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METODOLOGIE DI ARCHIVIAZIONE E

CONSERVAZIONE DELLA FOTOGRAFIA

- DISPENSA 1 -

DEFINIZIONE

ARCHIVIO s. m. [dal lat. tardo archīvum, archīum, gr. ἀρχεῖον].

– 1.

a. Raccolta di documenti privati o pubblici relativi a una persona, una

famiglia, un comune, uno stato, ecc.:

b. Sede in cui la raccolta è stabilmente collocata, e gli uffici che ne fanno

parte.

– 2. Dunque:

Insieme di documenti prodotti, ricevuti o comunque acquisiti da un

soggetto produttore (ente, istituzione, famiglia, individuo) per fini

pratici di autodocumentazione.

Per la sua individuazione sono indifferenti sia la tipologia del soggetto

produttore (pubblico o privato, individuo o soggetto collettivo) sia la

tipologia dei documenti (relazioni, catasti, registri, fotografie, disegni

ecc.) e dei relativi supporti (tavolette cerate, pergamene, carta, supporti

informatici ecc).

Questi archivi possono essere MONOTEMATICI, se trattano un unico

argomento, oppure PLURITEMATICI, quando trattano più argomenti.

Noi ci riferiremo sempre ad archivi fotografici.

Per quanto riguarda la CATALOGAZIONE DELL’IMMAGINE,

quest’ultima può essere catalogata come:

a)​ supporto fisico dell'immagine, quindi fotografia come OGGETTO

b)​ fonte di informazione, quindi fotografia come DOCUMENTO

a)​ OGGETTO FISICO: esamina dei suoi elementi costitutivi → è un

manufatto complesso di elementi fisici e chimici;

b)​ DOCUMENTO: racconta nell'immediato la nostra storia ed è la

definizione utilizzata dagli archivisti ↓

DOCUMENTO s. m. [dal lat. documentum, der. di docere «insegnare,

dimostrare»].

– 1. Qualsiasi mezzo, soprattutto grafico, che provi l’esistenza di un

fatto, l’esattezza o la verità di un’asserzione, ecc.;

-​ FOTOGRAFIA COME IMMAGINE: bisogna riconoscere il suo valore

ARTISTICO e il suo valore DOCUMENTARIO

SCOPI E OBIETTIVI (archiviazione e catalogazione)

L'utilizzo della fotografia come documento ha portato fin da sempre alla

costituzione naturale di archivi fotografici, poiché c'era la necessità e

l'esigenza di raccogliere tutte le immagini. Lo scopo di un archivio

fotografico, infatti, è la valorizzazione del patrimonio: affinché possa

sussistere questo requisito bisogna attendere a questi aspetti:

●​ ordinamento dei materiali

●​ inventariazione

●​ conservazione

●​ catalogazione

●​ restauro

●​ fruizione

A livello legislativo, tra i professionisti dei beni culturali purtroppo la

legislazione italiana vigente non individua alcun tipo di figura specifica

deputata alla tutela del patrimonio fotografico; infatti i decreti legislativi

delineano figure esclusivamente tecniche, come lo storico dell'arte,

l'archivista, il bibliotecario, l'architetto e l'archeologo, i quali si occupano

del bene di loro competenza e, se presente, molto spesso anche

dell'archivio fotografico di pertinenza, non avendone però le opportune

conoscenze. archivista di

Per questo motivo nasce ed è necessaria la figura dell'

beni fotografici una figura professionale che presiede alla

,

ricognizione, acquisizione, conservazione, inventariazione,

sicurezza e catalogazione di collezioni di reperti fotografici.

Ovviamente per poter essere archivista di beni fotografici bisogna

conoscere bene:

●​ la storia della fotografia,

●​ la storia delle tecniche fotografiche e il loro riconoscimento

●​ la catalogazione.

CENNI STORICI

Prima di addentrarci in un archivio fotografico, dobbiamo conoscere le

nozioni di base della fotografia e quelli che sono i cenni storici

fondamentali che hanno portato alla sua nascita.

