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Letteratura italiana

Parte generale - 200-800

200-300: Contesto storico

In questo periodo c’è grande fermento tra le arti, dalla filosofia alla letteratura, in quest'ultima legato soprattutto all’affiancarsi dei volgari nazionali come lingue - insieme al latino - nella scrittura. Da qui in poi si ha libertà di scelta, e per molti sarà quella di usare entrambi a seconda del pubblico o del genere letterario.

La prima fioritura della letteratura in volgare si registra in Francia intorno all’anno Mille, nell’ambiente delle corti. Qui si va formandosi un pubblico interessato alla letteratura come forma d’intrattenimento, quindi laico e di conseguenza spesso ignaro di latino - e composto soprattutto da donne, che tra i laici avevano più tempo. Anche in Italia la nascita della letteratura in volgare è legata all’ambiente cortese. La prima scuola poetica nasce alla corte di Federico II nella prima metà del 200.

Il fenomeno sociale più significativo è però localizzato nell’Italia centro-settentrionale ed è la nascita dei comuni, che ha riflessi importanti nella produzione culturale. In Toscana e nell’Emilia cambia la composizione dei produttori e dei consumatori di letteratura: notai, giuristi, medici e mercanti. Alla fine del 200 in Toscana un gruppo di giovani intellettuali recupera le forme e i contenuti dei poeti provenzali (trovatori) e dà un’impronta più personale e autobiografica: sono gli stilnovisti, tra cui anche il giovane Dante.

Per quanto riguarda la prosa: la novella e il romanzo sono generi soprattutto francesi, a cui guarderà infatti Boccaccio quando lavorerà al Decameron a metà del 300. Prima di questo è raro che chi scriveva prosa lo facesse per il puro gusto di narrare, vi era infatti alla base un interesse educativo o moralistico.

In questo periodo di vitalità culturale c’è anche un’importante crescita demografica, segno di progresso sociale. Ne deriva il miglioramento delle condizioni economiche e l’ampliamento dei commerci, in cui i mercanti italiani diventano una figura importante in tutta Europa. Migliorano le tecniche agricole, c’è più rapporto tra città e campagna, la presenza dei comuni riduce il potere dell’aristocrazia feudale. Così cambia profondamente l’aspetto del paesaggio italiano.

La poesia

La poesia italiana nasce in ritardo rispetto alle altre europee, dove si componevano già prima dell’anno Mille, di argomento leggendario o devoto, mentre nel nuovo millennio si affermano in area francese:

  • Le chanson de geste dei trovatori (nelle città e corti), che narrano le leggende legate alla corte carolingia;
  • La tradizione lirica dei trovatori (a sud, nelle corti provenzali).

I primi documenti della poesia volgare in Italia si collocano tra la fine del 100 e l’inizio del 200, e le poesie sono tutte di argomento morale o religioso. Il volgare, in questi casi, veniva utilizzato per far comprendere meglio i messaggi al pubblico incolto. Erano quindi produzioni semplici, nella struttura, metrica e concetti. Dagli anni 20/30 del 200 la poesia religiosa in volgare ha uno sviluppo più ampio, di cui ricordiamo Francesco d’Assisi e Jacopone da Todi (a cui si deve il genere poetico di materia sacra la lauda).

La scuola siciliana

Si tratta di un gruppo consistente di poeti in volgare alla corte itinerante di Federico II (quindi non solo strettamente siciliani, comunque inteso con una connotazione culturale). Funzionari di vario rango che coltivano la poesia come attività separata. Il tema principale è l’amore, il tema politico è del tutto assente per probabilmente due motivi:

  • Il volgare era la lingua della comunicazione privata, considerato inadatto ad esprimere contenuti di rilievo pubblico;
  • L’amore aveva un prestigio particolare tra la corte.

Anche in questo tema però i poeti siciliani manifestano chiusura e isolamento. Manca sempre la tornata, stanza di congedo che serve a indirizzare il testo a un destinatario; rarissime sono le tenzoni, scambi tra poeti; non ci sono eventi, così il poeta-amante sembra prigioniero in un eterno presente di dolore e attesa; osservazione del precetto del celar (= nascondere, in provenzale) cioè salvaguarda il suo amore e il buon nome della donna per timore dei maldicenti. Così il lettore ignora il nome e tutti i dettagli della storia.

