. Ci sono situazioni in cui l’anello della catena è più

esile e meno resistente, perché la presenza della borghesia è meno consistente e non detiene troppo potere. Allora con la

cesoia si deve spezzare la catena dell’oppressione capitalistica lì dove l’anello è più debole in modo da rompere la catena

ed avviare la rivoluzione mondiale. Il paese dove la borghesia è più debole è la Russia, quindi bisogna fare la rivoluzione

li per riuscire a mettere in moto una rivoluzione ancora più grande (epicentro). Per fare la rivoluzione non andrò a

parlare con il governo provvisorio perché questo ha un’impostazione di stampo librale, bensì andrò a parlare con i vari

membri dei soviet. Secondo Lenin era necessario dare tutto il potere ai soviet, in modo da avviare la rivoluzione in

Russia. Lenin va nei vari soviet ad alimentare la rabbia e la frustrazione delle persone,

spingendole a protestare ancora di più perché avevano tutte le ragioni per farlo; in

questo modo la Russia sprofondata ancora di più nel caos, con morti feriti e addirittura

un tentato colpo di Stato. Il disordine genera fino a quando Lenin ad ottobre si rende

conto che è arrivato il momento di agire, quindi c’è la seconda rivoluzione (rivoluzione

d’ottobre).

Il governo è sempre più debole e i bolscevichi hanno preso la maggioranza nei soviet,

quindi a questo punto Lenin parte all’attacco portando avanti l’attacco al palazzo d’Inverno (sede del governo).

Molto spesso si pensa all’assalto al palazzo d’Inverno come le masse in arme che assaltano e prendono possesso del

luogo del potere, infatti Stalin in occasione del decimo anniversario della rivoluzione aveva bisogno di celebrare in modo

glorioso l’evento e si rivolse a molti artisti per ricrearlo cinematograficamente.

In realtà fu un’operazione molto chirurgica e mirata, che venne portata avanti da Troijscki (grande collaboratore di

Lenin): egli aspettò la notte e sapendo che davanti alla porta d’ingresso c’erano tre guardie, decise di entrare dalla porta

sul retro insieme a pochi militanti attrezzati. Lui si siede alla scrivania come per dire che aveva preso il potere, mentre i

militanti si incontrano con le tre guardie sotto, le quali vengono annientate.

Quindi, il 15 ottobre del 1917 la situazione di caos in Russia finisce perché arriva al potere qualcuno che ha le idee molto

chiare su cosa deve fare.

Con la rivoluzione in Russia alla fine del 1917 effettivamente viene chiuso il fronte orientale e le truppe tedesche si

spostano verso l’Italia e il fronte occidente, infatti nell’autunno di quell’anno ci fu lo sfondamento del fronte italiano a

Caporetto e all’inizio del 1918 ci fu uno sfondamento anche in Francia. Questi attacchi vennero abbastanza contenuti,

poi arrivano le truppe americane e la Germania non riesce più a portare avanti la guerra.

La Grande Guerra è terminata non perché le truppe nemiche avevano invaso il territorio tedesco, ma perché il fronte

interno tedesco era troppo debole e non riusciva più a sostenere i militari al fronte.

TRATTATIVE DI PACE:

1. questioni politiche e internazionali: i quattro vincitori si incontrano a Versailles (David Lloyd George, Vittorio

Emanuele Orlando, Georges Clemenceau, Woodrow Wilson). Ad un certo punto

Vittorio Emanuele Orlando va via da Versailles e rimangono in tre.

Wilson è la persona più in grado di dare le carte, decidere cosa fare e imporre il

proprio punto di vista.

Le potenze in guerra dal 1914 hanno dovuto sostenere delle spese enormi, e

quindi i vari governi si sono ritrovati a chiedere dei prestiti:

La Francia aveva accumulato un debito del 258% (prendendo due volte e mezzo

tutta la ricchezza prodotta dal sistema economico francese si ottiene il debito

accumulato da questa potenza per la guerra); l’Inghilterra aveva accumulato un

debito del 175%, mentre l’Italia del 153%.

Tutti questi soldi erano stati prestati dalle banche private del sistema finanziario americano; esse volevano

indietro questi soldi, altrimenti la banca avrebbe fallito e tutti i risparmiatori sarebbero rimasti senza soldi. Di

41 conseguenza queste banche premono sul governo degli Stati Uniti affinché questi soldi tornino il prima

possibile.

Negli equilibri mondiali si sta verificando quello che viene chiamato un processo di transizione degli equilibri

del potere (il centro del mondo nell’Ottocento era l’Europa). Alla fine della Grande Guerra non c’è più il

pensiero “chi governa l’Europa governa il mondo intero” perché i paesi europei potentissimi, come Francia e

Gran Bretagna, che avevano controllato gli equilibri mondiali per un secolo si era indeboliti talmente tanto da

non avere più la forza per guidare tali equilibri.

Gli Stati Uniti essendo entrati in guerra nel 1918 non hanno una generazione falciata dalla guerra e non hanno

un debito economico così grande.

2. pressioni nazionali: ovunque la guerra è stato un trauma terrificante e la sua fine è stata accolta con gioia ed

euforia in tutti i paesi.

Mentre la guerra sta terminando arriva l’epidemia della spagnola in tutta l’Europa:

primo fattore di passaggio: il virus dagli animali passa agli uomini, i quali essendo tutti assembrati se lo

 passano tra di loro;

secondo fattore di passaggio: gli uomini si spostano molto, quindi quelli infettati portano il virus ad altre

 persone.

I medici per capire cosa stesse succedendo prendevano dell’acqua infetta, la filtravano e la facevano arrivare su

dei batteri, i quali morivano subito.

Nell’autunno del 1918, mentre la guerra sta finendo, si sviluppò un

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A.A. 2023-2024
109 pagine
SSD Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elenasofiamancinelli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Mattera Paolo.