RIASSUNTO MICROECONOMIA
CAPITOLO 1
1.1 Le scelte individuali
I padri fondatori dell'economia politica, Adam Smith, "non è certo dalla benevolenza
del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro pranzo, ma dal fatto
che essi hanno cura del proprio interesse". E il loro comportamento dipende soltanto
dalla convenienza economica che trovano nello svolgere il proprio lavoro.
1.2 Gli agenti e il mercato
Nelle economie di mercato operano agenti con funzioni e obiettivi differenti. Gli
individui infatti possono essere visti tanto nella veste familiare, dove essi lavora. no,
risparmiano, consumano, quanto nella veste di imprenditori cioè di agenti che
costituiscono delle entità economiche, le imprese, che hanno lo scopo di produrre beni
e servizi di qualsivoglia tipo da vendere agli individui. Pertanto considereremo le scelte
di due tipi di agenti: gli individui² e le imprese e assumeremo che ognuno di essi
ponga in essere delle scelte finalizzate ad un obiettivo da raggiungere e soggette a
determinati vincoli. Gli individui scelgono, sotto vincoli che saranno analizzati in
seguito:
• quanto istruirsi
•quanto lavorare
• quanto risparmiare in ogni periodo di vita
• cosa consumare, cioè quali beni e servizi domandare sul mercato.
Queste scelte degli individui sono poste in essere con l'obbiettivo di massimizzare il
proprio benessere. Cosa intendiamo con benessere sarà più chiaro nel testo, in
particolare nel Capitolo 3. Le imprese producono beni e servizi grazie utilizzando
fattori produttivi che, in generale, possono essere distinti tra capacità degli individui
(forza lavoro, competenze intellettuali) e mezzi di produzione (impianti, macchinari),
quindi scelgono:
•quanto produrre dei vari beni e servizi
• quanto utilizzare dei vari fattori produttivi
Queste scelte sono poste in essere dalle imprese con l'obiettivo di massimizzare
profitti, il mercato è semplicemente definito come l'insieme degli scambi relativi ad un
dato bene o servizio.
La Figura 1.1 rappresenta quanto detto a proposito delle interrelazioni tra imprese e
individui. Le imprese (rappresentate a sinistra) domandano fattori produttivi, lavoro e
capitale, agli individui (linea tratteggiata) e offrono beni e servizi agli individui (linea
continua). Questi ultimi domandano beni e servizi alle imprese e offrono fattori
produttivi. Nella parte superiore della figura si evidenziano i flussi monetari generati
dai flussi reali riportati nella parte inferiore. L'acquisto dei fattori produttivi da parte
delle imprese dà luogo a flussi mone tari dalle imprese agli individui, mentre l'acquisto
di beni e servizi fatto dagli individui dà luogo ad una uscita monetaria per gli individui
e ad una entrata monetaria per le imprese. Un mercato dipende dall'entità dei flussi di
domanda e di offerta; Un mercato è in equilibrio quando la quantità offerta eguaglia la
quantità domandata. È in disequilibrio quando la quantità domandata è inferiore o
superiore alla quantità offerta. Un mercato si dice concorrenziale quando nessuno
degli agenti che prendono parte agli scambi può incidere sul prezzo che si forma sul
mercato, quando cioè tutti i compratori e i venditori che prendono parte agli scambi
considerano il prezzo come un dato esogeno.
1.2 Le ipotesi sul comportamento degli
agenti
Ogni agente cerchi di comportarsi in modo tale da ottenere il massimo benessere dalle
scelte che pone in essere. In particolare, si assume che gli individui agiscano con
l'obiettivo di massimizzare l'utilità, le imprese con l'obiettivo di massimizzare i profitti.
Inoltre, l'economia politica assume che gli agenti si comportino in modo razionale:
dato un qualsiasi obiettivo da raggiungere e dati i vincoli cui ogni agente è sottoposto,
il comportamento dagli agenti sarà il "migliore" possibile. La razionalità degli agenti ha
quindi a che fare con le modalità con le quali è ottimale raggiungere un qualche
obiettivo. La definizione i comportamenti irrazionali sono imprevedibili a priori, quello
d può fare la scienza economica è limitarsi ad analizzare i comportamenti razionali
delle imprese e degli individui. Gli agenti effettuano le loro scelte valutando i costi e i
benefici derivanti dalle possibili opzioni. l'impresa non abbia la capacità produttiva per
soddisfare ambedue le commesse, sceglierà la commessa che porterà ad un profitto,
cioè una differenza tra benefici e costi più elevato. Nel valutare le scelte da porre in
essere è molto importante riconoscere quali sono i costi associati ad ogni possibile
scelta. In particolare, la scienza economica ha sottolineato che frequentemente gli
agenti non sono in grado di valutar correttamente i costi associati alle opzioni possibili,
in particolare perché:
• non considerano i costi opportunità;
• considerano i costi non recuperabili;
• considerano grandezze relative e non assolute.