Si tratta quindi di un’esperienza privata che non sembra aver bisogno del pubblico. Abbiamo la ripetizione di una serie di motivi ricorrenti:

  • L’effetto beatifico che ha sul poeta la visione della donna amata.
  • Il dolore per la ritrosia della donna, che dà origine a una serie di topoi tra cui: il pianto, la gelosia, il fuoco d’amore, e così via…
  • La lontananza.
  • I maldicenti che seminano discordia tra amante e amata.
  • Il servizio amoroso, equiparato (come nei trovatori) al rapporto tra senior e vassallo.

Dal punto di vista metrico sono tre le forme adottate: Canzone (più importante), Discordo (raro), Sonetto (raro). Importanti nomi della scuola siciliana sono lo stesso Federico II di Svevia e Giacomo da Lentini, che si distingue per maturità e forza di stile, ed è uno dei primi a utilizzare il sonetto, e il cui topos principale è il paradosso dell’incomunicabilità.

Lo «stil novo»

Si tratta di un’etichetta convenzionale dedotta dai critici da ciò che scrive Dante in alcuni suoi testi come la Vita Nova e il De vulgari eloquentia. Parla cioè di come egli, e altri poeti tutti fiorentini o pistoiesi vissuti tra la fine del 200 e l’inizio del 300 (come Cino da Pistoia, Cavalcanti e Lapo Gianni), abbiano dato vita a un modo nuovo di fare poesia rispetto alla «maniera antica», che viene rifiutata in blocco.

Dal punto di vista della forma porta con sé una semplificazione rispetto allo sperimentalismo dei precedenti, sia nello stile che nella metrica, scegliendo una maniera più comprensibile, anche se necessita di conoscenze di tipo filosofico e teologico e parla quindi un’élite di letterari.

Anche nei contenuti vediamo una profonda frattura, con un “ritorno” ai contenuti siciliani dell’amore e l’evitare completamente il trattare contenuti politici, etici e religiosi; rinunciando anche al dialogo con interlocutori e ponendo la loro poesia al di fuori della quotidianità. L’amore è il tema principale, l’unico per un periodo, ma non inteso come un male come precedentemente.

  • La donna invece è vista come un’immagine di Dio, un angelo inviato sulla Terra per salvare gli uomini;
  • L’innamorato entra nella cerchia degli eletti di chi gode di questa beatitudine nel contemplare la bellezza della donna amata.

Ne deriva il primato della descrizione, cioè la lode alle virtù fisiche e morali dell’amata.

La poesia comico-realistica

Inizialmente composta da giullari e spesso recitata di fronte al pubblico delle città, parlava di vita quotidiana reale, con malattie, fame e povertà, ma anche le piccole gioie relative quali vino, sesso e gioco. Testi di questo genere si trovano nella raccolta dei Carmina Burana, un’antologia di testi composti da vari autori tra 100 e 200.

Non resta ad appannaggio dei soli giullari, il registro comico-realistico viene utilizzato anche da svariati poeti tra cui anche Cavalcanti. Nella seconda metà del 200 i maggiori esponenti sono Rustico Filippi e Cecco Angiolieri, che usano per lo più il sonetto e un linguaggio colloquiale. Parlano di amore visto nei suoi aspetti più fisici e materiali, la donna viene smitizzata e rappresentata come una figura in carne ed ossa.

L’intenzione realistica va quindi in due direzioni:

  • Il poeta parla di sé, delle sue passioni e disgrazie;
  • Il poeta ritrae senza abbellimenti, e con il gusto della caricatura, i personaggi che popolano la sua città.

Si ha una radicale rottura nei confronti della tradizione lirica siculo-toscana.

La poesia religiosa

Sebbene la prosa d’argomento religioso del 200 si esprimesse quasi del tutto in latino, la poesia in volgare invece fiorì prestissimo nel 200 in numerose regioni italiane, anche in quelle in cui mancava del tutto la tradizione lirica. Nomi importanti sono Francesco d’Assisi, con il suo importante Cantico delle Creature, e Jacopone da Todi.

Si definiscono laudi gli inni dedicati soprattutto a Maria e ai santi, che alcune confraternite laiche operano nelle loro preghiere, in margine ai canti liturgici, già a partire dalla prima metà del 200. Si sviluppa soprattutto nell’Italia centrale. Con il fiorire delle confraternite infatti la lauda diventa il più comune mezzo di devozione, scritti in gran parte da anonimi e in forma di ballata, metricamente piuttosto semplici e soltanto poi un po’ più complessi.

