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Risposta da lode

Il termine didattica deriva dal greco e significa sia mostrare che insegnare. È una scienza

che studia come organizzare, strutturare un percorso di insegnamento e di apprendimento e

riflette sul fare didattico, sui relativi metodi, tecniche e strategie. È l'istanza riflessività attorno

alle azioni del fare didattico, ossia di tutte le attività che hanno a che fare con l'insegnamento.

Possiede un proprio corpus di conoscenze, metodologie e ha lo scopo di migliorare l'efficienza

dell'insegnamento, individuando obiettivi e percorsi migliori. Esistono diverse definizioni, è una

delle più ricorrenti è quella di Laneve, con la quale si la si definisce un sapere dell'educazione,

che è un oggetto rappresentato dall'insegnamento, che mira all'apprendimento per tutti, un

campo e una metodologia per la ricerca. Il termine nel contesto attuale rimanda all'attività

concreta dell’insegnamento in situazioni formali e informali, ma nei dizionari si può trovare

anche come definizione l’accezione della ricerca metodologica, definendola come la parte della

pedagogia che ha come oggetto l’insegnamento e i relativi metodi. In alcuni Stati, didattica e

pedagogia sono sinonimi, Ma in Italia la pedagogia si distingue in quanto si riferisce ad un area

più ampia che interessa i processi di educazione e della formazione umana ed è uno studio

prettamente teorico filosofico rispetto alla didattica. La didattica differisce dalla pedagogia,

inoltre, in quanto è una scienza autonoma rispetto alla pedagogia e si interessa dei processi di

insegnamento e apprendimento e non di educazione.

didattica con la d minuscola riferisce al fare didattico, alle attività per insegnare, Riguarda

l’attività di insegnamento di chi la predispone.

Didattica con la D maiuscola riferisce alla scienza, alla riflessione sulla didattica, alle

conoscenze e alle metodologie.

In prima approssimazione l’oggetto di una scienza è costituito dalla “cosa” di cui essa di occupa: infatti la

Didattica è la scienza dell’insegnamento. Il concetto d’insegnamento, però, non è univocamente

determinato, bensì ha un carattere polisemico; inoltre, in secondo luogo l’oggetto di una scienza non è

identificabile con la “cosa” di cui si occupa, perché discipline differenti possono studiare la medesima

“cosa” da punti di vista diversi. Così, la Didattica costituisce una disciplina autonoma se, e solo se, si

occupa

dell’insegnamento da una propria specifica angolazione. E la dimensione oggettuale della Didattica si

riferisce al campo di pratiche che cade unitariamente sotto il concetto d’insegnamento (ossia, al campo

delle pratiche d’insegnamento-apprendimento). Quindi l’oggetto della Didattica è l’insegnamento, se

s’intende l’insegnamento come il concetto limite della sua rete categoriale, e sotto il quale cade il campo

delle pratiche d’insegnamento-apprendimento

In prima approssimazione l’oggetto di una scienza è costituito dalla “cosa” di cui essa di occupa: infatti la

Didattica è la scienza dell’insegnamento. Il concetto d’insegnamento, però, non è univocamente

determinato, bensì ha un carattere polisemico; inoltre, in secondo luogo l’oggetto di una scienza non è

identificabile con la “cosa” di cui si occupa, perché discipline differenti possono studiare la medesima

“cosa” da punti di vista diversi. Così, la Didattica costituisce una disciplina autonoma se, e solo se, si

occupa

dell’insegnamento da una propria specifica angolazione. E la dimensione oggettuale della Didattica si

riferisce al campo di pratiche che cade unitariamente sotto il concetto d’insegnamento (ossia, al campo

delle pratiche d’insegnamento-apprendimento). Quindi l’oggetto della Didattica è l’insegnamento, se

s’intende l’insegnamento come il concetto limite della sua rete categoriale, e sotto il quale cade il campo

delle pratiche d’insegnamento-apprendimento

In prima approssimazione l’oggetto di una scienza è costituito dalla “cosa” di cui essa di occupa: infatti la

Didattica è la scienza dell’insegnamento. Il concetto d’insegnamento, però, non è univocamente

determinato, bensì ha un carattere polisemico; inoltre, in secondo luogo l’oggetto di una scienza non è

identificabile con la “cosa” di cui si occupa, perché discipline differenti possono studiare la medesima