(Comportamenti Irrazionali)
Il termine "costo opportunità" indica tutti i costi che non sono rappresenta da una
uscita monetaria, ma che invece corrispondono a mancati incassi che sarebbero
realizzati in caso di scelte alternative. I costi opportunità quindi vanno conteggiati
nelle scelte degli individui, ma ancora di più nelle scelte delle imprese. Si noti che
questi costi potrebbero non comparire tra i costi di un conto eco nomico dell'impresa.
Dal punto di vista dell'economista politico, però, questi costi van no sempre
conteggiati perché corrispondono all'utilizzo da parte dell'impresa di fattori produttivi. I
costi non recuperabili sono rappresentati da tutti quei costi che sono sostenuti
(I costi non recuperabili
indipendentemente dalla scelta che si pone in essere
rappresentano costi già sostenuti che non devono incidere sulle scelte
attuali.) . Questo costo è non recuperabile, cioè sia se andate in treno che se andate
in auto non potete riavere indietro la somma di denaro versata alle ferrovie. Ma
allora... se preferite andare in macchina, perché non ci dovreste andare anche se
avete già comprato il biglietto? Cioè i costi non recuperabili (quelli che sono già stati
definitivamente sostenuti) non dovrebbero incidere nelle scelte. rappresentano conti
già sostenuta che non devono incidere sulle scelte. Le scelte andrebbero poste in
essere conteggiando grandezze assolute e non relative. Nel seguito assumeremo che
gli agenti tengano conto correttamente dei costi e dei benefici derivanti dalle scelte e
che sia possibile esprimere gli obiettivi che ognuno di essi si pone attraverso una
qualche funzione obiettivo, cioè attraverso una qualche forma funzionale che
specifichi da cosa dipende il benessere individuale. L'economia politica studia le scelte
individuali con lo scopo, come detto, di far dipendere l'andamento complessivo di un
dato sistema economico da queste scelte (che sono poi quelle viste nella Figura 1.1):
se fossimo in grado di definire il comportamento ottimale di ogni singolo individuo e di
ogni singola impresa, saremmo anche in grado di valutare il comportamento
complessivo del sistema economico, semplicemente aggregando il comportamento di
ogni singolo agente.
1.4 L'efficienza e l'equità
L'economia politica utilizza una nozione di efficienza che si deve a Vilfredo Pareto.
L'efficienza paretiana si realizza quando l'allocazione delle risorse è tale che è
impossibile migliorare la condizione di un soggetto senza peggiorare la condizione di
un altro. Al contrario, un sistema economico è inefficiente quando è possibile miglio-
Una situazione è rare la condizione di qualcuno degli agenti che ne fanno parte senza
peggiorare la situazione di qualcun altro. L'efficienza paretiana nella produzione e
negli scambi è raggiunta da sistemi ad economia di mercato se tutti i mercati sono
perfettamente concorrenziali Que sto risultato è centrale negli studi dell'economia
politica (tanto che viene anche definito come primo teorema dell'economia del
benessere). Si noti che l'efficienza paretiana rappresenta un concetto particolarmente
conservativo. Qualunque situazione che è caratterizzata dall'impossibilità di far star
meglio qualcuno senza far star peggio qualcun altro è efficiente! Questo anche se la
"Storia" ha portato ad una situazione in cui qualche agente dispone di un benessere
elevatissimo e altri agenti dispongono di un benessere nullo (per esempio. perché
dispongono di redditi pari a zero). Cioè, il concetto di efficienza paretiana esclude ogni
forma di intervento nel sistema economico di carattere redistributivo. Togliere a
qualcuno per dare a qualcun altro non procura miglioramenti paretiani. Per questa
ragione a volte nelle analisi economiche compare il concetto di equità. Mentre per il
concetto di efficienza si dispone di un riferimento univo co e generalmente accettato
(quello, appunto dell'efficienza paretiana), non è ben chiaro cosa voglia dire un
sistema economico equo. Estremizzando, potrebbe es sere equo un sistema
economico nel quale tutti gli individui ottengono lo stesso benessere. Oppure potrebbe
essere equa una situazione nella quale tutti gli individui hanno le stesse opportunità.