La poesia nel tardo Trecento

La poesia trecentesca può essere distinta in due filoni principali:

  • Lirico: riprende e sviluppa il modello dei grandi poeti toscani della fine del 200, come Cino, Cavalcanti e Dante.
  • Allegorico-narrativo: segue la strada di Dante della Commedia, con una rappresentazione oggettiva, in versi, di contenuti morali, filosofici e dottrinali.

Dopo la generazione stilnovista infatti, la tradizione lirica si spegne e i poeti si orientano dall'amore verso un tipo di lirica didattico-morale di scarso impegno formale e ideologico. Solo dopo Petrarca si vedrà tornare all’ortodossia cortese e ricompariranno liriche d’amore. Nel corso del secolo, poi, la crisi dei comuni e l’affermazione delle signorie porterà riflessi importanti sull’attività artistica, in quanto gli intellettuali perderanno i loro posti nelle magistrature cittadine e verranno arruolati nelle corti signorili.

La prosa

Gli esordi della prosa letteraria italiana appaiono tardi e incerti, sebbene sin dal XII secolo sia attestato l’uso del volgare per scritti di carattere pratico più legati al ceto mercantile per la registrazione di dati e comunicazioni rapide e chiare. Nel corso del XIII secolo le cose cambiano prima di tutto nelle scuole e nelle università, discipline legate alla scrittura (scrittura di documenti e di lettere) interessano a più persone ignari di latino, così come per la retorica. In questo modo il volgare toscano trova, nel 200, più larga applicazione nella prosa morale e scientifica.

Tra gli autori più importanti abbiamo Bono Giamboni, Brunetto Latini, Ristoro d’Arezzo e Guido Faba. Nel primo 300 nasce anche la grande storiografia in volgare, con le Cronache di Dino Compagni e Giovanni Villani. Dapprima si tratta di scritture piuttosto elementari in latino, senza particolari analisi ma più che altro elenchi di fatti. Meno ampia e variegata è la prosa narrativa, la maggior parte dei testi in volgare sono testi “di frontiera”, cioè a metà strada tra il racconto e il sermone morale, che appunto sottintende una lezione morale. Una separazione più netta la troveremo nel Novellino, che inaugura la narrativa italiana moderna.

La prosa narrativa e il Novellino

Carattere tipico della prosa narrativa nei primi tempi è la fusione tra l’istanza narrativa e quella morale-religiosa, con una limitata autonomia quindi rispetto a contenuti che mirano sempre a insegnare qualcosa. Quanto alla scrittura ricalca le collezioni di exempla (brevi racconti che illustrano un precetto morale) o leggende sacre. La novella singola con narrazione fine a sé stessa è un’invenzione quattrocentesca.

Un esempio di un’opera che pone le basi della nostra prosa narrativa è il Novellino, una raccolta di cento novelle composta alla fine del 200, di autore ignoto. Contiene un principio di struttura interna, con novelle unificate da:

  • Un tema comune (es: la saggezza);
  • Ambientazione;
  • Identità del protagonista.

Formule di connessione debole che non fanno del libro un organismo compatto. L’autore chiarisce subito che il suo impegno è di natura laica, si pone inoltre verso la fruizione popolare per la quotidianità dei soggetti trattati e la scioltezza della sintassi. Accanto a questa produzione compare anche un genere che possiamo accostare al moderno romanzo per estensione e struttura, sempre nel 200. Di materia troiana, romana e versioni del Tristano francese, quindi narrazioni storico-mitologiche. Eccezionale nella prosa delle origini è anche il Milione, il resoconto dei viaggi del mercante Marco Polo.

La prosa nel 300

Nel corso del 300 la scrittura in volgare cresce e si diversifica:

  • Oltre che letteratura d’invenzione (Boccaccio);
  • Storiografia (Dino Compagni);
  • Libri di famiglia;
  • Letteratura edificante.

Infine, una spinta decisiva nell’uso del volgare viene anche dagli scrittori di religione, nella predicazione, preghiera e nei trattati spirituali, perché la volontà era di farsi comprendere da un pubblico più ampio. Tipico il caso delle leggende legate alla figura di San Francesco.

Dante Alighieri

Nasce a Firenze nel 1265, principale centro economico in quel periodo ma anche segnato da lotte tra fazioni: ghibellini (sostenitori dell’impero) e guelfi (sostenitori del papato). Negli anni ‘90 partecipa attivamente alla vita politica, durante il quale si scontrano guelfi neri e bianchi, lui si schiera con i primi. Nel 1301 viene esiliato da Firenze. Morirà nel 1321 poco dopo aver concluso la Commedia.