“cosa” da punti di vista diversi. Così, la Didattica costituisce una disciplina autonoma se, e solo se, si

occupa

dell’insegnamento da una propria specifica angolazione. E la dimensione oggettuale della Didattica si

riferisce al campo di pratiche che cade unitariamente sotto il concetto d’insegnamento (ossia, al campo

delle pratiche d’insegnamento-apprendimento). Quindi l’oggetto della Didattica è l’insegnamento, se

s’intende l’insegnamento come il concetto limite della sua rete categoriale, e sotto il quale cade il campo

delle pratiche d’insegnamento-apprendimento 1 di 30

Distinguiamo inoltre la terminologia

- Didattica generale= (riferimento nel corso nella progettazione didattica che obbedisce alla logica della

complessità). Studia come organizzare e strutturare un percorso di insegnamento e apprendimento,

indica le progettazioni di un corso di didattica, i metodi, le tecniche e le strategie. Gli studiosi di questa

disciplina sono Pedagogisti, esperti di scienze dell’educazione e non sono esperti delle singole discipline

insegnate. Studia le pratiche di insegnamento e i valori che orientano le scelte educative. La Didattica

(con la D maiuscola per distinguerla dalla didattica disciplinare) è una scienza autonoma rispetto alla

Pedagogia ed è centrata specificatamente sulle effettive pratiche, sui processi di insegnamento-

apprendimento, e si avvale del contributo della ricerca empirica di tipo quali-quantitativo.

- Didattiche disciplinari= Riguardano sempre un’istanza di riflessività sul fare didattico, ma sono

specifiche per ogni disciplina e sono relative all’insegnamento dei loro contenuti specifici. (Es. didattica

della matematica che usa software appositi, didattica della storia ecc..) Il didattico della matematica è un

matematico, mentre il didattico generale è un pedagogista. La didattica è strettamente connessa al

contesto in cui deve venir attuata e non può prescindere da esso. Sono importanti perché studiano le

metodologie più indicate in base alla disciplina che si deve insegnare. perché i modelli formativi devono

prevedere un’attenta analisi del contesto.

Didattica e Pedagogia non sono sinonimi, in quanto la pedagogia riferisce ad un’area più ampia che

interessa i processi dell’educazione e della formazione umana, alle finalità educative in relazione alla

società e all’idea di uomo, ed è uno studio prevalentemente teorico. È uno studio prettamente filosofico e

teoretico che si interessa delle finalità dell’educazione in relazione alla società e all’idea di uomo, fa

riferimento ad un’area più ampia riguardante i processi dell’educazione e della formazione umana. Nella

prassi dell’educatore, infatti, la dimensione pedagogica rimanda alle teorie di riferimento e alla

consapevolezza di agire con un sostegno pedagogico, tradizionalmente consolidato.

La Didattica – La Didattica, invece, si interessa dei processi di insegnamento-apprendimento e si

configura come scienza che si avvale della ricerca empirica. La parola deriva dal greco didàskein che

significa sia mostrare che insegnare Oggi il termine rimanda all’attività concreta di insegnamento in

situazioni formali e non, mentre i dizionari ne evidenziano anche l’accezione della ricerca metodologica

definendo la didattica come la parte della pedagogia che ha come oggetto l’insegnamento e i relativi

metodi. In altre lingue il termine non trova sempre precise corrispondenze. E’ la scienza

dell’insegnamento e dell’apprendimento che studia e riflette sul fare didattico, ossia tutte quelle attività

che sono relative all’insegnamento. E’ l’istanza di riflessività attorno alle azioni che caratterizzano il fare

didattico e alle attività connesse all’insegnare; possiede un proprio corpus di conoscenze e metodologie

e affianca la prassi didattica con lo scopo di migliorarne l’efficacia, coadiuvandola nell’individuazione

degli obiettivi e nel suggerire i percorsi migliori.

DEFINIZIONE DI DIDATTICA (LANEVE): <<La didattica è un sapere (una scienza) dell’educazione che,

in quanto tale, ha un oggetto (l’insegnamento che mira all’apprendimento per tutti e non lo determina),

un campo (che non comprende solo la scuola, ma anche la pluralità dei luoghi non formali) e una

metodologia per la ricerca (di tipo empirico, che si avvale di una strumentazione quali-quantitativa)”.

Gli elementi della Didattica, in quanto scienza dell’educazione, sono l’oggetto, il campo e la metodologia.