Innanzitutto va detto che la composizione dell'immagine è pura fisica

ottica, infatti già nel 1478 Leonardo da Vinci parla di questo fenomeno

ottico nel Codex Atlanticus, confrontandolo col principio dell'occhio.

Di fatto questo principio ottico è alla base di tutte le apparecchiature, in

particolar modo la camera obscura, il primo strumento che ci permette

di disegnare con la luce: l'immagine esterna proiettata da un fascio di

luce che attraversa il foro stenopeico della camera, arriva sulla parete

opposta al foro in modo uguale e contrario.

Scoperta nel ‘700, la camera obscura diventa realmente utile quando

vengono ridotte le sue dimensioni e da grande stanza diventa una

piccola scatola portatile con un obiettivo; in questo modo è possibile

utilizzarla per produrre fotografie.

●​ Nel 1727 Johann Schultze si rende conto per la prima volta che alcuni

sali d'argento si alterano e reagiscono in un determinato modo se colpiti

dalla luce (es. il nitrato d'argento poco sensibile veniva usato col cloruro

di sodio per ottenere il cloruro d'argento molto più sensibile);

●​ Poco prima dell'800 invece Thomas Wedgwood compie diversi

esperimenti per registrare un'immagine su un supporto solo con l'azione

della luce.

In questo modo arriviamo a comprendere quello che è il significato e la

definizione stessa di fotografia: dal greco φῶς e γραφή, significa

letteralmente scrivere con la luce, quindi è un modo per fissare

l'immagine composta nella camera obscura su un supporto

fotosensibile, grazie alla sola azione della luce.

Nel dettaglio possiamo dire che questo supporto in digitale è il sensore,

in analogico la pellicola, nella stampa la carta e nel dagherrotipo la lastra

al nitrato d'argento.

A questo punto sono due le fasi fondamentali della protofotografia:

●​ Tra il 1826/27 Niepce brevetta l'eliografia, che è a tutti gli effetti il primo

procedimento fotografico della storia. Grazie ad essa realizza la prima

fotografia della storia “La veduta dalla finestra a Las Gras” nel 1827, ma

nonostante essa sia un'immagine molto significativa per la storia, è di

fatto tecnicamente molto debole, sfocata e poco nitida a causa delle 8

lunghe ore di esposizione di cui l'eliografia aveva bisogno.

Il problema principale è però l'assenza della fase del fissaggio che

rende l'immagine permanente su supporto → problema risolto prima col

cloruro di sodio e poi con l’iposolfito di sodio.

●​ Il 7 genn.1839 Daguerre si reca all'Accademia di Francia, dove deposita

e ufficializza la prima tecnica fotografica della storia, la dagherrotipia,

un procedimento argentico che utilizza rame e ioduro d'argento, i cui

risultati sono nettamente migliori rispetto a quelli di Niepce.

(È proprio grazie al dagherrotipo che inizia a diffondersi sempre di più la

fotografia, inizialmente utilizzata da ricchi borghesi come ritratto per far

sopravvivere l'immagine dopo la loro morte, fino ad arrivare poi al

fenomeno delle carte de visite, tipici biglietti da visita che resero la

fotografia alla portata di tutti, avviando un processo di massificazione

dell'immagine.)

COSA SI PUÒ TROVARE IN UN ARCHIVIO FOTO?

su vetro

➔​negativi plastici

➔​negativi (positivi su vetro e su plastica)

➔​diapositive

fotografiche

➔​stampe e oggettistica varia

➔​apparecchiature

d'archivio (elenchi, inventari, ecc)

➔​documenti

➔​appunti

ARCHIVIAZIONE E CONSERVAZIONE

A questo punto possiamo addentrarci in un archivio fotografico, dove il

termine più utilizzato è fototipo.