Vita Nova

La Vita Nova è il diario di una fase di vita interiore di Dante, la prima fase che si chiude con la morte di Beatrice. Il tema tratta dell’io come testimone della vita e della morte di Beatrice, non allegoria o mito, ma resoconto dell’esperienza realmente vissuta.

Per quanto riguarda la forma, si tratta di un prosimetro, ossia un testo in prosa all’interno del quale sono inserite delle poesie. I capitoli in prosa sono stati composti dopo la morte della donna e definiscono le circostanze storiche, introducono e commentano le poesie che in precedenza Dante le aveva dedicato. Il racconto è anche occasione di un bilancio della sua vita fino ai 30 anni, infatti la «vita nova» di cui parla è iniziata proprio dopo il primo incontro con Beatrice.

La maggioranza dei componimenti della Vita nova sono rappresentativi della fase stilnovista di Dante. Presenta infatti i soliti motivi della materia fino a circa metà del libro, quando la donna gli nega il saluto e allora rinuncia alla poesia-preghiera per rifugiarsi in una lode (diretta per lo più alle virtù morali) continua che non si aspetta ricompensa. In questo senso è qui che l’immagine della donna-angelo trova la sua formulazione più chiara, con nuovi termini che infatti derivano dal linguaggio religioso: virtù, miracolo, gentilezza, intelletto, onestà, fede.

Inoltre anche la morte della donna lo costringe a un altro cambio, più radicale: la seconda parte è occupata da “testi di lutto”. In questo senso non si limita al solo compianto ma gravita intorno all’evento stesso, con testi nei quali la morte è presagita e testi in cui si descrive il rimpianto e il dolore di chi rimane vivo. Questo motivo della “morte dell’amata” e dell’amore che sopravvive, entrerà stabilmente nel repertorio tematico della poesia occidentale.

De Vulgari Eloquentia

Dante scrive, agli albori del 300, un saggio sull’eloquenza (quindi sulla lingua e lo stile) del volgare. Una cosa del tutto nuova e che nessuno aveva mai fatto prima. Si rivolge, tra l’altro, ai dotti, cioè coloro che potevano dargli man forte nel suo progetto di diffusione e definizione di un volgare adatto alla comunicazione letteraria. Cercava quindi di definire un volgare illustre, raffinato nella forma e nel lessico. L’opera è incompiuta a metà del secondo libro.

Francesco Petrarca

Nasce ad Arezzo da un notaio fiorentino nel 1304, viene esiliato dalla città natale per via della vittoria dei guelfi neri e in seguito vivrà ad Avignone durante la cattività avignonese, poiché il padre lavorava presso la corte papale. Alla morte del padre, spinto da ragioni economiche soprattutto, sceglie la carriera ecclesiastica e diventa cappellano dei Colonna. Ciò gli permetterà occasioni di viaggio, in cui, in una di queste, compie la prima delle sue scoperte di codici antichi. Sarà molto attivo con riflessioni politiche e nel rivolgersi a politici e altre figure di potere, cruccio costante specie la situazione della sede pontificia ad Avignone, che rivuole a Roma.

La modernità di Petrarca sta soprattutto nella sua complessità spirituale, nella quantità di dubbi, ripensamenti e pentimenti che le sue opere rispecchiano. Il sentimento di una profonda contraddizione tra corpo e anima, tra l’isolarsi dal mondo e il continuo vagare da una città all’altra. Nel 1348 la peste nera falcidia la popolazione e muore sia Giovanni Colonna, che anche Laura, come riferito da Petrarca stesso. Nel 1350 incontra a Firenze, Boccaccio, per cui Petrarca avrà il ruolo di guida. Muore vicino a Padova nel 1374.

La maggior parte delle sue opere viene scritta in latino, e riteneva di dover a queste affidare la sua fama. Il confronto con autori latini e greci fu costante nella sua vita, anche perché appunto cercava e collezionava vecchi manoscritti. Imita i classici nello stile, restituendo la loro purezza ed eleganza, perduta - come afferma - nel “barbarico” latino degli scolastici.