CREDENZE E LUOGHI COMUNI Giovanni Gentile (filosofo, pedagogista, politico e accademico

corrente neoidealista) ha affermato che “chi sa, sa insegnare”, affermando che una buona conoscenza

della disciplina era sufficiente per saperla insegnare. È un’opinione che ancora oggi è molto diffusa

soprattutto tra gli insegnanti della scuola secondaria ma, in realtà questo automatismo che lega la sola

conoscenza della disciplina al fatto di saperla poi insegnare non sussiste. Occorre infatti distinguere tra

una solida conoscenza della disciplina, una conoscenza dei metodi specifici per insegnare quella data

disciplina, ossia la Didattica della disciplina, e una conoscenza della progettazione didattica, delle

tecniche di valutazione, delle metodologie per strutturare un’attività didattica (compito della Didattica

generale). Saper insegnare quindi la competenza didattica, è ciò che permette, in un’ottica inclusiva,

di produrre apprendimento per tutti e non solo per quelli più capaci. (SOFISMA GENTILIANO) Per

riassumere queste 3 distinzioni si può prendere ad esempio la celebre frase di Dewey: <<Per insegnare

l’inglese a John, è necessario amare l’inglese (livello disciplinare), amare insegnare l’inglese (livello

della didattica disciplinare), e amare John (livello della didattica generale, che non si focalizza

sull’insegnamento della disciplina, ma anche sull’apprendimento di tutti i discenti)>>

La competenza didattica consente all’insegnante di produrre apprendimento per tutti e non solo per chi

è più capace. Un altro luogo comune è “insegno così perché mi è stato insegnato così”, concetto

fortemente dipendente dall’evoluzione della società. Una competenza didattica, intesa come capacità di

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rendere efficace il processo di insegnamento-apprendimento, assume maggiore importanza man mano

che si richiede ai contesti educativi un maggiore livello in termini di apprendimento.

La formalizzazione della didattica come sapere autonomo risale alla Didattica Magna di Comenio

(1640), secondo cui tutto è insegnabile a tutte le età, consolidata nel XIX secolo con una forte esigenza

di alfabetizzazione di massa, dovuta alle rivoluzioni industriali e alla democratizzazione dei sistemi

politico-istituzionali e culminata nel XX secolo con il suffragio universale.

Locke sosteneva che la mente fosse una tabula rasa e che le conoscenze si formassero con

l’esperienza. Sosteneva la necessità di rivedere le strategie educative. Rousseau spostò l’attenzione sul

soggetto, il bambino non è un adulto in miniatura; il maestro deve motivare, stimolare la curiosità,

rispettando tempi e modi dell’educando, eliminando le sanzioni corporali.

Con Dewey e Le sue teorie che nascono nel mezzo delle due guerre mondiali l’attenzione viene posta

sull’individualità e sulla specificità dell’alunno e si inizia ad adeguare l’insegnamento alle capacità

dell’alunno.

In Italia è importante la riforma della Scuola Media Unificata del 1963, che consentirà a tutti

l’accesso alle scuole superiori e porterà la percentuale di chi ha conseguito la licenza media dal 30 al

45% in tre anni. Giuseppe Zanniello (2015), individua tre passaggi storici fondamentali in cui la

Didattica si è affermata come scienza:

1954-1974- periodo pionieristico, primi studi di empirico-sperimentali;

1974-1994- periodo del pieno riconoscimento accademico con la promulgazione dei Decreti

delegati che definiscono le procedure per la sperimentazione scolastica e sono gli attuali INVALSI; 1994-

oggi- il periodo della maturità scientifica, nel ’92 nasce la Società Italiana di Ricerca Didattica (SIRD).

Lo studioso Damiano riporta il concetto di Aristotele secondo cui nell’azione umana ci deve

essere sia un fine etico che risiede nella praxis, sia un fine pratico che risiede nella poiesis, e che dà

origine ad un prodotto finito. Questa doppia valenza deve esserci anche nell’azione di insegnamento che

deve essere pratico-poietica: pratica per la valenza educativa dell’insegnamento, e poietica per le qualità

tecnico-professionali dell’insegnante. La programmazione didattica riporta i traguardi formativi precisi,

cioè la valenza poietica. Invece la programmazione educativa ha finalità formative più ampie e quindi si

presenta come pratica

Oggi si richiede una competenza diffusa. Più le esigenze sociali chiedono maggiore competenza,

più è necessario che ad un insegnamento corrisponda un apprendimento effettivo e quindi cresce

l’esigenza di un sapere scientifico consolidato che renda il più efficaci possibile i processi di

insegnamento-apprendimento. Altro aspetto importante è che: Se un tempo la Didattica si occupava solo

dei contesti formali di istruzione, oggi si interessa anche di quelli non formali, extrascolastici.