Un fototipo è un oggetto più o meno complesso formato dalla

concorrenza di vari elementi sia fisici (il supporto) che chimici. Di fatto

qualsiasi immagine prodotta tramite un processo fotografico è un

fototipo.

Per poter archiviare e conservare correttamente i fototipi è

indispensabile conoscere in modo approfondito la composizione del

materiale trattato, per non confondere i diversi fototipi e danneggiarli

trattandoli in modo sbagliato: è fondamentale conoscere la

STRATIGRAFICA.

STRUTTURA dell'immagine e quindi l’ANALISI

Nella struttura base più semplice una fotografia presenta due elementi:

●​ l’elemento fotosensibile;

●​ il supporto su cui poggiarlo, detto supporto primario.

DIVERSI TIPI DI SUPPORTO PRIMARIO

METALLO:

●​ rame > dagherrotipo

●​ ferro > ferrotipo

VETRO:

●​ ambrotipo

●​ negativi su lastre di vetro

●​ positivi su lastre di vetro

CARTA:

●​ calotipo*

●​ carta salata*

●​ stampe

PLASTICA:

●​ negativo in nitrato di cellulosa

●​ negativo in acetato di cellulosa

●​ negativi in poliestere

*N.B: calotipo e carta salata si somigliano ma sono due elementi

completamente diversi; il calotipo è il negativo, mentre la carta salata è

la stampa che si tira da esso (stampa ad annerimento diretto).

(Ognuno di questi supporti ha il proprio materiale, le proprie

caratteristiche e viene utilizzato per tecniche diverse ma ha ovviamente

anche i propri problemi conservativi, infatti in particolare possiamo dire

che il vetro è stato facilmente sostituito dalla plastica a causa della sua

fragilità).

STRUTTURA DELLE CARTE FOTOGRAFICHE

CARTA AD UNO STRATO (carta salata, cianotipo, platinotipo)

È la struttura più semplice, riconducibile ai primi procedimenti fotografici

della storia.

In questo caso l'immagine (i sali d'argento) giace direttamente sul

supporto primario di carta, quindi l'immagine sulla carta salata si forma

direttamente sulle fibre di carta → la superficie è opaca e poco nitida e

tramite un lentino è possibile vedere chiaramente le fibre di carta.

CARTA A DUE STRATI (albumina)

La carta a due strati presenta il supporto primario e poi un legante, il

quale tiene legati i sali d'argento alla carta → le fibre sono leggermente

meno visibili, la qualità dell'immagine è migliore e la superficie

semilucida o lucida.

CARTA A TRE STRATI (collodio, gelatina)

Abbiamo il supporto primario, uno strato di barite e poi il elegante con i

sali. La barite è un minerale composto da solfato di bario e funge da

strato isolante che rende invisibili le fibre di carta → ciò determina

un'ottima nitidezza dell'immagine, che risulta brillante e ben dettagliata.

Lo strato isolante viene usato a partire dal 1880 circa.

CARTE MODERNE A PIÙ STRATI (Resin Coated, carta politenata)

Dal 1970 entrano in circolo carte a più strati:

●​ strato inferiore antistatico

●​ strato politenato

●​ carta

●​ strato politenato

●​ emulsione

●​ strato protettivo

Ciò avviene per accelerare i tempi di trattamento: lo strato isolante di

barite viene sostituito da pigmenti politenati e successivamente da uno

strato di polietilene; in questo modo le carte asciugano prima.

I LEGANTI

Nei primi procedimenti fotografici con le carte ad un solo strato i sali

sensibili giacciono direttamente sulle fibre di carta, generando diversi

problemi di qualità di immagine ma, a partire dagli anni ‘50 dell'800 i

sali d'argento vengono inglobati in uno strato di LEGANTE: trattiene le

particelle che formano l'immagine, lega l'immagine al supporto e ha

anche una funzione isolante e protettiva (es. nelle stampe evita che le

fibre di carta interferiscano con l'immagine).