Il culto dell'antichità greco-latina implica un giudizio severo nei confronti del proprio tempo. La sua idea di cultura si fonda su:

  • La lezione umanistica dei classici, il recupero dei valori civili e morali della classicità, la sapienza antica, il piacere dell’eloquenza e della letteratura;
  • La dottrina cristiana come l’aveva codificata il Padre della Chiesa, Agostino, per lui un ideale di intellettuale e di uomo, attento ad aspetti dogmatici ma anche etici e psicologico-interiori.

Questo incontro tra classicità e cristianesimo ha luogo per lui nel terreno dell’etica, della ricerca e definizione dei fondamenti morali dell’uomo. Per lui i grandi moralisti classici (Platone, Cicerone) e cristiani, sono superiori alla filosofia di Aristotele.

I Trionfi

Opera poetica in volgare che resterà incompiuta. Un poema in terzine ispirato alla Commedia in cui Petrarca passa in rassegna dei grandi spiriti del passato, e dall'altro lato riflette sul suo amore per Laura e sul suo destino ultraterreno. Si nota l’unione quindi di cultura classica e cristiana - come avviene anche nella Commedia - con una rappresentazione di personaggi appartenenti al mondo greco-latino all’interno di una struttura simbolica ordinata secondo i principi della morale cristiana.

È articolato in 6 trionfi, ognuno diviso in 1 o più canti, resoconto di una visione che inizia come Dante, «smarrito», e inizia un percorso scandito dall’incontro con una lunga schiera di defunti illustri.

  • Inizia con il Trionfo d’amore, dove il carro del «dio» è seguito da spiriti che durante la loro vita sono stati vinti dall’amore. Coppie celebri soprattutto, provenienti dal mito o dalla storia classica. Ci sono anche coppie moderne come Dante e Beatrice, e anche lo stesso Petrarca.
  • Si prosegue con l’amore che viene vinto dalla Pudicizia e la Pudicizia dalla Morte, dove è rappresentata la morte di Laura.
  • Negli ultimi due canti sono presenti considerazioni di tipo esortativo e Laura resta l’unico personaggio terreno. La visione dell’Eternità, nell’ultimo dei trionfi, si conclude con un presagio del ricongiungimento in paradiso con la donna amata.

Il Canzoniere

Raccolta di 366 componimenti, tra sonetti, canzoni e sestine, ballate e madrigali, in cui i generi metrici si alternano liberamente. Diviso in due parti, separate nell’originale da carte lasciate in bianco:

  • In vita di Laura (⅔): testi che pregano, celebrano e riflettono su Laura viva;
  • In morte di Laura (⅓): dedicato al compianto e una parte più generale sulla transitorietà delle cose terrene.

Pur riunendo insieme le parti non arriva a comporre un vero e proprio romanzo, ma è comunque dotato di un inizio, uno svolgimento e una fine. È possibile isolare brevi sequenze di componimenti che non stanno tra loro in un rapporto di successione cronologica ma piuttosto di congruità tematica: testi, cioè, sviluppano un motivo identico, come per esempio la lode agli occhi, o del dolore per la distanza, o la morte di un amico, etc…

Il Canzoniere è soprattutto il diario dell’amore di Petrarca per Laura, che ha una svolta in corrispondenza dell’evento tragico: la sua morte durante la peste nel 1348. Quindi è appunto diviso in due parti. Non è solo questo l’unico tema, però, perché si affrontano anche questioni politiche di grande attualità con spesso uno spirito fortemente polemico. Ha una componente “militante” anti-avignonese, così come sono noti i sonetti scritti contro la corruzione della Curia papale di Avignone.

Dal punto di vista della forma, riprende e rinnova la tradizione lirica dei siciliani e degli stilnovisti fondando un modello che s’imporrà per i secoli a venire, e investe prima di tutto nel contenuto dei testi. Petrarca infatti interpreta la lirica d’amore come una reale esperienza d’amore in solitudine, limitando la ripetizione dei cliché cortesi. Grazie a lui si verifica la conversione dall’oggettività alla soggettività, l’individuo che ama occupa più spazio e sovrasta quello che prima era dedicato alla rappresentazione dell’amata. L’io poeta-amante è al centro.

Petrarca diventerà così il caposcuola della poesia moderna. Questo classicismo riguarda anche il linguaggio della lirica, che non contiene più sperimentalismi, audacie formali e giochi verbali. La sua lingua è omogenea, compatta, e pur essendo ricca di riferimenti colti evita i tecnicismi, allo stesso tempo non fa alcuna concessione al linguaggio parlato. Tutto si basa su una norma di medietà, tipica del pensiero classico.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher robyn_94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Cannas Andrea.
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