La mente dell’allievo non è una tabula rasa su cui imprimere dei record. Ognuno ha un suo

sistema di conoscenze a cui vanno integrate le nuove.

<<La concezione contenutistica riflette una rappresentazione della materia di studio come sapere

orientato sui paradigmi di consegna dei contenuti, della ripetizione dei dati e memorizzazione delle

nozioni, anziché su quelli dell’elaborazione, della ricerca e creatività>> (Laneve 2011) Spostamento da

insegnamento ad apprendimento

<<100 anni di studio nelle scienze dell’educazione confermano che il successo scolastico, se è

determinato dalla validità delle discipline, va anche ascritto all’organizzazione didattica delle azioni

dell’insegnare sia per ottimizzare i processi dell’apprendere, sia per favorire la promozione umana dei

soggetti (amare John)>> (Laneve 2011)

IL PARADIGMA del LIFELONG LIFEWIDE LEARNING - CHE COS’E’ IL LIFELONG LEARNING

L’espressione Lifelong Lifewide Learning si traduce in “apprendimento durante tutto l’arco della vita”,

ossia siamo sempre in apprendimento, non solo quando ci troviamo in un contesto di

formazione/istruzione/educazione, ma anche in contesti non espressamente predisposti

all’apprendimento e per questo al nome si aggiunge LIFEWIDE, cioè “in tutti gli ambiti”.

La Didattica contemporanea specialmente nei contesti extrascolastici è caratterizzata dal

paradigma a livello politico istituzionale del Lifelong Lifewide Learning e dal concetto di competenza.

“Lifelong Lifewide Learning” appare per la prima volta nel “A Memorandum on Lifelong Learning”

della Commissione Europea, memorandum del 30 ottobre 2000 con cui si attuano le disposizioni

presenti nella “Strategia di Lisbona” del marzo dello stesso anno e decise dal Consiglio Europeo.

L’obiettivo strategico dell’Unione Europea è quello di diventare un’economia basata sulla

conoscenza per competere sul mercato globale (non avendo sufficienti risorse naturali né manodopera a

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basso costo) e sfruttando le importanti innovazioni tecnologiche ed i benefici della nuova economia

digitale affermatasi in quegli anni. Uno dei punti cardine e obiettivo strategico individuato dal documento

di Lisbona è proprio quello di dare priorità all’apprendimento permanente. La Strategia di Lisbona: i

Capi di Stato e di Governo degli Stati membri si riunirono a Lisbona e stabilirono la strategia decennale

di sviluppo della UE, con l’obiettivo di diventare l’economia basata sulla conoscenza più competitiva

e dinamica del mondo, in risposta alle sfide dettate dalla globalizzazione, sfruttando la spinta

tecnologica che si era ormai affermata. Il memorandum della Commissione Europea aggiunge il termine

“lifewide” che abbraccia tutti gli ambiti dell’esistenza a Lifelong Learning, ottenendo un apprendimento

durante tutta l’esistenza dell’individuo (“from cradle to grave” Dalla culla alla tomba). Si considera quindi

anche l’apprendimento non formale e informale accanto a quello formale perché l’individuo è in continuo

apprendimento- Importante è l’apprendimento pregresso acquisito anche fuori dai contesti formali e

apprendere ad apprendere ossia promuovere, all’interno della formazione iniziale, la metacompetenza

dell’apprendere che rappresenta la base per mettere in condizione l’individuo di riconoscere

l’apprendimento nel momento in cui avviene per poterlo riutilizzare. ALCUNE TAPPE STORICHE Dalla

fine del XVIII secolo, iniziava ad affermarsi “l’educazione degli adulti” in senso moderno, come un

processo organizzato e intenzionale che coinvolgerà sempre più strati di popolazione. La

globalizzazione, l’

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/02 Didattica delle lingue moderne

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher kri85 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Guglielmo Marconi di Roma o del prof Ugolini Francesco Claudio.
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