Vediamo quali sono i leganti maggiormente utilizzati, tutti alquanto

insoliti e diffusosi nella seconda metà dell’800, infatti queste tecniche si

sovrappongono negli anni.

COLLODIO - 1851/1880 ca.

●​ Il collodio è un composto denso e viscoso di nitrocellulosa (o

pirossilina) in etere e alcol etilico che, asciugandosi lascia una pellicola

trasparente e protettiva aderente alla superficie (era usato in campo

medico per proteggere le ferite).

In fase di restauro o pulizia, siccome il collodio è composto da alcol, va

pulito solo con acqua, perchè impermeabile (con altro alcol si andrebbe

ad asportare via il collodio).

ALBUMINA - 1855/1895 ca.

●​ L'albumina è ottenuta dall'albume d'uovo emulsionato, a cui vengono

poi aggiunti i sali sensibili; successivamente l'albumina ottenuta viene

spalmata sulla carta. È una delle tecniche più usate e diffuse grazie alla

grande mole esistente di allevamenti di galline in quegli anni, la maggior

parte dei quali era adibita proprio allo scopo fotografico.

GELATINA - dal 1970 in poi

●​ La gelatina è una sostanza animale ricavata da scarti di macellazione,

come pelle e ossa animali in ebollizione: una volta bolliti questi scarti

fanno emergere in superficie la gelatina, una sostanza molto

appiccicosa. Il suo principale problema, infatti, è conservativo: essa

attira qualsiasi tipo di insetto che va letteralmente a mangiare la gelatina.

Inoltre è igroscopica, cioè trattiene le molecole d’acqua, per cui va

pulita solo con alcool puro.

SUPPORTO SECONDARIO

Molti fototipi presentano anche un secondo supporto, detto

secondario, che può essere in legno, cartone, un album o un astuccio.

È utilissimo per l'archiviazione e la conservazione del fototipo, perché ne

protegge tutte le componenti (es. il dagherrotipo è conservato all'interno

di un astuccio che lo protegge da manipolazioni e agenti atmosferici).

STRATO D’IMMAGINE NEI PROCEDIMENTI ARGENTICI

Dopo aver visto la struttura fisica dell'immagine. possiamo delineare

quello che è invece lo strato chimico.

In generale lo strato d’immagine è ottenuto dall'emulsione

NITRATO D'ARGENTO + UN SALE BASICO* ↓

* bromuro di potassio = bromuro d'argento

* ioduro di potassio = ioduro d'argento

* cloruro di sodio = cloruro d'argento

Quindi bromuro, ioduro e cloruro d'argento sono i sali sensibili.

I TRE SALI FOTOGRAFICI PIÙ IMPORTANTI

d'argento

➢​nitrato di potassio, sodio e ammonio

➢​bicromato

di sodio (che sostituisce il cloruro di sodio)

➢​iposolfito

FOTOGRAFIA STORICA

Tutto ciò che abbiamo detto fino ad ora riguarda ovviamente la fotografia

storica, cioè quella analogica. Anticamente lo scopo per cui è nata la

fotografia era catturare e replicare perfettamente la realtà

nell'immediato: per poter produrre un'immagine c’è bisogno ovviamente

di un soggetto da ritrarre e una fotocamera, da cui si ottiene un negativo

impressionato con un'immagine latente, cioè non ancora visibile.

L'immagine viene rivelata durante il trattamento del negativo con le fasi

di sviluppo, fissaggio e lavaggio; in questo modo l'immagine diventa

visibile e il negativo è pronto all'uso.

Ma cos'è un negativo? Un negativo è un'immagine dai toni invertiti

rispetto alla realtà, il bianco è nero e viceversa, il nero è bianco; mentre

in mezzo c'è la gamma di grigi. Nonostante ciò dobbiamo ricordare che i

primi fototipi della storia erano positivi, come il dagherrotipo e

l’ambrotipo.