Si potrebbe definire equa una realtà nella quale nessun individuo prova "invidia" per
gli altri. Tra gli economisti il concetto di equità utilizzato in prevalenza è quello di
uguaglianza nelle opportunità. Cioè, tutti gli individui dovrebbero essere dotati delle
stesse opportunità quando “en trano nel marcato", cioè quando cominciano a
comportarsi in modo autonomo rispetto la famiglia di provenienza. Questo concetto è
alla base.
1.5 L'approccio base e le complicazioni
Le relazioni tra agenti si esauriscono negli scambi e nella controparte monetaria degli
scambi e, come vedremo, portano ad un esito che è efficiente in senso paretiano. Ma
cosa succede se in un certo paese è presente un solo fornaio? Questo fornaio sa che
se vuole vendere più pane deve abbassarne il prezzo, cioè è consapevole che la
quantità venduta dipende dal prezzo che lui stesso decide di fissare. Il prezzo non è
più allora definito dal mercato (domanda e offerta) ma è scelto da un singolo agente!
In questo caso si dice che il fornaio ha potere di mercato. le interazioni tra agenti non
passano più soltanto attraverso il prezzo, ma portano a comportamenti che, come
vedremo, sono di natura strategica
CAPITOLO 4
4) L'equilibrio in un mercato
Lo scopo di questo capitolo è l'analisi delle modalità di determinazione dei prezzi nei
mercati concorrenziali, cioè valutare come l'operare delle forze di mercato definisca i
prezzi. Dato che la domanda è decrescente rispetto al prezzo e l'offerta è crescente,
deve esistere un prezzo che eguaglia la domanda aggregata e l'offerta aggregata.
Quel prezzo è detto prezzo di equilibrio del mercato. Pertanto, prezzi dei beni e dei
fattori produttivi sono esogeni al comportamento di ogni singolo agente ma sono
endogeni nell'intero mercato. Questa situazione è definita mercato perfettamente
concorrenziale. Un mercato di questo tipo presenta le seguenti caratteristiche:
1. Tutti gli agenti sono liberi di acquistare o di vendere il bene nelle quantità da loro
desiderate;
2. Esistono moltissimi compratori e moltissimi venditori dello stesso bene
3. Nessun agente (compratori e venditori) ha il potere di influenzare il prezzo di
equilibrio perché, data la presenza di moltissimi agenti, il comportamento del singolo
rilevanza infinitesima sull'intero mercato
4. Non esistono agenti esterni al mercato capaci di influenzare i prezzi
5. L'accesso al mercato è libero e senza costi per tutti, produttori e consumatori cioè
non esistono barriere all'entrata.
4.1.1) Il prezzo di equilibrio
Queste funzioni di domanda e offerta sono ottenute sulla base dell'ipotesi della
massimizzazione del profitto come obiettivo del comportamento delle imprese (che
domandano fattori e offrono beni e servizi) e della massimizzazione dell'utilità come
obiettivo del comportamento dei consumatori. In generale, in qualsiasi mercato, le
funzioni di offerta sono rappresentate da funzioni con pendenza positiva, la funzione di
domanda da funzioni con pendenza negativa. Utilizzeremo la lettera Q per indicare la
quantità, la lettera p per indicare il suo prezzo. Quindi la funzione di offerta (Q, dove la
s sta per supply) è une relazione positiva tra quantità offerta e prezzo, che
rappresentiamo per semplicità come una retta, la funzione di domanda è una relazione
negativa tra quantità domandata (0) e prezzo. Il
prezzo sulle ordinate e la quantità sulle ascisse,
ma sono sempre le quantità domandate e offerte
a dipendere dal prezzo (rappresentiamo le
funzioni inverse).
(La funzione di domanda è una relazione negativa tra quantità domandata e prezzo.
La funzione di offerta è una relazione positiva tra quantità domandata e prezzo. II
prezzo di equilibrio eguaglia quantità domandata e quantità offerta.)