È possibile ottenere un positivo da un negativo andando ad invertire i

toni, tramite la stampa; di fatto sono state sviluppate due tipologie di

stampa in contesti storici completamente diversi, quella ad annerimento

diretto e la stampa a sviluppo:

STAMPA AD ANNERIMENTO DIRETTO

È la tipologia di stampa più antica e avveniva all'esterno poiché, c'era

bisogno di una fonte luminosa, ovvero la luce del sole che imprimeva la

carta sensibile.

Dopodiché seguivano le fasi di fissaggio e lavaggio, mentre veniva

saltata la fase dello sviluppo, poiché l'immagine si rivelava a vista

d'occhio una volta colpita dal sole. Inoltre si utilizzava un torchietto,

cioè una cornice in legno con vetro per premere l'immagine sulla carta e

renderla nitida.

STAMPA A SVILUPPO

Avviene in camera oscura, al buio totale con solo la possibilità di

utilizzare una luce rossa.

La carta sensibilizzata viene sviluppata, dopodiché spesso c'è un

bagno d'arresto per bloccare lo sviluppo e poi la fase del fissaggio; a

questo punto è possibile accendere la luce rossa e lavare l'immagine,

che sarà pronta.

Dunque è fondamentale conoscere le differenze fra un negativo e un

positivo, per saperli riconoscere e trattare adeguatamente:

come detto il negativo è un'immagine inversa alla realtà, poiché le zone

chiare sono scure e viceversa, quindi colori e toni sono invertiti. Il

negativo è importante perché funge da matrice per stampare uno o più

positivi, cioè le fotografie finali fedeli alla realtà.

Il positivo si può ottenere sia da una stampa fatta in negativo, oppure

può essere prodotto in modo diretto, come avviene per il digitale, la

diapositiva e la pellicola inversa.

PROCEDIMENTI POSITIVI (stampe)

PROCEDIMENTI NEGATIVI

*PELLICOLA PLASTICA: è importante conoscere bene i materiali

plastici per poterli conservare correttamente, poiché spesso questi in

contatto fra di loro si rovinano a vicenda e quindi deperiscono. Ad

esempio il nitrato è altamente infiammabile, per cui è stato sostituito con

l'acetato che non è infiammabile ma ha grandi problematiche di

deperimento, per cui è stato sostituito prima dal triacetato e poi dal

poliestere.

Infine dobbiamo tener presente che ogni negativo ha sempre la sua

stampa* positiva corrispondente, es:

calotipo → carta salata

vetro albuminato → carta albuminata

*STAMPE

●​ carta salata = cloruro di sodio + nitrato d'argento

●​ stampa al collodio = carta ad annerimento diretto al collodio; introduce per la prima

volta lo strato isolante di barite

●​ stampa all’albumina = giallastra

●​ stampa alla gelatina ai sali d'argento

PROCEDIMENTI STORICI

A questo punto possiamo analizzare nel dettaglio tutti i procedimenti

storici più diffusi, tenendo presente che tutto avveniva in camera

obscura:

SENSIBILIZZAZIONE

●​ : esposizione a vapori di iodio che in contatto

con l'argento formano lo ioduro d'argento

ESPOSIZIONE

●​ in camera

SVILUPPO

●​ : esposizione a vapori di Mercurio che legandosi

all'argento formano un amalgama biancastro che contrasta col fondo a

specchio

Tra i numerosi procedimenti fotografici, i più diffusi erano dagherrotipo,

ambrotipo e ferrotipo:

DAGHERROTIPO

É un fototipo molto complesso, poiché costituito da diversi elementi.

Ha un supporto secondario ed è confezionato all'interno di un astuccio

che lo preserva da manipolazioni sbagliate e agenti atmosferici.

Confezionamento ↓

passepartout + dagherrotipo + vetro +

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiaxph di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologie di archiviazione e conservazione della fotografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Accademia di Belle Arti di Napoli - Accademianapoli o del prof Petrosino Rosario.
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