Nel mercato rappresentato in figura 4.1 Esiste quindi un prezzo che rende la domanda
uguale all'offerta. Questo è il prezzo di equilibrio, ed è un livello di prezzo in qualche
modo "ottimale" perché tutti gli agenti che operano, nel mercato rappresentato in
figura possono dirsi "soddisfatti", nel senso che non c'è nessun agente che vorrebbe
comprare il bene o il fattore produttivo al prezzo di 14 ma non riesce a trovarlo, così
come non c'è nessun agente che vorrebbe venderlo allo stesso prezzo ma non trova
una controparte che lo voglia acquistare. La spesa per un certo bene o fattore
produttivo è data dal prodotto tra prezzo e quantità.
E*(SPESA)=P*(PREZZO)Q*(QUANTITA).
(Se il prezzo è 20, cioè superiore al prezzo di
equilibrio (14), nel mercato esiste un eccesso
di offerta pari a 18= 28 - 10. Se il prezzo fosse
inferiore a quello di equilibrio, si genererebbe
un eccesso di domanda.)
Ma cosa succede se il prezzo è differente da
quello di equilibrio? Si assuma che il prezzo sia maggiore di 14, cioè maggiore del
prezzo di equilibrio, come nella Figura 4.2, dove si suppone che il prezzo sia pari a 20.
Per p = 20 la quantità domandata è pari a 10 mentre la quantità offerta è pari a 28.
Cosa vuol dire? Dato che in una economia di "libero mercato" nessuno può essere
costretto a fare qualcosa contro la sua volontà, vuol dire che i compratori
acquisteranno 10 unità e che i venditori rimarranno con 18 unità invendute! Cioè, che
in questo mercato, al prezzo p = 20, esiste un eccesso di offerta. Il mercato allora non
è in equilibrio. Per prezzi inferiori a 14, la quantità domandata sarà inferiore alla
quantità offerta. Il prezzo è "basso", i compratori vorrebbero comprare, ma non tutti i
compratori riescono a trovare qualcuno che
voglia vendere loro il bene in oggetto. Ci
Quindi, se definiamo p* il prezzo di equilibrio.
per p> p*, si avrà un eccesso di offerta, per p
< p* un eccesso di domanda. Per prezzi
differenti da quelli di equilibrio vale la
cosiddetta legge del lato corto.
(Se il prezzo è esse più alto di quello di
equilibrio, la quantità scambiato su un mercato
è quella domandata. Se il prezzo è più basso di
quello di equilibrio, la quantità scambiato su un
mercato è quella offerta.)
Il mercato tende comunque sempre a raggiungere il prezzo di equilibrio. Supponiamo
che esista un eccesso di offerta: in questo caso il prezzo è troppo elevato" e alcuni
venditori non riescono a trovare clienti... è del tutto probabile che questi venditori
siano disposti ad abbassare il prezzo per invogliare qualcuno ad acquistarlo! Ma il
prezzo tenderà ad abbassarsi fino a quando ci sarà un eccesso di offerta, cioè fino a
quando il prezzo non raggiungerà il suo livello di equilibrio p*. In presenza di un
eccesso di domanda: in questo caso qualche compratore sarà disposto a pagare di più
per trovare qualcuno disposto a vendere il bene e il prezzo aumenterà fino al suo
livello di equilibrio. In oltre possiamo affermare che, data una funzione di offerta
s s d d
Q =Q (p) e data una funzione di domanda Q =Q (p), il prezzo di equilibrio sarà definito
s d
dall'uguaglianza: Q (p*) = Q (p*)
4.1.2) Spostamenti delle funzioni di domanda e offerta
Se ci riferiamo al mercato dei beni e servizi, la posizione della domanda dipenderà dal
reddito medio dei consumatori, dal loro numero, dal prezzo de altri beni; la posizione
della funzione di offerta dipenderà dal prezzo
dei fattori produttivi, dal numero di imprese e
dalla tecnologia Invece se aumenta il reddito
medio dei consumatori e il bene che stiamo
considerando è un bene normale. si verificherà
uno spostamento della funzione di domanda
verso l'alto.
(Uno spostamento verso l'alto della funzione
di domanda di un bene fa aumentare di molto
il prezzo del bene e aumentare di poco le
quantità se l'offerta è rigida. Viceversa, se è elastica.)
La variazione del prezzo delle mele sarà tanto più alta quanto più l'offerta di mele è
rigida (caso A) (Figura 4.4) della è tanto più bassa quanto più l'offerta di mele è
elastica (caso B) (Figura 4.4). Lo spostamento verso l'alto della domanda di un bene ha
quindi effetti sul prezzo di equilibrio che dipendono dalla rigidità della funzione di
offerta.
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